venerdì 4 novembre 2016

STRADE KILLER IN ITALIA, LA CLASSIFICA: RAVENNA LA PROVINCIA PIU’ PERICOLOSA


ROMA – In Italia nel 2016 sono state 1087 le incriminazioni per “omicidio colposo da incidente stradale”, con le province di Ravenna, Brescia, Aosta e Trieste che indossano la maglia nera nel rapporto tra denunciati e popolazione residente. L’analisi è stata condotta da Dascompagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale dopo l’introduzione dei reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali. Al primo posto c’è Ravenna: qui le denunce hanno una media di 1 ogni 18.700 abitanti circa. Seconda è la provincia di Brescia con una denuncia ogni 19.168 residenti e qui dal 2010 a oggi sono quasi raddoppiate (66 nel 2014). Al terzo posto sono quasi appaiate Aosta e Trieste con un’ incriminazione ogni 21.400 abitanti circa.
Catanzaro e Taranto invece vincono la classifica delle provincie “buone”: qui le denunce per omicidio stradale si sono quasi azzerate rispetto al 2010. Calabria, Sicilia e Puglia, sono state le regioni dove il maggiore numero di denunce per omicidio colposo da incidente stradale non hanno trovato un colpevole (rispettivamente il 38,5%, 32,7% e 27,8% dei casi). Quarta è la Lombardia con quasi il 23% di incidenti stradali colposi nei quali non è stato possibile individuare il colpevole entro l’ anno in cui è avvenuto.
In Italia ogni anno oltre 4 mila persone perdono la vita in seguito a scontri stradali e almeno un terzo di questi è riconducibile alla fattispecie “omicidio stradale” (fonte Istituto Superiore della Sanità).

BOERI (INPS): “LE NUOVE MISURE AUMENTANO I LDEBITO PREVIDENZIALE D I20 MILIARDI”


Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, va giù duro sugli interventi del governo sulle pensioni. Che secondo le nostre stime rischiano di trasferire sulle generazioni future 20 miliardi di ulteriore debito. Tanto secondo Boeri il costo, scritto nella Legge di Bilancio, per gli interventi sulla quattordicesima, sui lavoratori precoci e la sperimentazione sull'Ape social. A evidenziarlo in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera. «Poi - ha proseguito Boeri - ci sono i costi legati all'estensione della fascia di reddito non tassata per i pensionati, più i crediti d'imposta per chi chiede l'Ape di mercato». Interventi che, se l'Ape social dovesse essere esteso nella forma attuale anche oltre il 2018, farebbero salire i costi di altri 24 miliardi. Portando il costo complessivo degli interventi sulle pensioni a 44 miliardi di euro. Ma c'è di più: non solo il prolungamento dell'Ape social è un'eventualità che Boeri non esclude, ma rischia invece di essere accompagnato da un allargamento della platea dei beneficiari, considerando le spinte politiche e sociali cui darà vita. Insomma una posizione abbastanza critica nei confronti del governo. Che si è sentito chiamato in causa. E che ha affidato la replica  al ministro Pier Carlo Padoan, che a sua volta ha ricordato che è la riforma proposta dall'Inps ad implicare un aumento dei costi previdenziali. Uno scontro che si è però subito spento con la precisazione del presidente Boeri: "Mai detto e mai pensato che gli impegni del governo sono poco credibili. Anzi, le osservazioni sono state  che in passato ho rivolto all'esecutivo le ho fatte proprio perché so che il governo si impegna seriamente sui suoi piani. Oggi mi sono espresso unicamente sul tema delle salvaguardie precisando che ci avevano detto che la settima sarebbe stata l'ultima invece ora c'e' l'ottava e ho gia' il tam tam della nona".





