lunedì 15 giugno 2015

IL CENTRO SINISTRA AFFONDA IN LAGUNA: A VENEZIA VINCE IL CENTRO DESTRA.


Clamoroso ribaltone a Venezia. L’imprenditore Luigi Brugnaro batte l'ex giudice Casson. Batosta Pd anche a Nuoro, Rovigo, Arezzo,Matera, Chieti.

FAENZA AL BALLOTTAGGIO: MALPEZZI SINDACO PER UN SOFFIO, IL GRAN RECUPERO DI PADOVANI SI FERMA AL 48%

Malpezzi PD è Sindaco con 12.394 voti e il 51,86% - Padovani Lega Nord ottiene 11.507 voti e il 48,14%

Dalle urne del ballottaggio a Faenza non escono sorprese: vince Giovanni Malpezzi, Sindaco uscente del PD. Ma quanta fatica! La vittoria Malpezzi se l'è dovuta sudare fino all'ultimo seggio praticamente. Partito benissimo nei primi seggi, con un vantaggio iniziale che si aggirava sui 12-14 punti, piano piano Malpezzi si è visto rosicchiare la sua dote dallo sfidante della Lega che è arrivato a meno di un'incollatura da lui.

 



LA “SICUREZZA” PRIMA DI “FISCO E TASSE”. URGENTISSIMO INTERVENIRE, ANCHE TUTTI INSIEME.


Inutile girarci intorno. L'Italia è trattata dagli altri 27 Paesi dell'Unione come il Lazzaretto d'Europa. Il fatto è che accettiamo tranquillamente questa situazione, senza reagire, con una specie di calma olimpica. l governatori di Lombardia, Veneto (compreso il candidato sindaco veneziano di estrema sinistra, Felice Casson!) e Liguria hanno scritto lettere di fuoco per non accogliere più nessun profugo o clandestino. Anche il presidente dell'Emilia-Romagna ha proclamato - giustamente - che non vuole gli scarti degli altri. La domanda è: perché Renzi non fa con l'Unione Europea come Maroni, Zaia e Toti fanno con lui? C'è una debolezza del nostro governo come mai prima d'ora. Ci escludono dai vertici sull'economia (vedi Grecia) e sulla sicurezza (vedi Ucraina e Russia) e ci isolano con il filo spinato per non farsi contaminare dai profughi i quali in realtà vedono l'Italia come terra di transito. Un fatto è certo: se arrivano da noi, come previsto, altri due o trecentomila profughi salta la pace sociale, scoppia la bomba della rivolta. Che fare? Le prediche sull'accoglienza funzionano fino a un certo punto. Basta guardare certe periferie urbane o le stazioni. C'è troppa gente e troppa sofferenza, lo ho in mente due risposte possibili. Una politica, l'altra di umanità pratica e lungimirante. La risposta politica: in questo momento lo scontro tra sinistra e destra è al diapason, livello massimo. Ma non ha senso scannarsi tra persone che stanno sulla stessa barca mentre va a fuoco. Oggi più che mai e necessario un governo di solidarietà nazio-nale. L'emergenza è così grave da non sopportare guerre politiche tra italiani. Occorre saper essere uniti per costringere l Europa a farsi carico di un problema che la riguarda. Altrimenti, è molto semplice: sospendiamo il flusso di euro (16 miliardi l'anno) che dal nostro Paese arricchisce le casse di Bruxelles. Renzi è troppo compromesso per dirigere un governo di salute  pubblica? Si trovi un'altra personalità, stimata da tutti. Cantone, Gratteri, Gabrielli, Bertolaso, Gianni Letta, perché no?, Marchionne. Che sappia proporre decisioni coraggiose e avere voce Potente in Europa e all'Onu, avendo alle spalle una coalizione larga e determinata. La risposta sociale. Quanti sono i volontari italiani che vanno in Africa ogni anno ad aiutare i missionari a costruire un ospedale, a scavare un pozzo, a curare i bambini orfani? Tantissimi. E non c'entra destra o sinistra. Partono per l'Uganda o il Kenia o la Tanzania, muratori bergamaschi leghisti e elettricisti compagni romagnoli. Facciamoci, noi italiani, affidare dall'Europa e dalle organizzazioni internazionali lo sviluppo dell'Africa. Così da garantire, con un cuore generoso, quelle condizioni di vivibilità che non indurrebbero più all emigrazione. Occorrono risorse, certo. In Italia si buttano via, come ha dimostrato una indagine seria e che nessuno ha contraddetto su Sky, 5 miliardi di euro in opere senza senso, in gettoni di presenza per mangioni della politica. In Europa molte risorse sono sprecate In progetti catturali parassitari. Si investano, con severità e controlli spietati, in Eritrea, Senegal, Burkina Faso. Facciamoli star bene a casa loro. Decidiamoci, prima che gli africani ci invadano uccidendo se stessi e noi. Renato Farina


