sabato 31 agosto 2013

OCCHIO ALL’AVIARIA

Il consigliere Forza Italia Raffaella Ridolfi interroga il Sindaco Giovanni Malpezzi per conoscere, nel dettaglio, quali "opportune iniziative di trasparente informazione, di concerto con le autorità sanitarie competenti, abbia approntato ed intenda approntare al fine di tutelare la salute dei cittadini, tutelare gli allevatori ed evitare preoccupazione nella popolazione." 
"Premesso che in data 13 agosto è stata segnalata la presenza di un focolaio di influenza aviaria in un allevamento di ovaiole in provincia di Ferrara. - scrive la Ridolfi - Che il virus causale è stato caratterizzato, dal Centro di Referenza per l'Influenza aviare, come H7N7 ad alta patogenicità; che altri focolai sarebbero stati segnalati nell'area imolese; che in seguito a questa segnalazione, immediatamente notificata all'OIE il 19 agosto a Bologna si è riunita l'Unità di Crisi costituita da Ministero della Salute, Regione Emilia Romagna, Usl locali, IZS Lombardia ed Emilia Romagna e Centro di referenza per l'influenza aviaria dell'IZS delle Venezie, allo scopo di monitorare l'andamento della situazione e decidere ulteriori misure di sicurezza a seguito del focolaio."
"Premesso che il Ministero della Salute e le Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, hanno preso provvedimenti in data 21.08.2013 e 22.08.2013; che il Ministero e la regione Emilia Romagna con Ordinanza n.169 del 20.08.2013 e Ordinanza n.170 del 21.08.2013 hanno prescritto le misure di controllo e gestione dei focolai previste dalla direttiva comunitaria che comprendono l'abbattimento di tutti gli animali presenti e l'immediata distruzione degli stessi e delle uova prodotte che al momento sarebbero in corso le operazioni di chiusura del focolaio, mentre i controlli effettuati in altri allevamenti avrebbero dato esito negativo. che l'ordinanza della Regione prevede l'istituzione di una zona di protezione con un raggio minimo di tre chilometri e di una zona di sorveglianza con un raggio minimo di dieci chilometri intorno alle aziende colpite. che quest'ultimo provvedimento interesserebbe anche Faenza e altri comuni del nostro territorio, quali Solarolo e Castelbolognese."
Fatte queste premesse la Ridoldi "Interroga il sindaco Per conoscere, nel dettaglio, quali opportune iniziative di trasparente informazione, di concerto con le autorità sanitarie competenti, abbia approntato ed intenda approntare al fine di tutelare la salute dei cittadini, tutelare gli allevatori ed evitare preoccupazione nella popolazione circa la sicurezza dei prodotti a base di pollame e uova destinati al consumo umano."

PARTECIPA ALLA CROCIERA VERSO FORZA ITALIA: INSIEME PER SILVIO, SOLO 30 EURO

Programma : partenza dal porto di Rimini alle 8,00 , arrivo a Cervia alle 9,00 circa imbarco ed inizio panoramica fino a Pesaro ore 10 aperitivo di benvenuto a bordo Dibattito politico e possibilità di firmare i referendum per “La Giustizia-Giusta” ore 12 pranzo a bordo  con primo. grigliata e pesce fritto acqua, vino, birra a volontà e caffè pomeriggio escursione alla Baia degli Angeli, ed  escursione anche a Gabicce  incontro con gli azzurri delle Marche merenda a base di ciambella, vino acqua  e bibite ore 17 rientro a Cervia (Ravenna)  sbarco e proseguimento per il porto di Rimini fine della crociera ore 18 costo €30,00 a persona La motonave contiene 130 persone ma se si dovesse superare il numero abbiamo a disposizione un'altra motonave  alle stesse condizioni.

