Fini ha varcato il suo piccolo Rubicone voltando le spalle al mandato elettorale e cercando di aprire una crisi al buio, esattamente come accadeva nella Prima Repubblica. Una crisi, oltretutto, extraparlamentare chiedendo le dimissioni di Berlusconi come contropartita dell'accettazione del patto di legislatura proposto dal premier alla direzione nazionale del Pdl, ma senza dare alcuna garanzia su chi dovrebbe essere a gestire da Palazzo Chigi la nuova fase politica. E', dunque, un boccone avvelenato che il Pdl non può che respingere al mittente senza se e senza ma. Il discorso di Bastia Umbra non è di quelli che passerà alla storia, perché colmo di contraddizioni. Facciamo solo qualche esempio:
1. il presidente della Camera ha detto che il governo avrebbe disgregato la coesione sociale del Paese, quando perfino i sindacati hanno riconosciuto esattamente il contrario (i 35 miliardi di ammortizzatori sociali che hanno tenuto legati i lavoratori alle aziende in crisi ne sono la prova lampante);
2. ha parlato dell'identità nazionale da preservare, ma i suoi parlamentari hanno presentato un disegno di legge con la sinistra per svendere la cittadinanza italiana agli immigrati;
3. ha già rinnegato i cinque punti per il rilancio del governo che Fli ha votato compattamente alle Camere appena quaranta giorni fa, ponendo altre condizioni sulle quali si potrebbe tranquillamente discutere se non fossero palesemente pretestuose;