IL GOVERNO RENZI NON SALDA I DEBITI DEI FORNITORI ANCORA 60 MILIARDI


La pubblica amministrazione deve saldare ancora sessanta miliardi di euro di debiti alle imprese italiane. Imprese che spesso, proprio per questo ritardo infernale, sono costrette a chiudere o a chiedere prestiti alle banche. I peggiori pagatori sono i comuni: record negativo in quello di Catanzaro (144 giorni di ritardo). Male anche l'Asl del Molise (126 giorni oltre la scadenza) e il Ministero dell'Economia (82 giorni dopo il termine pattuito). E' quanto denuncia la Cgia di Mestre in una nota. Sebbene la legge imponga alla Pubblica amministrazione (Pa) di pagare i propri fornitori con tempi compresi tra i30 e i 60 giorni, spiega la Cgia, una parte rilevante dei principali Comuni capoluogo di provincia, delle Regioni, dei Ministeri, delle grandi Asl e di alcuni enti pubblici continua a non rispettare questa scadenza. Dalla fotografia della Cgia, che ha analizzato i siti web delle p.a. che per la prima volta entro lo scorso 30 aprile avevano l'obbligo di pubblicare la tempestività dei propri pagamenti riferiti al primo trimestre di quest'anno, emerge una situazione "a macchia di leopardo". Mentre i Comuni, le Asl e alcuni Ministeri presentano dei ritardi inaccettabili, le Regioni e alcuni enti pubblici hanno "sforato in misura abbastanza contenuta o hanno addirittura saldato i propri fornitori in anticipo rispetto ai termini contrattuali. "In questa elaborazione abbiamo consultato solo un piccolo campione di soggetti pubblici - fa notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - e pur riconoscendo che le difficoltà e i tagli hanno ridotto le possibilità di spesa delle amministrazioni pubbliche, non e' giustificabile che una buona parte dei soggetti monitorati, a distanza di quasi 2 mesi e mezzo dalla scadenza prevista per legge, non abbia ancora pubblicato sul proprio sito internet alcun dato. Ancora una volta,quando la Pa. è obbligata a rendere conto ai cittadini-contribuenti del proprio operato, la trasparenza, spesso invocata a parole dai politici o  dai dirigenti pubblici, stenta ad affermarsi nei fatti”




domenica 14 giugno 2015

ELEZIONI COMUNALI FAENZA, “STORICO” BALLOTTAGGIO TRA PD E LEGA. IMPORTANTE ANDARE A VOTARE PER MANDARE A CASA MALPEZZI


 Domenica 14 giugno si sfideranno al secondo turno il democratico Giovanni Malpezzi e il candidato del Carroccio Gabriele Padovani. Nella città di Zaccagnini e Nenni, Forza Nuova ha ottenuto il 3 per cento e il Movimento 5 Stelle il 15%

Chissà cosa ne penserebbero il socialista, padre della patria Pietro Nenni di questa sua città che, comunque andrà domenica, sarà diventata un po’ meno rossa, un po’ più leghista e con il movimento Forza nuova al 3%. Cosa ne penserebbe Benigno Zaccagnini, leader della corrente di sinistra della Democrazia cristiana, anche lui costituente. L’accoglienza tributata a Faenza a Matteo Salvini, tornato giovedì 11 giugno in città per volantinare tra la gente nel mercato di piazza del Popolo in occasione dei ballottaggi di domenica per le comunali, non fa che confermare l’idea che qui qualcosa sta cambiando in tanti sotto i portici o tra i banchi lo fermano, gli chiedono una foto e vanno via entusiasti. Matteo, come lo chiamano tutti, non si tira indietro. Con la sua t-shirt su cui campeggia la scritta “Ruspe in azione” si lascia riprendere con giovani, anziani, anche con qualche straniero che gli chiede una foto: qui del resto le persone non italiane e in regola coi documenti sono l’11% della popolazione. Lui ha un sorriso e un volantino per tutti. Poi, finito il giro al mercato, il leader del Carroccio si lascia andare ai suoi soliti temi: “Avere un sindaco della Lega è una garanzia che se il prefetto chiamasse dicendo che ci sono dei profughi finti da ospitare a Faenza, la risposta sarebbe una democratica pernacchia”. Poi Salvini conclude: “Se ci fossero 40 posti letto a Faenza, dovrebbero andare agli italiani disoccupati e sfrattati non ad altri”. Racconta di sognare il miracolo, Matteo Salvini: “Faenza è diverso. Vincere qui dopo

