Forconismo e renzismo. Sono esplosi nello stesso tempo. Coincidenze?
Casualità? Non ci pare. Sono funghi spuntati nel
bosco italiano bagnati dalla stessa pioggia e sotto i medesimi chiari di luna.
Uno è buono, l’altro cattivo? La tavola mitologicamente corretta assegna
senz’altro a Renzi la qualità del prodotto da Eataly di Farinetti e ai forconi
la negatività del veleno mortale e del gusto putrido. Eppure ci sono più
parentele di quanto sembri. Sono figli della crisi. La nostra
constatazione è che, nelle ovvie differenze, sono parenti, hanno lo stesso
tessuto di valori e di debolezze. Sono manifestazioni diverse del medesimo
disagio e della identica sperdutezza. I forconi ne sono l’espressione brutale e
da jacquerie. Renzi e i renziani quella belloccia e da happy days e happy hour.
Si noti la frase che ripetono più spesso e che accomuna Renzi e, ad
esempio, Zamparini. “Così non si può andare avanti!”. La conseguenza è
per entrambi l’azzeramento di ciò che c’è. Renzi dice: rottamare, asfaltare.
Gli slogan dei forconi sono meno immaginifici ma propongono la stessa cosa:
cacciare, bruciare. Non c’è partecipazione ma tifo. Tifo contro
specialmente.
