di Rodolfo Ridolfi - Siamo tutti figli del 18 aprile
1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al
sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei
secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire “no” ad una ideologia
che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già
aleggiava sui Paesi dell'est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di
Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente
si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la
partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in
quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile
ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò
la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane
e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia
decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come
non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di
Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci,
per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessantasei anni sono
passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia
repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi,
battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci
e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del
pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla
stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile
vinsero i Comitati Civici, creati
mercoledì 16 aprile 2014
lunedì 14 aprile 2014
BILANCIO 2014: L’AMMINISTRAZIONE “GIOCA D’AZZARDO” CON 2,8 MILIONI DI EURO
Nel Bilancio del Comune di Faenza che verrà
approvato a breve sono inseriti nelle entrate 2,8 milioni di euro
che gli uffici e l'amministrazione stimano di incassare in base alle
disposizioni del D.L. 16/2014 "Salva Roma Ter" che istituisce un
fondo di 625 milioni per i Comuni.
La
capogruppo di Forza Italia Raffaella Ridolfi riporta l'articolo di legge su cui
si basa tale decisione: "Art. 1 comma 1 lettera d)
"il comma 731 è sostituito dal seguente: "731. Per l'anno 2014, è
attribuito ai comuni un contributo di 625 milioni di euro. Con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno,
è stabilita, secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato città
ed autonomie locali, la quota del contributo di cui al periodo precedente
di spettanza di ciascun comune, tenendo conto dei gettiti standard ed effettivi
dell'IMU e della TASI".
"Ad
oggi del Decreto dei Ministeri sopra richiamato per determinare la quota di
contributo ai Comuni non c'è notizia, anche perché il termine per la redazione
dello stesso è stato spostato a domani 15 aprile. Il calcolo
dell'amministrazione comunale di Faenza di 2,8 milioni di euro è quindi un
esercizio puramente matematico di proiezione che non ha alcun fondamento per
ora" sottolinea la Ridolfi.
"Non
vorremmo - prosegue la consigliera -
che un tale calcolo se erroneo portasse poi durante l'anno ad aumentare la leva
fiscale, ovvero inasprire il livello di tassazione, da noi già considerato
altissimo, lamentando che il Governo Renzi è stato avaro e baro nei confronti
dei Comuni.
La TASI
per volontà dell'amministrazione Malpezzi sarà al massimo sulle prime case e
terreni agricoli questo proprio per poter drenare quei 2,8 milioni di euro
dallo Stato che però non si sa bene come siano stati calcolati. Tralasciamo
ogni commento sulla Mozione votata dalla maggioranza per evitare la
maggiorazione dello 0,3 per mille di addizionale comunale perché la vicenda ci
sembra ridicola ed ipocrita".
"L'altra
nota dolente - aggiunge l'esponente di
Forza Italia - riguarda il Piano sosta che è stata una vera e
propria leva fiscale, una "patrimoniale sull'auto", se si calcola il
gettito e le proiezioni dell'amministrazione per il 2014 che, facendo due
calcoli facili, ha pesato su ogni faentino, neonati compresi, per 20 euro circa
a testa e quindi in una famiglia media di 4 persone ha avuto e avrà lo stesso
impatto della TASI al 2,5 per mille imposta dal Governo, ovvero quella senza la
maggiorazione dello 0,8 per mille comunale".
COSA NON SI FA PER TORTURARE UN’AVVERSARIO POLITICO
Dell’Utri – Mistero Bianconi. Scrive
sul “Corriere della Sera” Gio. Bia. (Giovanni Bianconi) vicinissimo a
magistrati e inquirenti. “Se…la Corte di Cassazione dovesse confermare la
condanna e farla diventare definitiva, si passerà a una richiesta di
estradizione per l’esecuzione della pena. Allora comincerà la disputa sul reato
contestato, previa traduzione in libanese della sentenza (si tratta di oltre
600 pagine) o almeno di una sintesi che i magistrati starebbero già
preparando”. Molto istruttivo: il libanese non esiste; la sentenza non esiste
ancora. Come si fa a tradurre una sentenza che non c’è in una lingua che non
esiste? Cosa non si fa per torturare un avversario politico.
GRATTA, GRATTA
Debiti della PA – La prima promessa mancata di Renzi: il 12 marzo
aveva annunciato il pagamento entro luglio 2014 di 68 miliardi di debiti della
Pa, che si
aggiungevano
ai 22 già pagati dal governo Letta. Ebbene, nel Def è previsto il pagamento
solo di 13 miliardi. Perché così pochi?
Fannulloni
– Brunetta che voleva convertire i fannulloni al
lavoro pena il licenziamento fu linciato. Ora sindacati e sinistra lasciano
tranquillamente calpestare da Renzi milioni di dipendenti pubblici trattati
come complici di una macchina mostruosa.
Bankitalia –
Il governatore Visco dà una legnata al governo e al ministro dell'Economia su
banche e coperture assenti. Gli 80 euro non arriveranno...
CI VOGLIONO MORTI PERCHE’ HANNO PAURA. LA RISCOSSA DI BERLUSCONI E FORZA ITALIA PER VINCERE
La
prova paradossale che anticipa la nostra riscossa nelle urne e nel Paese è il
fatto che ci danno per morti, e poi cercano di ucciderci. Se fossimo già
stecchiti perché organizzare ogni ora del giorno e della notte agguati
giudiziari, trappole mediatiche, abbandoni a orologeria? Lo si capisce dai titoli
dei giornaloni, ma anche dai talk show. Sono almeno tre settimane
che il "Corriere della Sera" annuncia con mestizia e con il
sorriso a fior di labbra che il nostro leader e il suo movimento giacciono
insepolti, e si cercano volontari per sotterrarli. Salvo oggi stesso, con un
editoriale di Antonio Polito, già senatore dei Il Mattinale – 14/04/2014 democratici, e dunque
ovviamente imparziale, ridichiararci mortissimi.
