martedì 25 gennaio 2011

IL MONASTERO E’ NOSTRO: LE MONACHE CONTRO LO STATO

A SEGNALARLO, PRENDENDO LE DIFESE DELLE MONACHEIL SENATORE PDL GRAMANZIO CHE HA DEPOSITATO UNA INTERROGAZIONE

Umili, si’, come dice il nome della stessa santa a cui sono devote, ma arrendevoli no: le monache benedettine vallombrosane che abitano il monastero di Sant’Umilta’ di Faenza, in provincia di Ravenna, non sembrano proprio disposte a farsi strappare facilmente una parte della loro proprietà dallo Stato. Dallo scorso febbraio, infatti, la Prefettura della città bizantina, “in maniera alquanto temeraria, rivendica la proprietà di una porzione immobiliare del coro, di fatto e di diritto di proprietà del monastero”. A segnalarlo, prendendo le difese delle monache, e’ il senatore Pdl, Domenico Gramazio, che due giorni fa ha depositato nell’aula del Senato un’interrogazione con cui ha chiesto ai ministeri dell’Interno e dei Beni culturali, Roberto Maroni e Sandro Bondi, di “rendere giustizia al monastero di Sant’Umiltà’ di Faenza”. Secondo il parlamentare, infatti, la Prefettura di Ravenna, con questa decisione, mira a “mutilare la comunità religiosa alla luce, anche, di una Fondazione che opera nel monastero-collegio”. Il riferimento e’ alla Fondazione Marri-Sant’Umiltà’ (di cui le stesse religiose sono socie), che all’interno del complesso gestisce una scuola privata. Tuttavia, i corsi scolastici non hanno nulla a che vedere con l’oggetto della contesa: il coro delle monache. Si tratta, infatti, di quel locale che separa il monastero dalla chiesa di Santa Maria del Carmine (questa sì, di proprietà dello Stato), e di cui, come riferisce lo stesso Gramazio, “non esistono elaborati grafici esplicativi”. A scompaginare la planimetria della chiesa e dei locali annessi, nei quali attraverso i secoli si sono succeduti i padri Gesuiti, i Carmelitani scalzi, la confraternita dello Spirito Santo e infine, le monache benedettine, sarebbero stati i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Infatti, i danni alla chiesa furono talmente grandi da indurre la confraternita dello Spirito Santo, nel dopoguerra, a rinunciare alla concessione del luogo di culto. In ogni caso, secondo il senatore Pdl, esistono una serie di documenti storici (come una perizia del 1946) che provano l’appartenenza del coro al monastero. Eppure, la Prefettura di Ravenna, il 24 febbraio dell’anno scorso, ha commissionato un sopralluogo “per verificare le appartenenze dei beni immobili, mobili e degli arredi sacri da parte del Fondo degli edifici di culto del ministero dell’Interno”, spiega Gramazio, e ora “rivendica la proprietà di una porzione immobiliare facente parte del locale del coro”. Per questo motivo, il parlamentare interroga direttamente i due ministeri e chiede se “ritengano opportuno instaurare un rapporto diretto di collaborazione con la comunità benedettina di Faenza senza intrusioni di terzi che, come potrebbe sembrare, mirano a cambiamenti d’uso della proprietà religiosa e a mutilare la comunità religiosa”. Fonte Dire

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