venerdì 14 giugno 2013
mercoledì 12 giugno 2013
BANCA DI ROMAGNA DI FAENZA ”GALLINA DALLE UOVA D’ORO” PER CESENA
Se Siena piange per la
gestione del Monte dei Paschi anche Ferrara e Faenza non ridono.
Ferrara ha visto commissariare la sua CARIFE e sta cercando un socio
industriale che ne risollevi le sorti, mentre sulla via Emilia romagnola si sta
consumando un risiko bancario con protagonista la Cassa di Risparmio di Cesena,
che ha avviato, da concludere entro l'anno, la procedura di fusione per
incorporazione con la sua piccola controllata ma ricca Banca di Romagna di
Faenza e Lugo. Perplessità per tale “fusione” le aveva espresse, nei giorni
seguenti la decisione del CdA cesenate del 17 maggio scorso, i Sindaci del PD
di Faenza e Lugo, Malpezzi e Cortesi e il consigliere regionale del PDL
Gianguido Bazzoni, sono intervenuti subito dopo e non l'hanno presa bene.
"Del tutto inaccettabile” hanno affermato, “ogni decisione assunta in
maniera unilaterale e senza un preventivo confronto con le rappresentanze
territoriali istituzionali”. Comunque proprio le “rappresentanze territoriali”
mettono d'accordo per una volta il renziano Malpezzi e il bersaniano Cortesi,
che, tradotto nel “politichese” sono le Fondazioni bancarie di Faenza e Lugo
totalmente prese alla sprovvista dalla decisione cesenate. Prese alla
sprovvista per non conoscenza o per una sottovalutazione della situazione? Ai
più attenti non può sfuggire il ricordo che pochi anni fa a Faenza si era
consumata una vera rivoluzione nei "poteri forti” della città delle
ceramiche. Prima le primarie e poi le elezioni avevano incoronato il giovane
cattolico Malpezzi sindaco contro la volontà dei potenti vertici regionali e
nazionali diessini ma anche con l'avversione di un pezzo importante del
vecchio, ricco mondo cattolico faentino collocato a sinistra, tale strappo si
era consumato anche con un altro importante ribaltone nella Fondazione faentina
di riferimento della Banca di Romagna. A pensare male si fa peccato ma spesso
ci si azzecca e sorge quindi il dubbio che il pezzo importante del vecchio
mondo cattolico faentino e lughese di sinistra, estromesso sia dalla fondazione
faentina che da quella lughese, ma da sempre vicino agli amministratori
cesenati, abbia continuato pazientemente a lavorare per una “fusione” che ha
più il sapore di una vendetta contro i giovani leoni faentini e i soliti detestati comunisti di Lugo.
Come ha insegnato bene la vecchia DC, in queste occasioni occorre
assicurare e tranquillizzare tutti che l’operazione non porterà cambiamenti né
ai clienti né al personale della Banca di Romagna, come recitava una nota del
CdA cesenate del 17 maggio scorso.
Se Faenza però piange, Cesena non ride, perché alla porta della banca
cesenate nei primi mesi del 2013 avrebbe bussato la Banca d'Italia per
un'ispezione, sarà una coincidenza se la fusione ha avuto un'accelerazione
proprio dopo questo notorio evento nonostante che gli accordi di Basilea 3,
presi per rafforzare gradatamente la struttura patrimoniale delle banche, diano
tempo fino al 2019? Perché i Sindaci e i Presidenti delle fondazioni lughese e
faentina lamentano la scarsa informazione, concertazione e dialogo? Che tale
scarsa informazione, confronto, dialogo rivendicato sia legato alla scarsa
comunicazione di ciò che ha ravvisato e documentato la relazione dell'organo di
vigilanza? Viene da domandarsi se la Cassa di Risparmio di Cesena debba trovare
una “gallina dalle uova d'oro” per rimettersi in sesto, ovvero la piccola ma
ricca Banca di Romagna, per riequilibrare i parametri e gli indici di
riferimento. Lughesi e faentini in una tardiva azione di resistenza dovranno
però guardarsi le spalle dagli ”amici” lungo la via Emilia. Raffaella
Ridolfi
TORNARE A FORZA ITALIA PER ESSERE PIU’ FORTI ATTORNO A BERLUSCONI
"Va
cambiato tuttto" - Favorevole a un cambiamento del partito
Giancarlo Galan che, in un'intervista a La
Stampa spiega: “Già alle politiche -spiega Galan - abbiamo nascosto
la nostra crisi dietro la performance eccezionale di Berlusconi.Ci siamo
illusi di essere al 24 per cento, in salita, in vantaggio sulla
sinistra. Se invece avessimo avuto il coraggio di guardare un pò di
segnali, avremmo capito. A fine anno eravamo all’11 per cento col Pdl
guidato da quelli che volevano che Berlusconi facesse un passo indietro.
Se non fosse sceso in campo lui a fare la rimonta, stavamo messi così.