QUESTI ERANO I NOSTRI ALLEATI, PASSATI TUTTI A SINISTRA!!!! MANDIAMO A CASA MALPEZZI


Roberto Pasi Segretario comunale Partito Democratico Faenza, in merito al comunicato stampa de “L’Altra Faenza” che chiede quale sia la nostra posizione a riguardo dell’intervista rilasciata ieri da Susanna Mariani al quotidiano Il Resto del Carlino, vogliamo rispondere con la chiarezza che da sempre ci contraddistingue. Ritengo assolutamente inopportuno e sbagliato l’atteggiamento di chi, a differenza di noi, dedica queste preziose ore che mancano al voto di domenica, a trattare questi temi (composizione dell’eventuale giunta Malpezzi), invece di impegnarsi affinché non si ripeta il tasso di astensionismo che abbiamo riscontrato domenica 31 maggio.Votare è un diritto ma anche un dovere importantissimo, il 14 giugno i faentini saranno chiamati a scegliere la guida per i prossimi 5 anni della città, non si può essere assenti da questo compito. La parola finale sulla composizione del gruppo sarà, come giusto che sia, del futuro Sindaco.


NO ALLE SANZIONI ALLA RUSSIA


Lo dice anche la teoria dei giochi. O chi le attua è disposto ad arrivare fino alla guerra totale, o sono un azzardo che vuol giovare solo a una parte. In questo caso l’America, danneggiando non solo la Federazione Russa ma anche l’Europa e soprattutto l’Italia
a teoria


LA NOSTRA MOZIONE: DALLA PARTE DELLE IMPRESE
Analisi economica: con le sanzioni ci rimettiamo più di tre miliardi. Questo governo finora non ha fatto altro che manifestare un accanimento contro imprenditori e aziende (autoriciclaggio, falso in bilancio, Tasi sull’invenduto). Cambiamo verso a questo governo
Non bisogna essere necessariamente filo-squinziani per riconoscere che sussiste “un accanimento” non solo “fiscale sulle imprese”. L’osservazione fatta dal patron di Confindustria a Santa Margherita Ligure, all’assemblea dei giovani imprenditori. Questa continua discriminazione è certificata da dati oggettivi, oltre che dalla risposta sprezzante di Matteo Renzi a quelle critiche. “Si crea lavoro aprendo le fabbriche nelle città, non aprendo la bocca nei convegni”. Risposta sbagliata sul piano fattuale. Il problema vero non è aprire nuove fabbriche, ma arrestarne la continua moria. Banca d’Italia, in un paper recente, ha dimostrato che negli ultimi anni l’apparato manifatturiero ha visto scomparire quasi un sesto della sua capacità produttiva.[1] Fenomeno che si è, fortunatamente, attenuato. Ma non è ancora scomparso. Com’è dimostrato dal susseguirsi della crisi di molti gruppi industriali. Si dice che il mercato, durante la crisi, faccia pulizia. Darwinianamente elimina le strutture produttive più deboli, liberando quelle risorse, umane e finanziarie, che poi possono essere impiegate altrove. Favorendo il necessario processo di riconversione industriale che è il modo normale per il sistema capitalista di progredire. Nel segno della continua innovazione.
Silvio Berlusconi, nella sua qualità di premier, si presentava alle grandi assise delle imprese italiane, per quei confronti non sempre facili. Ma necessari, per sentire il polso del Paese e rassicurare, pur nelle difficoltà economiche del momento. Storie d’altri tempi. Invece di andare a Milano, Matteo Renzi preferì allora farsi intervistare, la sera, da Virus e replicare da quella sede, nel suo solito modo apodittico, alle critiche ch’erano state rivolte all’Esecutivo. Per poi continuare come se niente fosse. Ed ancora oggi, a distanza da più di un anno dal suo insediamento, resta il grande interrogativo. Qual è la linea di politica economica del Governo? Che cosa si sta facendo per potenziare gli impulsi che provengono dall’estero, ma la cui leva si indebolisce ogni giorno che passa? Il prezzo del petrolio 


