mercoledì 16 aprile 2014

RITORNIAMO AL 18 APRILE 1948. QUANDO L’ITALIA SCELSE DI ESSERE “LIBERA E FORTE”


di Rodolfo Ridolfi - Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire “no” ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessantasei anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati

lunedì 14 aprile 2014

BILANCIO 2014: L’AMMINISTRAZIONE “GIOCA D’AZZARDO” CON 2,8 MILIONI DI EURO


Nel Bilancio del Comune di Faenza che verrà approvato a breve sono inseriti nelle entrate 2,8 milioni di euro che gli uffici e l'amministrazione stimano di incassare in base alle disposizioni del D.L. 16/2014 "Salva Roma Ter" che istituisce un fondo di 625 milioni per i Comuni.
La capogruppo di Forza Italia Raffaella Ridolfi riporta l'articolo di legge su cui si basa tale decisione: "Art. 1 comma 1 lettera d) "il comma 731 è sostituito dal seguente: "731. Per l'anno 2014, è attribuito ai comuni un contributo di 625 milioni di euro. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, è stabilita, secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato città ed autonomie locali, la quota del contributo di cui al periodo  precedente di spettanza di ciascun comune, tenendo conto dei gettiti standard ed effettivi dell'IMU e della TASI".
"Ad oggi del Decreto dei Ministeri sopra richiamato per determinare la quota di contributo ai Comuni non c'è notizia, anche perché il termine per la redazione dello stesso è stato spostato a domani 15 aprile. Il calcolo dell'amministrazione comunale di Faenza di 2,8 milioni di euro è quindi un esercizio puramente matematico di proiezione che non ha alcun fondamento per ora" sottolinea la Ridolfi.
"Non vorremmo - prosegue la consigliera - che un tale calcolo se erroneo portasse poi durante l'anno ad aumentare la leva fiscale, ovvero inasprire il livello di tassazione, da noi già considerato altissimo, lamentando che il Governo Renzi è stato avaro e baro nei confronti dei Comuni.
La TASI per volontà dell'amministrazione Malpezzi sarà al massimo sulle prime case e terreni agricoli questo proprio per poter drenare quei 2,8 milioni di euro dallo Stato che però non si sa bene come siano stati calcolati. Tralasciamo ogni commento sulla Mozione votata dalla maggioranza per evitare la maggiorazione dello 0,3 per mille di addizionale comunale perché la vicenda ci sembra ridicola ed ipocrita".
"L'altra nota dolente - aggiunge l'esponente di Forza Italia - riguarda il Piano sosta che è stata una vera e propria leva fiscale, una "patrimoniale sull'auto", se si calcola il gettito e le proiezioni dell'amministrazione per il 2014 che, facendo due calcoli facili, ha pesato su ogni faentino, neonati compresi, per 20 euro circa a testa e quindi in una famiglia media di 4 persone ha avuto e avrà lo stesso impatto della TASI al 2,5 per mille imposta dal Governo, ovvero quella senza la maggiorazione dello 0,8 per mille comunale".

COSA NON SI FA PER TORTURARE UN’AVVERSARIO POLITICO


Dell’Utri – Mistero Bianconi. Scrive sul “Corriere della Sera” Gio. Bia. (Giovanni Bianconi) vicinissimo a magistrati e inquirenti. “Se…la Corte di Cassazione dovesse confermare la condanna e farla diventare definitiva, si passerà a una richiesta di estradizione per l’esecuzione della pena. Allora comincerà la disputa sul reato contestato, previa traduzione in libanese della sentenza (si tratta di oltre 600 pagine) o almeno di una sintesi che i magistrati starebbero già preparando”. Molto istruttivo: il libanese non esiste; la sentenza non esiste ancora. Come si fa a tradurre una sentenza che non c’è in una lingua che non esiste? Cosa non si fa per torturare un avversario politico.

GRATTA, GRATTA


Debiti della PA – La prima promessa mancata di Renzi: il 12 marzo aveva annunciato il pagamento entro luglio 2014 di 68 miliardi di debiti della Pa, che si
aggiungevano ai 22 già pagati dal governo Letta. Ebbene, nel Def è previsto il pagamento solo di 13 miliardi. Perché così pochi?
Fannulloni – Brunetta che voleva convertire i fannulloni al lavoro pena il licenziamento fu linciato. Ora sindacati e sinistra lasciano tranquillamente calpestare da Renzi milioni di dipendenti pubblici trattati come complici di una macchina mostruosa.
Bankitalia – Il governatore Visco dà una legnata al governo e al ministro dell'Economia su banche e coperture assenti. Gli 80 euro non arriveranno...

