A PARERE DEI GRILLINI.
Facile farsi eleggere in Parlamento, difficile andarci tutte le mattine. Dopo l´elezione c´è il periodo di buio, una cornice down che annienta le forze soprattutto in chi dal voto è stato sconfitto e produce la meraviglia di una maggioranza che governa “grazie” all´opposizione, poggia la propria fiducia sulla stanchezza e in fin dei conti sulla sfiducia altrui. Per 5.098 volte la maggioranza ha salvato i suoi commi e i suoi articoli in ragione delle defezioni dei propri competitori. Dal 2008 una legge su tre è giunta sulla Gazzetta Ufficiale grazie alle assenze di chi (a parole) si era impegnato ad opporsi alla sua promulgazione. Le statistiche sono guidate unicamente dai numeri e questi numeri, che Openpolis, l´associazione che monitora i comportamenti funzionali e puramente meccanici della classe politica, confermano e in qualche modo aiutano a spiegare il dato assoluto: l´opposizione troppo spesso, più del prevedibile verrebbe da dire, ha salvato il governo con le proprie assenze. E c´è un perché che i ricercatori (su www. openpolis. it ogni ulteriore ragguaglio statistico) ritrovano nel fatto che l´attività parlamentare «si riduce ad essere una sorta di incombenza ben remunerata, da gestire come si può tra le altre». La crisi della politica risiede appunto nella scarsa passione che i suoi protagonisti al più alto livello manifestano. Pesa e tanto l´abitudine, oramai consolidata a dispetto di ogni proclama e dichiarazione, ai doppi e tripli incarichi che segnano il cursus honorum di una parte cospicua degli eletti. Sono ventidue i parlamentari che fanno anche i ministri (sottraendo così ogni presenza alle sedute