Prenotazioni entro il 2 settembre :3472318491-346 6829146- 347 4309838 oppure: berlusconiani94@gmail.com –  pdlfantinelli@gmail.com  -vincenzo.galassini@gmail.com

RACCOLTA FIRME PER I REFERENDUM GIUSTIZIA: VAI AI BANCHI, O IN COMUNE, O TELEFONACI. RACCOLTA FIRME A MASSA LOMBARDA, BRINI E FANTINELLI


E IO PAGO, DOVREMMO RISPARMIARE INVECE NAPOLITANO NOMINA 4 SENATORI A VITA 25.000 € AL MESE E TUTTO IL RESTO!

IL COLLE RIBALTA LA CONSUETUDINE E “REGALA” 4 SCRANNI A VITA. LA CARTA NE IMPONE 5 IN TOTALE ORA SIAMO A QUOTA 6 CON CIAMPI E MONTI

Ribaltata la consuetudine costituzionale -  Il Colle però con questa scelta ha un pò ribaltato la consuetudine costituzionale. La Carta infatti prevede la nomina di 5 senatori a vita in totale. La legge e la Costituzione in merito sono chiare. Il Senato a vita è un'onorificenza interconnessa con la più alta carica dello Stato. Vi si accede di diritto dopo essere presedenti della Repubblica, appena finito il mandato. Oppure si è nominati per iniziativa del Capo dello Stato e anche qui si può rifiutare come fecero Indro Montanelli e Francesco Cossiga. Il presidente può scegliere 5 senatori a vita tra gli italiani con meriti scientifici, sociali, artistici e culturali. E' incerto se 5 in totale, oppure 5 per ogni presidente, ma negli ultimi tempi l'interpretazione è di cinque senatori complessivi che siedono contemporaneamente a palazzo Madama. In questo momento in carica sono due, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti. Ecco cosa dice l'articolo 59 della Costituzione: "È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Figure, quelle scelte dal Colle, indubbiamente di altissimo profilo umano e professionale. Altrettanto indubbiamente, nelle loro dichiarazioni pubbliche hanno, chi più chi meno, espresso negli anni posizioni più vicine alla sinistra che alla destra. "Basta senatori a vita" - Ma la nomina dei senatori scatena anche polemiche feroci contro il "sistema della casta". Da tempo gli italiani chiedo l'abolizione della carica. Di fatto i senatori a vita hanno diritto per nomina ad uno stipendio da parlamentare e a un vitalizio. In un momento come questo cresce la rabbia per "i privilegiati". Così su facebook il parere è unanime: "i senatori a vita non servono a nulla, aboliamoli". Dello stesso parere è Enrico Mentana che sempre sul social network attacca il Quirinale: "Giorgio Napolitano (88 anni) nomina senatori a vita Abbado (80), Rubbia (79) e Piano (76), ma anche Cattaneo (51) e spiega che quest'ultima scelta è un tributo ai giovani (!). È lo stesso giorno in cui la disoccupazione giovanile arriva al 39.5% e tra gli occupati under 30 oltre metà sono precari. Non c'è niente da fare: sono due mondi diversi, incomunicabili, tendenzialmente antagonisti. La maggioranza assoluta dei giovani laureati in architettura non solo non sarà mai un Renzo Piano, ma neanche un architetto. Altro che Imu...". Insomma per "mitarglietta" regalare uno scranno a 4 "nominati" di cui 3 over 75 è uno sgarbo al mondo giovanile che arranca per trovare spazio. (I.S.)

BRISIGHELLA VENERDI 6 SETTEMBRE 2013 – MEMORIA STORICA DI BRISIGHELLA “I NALDI- GL ISPADA” I CARDINALI GAETANO E AMLETO GIOVANNI CICOGNANI UNA FEDELTA’ ALLE ORIGINI


venerdì 30 agosto 2013

“L’IVA NON SI TOCCA” E ALLE TOGHE: “LE MOTIVAZIONI SONO ALLUCINANTI”


