Fate quel che dico, non
fate quel che faccio. E’ secondo questo “schema collaudato” che la locomotiva d’Europa cerca
di tenere tutti sono controllo. Un controllo a doppio filo che trova, proprio
nella decisione con la quale Berlino mette le questioni sul tavolo, il suo punto
di forza. Sì, perché dietro l’aspetto “duro e puro”, dietro i continui richiami
ai Paesi membri affinché rispettino le stringenti regole economiche messe nero
su bianco da Bruxelles, la
Germania bara. E quel che è peggio è che nei palazzi che
contano se ne sono accorti tutti. Ma tutti fingono di non saperlo. Un po’ come chi è seduto al tavolo da Poker
con uno che nasconde tre assi
nella manica, ma non dice nulla perché sa che lo stesso personaggio ha un
revolver in tasca. Così, per paura di essere messi al muro
dalle accuse della banca centrale tedesca, i responsabili economici degli altri
Stati fanno finta di nulla
e passano avanti. Ma se le leggi e le regole sono uguali per tutti lo devono
essere anche per la Germania. Tanto più in questo caso, perché lo “sforamento” tedesco ha un solo
e chiaro effetto: aumentare quel divario economico che la stessa Berlino poi
chiede a tutti di ripianare. Il gatto che si morde la coda? Più cornuti e
mazziati. Ma che cosa succede? Tutto ha
origine con la crisi economica.
Non credendo ai loro occhi, davanti alla possibilità di introdurre nuove norme
che potessero mantenere ancora più sotto controllo l’economia degli Stati, i
funzionari di Bruxelles hanno dato vita al cosiddetto “Six Pack
”, un sistema di
norme di nuova generazione sugli “squilibri
macroeconomici”. Davanti
a una situazione di