GURIOLI MAURO TITOLARE LIBRERIA IN PIAZZA CARDUCCI HA OTTENUTO UN BUON RISULTATO


giovedì 3 novembre 2016

SPREAD, REFERENDUM NON C’ENTRA, SALE PER CATTIVA POLITICA ECONOMICA RENZI


 “Negli ultimi giorni lo spread tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e quelli spagnoli e tedeschi è pericolosamente aumentato. Il differenziale di rendimento tra Italia e Spagna è infatti salito a +45 punti base, e per i titoli di stato italiani a lunga scadenza è stato un crollo: -8,5% per i BTp 2067 in meno di un mese. Cosa sta succedendo? Sicuramente il referendum costituzionale non c’entra assolutamente niente. Ci sono, invece, delle cause di natura prettamente economico-finanziaria che giustificano questa piccola tempesta. In generale, si sta verificando in Europa e Stati Uniti, un surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, che sta spingendo in alto i rendimenti richiesti dal mercato per acquistare i titoli a più lunga durata. Purtroppo però, a causa delle sbagliate politiche economiche del governo Renzi, che non hanno sortito alcun effetto sui consumi, il tasso d’inflazione italiano è rimasto di gran lunga inferiore a quello della media europea. Se la Bce dovesse cominciare a rivedere la sua politica monetaria in un’ottica meno accomodante, i paesi più penalizzati sarebbero proprio quelli con una inflazione più bassa, ovvero l’Italia. Il trend rialzista sta penalizzando particolarmente il nostro Paese, che è, tra le grandi economie, il peggiore in termini di performance, crescendo quattro volte meno della Spagna e segnando un debito pubblico ai massimi storici. A differenza di quanto fatto dal premier Rajoy in Spagna, Renzi non ha sfruttato il periodo estremamente favorevole a livello internazionale, caratterizzato da tassi d’interesse pari a zero e basso prezzo delle materie prime, per risistemare il debito pubblico, che è invece aumentato, e per dare una spinta ai consumi nazionali. Ora che i mercati cominciano a prevedere la fine di questa ‘bonanza’ di prezzi, gli speculatori iniziano a punire l’Italia, che ha i peggiori fondamentali macroeconomici e finanziari di tutta l’Unione. Se il crollo dei prezzi dei titoli sovrani e l’aumento dei loro rendimenti dovesse proseguire di questo passo, presto per gli interessi sul debito pubblico italiano potrebbero essere dolori”.

L’ITALIA E’ IL PAESE DELLE TASSE: PENULTIMA PER COMPETITIVITA’ FISCALE.


La propaganda di Renzi sulle imposte in calo smascherata dai numeri: la pressione fiscale mette in fuga chi vuole investire "È innegabile, col nostro governo le tasse sono scese".  Parole e musica di Matteo Renzi. Lo scorso febbraio il premier si affannava a sottolineare l'operato del suo governo ed etichettava come "raccontatori di balle" ch provava a sostenere il contrario. Ma adesso arrivano alcuni dati che sconfessano ancora una volta le parole del premier. In Italia le tasse non sono diminuite e di fatto il nostro Paese non riesce ad attrarre gli investimenti dall'estero. Il tutto per un peso fiscale che toglie il fiato al tessuto economico. E a sottolineare questo aspetto è lo studio "International tax competitiveness index 2016" sui Paesi Ocse. E così in una classifica di 35 Paesi, l'Italia si posiziona al 34esimo posto per quanto riguarda l'attrattività del Paese per gli investimenti basandosi sulla pressione fiscale. Peggio di noi solo la Francia. Insomma la competitività dell'Italia non è ripartita e il governo Renzi ha affossato quel poco di investimenti che restavano nel nostro Paese. Come ricorda Italia Oggi, per competitività si intende un'aliquota fiscale bassa capace di "sedurre" chi vuole investire in Italia. L'indice di competività, l'Itci di fatto viene rilevato su cinque variabili: tassa sull’impresa, Iva, l’imposta patrimoniale, le imposte individuali e quelle internazionali.
L'Italia ad esempio è uno dei Paesi con la più alta tassazione sulle imprese, ovvero al 31,3 per cento. Se si guarda invece all'Iva l'italia si piazza al 24esimo posto con il 18 per cento. Ma le noti dolenti arrivano sulle imposte individauli. L'Italia è al penultimo posto, mentre al primo c'è la Nuova Zelanda. Sul fronte anche della tassazione internazionale, ovvero le tasse applicate sui profitti delle aziende straniere in Italia, l'Italia si colloca al 28esimo posto. Nelle prime posizioni invece troviamo Paesi Bassi, Lettonia e Gran Bretagna. Tutti dati questi che di fatto mettono in discussione l'operato del governo per stimolare la crescità che per forza deve passare dalle imprese. Imprese che però devono fare i conti con un Fisco che lascia pochissima libertà di manovra e che erode il profitto. L'Italia fanalino di con una pressione fiscale alle stelle, si fa battere anche da Paesi come Slovacchia, Slovenia o Ungheria che hanno avviato politiche concrete per abbassare la pressione della mano del Fisco su chi vuole fare impresa. Una circostanza questa che in Italia è ormai diventato un lusso. E se l'imprenditoria deve sottostare a un regime fiscale asfissiante, la ripresa di cui tanto parla il governo è destinata a restare solo nelle slide del presidente del Consiglio.