E insistere sul
trattamento Dell'Utri – ignobile caso di custodia cautelare per un uomo
libero sottoposto a un processo alle intenzioni senza diritto di difesa – per
spandere tenebre sull'uomo più capace di dar luce di speranza al popolo
italiano che sia apparso da decenni.
Diciamolo. Berlusconi
fa paura.
Hanno sperato che
il Tribunale di Sorveglianza gli mettesse il bavaglio, e già lo vedevano
compilare da sepolto vivo come Silvio Pellico un testo edificante, lontano
dalle campagne elettorali.
Non andrà così.
Qualunque espediente truffaldino escogiti il nuovo potere renzian-grillino, se
le condizioni minime di libertà di espressione e di comunicazione del pensiero
saranno garantite, il 21 per cento di consensi che oggi viene attribuito alle
nostre liste per le elezioni europee prenderà un ascensore rapido. Ricordiamo
un numeretto: 12. Questa era la percentuale che aveva il Pdl quando nel dicembre
del 2012 Berlusconi fulminò Monti togliendogli la fiducia. Nel giro di due mesi il Pdl aumentò di dieci
punti (in realtà – al netto dei brogli – molti di più). Ora l'obiettivo è il medesimo. E abbiamo
uno strumento potente in più: i Club Forza Silvio, comunità umane e
politiche innervate tra la gente e sentinelle del voto.
CARITAS. NON DICONO “NON FATE ENTRARE PIU’ CLANDESTINI”, NO, PREFERISCONO L’ALTRA OPZIONE: “DATECI PIU’ SOLDI”
Come dire, ‘vittime del proprio
successo’.
Ormai nemmeno la Caritas riesce più a mantenere le migliaia di clandestini che
sbarcano quotidianamente, anche perché, ogni tanto, devono pur fingere di sfamare qualche
italiano
colpito dalla crisi. Ma proprio ‘ogni tanto’.
Alfano è riuscito
nell’impresa di prosciugare anche l’8 per mille, impresa mai riuscita prima
d’ora a memoria d’uomo.
Ma tranquilli, non dicono ‘non fate entrare più
clandestini’,
no, preferiscono l’altra opzione: ‘dateci più soldi’.
L’IRONICO DESTINO DEGLI ANTICAV E LE “CONVERSIONI IN TARDA ETA’”
Il
paradosso è che mentre ci si applica per eliminare dalla scena politica
Berlusconi, le sue battaglie trovano spazio laddove ieri erano contestate
o negate
Si chiamano “segni dei
tempi”: sono quelle manifestazioni apparentemente scollegate tra loro
che individuano una trasformazione in atto di portata eccezionale. I
filosofi li chiamerebbero “epifenomeni”; noi, che siamo più terra terra e
anche più cattivelli, le chiamiamo “conversioni in tarda età”. E così
succede che ieri, sul Corriere
della Sera, due dei principali editorialisti del quotidiano dei
poteri che contano, hanno scritto cose che non ti aspetteresti neppure dai
più agguerriti berluscones.
Il primo è Ernesto Galli Della
Loggia:
in un articolo sulle difficoltà della sinistra ad intercettare il
consenso, lo storico individua “il fatto che oggi i suoi esponenti vengono
percepiti – giustamente – come una parte dell’élite della società europee,
in molti casi ai vertici del potere. Si pensi ad esempio come la
sinistra domini il sistema dei media”; ed aggiunge poi che la sinistra è
“prona da tempo alla medesima vuota ideologia dell’europeismo a
prescindere”. Il secondo è l’ex ambasciatore Sergio Romano che, parlando del caso
Dell’Utri, è costretto ad ammettere che “in Italia la giustizia si è
inevitabilmente politicizzata; e il passaggio di tanti magistrati alla vita
politica” rende l’anomalia “ancora più vistosa”. Per un attimo si
rimane senza fiato: Galli della Loggia e Romano sembrano attingere alle
argomentazioni che in questi anni il centrodestra ha sollevato per spiegare
il deficit democratico del nostro Paese, il rischio di delegittimazione
giudiziaria della sovranità politica e le contraddizioni di un sistema
sbilanciato a favore di gruppi ristretti di potere economico di cui la
sinistra è il referente politico. Quando Berlusconi denunciava l’uso politico
della giustizia, gli rispondevano con le inchieste a suo carico che
servivano a zittire qualsiasi osservazione oggettiva sull’anomalia di un
sistema in cui la separazione dei poteri non serve più a bilanciarli, ma a
consentire ad uno di essi (quello giudiziario) di non avere più limiti. E
quando Berlusconi, da presidente del Consiglio italiano (per la cronaca,
l’ultimo ad essere eletto dai cittadini nel 2008) sollevava il problema di
un’Europa le cui politiche erano lontane dai bisogni della gente e dai
nostri interessi nazionali, i professori tanto cari ai tecnocrati di Bruxelles
e ai banchieri di Goldman Sachs rispondevano con l’accusa di populismo,
perché si sa, tutto ciò che odora di “popolo” disgusta le élite e fa a loro
lo stesso effetto dell’aglio al conte Dracula. Il paradosso è che mentre ci si
applica per eliminare dalla scena politica Berlusconi, le sue battaglie
trovano spazio laddove ieri erano contestate o negate. E’ l’ironico
destino dell’antiberlusconismo.
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