martedì 21 aprile 2015

ENRICO LETTA (NON) SI DIMETTERA’ FRA 5 MESI. E INTANTO INSEGNA IN FRANCIA CON STIPENDIO DEL NOSTRO PARLAMENTO


Mi dimetto dal Parlamento. Non dalla politica, non dal Pd. Da questo Parlamento.
A poco più di un anno dalla fine del suo governo,
Enrico Letta annuncia il suo addio al Parlamento che prima gli ha dato la fiducia da premier, poi gliel’ha tolta.
L’annuncio delle dimissioni dal 1 settembre, fatto nel corso di un’intervista a Che tempo che fa è solo una ‘
marchetta‘ per il suo nuovo libro, anche perchè nel frattempo deve votare contro Renzi, e fino a Settembre … c’è temp

Non prenderò la pensione da parlamentare“, sottolinea. Ma solo perchè non ha ancora l’età, che sia ben chiaro. Non rinuncia alla pensione, solo è troppo giovane, come non ha rinunciato allo stipendio da parlamentare nell’ultimo anno mentre insegnava in Francia e percepiva lo stipendio da parlamentare nonostante le assenze quasi totali. Fosse un cittadino normale sarebbe indagato subito.

SINDACI DEL VENETO (PD E LEGA) PRONTI A DIMISSIONI SE ALFANO MANDA IMMIGRATI


Francesco Vezzaro ha minacciato le dimissioni se un solo profugo avesse messo piede Vigodarzere, Comune del Padovano che amministra. Per evitare che la polemica montasse il ministero dell’Interno ha ceduto al ricatto e ha stoppato tutto. Ora, però, Vezzaro è diventato una sorta di capofila di quei sindaci veneti che non vogliono accogliere i calndestini che in questi giorni sono sbarcati sulle coste italiane. Nei giorni scorsi il governatore Luca Zaia era stato sin troppo chiaro. “Il Veneto – aveva detto – non metterà a disposizione alcun posto per gli immigrati”. Porta chiusa in faccia al ministro dell’Interno Angelino Alfano che negli ultimi giorni sta cercando di piazzare 6.500 disperati con l’angoscia di dover, a breve, rivedere i numeri dell’accoglienza perché gli sbarchi non si arrestano più. Solo nell’ultima settimana sono arrivati altri 11mila extracomunitari a cui il Viminale deve trovare un posto dove parcheggiarli. Per questo ha attivato le prefetture. Matteo Salvini, però, ha invitato sindaci e governatori a opporsi. E così è stato. Solo che a questa chiamata alle armi non hanno risposto solo gli amministratori del Carroccio. Come riporta il Mattino di Padova, anche i sindaci del Partito democratico hanno deciso per la serrata. La protesta di Vezzaro ha subito incassato il sostegno del sindaco di Padova Massimo Bitonci (Lega Nord), di quello di Loreggia Fabio Bui (Pd) e di altri amministratori che hanno minacciato le dimissioni nel caso in cui Alfano dovesse spedirgli altri immigrati. Dopo aver ricevuto rassicurazioni dal Pd sul fatto che il Viminale non gli avrebbe mandato alcun immigrato da accogliere, Verzaro ha ritirato le dimissioni ma ha confermato la manifestazione contro i profughi che aveva lanciato nei giorni scorsi. “Ciò non significa che, salvato il mio Comune, il mio impegno verrà meno – ha spiegato il primo cittadino di Vigodarzere – in estate solitamente gli sbarchi aumentano in maniera esponenziale. Serve con urgenza una politica di condivisione europea e la revisione delle nostre leggi”.

IL MIO INCONTRO CON GIUSEPPE UGONIA 1881-1944 DI VELDA RACCAGNI TREDOZI

Il libro presentato nella millenaria Pieve del Tho con grande successo. Edizione Carta Bianca Faenza di 47 pagine e  24  illustrazioni a colori delle opere del maestro Giuseppe Ugonia in vendita presso la sede della Memoria Storica di Brisighella, Via Naldi 17.

lunedì 20 aprile 2015

LUTTO E RABBIA

Dolore, angoscia, vergogna. Non è una tragedia, ma una strage. Non ci si può più limitare ad appelli all'Europa degli egoismi. Occorre agire per stroncare sulla costa i preparativi di invasione e di morte. Agiamo noi e le spese detraiamole dal nostro contributo a Bruxelles