"E' ora di cambiare, da molto tempo a questa parte. Ma lo
abbiamo sempre voluto nascondere. Nel partito va cambiato tutto, va
avviata una discussione che andava avviata dopo le Regionali 2010.
Dovremmo tornare allo spirito del '94, che poi deve diventare quello del
2013. Sono convinto che se ci fossimo presentati col simbolo di Forza
Italia alle politiche avremmo preso quei voti che ci separano dalla
sinistra e avremmo vinto”, conclude Galan
APRISCATOLE INCEPPATO…..
L'apriscatole si è inceppato da solo, ma certo là
fuori il fuggi fuggi degli intellò ex simpatizzanti impazza. Ogni giorno
qualche candidato alle "quirinarie" che furono si smarca … Pare quasi
che si siano svegliati tutti oggi, i giuristi e i costituzionalisti e gli
intellettuali a lungo benevoli con il grillismo che avanzava tra piazze piene
sommariamente indignate e commenti non proprio ponderati sul blog dell'ex
comico (solo che allora Boldrini e Rodotà non insorgevano). Sono già altrove, i
prof … Al Grillo logorato ai fianchi dal
bel mondo dei diritti non resta che verbalizzare il disappunto da
"tradimento" sotto gli occhi (Rodotà ottuagenario miracolato"
dalla rete; Boldrini "nominata alla Camera per grazia di Vendola eletta
presidente della Camera a tavolino in una notte")…
NON VOTO QUESTI SINDACI PDL, UGUALI AL PD.
E A VOLTE NON ESISTE L’OPPISIZIONE….
I risultati delle elezioni amministrative parlano
da soli. e dovrebbero far seriamente riflettere gli esponenti del centro
destra, La domanda è una sola: perché mai gli elettori dovrebbero votare per
quest’ultimo schieramento? Una volta che
ha vinto, il centro destra si comporta negli enti locali come il centro sinistra. Prima di tutto, dal lato
della spesa pubblica. S’è mai visto un sindaco o un presidente di Provincia di
centro desta non accodarsi ai comuni piagnistei per chiedere allo Stato più
soldi? (vedi il sindaco Cattaneo di Pavia presidente ANCI) O a non reclamare più possibilità di manovre
sulle imposte perché, se no, “bisogna chiudere gli asili ai bambini, gli ospizi
per le vedove, i servizi sociali” in genere?
Quelli del centro destra non fanno, come in questo momento storico
richiederebbe, le sole opere indispensabili o, almeno, quelle necessarie (fanno
anche quelle solo utili-e l’utilità, com’è noto dilatabile all’infinto – per
non perdere quelle che servono solo ad un’inaugurazione in pompa magna). Si fanno rotonde a tutto
spiano, larghe come campi di grano in
corrispondenza di carraie. Gl amministratori hanno rovinato la Via Emilia, che
non si riconosce neppur più. Vedere per credere. anche i comuni d icentro destra
finanziano festival vari, musiche in piazza,feste di paese, come se il compito
degli enti locali fosse quello di far divertire i concittadini. Per non parlare
della “riqualificazione” delle piazze. Basti dire che a Roma si sono spesi
diversi milioni di euro per rovinare piazza San Silvestro. Ancora. oltre che moderando le spese (futili,
cioè lo spreco), gli enti locali di centro destra si sono mai caratterizzati
per una loro politica fiscale? Hanno forse moderato l’ICI e l’Imu e così via,
rispetto agli altri? L’obiezione degli scialacquatori è facile: gli elettori
vogliono queste cose; se no, perdiamo. gli elettori non capiscono che i
festival musicali non li paga il sindaco, ma loro. non capiscono che “nessun pasto è gratis” . Ma se gli
amministratori di centro destra non cominciano mia a differenziarsi, è inutile
votare per loro, bisogna pur cominciare ad educare. Se non c’è differenza,
tanto vale votare per l’originale. La risposta vera, comunque, è questa; il
centrodestra ha mai presentato (e realizzato per davvero) un programma
liberale? ha mai proposto (e realizzato) un programma che- liberale, appunto-
servirebbe a diminuire le esigenze di cassa, e consentirebbe quinid diminuire
le imposte e di non trafromare ogni cosa in un bancomat per il Comune? Di
questo, gli elettori ceto si accorgerebbero. Ma questa strada è stata
accanitamente dimenticata. In un sistema bipolare (com’è in specie, quello
delle amministrative) vince chi costituisce un’alternativa al “già visto”. fin
che gli elettori avranno l’impressione (errata) che tutti gli amministratori
sono uguali (più si spende, e più qualcosa può attaccarsi alle mani) non
vincerà mai –realmente- né il centro destra né il centro sinistra. aumenterà
sempre astensionismo e basta: e sarà questo – e quindi il caso- a decidere l’esito delle
consultazioni. Se il vuole tornare a vincere, il centro destra torni ad essere
alternativo. Torni ad essere liberale, cioè.
martedì 11 giugno 2013
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