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lunedì 17 marzo 2014

DISOBBEDIAMO


Chi vuole disobbedire insieme a noi può testimoniarlo inviando una email con nome e cognome a berlusconi.candidato@ilgiornale.it o un fax allo 02.72.02.38.59. Facciamo sentire forte la nostra voce. Ne vale la pena, indipendentemente dal risultato che otterremo. Alessandro Sallusti
Ha fatto scalpore la notizia che Uli Hoeness, patron del glorioso Bayern Monaco, abbia rinunciato a fare appello contro la sentenza che lo condanna a tre anni e mezzo di carcere per una evasione fiscale di 27 milioni di euro.
«Ho sbagliato, devo pagare», ha fatto sapere con un comunicato. Più d'uno ha messo in relazione questa decisione con quella di Silvio Berlusconi di ribellarsi alla pena subita per una accusa analoga, tanto da annunciare la volontà di candidarsi alle elezioni europee nonostante l'interdizione dai pubblici uffici. Impariamo dai tedeschi - è la tesi - come ci si comporta di fronte alle decisioni della magistratura.
Cominciamo col dire che la magistratura tedesca non è quella italiana. A differenza di quello che è accaduto con Berlusconi, non risulta che alcuno dei pm e giudici che si è occupato di Hoeness sia iscritto a una corrente politica a lui avversa, o che abbia espresso giudizi personali su di lui, o che abbia partecipato a manifestazioni pubbliche contro il Bayern. Nessuno ha rilasciato interviste ostili o preconcette, nessuno si è candidato (come da noi Ingroia) contro di lui per prendergli il posto, a lui non sono stati negati testimoni a difesa. Insomma, siamo di fronte a una magistratura apparentemente serena che ha fatto il suo lavoro, non al quarantatreesimo tentativo bislacco (tanti ne ha subiti Berlusconi) di incastrarlo per toglierlo di mezzo. Chiedere a Berlusconi di ammettere un reato che lui ritiene di non aver commesso è solo l'ultima di una serie di inaudite violenze. Le sentenze si subiscono,