BERLUSCONI RIVENDICA L’ABOLIZIONE DELL’IMU: “E’ MERITO MIO, HO MANTENUTO LE PROMESSE”. POI AVVISA IL PD:”NON MI FARETE FUORI CON UN VOTO
Silvio Berlusconi torna parlare. Lo fa nel giorno del suo successo personale dopo l'abolizione dell'Imu, ma anche nel giorno il cui la Cassazione lo indica nelle motivazioni del processo Mediaset come "l'ideatore della frode". Il Cav interviene a Studio Aperto e afferma: "Vi ricordate le promesse fatte in campagna elettorale? L’Imu è un primo passo importante, ma ora bisogna fare molto di più e nelle prossime settimane il governo deve dare una scossa per l’economia oppure saremo inchiodati ad una tendenza recessiva. O riprendiamo a correre o rischiamo di pagare un prezzo altissimo alla crisi. Ho ancora nelle orecchie gli sberleffi e gli attacchi che dovetti subire in campagna elettorale e ora é persino divertente constatare che i nostri avversari sono felici. A questi convertiti dell’ultima ora dico ’siete i benvenuti’ e agli italiani dico ’abbiate buona memoria e ricordate di chi é il merito".  Poi sul possibile aumento dell'Iva rassicura: "Non ci sarà". Il Cavaliere ha poi assicurato che il Pdl manterrà "una grande vigilanza sulla service tax" del 2014.
Non mi fate fuori con un voto - Poi Berlusconi definisce "allucinante" la sentenza Mediaset che lo ha condannato per frode fiscale e poi aggiunge: "Se pensano di eliminarmi con un voto parlamentare sarebbe una ferita profonda e allucinante per la democrazia". Insomma Berlusconi non molla e rilancia. L'avvertimento è chiaro: il governo Letta non deve aumentare l'Iva ad ottobre, come invece vorrebbe il viceministro dell'Economia Stefano Fassina. Ma Berlusconi mette in guardia tutto il Pd sul voto sulla decadenza da senatore: "C’è un caso della democrazia in Italia: se qualcuno pensasse di eliminare il leader del primo partito italiano, ovvero il sottoscritto, e questo venisse fatto sulla base di una sentenza allucinante e fondata sul nulla ci ritroveremmo in presenza di una ferita profonda e inaccettabile per la democrazia".


giovedì 29 agosto 2013

DISINFESTAZIONE ZANZARE CHI SE NE OCCUPA?


INTERROGAZIONE premesso che il problema dell’infestazione di zanzare tigre e non si ripropone costantemente e con forza ogni anno nonostante la disinfestazione attivata dal Comune e dai privati;
in netta controtendenza con quanto avviene nella città di Faenza in alcune zone marittime vedi Bellaria Igea Marina non vi è una zanzara; in questa cittadina la disinfestazione è affidata ad Hera che si occupa di farla sugli alberi e nei pozzetti per due volte. Interroga il Sindaco  per conoscere con quali criteri si è scelta la ditta che si occupa della disinfestazione; quante volte viene fatta la disinfestazione sugli alberi e nei pozzetti; se è stata interpellata Hera e nel caso se questa ha proposto trattamenti diversi rispetto al trattamento che invece viene fatto oggi dalla ditta incaricata; se non ritenga assolutamente necessario informarsi ed attrezzarsi nel più breve tempo possibile affinché anche Faenza venga liberata dal fastidioso ed in alcuni casi nocivo problema della infestazione di zanzare.