 




UNA PETIZIONE PER RIMUOVERE I BAGNI DA PIAZZA KENNEDY



La promuove Forza Italia, che precisa che l'iniziativa è però apartitica e nata per "la salvaguardia del decoro di un bene che è di tutti"
Non si fermano, come era prevedibile, le critiche e le iniziative di protesta sull'installazione del primo padiglione di piazza Kennedy, dove trovano spazio dei bagni pubblici, che a tanti ravennati proprio non è andato giù. Basta dare un'occhiata in rete per trovarvi centinaia di commenti tra il disgustato e l'inferocito di cittadini delusi dalla nuova faccia che la piazza sta mostrando alla città. Da qualche giorno, su iniziativa di Forza Italia, esiste anche una petizione per chiedere la rimozione o la riqualificazione estetica dei moduli posizionati su quella che è già stata ribattezzata Place de la Toilette.
"Si tratta di una petizione - esplicita Alberto Ancarani dai microfoni di ravennawebtv - promossa da Forza Italia ma totalmente apartitica, senza simboli di partito, sul buonsenso e la salvaguardia del decoro di un bene che è di tutti. Dopo la storia infinita dei lavori, ora arrivano i cosiddetti padiglioni che in città a nessuno sono parsi decorosi. Chiediamo un cambio totale di strategia, sia sulla collocazione che sulla qualità estetica: occupano troppo spazio e risultano impattanti, per una piazza che deve essere uno spazio aperto". Ironico il commento di Filippo Donati, l'albergatore ravennate che alle ultime elezioni comunali ha speso la sua esperienza turistica come consulente nella lista di Michela Guerra, che sul suo profilo facebook digita: "Bisogna mettere un custode anche in Place De La Toilette, infatti un numero consistente di persone, turisti, residenti, escursionisti e curiosi, ha preso d'assalto la Place, per ammirare il manufatto, esempio di buona gestione della cosa pubblica. Presto un custode che sia in grado di contare", con riferimento alle polemiche sui conteggi dei visitatori alla Tomba di Dante, che hanno fatto discutere nei mesi scorsi.  La petizione, come da notizia diffusa da Ancarani, sempre sul suo profilo facebook, è firmabile "da questa mattina, almeno per tutta la settimana nei giorni feriali, presso i gruppi consiliari al quarto piano della residenza municipale di Piazza del Popolo, dalle 9 alle 13".


IN AUMENTO DEL 100 PER 100 LE LUDOPATIE


Le slot machine sono persino negli ipermercati, vicino ai giochi dei bambini! Si moltiplicano le famiglie distrutte, in crisi, compreso ovviamente i figli dei malati. Cresce a dismisura la spesa pubblica, ciò che spende ciascuno di noi per curare gli ammalati di ludopatia. Un'infinità di chiacchere, come sempre, in un settore quello dell'economia, dove contano solo i numeri. Si va dai ridicoli bollini con scritto "io sono bravo, le slot non le ho", a insignificanti diminuzioni di tasse, sino ad assegni, soldi dati a chi toglie le slot,
ma guarda caso con cifre nettamente inferiori a quelli guadagnati avendole Appunto l'economia, il denaro.
Vuoi comprare la salute dei cittadini? Paga chi la rovina più di quanto guadagna a rovinarla.
Certo che c'è l'alternativa per il potere pubblico. Addirittura gliela impone la stessa Costituzione: lo Stato tutela la salute dei cittadini. Si arresta chi vende droga, perchè no chi vende simbolini o numeri che girano con cui ti mangi i soldi per mantenere la tua famiglia, i tuoi figli!. Arrigo Antonellini