CI VOGLIONO MORTI PERCHE’ HANNO PAURA. LA RISCOSSA DI BERLUSCONI E FORZA ITALIA PER VINCERE


La prova paradossale che anticipa la nostra riscossa nelle urne e nel Paese è il fatto che ci danno per morti, e poi cercano di ucciderci. Se fossimo già stecchiti perché organizzare ogni ora del giorno e della notte agguati giudiziari, trappole mediatiche, abbandoni a orologeria? Lo si capisce dai titoli dei giornaloni, ma anche dai talk show. Sono almeno tre settimane che il "Corriere della Sera" annuncia con mestizia e con il sorriso a fior di labbra che il nostro leader e il suo movimento giacciono insepolti, e si cercano volontari per sotterrarli. Salvo oggi stesso, con un editoriale di Antonio Polito, già senatore dei  Il Mattinale – 14/04/2014  democratici, e dunque ovviamente imparziale, ridichiararci mortissimi.
E insistere sul trattamento Dell'Utri – ignobile caso di custodia cautelare per un uomo libero sottoposto a un processo alle intenzioni senza diritto di difesa – per spandere tenebre sull'uomo più capace di dar luce di speranza al popolo italiano che sia apparso da decenni.
Diciamolo. Berlusconi fa paura.
Hanno sperato che il Tribunale di Sorveglianza gli mettesse il bavaglio, e già lo vedevano compilare da sepolto vivo come Silvio Pellico un testo edificante, lontano dalle campagne elettorali.
Non andrà così. Qualunque espediente truffaldino escogiti il nuovo potere renzian-grillino, se le condizioni minime di libertà di espressione e di comunicazione del pensiero saranno garantite, il 21 per cento di consensi che oggi viene attribuito alle nostre liste per le elezioni europee prenderà un ascensore rapido. Ricordiamo un numeretto: 12. Questa era la percentuale che aveva il Pdl quando nel dicembre del 2012 Berlusconi fulminò Monti togliendogli la fiducia.  Nel giro di due mesi il Pdl aumentò di dieci punti (in realtà – al netto dei brogli – molti di più).  Ora l'obiettivo è il medesimo. E abbiamo uno strumento potente in più: i Club Forza Silvio, comunità umane e politiche innervate tra la gente e sentinelle del voto.

CARITAS. NON DICONO “NON FATE ENTRARE PIU’ CLANDESTINI”, NO, PREFERISCONO L’ALTRA OPZIONE: “DATECI PIU’ SOLDI”


Come dire, ‘vittime del proprio successo’. Ormai nemmeno la Caritas riesce più a mantenere le migliaia di clandestini che sbarcano quotidianamente, anche perché, ogni tanto, devono pur fingere di sfamare qualche italiano colpito dalla crisi. Ma proprio ‘ogni tanto’.
Alfano è riuscito nell’impresa di prosciugare anche l’8 per mille, impresa mai riuscita prima d’ora a memoria d’uomo.
Ma tranquilli, non dicono ‘non fate entrare più clandestini’, no, preferiscono l’altra opzione: ‘dateci più soldi’.

L’IRONICO DESTINO DEGLI ANTICAV E LE “CONVERSIONI IN TARDA ETA’”


Il paradosso è che mentre ci si applica per eliminare dalla scena politica Berlusconi, le sue battaglie trovano spazio laddove ieri erano contestate o negate
Si chiamano “segni dei tempi”: sono quelle manifestazioni apparentemente scollegate tra loro che individuano una trasformazione in atto di portata eccezionale. I filosofi li chiamerebbero “epifenomeni”; noi, che siamo più terra terra e anche più cattivelli, le chiamiamo “conversioni in tarda età”. E così succede che ieri, sul Corriere della Sera, due dei principali editorialisti del quotidiano dei poteri che contano, hanno scritto cose che non ti aspetteresti neppure dai più agguerriti berluscones. 
Il primo è Ernesto Galli Della Loggia: in un articolo sulle difficoltà della sinistra ad intercettare il consenso, lo storico individua “il fatto che oggi i suoi esponenti vengono percepiti – giustamente – come una parte dell’élite della società europee, in molti casi ai vertici del potere. Si pensi ad esempio come la sinistra domini il sistema dei media”; ed aggiunge poi che la sinistra è “prona da tempo alla medesima vuota ideologia dell’europeismo a prescindere”. Il secondo è l’ex ambasciatore Sergio Romano che, parlando del caso Dell’Utri, è costretto ad ammettere che “in Italia la giustizia si è inevitabilmente politicizzata; e il passaggio di tanti magistrati alla vita politica” rende l’anomalia “ancora più vistosa”. Per un attimo si rimane senza fiato: Galli della Loggia e Romano sembrano attingere alle argomentazioni che in questi anni il centrodestra ha sollevato per spiegare il deficit democratico del nostro Paese, il rischio di delegittimazione giudiziaria della sovranità politica e le contraddizioni di un sistema sbilanciato a favore di gruppi ristretti di potere economico di cui la sinistra è il referente politico. Quando Berlusconi denunciava l’uso politico della giustizia, gli rispondevano con le inchieste a suo carico che servivano a zittire qualsiasi osservazione oggettiva sull’anomalia di un sistema in cui la separazione dei poteri non serve più a bilanciarli, ma a consentire ad uno di essi (quello giudiziario) di non avere più limiti. E quando Berlusconi, da presidente del Consiglio italiano (per la cronaca, l’ultimo ad essere eletto dai cittadini nel 2008) sollevava il problema di un’Europa le cui politiche erano lontane dai bisogni della gente e dai nostri interessi nazionali, i professori tanto cari ai tecnocrati di Bruxelles e ai banchieri di Goldman Sachs rispondevano con l’accusa di populismo, perché si sa, tutto ciò che odora di “popolo” disgusta le élite e fa a loro lo stesso effetto dell’aglio al conte Dracula. Il paradosso è che mentre ci si applica per eliminare dalla scena politica Berlusconi, le sue battaglie trovano spazio laddove ieri erano contestate o negate. E’ l’ironico destino dell’antiberlusconismo.