Adesso basta! Il dolore e la costernazione non possono esaurirsi in se stessi. Devono trasformarsi in azione politica di emergenza assoluta.  La forza militare è necessaria, indispensabile.
Una task force europea guidata dall'Italia, con o senza il timbro dell'Onu va posta in essere per impedire la partenza dalle coste libiche. Sono operazioni di soccorso armato, di prevenzione di pericoli mortali. Renzi negli ultimi giorni ha spiegato a Obama che siamo impegnati come Italia a cercare un accordo di pace tra le tribù. Ottimo. La diplomazia serve a impedire le guerre. Ma mentre uno sta imbarcando gente con buona probabilità destinata alla morte, non è che vai dai capi tribù per farli dialogare tra loro. Fermi l'assassino con il colpo in canna. Mentre le tribù discutono, la gente crepa, e quelli che riescono ad attraversare il mare sono in numero tale che la situazione sociale del nostro Paese è al collasso. Non basta, anzi è persino peggiorare le cose, incrementare i mezzi di soccorso e farlo sapere: crea quello che in psicologia sociale si chiama il pull effect. L'effetto spinta. Se sai che c'è una rete sotto di te, più facilmente ti prendi il rischio di camminare sull'abisso. C'è un paradosso, che illumina ancora di più la tragedia. La soluzione è una sola: non farli partire! Nemmeno se sono profughi aventi diritto all'asilo. Non si può tenere aperto a nessuno, neanche ai profughi, soprattutto ai profughi con bambini e donne incinte, il sentiero della morte. La vergogna dell'Europa è senza fine. Ancora nei giorni scorsi ha detto di no a qualsiasi iniziativa comune. E l'Italia si è piegata a firmare una specie di tremebondo invito sottoscritto con pochi altri Paesi (Francia, Germania e Slovacchia) per un impegno maggiore, e che non si esaurisca in una mancetta di poche decine di milioni di euro! Era meglio se Gentiloni non firmava la prova patetica della nostra impotenza. La cosa interessante, e ipocrita, è che questo documento di protesta per l'egoismo degli altri Paesi, specie di quelli del Nord è stato sottoscritto dalla Germania! Come se la Germania non avesse i mezzi per convincere i Paesi riottosi a

BERLUSCONI: NESSUNA OMERTA' CONSENTITA SU DOPPIA SENTENZA CASSAZIONE


La Cassazione ha cassato se stessa e la sentenza mostruosa contro Berlusconi. Non finisce qui
ripetiamo ad uso dei lettori di “Repubblica” e de “La Stampa” e dei telespettatori di quasi tutti i tg quel che altrimenti non saprebbero mai. La Corte di Cassazione con una sentenza depositata il 19 dicembre scorso ha smentito in radice quella che il 1° agosto del 2013 ha condannato Berlusconi per frode fiscale a quattro anni di carcere. E che è alla base della decisione di farlo decadere da senatore con l'applicazione retroattiva della legge Severino, con ciò mutilando l'onore di una persona e – particolare non secondario – eliminando dalla competizione politica il leader dell'opposizione moderata.  Ci fa piacere riconoscere che, al di fuori di Forza Italia, si è levata la voce molto chiara di due esponenti del Nuovo centrodestra, Fabrizio Cicchitto e Nunzia De Girolamo. Ecco la dichiarazione di quest'ultima come risulta dall'organo del Ncd, l'Occidentale: “Stessa corte, stesso reato, stesso relatore, diversa sentenza: Silvio Berlusconi condannato, un altro imputato assolto. Ha perfettamente ragione il collega Cicchitto quando dice che si apre un problema grande come una casa che riguarda in primis la Cassazione. Ma, aggiungo io, la giustizia in senso generale e la democrazia. In un Paese normale qualcuno dovrebbe dare almeno una spiegazione di tutto ciò, non solo per rispettare la democrazia, ma anche per onorare la giustizia”. “Nessuno ha diritto di tacere, non è più possibile occultare le prove dell'ingiustizia mostruosa subita da Berlusconi con la sentenza che lo ha condannato da innocente per frode fiscale. Invece alla omertà si accompagna anche un lavoro di minimizzazione e falsificazione.
Sul 'Corriere della Sera' di ieri Luigi Ferrarella, che è giornalista preparato e molto addentro al mondo della procura milanese di cui funge da portavoce ufficioso, ha bevuto come oro colato quanto gente interessata deve avergli suggerito. Sono gli stessi che gli passarono informazioni fasulle sulla prescrizione del reato, consentendo così il trasferimento della causa alla sezione feriale prediletta dalla Procura di Milano? Mah. Di certo fu firmato da Luigi Ferrarella l'articolo del 9 luglio 2013 che indusse il piacevole disguido che consentì di affidare la causa contro Berlusconi in mani gradite e sicure.
Scrive Ferrarella che il Massimario della Cassazione nega ci sia contrasto tra la sentenza che ha assolto un imputato di frode fiscale e quella contro Berlusconi. Una falsità pura e semplice. Infatti l'editorialista giudiziario del 'Corriere' conclude in crescendo, convinto di mettere tutti nel sacco della Procura: 'Il Massimario della Cassazione, cioè l'ufficio studi, classifica le sentenze in tre modi: o 'conformi' alla linea maggioritaria, o 'difformi', oppure 'vedi' per segnalare che trattano un certo tema ma non si prestano a poter essere incasellate tra le 'conformi' o le 'difformi'. E la sentenza Mediaset, per l'appunto, è massimata con come 'difforme', ma come 'vedi''. Punto, fine articolo.
Insomma, il 'Corriere' crede di chiudere la vicenda cosi con un 'vedi', che tradotto significa, un po' conforme un po' difforme. Cattiva informazione, oggettiva falsificazione (magari in buona fede). Il Massimario classifica la sentenza 52752/2014, quella depositata il 19 dicembre appunto, segnalando sui punti essenziali due 'difforme' e su quelli meno pregnanti due 'vedi'. Il complotto giudiziario risulta, alla faccia del 'Corriere' confermato, confermatissimo. Non finisce qui, non ci fermeremo senza ottenere giustizia per Berlusconi e per la democrazia italiana sfregiata da una giustizia malata in combutta con i poteri forti che hanno congiurato contro l'Italia sin dal 2011".