PIANO SOSTA: IL “CUORE” DELLA CITTA’ NON E’ QUELLO CHE CONVIENE AL PARTITO


            L’estate normalmente porta a conoscere nuovi luoghi e nuove prospettive ed in questo contesto è evidente l’appiattimento culturale del PD e l’applicazione di idee fallimentari. Così città grandi e piccole, belle e brutte, devono essere “deviate”, fatte blu a strisce, rese inagibili ed impoverite nei loro centri storici in una concezione del cittadino suddito che deve essere gabellato. Tutto questo senza cognizione della storia, delle reali necessità, dei reali contesti. Succede a Roma, succede a Firenze e così deve succedere a Cesena e ugualmente a Faenza e così sulla linea del renzismo più bieco anche a Marradi.
            Nelle mie incursioni faentine nelle calde giornate agostane molti mi fermano e mi chiedono del piano sosta, della viabilità, mi fanno presente la condizione di alcune zone dove vi erano giardinetti tranquilli dove i bambini giocavano senza timore delle macchine, oggi quelle zone sonoi assediate dai fuggitivi del piano sosta. Cosa farà l’Amministrazione comunale? Avrà preso coscienza anche di queste nuove difficoltà e delle nuove spese necessarie per mettere in sicurezza anche questi luoghi, vedi Piazza Dante? Altre preoccupazioni le vivono i residenti nella zona tra via Tolosano e Via Laghi che chiedono se è vero che verrà messo un senso unico, una zona tranquilla che non ha voglia di farsi “rivoluzionare”. Faenza non è Firenze, non ha bisogno del Piano sosta ha bisogno di un parcheggio che aspettiamo da vent’anni, era stato proposto all’ospedale ma non se ne è fatto di niente, era stato proposto in Piazza Rampi e non se ne è fatto di niente, era stato proposto nel seminario davanti all’Ospedale ma Sindaco e proprietà non riescono ad accordarsi su niente.
            Rimane la solita provocazione: liberiamo il centro storico dal Piano sosta ed invadiamo i parcheggi dei centri commerciali iper e supermercati con le macchinette dei gabellieri manfredi per far cassa e costruire un parcheggio degno di questo nome. Come? Si verifica se i parcheggi sono privati ad uso pubblico ed in tal caso il Comune regolamenta la sosta, inserendo disco orario o anche il pagamento, oltre a fare le multe per le auto fuori degli stalli. Sarebbe un criterio di equità, tutti pagano il parcheggio, anche nei centri commerciali, allo scopo di combattere l’inquinamento da traffico e concorrere al risanamento delle casse comunali. In questo modo il centro e il “fuori” centro sarebbero trattati allo stesso modo. Il Comune ci guadagnerebbe, mentre i cittadini pagherebbero equamente e non vi sarebbero discriminazioni commerciali.

FORZA ITALIA: PIANO SOSTA A FAENZA, NUOVE DIFFICOLTA’

E SE METTESSIMO A PAGAMENTO ANCHE I PARCHEGGI DEI CENTRI COMMERCIALI?
Raffaella Ridolfi, capogruppo di Forza Italia - Centro destra italiano, in consiglio comunale a Faenza torna a parlare del Piano sosta: "È evidente l'appiattimento culturale del PD e l'applicazione di idee fallimentari" quando "città grandi e piccole, belle e brutte, devono essere 'deviate', fatte blu a strisce, rese inagibili ed impoverite nei loro centri storici in una concezione del cittadino suddito che deve essere gabellato. Tutto questo senza cognizione della storia, delle reali necessità, dei reali contesti. Succede a Roma, succede a Firenze e così deve succedere a Cesena e ugualmente a Faenza e così sulla linea del renzismo più bieco anche a Marradi". "Nelle mie incursioni faentine nelle calde giornate agostane - prosegue la Ridolfi - molti mi fermano e mi chiedono del piano sosta, della viabilità, mi fanno presente la condizione di alcune zone dove vi erano giardinetti tranquilli dove i bambini giocavano senza timore delle macchine, oggi quelle zone sono assediate dai fuggitivi del piano sosta. Cosa farà l'Amministrazione comunale? Avrà preso coscienza anche di queste nuove difficoltà e delle nuove spese necessarie per mettere in sicurezza anche questi luoghi, vedi Piazza Dante? Altre preoccupazioni le vivono i residenti nella zona tra via Tolosano e Via Laghi che chiedono se è vero che verrà messo un senso unico, una zona tranquilla che non ha voglia di farsi "rivoluzionare".  Faenza non è Firenze, non ha bisogno del Piano sosta ha bisogno di un parcheggio che aspettiamo da vent'anni, era stato proposto all'ospedale ma non se ne è fatto di niente, era stato proposto in Piazza Rampi e non se ne è fatto di niente, era stato proposto nel seminario davanti all'Ospedale ma Sindaco e proprietà non riescono ad accordarsi su niente".  L'esponente di Forza Italia lancia poi una provocazione: "Liberiamo il centro storico dal Piano sosta ed invadiamo i parcheggi dei centri commerciali iper e supermercati con le macchinette dei gabellieri manfredi per far cassa e costruire un parcheggio degno di questo nome. Come? Si verifica se i parcheggi sono privati ad uso pubblico ed in tal caso il Comune regolamenta la sosta, inserendo disco orario o anche il pagamento, oltre a fare le multe per le auto fuori degli stalli. Sarebbe un criterio di equità, tutti pagano il parcheggio, anche nei centri commerciali, allo scopo di combattere l'inquinamento da traffico e concorrere al risanamento delle casse comunali. In questo modo il centro e il "fuori" centro sarebbero trattati allo stesso modo. Il Comune ci guadagnerebbe, mentre i cittadini pagherebbero equamente e non vi sarebbero discriminazioni commerciali".