sta risalendo, sulla spinta di processi che hanno, al tempo stesso, una matrice di carattere economico ed una tutta politica. La corsa al rialzo del dollaro sembra essersi arrestata. Altro che rapporto “one to one” come preconizzato da alcuni centri studi, sempre pronti a legare l’asino dove vuole il padrone. Gli investimenti non riprendono. Cosa comprensibile. Se i consumi non crescono, “investire e non sapere dove mettere le produzioni ovviamente non ha senso”. E’ ancora Squinzi che parla. Gli si può dare torto?

PROVINCIA: NON CAMBIA NULLA, LE PROPOSTE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA. RIMANE TUTTO CON MAGGIORI SPESE A CARICO DEI CITTADINI


Vincenzo Galassini consigliere provinciale Forza Italia. Se va bene, gli emiliano romagnoli non si accorgeranno di nulla. Nel retrocucina, però, la Regione prepara il terreno per cambiare faccia al riassetto istituzionale, riorganizzando le Province ma allo stesso tempo mantenendo i servizi sul  territorio. La regione ha presentato  il progetto di legge di riordino istituzionale, ora in rampa dì lancio per la discussione e l'ok definitivo in assemblea legislativa. «Per tutto il 2015 garantiamo la continuità funzionale dei servizi», la cui : «articolazione resta sui territori». In altre parole, i «cittadini non si renderanno i conto dei cambiamenti che i servizi continueranno a funzionare», Intanto si parte con la riorganizzazione, che coinvolgerà non solo le  Province. Nascerà infatti  la nuova Agenzia regionale per il lavoro, a cui faranno capo tutti i centri per l'impiego. « Cambierà volto anche  l'Arpa, a cui saranno affidati anche tutti i compiti  delle Province in materia ambientale, mentre la  parte che riguarda prevenzione e difesa del suolo sarà riunificata sotto l'Agenzia regionale di Protezione civile.  Infine, l'agricoltura tornerà in mano alla regione, anche per «garantire  una migliore gestione dei  fondi europei». Cuore del riassetto è però il destino dei circa 4mila dipendenti provinciali:  tutti, «entro la fine del 2016 avranno una collocazione certa». Circa 2mila dipendenti resteranno in capo alle Province per le funzioni  base assegnate dalla legge Delrio. Circa un migliaio  saranno trasferiti invece  alla Regione e alle sue agenzie (come Arpa o Protezione civile) per i settori  agricoltura, ambiente e lavoro. Di questi, però, solo un centinaio cambierà fisicamente ufficio: gli altri  resteranno sui territori per svolgere gli stessi servizi attuali. Inoltre, circa  400 persone andranno in pensione entro la fine del 2016. «Non ci saranno esuberi», già  nel bilancio 2015, del resto, la Regione aveva stanziato in via straordinaria 28 milioni di euro per garantire stipendio e posto  di lavoro ai dipendenti  delle Province considerati  in eccesso dal governo, come è successo per le ex Comunità Montane.  Resta in sospeso la questione della Polizia provinciale, che è materia di cui si sta occupando il ministro Marianna Madia  nella riforma della pubblica amministrazione.
INTANTO AUMENTANO GLI AUTOVELOX PER FARE CASSA
"La viabilità stradale richiede sistemi idonei per rendere la circolazione più sicura, ma l’installazione di autovelox fissi non deve rappresentare solo lo strumento per fare introitare facili soldi alla Provincia.
"Nel 2014 le sanzioni amministrative totali sono 420.641,05, se si considerano, inoltre, anche quelle dei settori ambiente, agricoltura, boschiva e altri di cui, come si accennava, ben 302.069,11 solo per violazioni al codice della strada. E’ difficile, dunque, non definire determinati provvedimenti molto utili non solo per una buona prevenzione ma soprattutto per fare cassa" OCCHI RAGAZZI, LE PROVINCE SONO RIMASTE E AUMENTANO LE MULTE. Vincenzo Galassini consigliere provinciale Forza Italia