TOLTA L’IMU! GRAZIE GRANDE PRESIDENTE BERLUSCONI


"Bene il passo di oggi sull’abolizione del’Imu su prima casa e agricoltura, secondo un impegno richiesto dal Presidente Berlusconi. Ora vigilare sulla futura service tax, per evitare che ciò che è uscito dalla porta possa rientrare dalla finestra."


mercoledì 28 agosto 2013

NUOVO BLOG DI GIANGUIDO BAZZONI

INIZIA IN QUESTI GIORNI UN NUOVO BLOG DEL CAPO GRUPPO PDL IN REGIONE EMILIA-ROMAGNA


ISCRITIVI A DESTRA, NELLA NEW LETTER, RICEVI NOTIZIA DELLE NUOVE NOTIZIA IN USCITA


SULLA NAVE AZZURRA IL 7 SETTEMBRE A CERVIA S’IMBARCA ANCHE UNA DELEGAZIONE DI FORZA ITALIA FAENZA


"Salpiamo alla volta di Forza Italia". Con queste parole la Capogruppo in Consiglio Comunale Raffaella Ridolfi annuncia che sulla nave azzurra il prossimo 7 settembre a Cervia si imbarcherà anche una "nutrita delegazione di Forza Italia di Faenza" guidata proprio dalla capogruppo. In occasione dell'appuntamento organizzato da Azzurri '94 nell'ambito delle iniziative politiche che si svolgeranno a bordo per le ore 11, la Ridolfi sta organizzando una sessione di lavoro dedicata al prossimo appuntamento elettorale faentino del 2015. Saranno convocati al tavolo i dirigenti faentini di Forza Italia "e i think tank per l'elaborazione della strategia politico programmatica organizzativa ed individuazione dei profili dei candidabili alle prossime elezioni di Faenza."  "L'obiettivo è di partire con le alleanze e la campagna elettorale in tempi adeguati - dichiara la Ridolfi - sapendo che una compagine politica che intende presentarsi per governare la città deve dare idee di sviluppo ad un territorio fortemente in crisi. Un working progress che vedrà gli azzurri faentini impegnati in un importante lavoro di squadra, per liberare Faenza dall'immobilismo di una sinistra dissoltasi nell'omologazione renzista che sa dare solo poche idee standard e soluzioni preconfezionate, come il piano sosta, e che tanti danni e tante macerie ha regalato alla città, vedi: Terre Naldi, Centro Servizi Merci, scuola Don Milani, Ospedale degli Infermi."

SUCCCEDE A FAENZA……….


martedì 27 agosto 2013

E IO PAGO: RAVENNA 2019 “SPESI 900MILA EURO E RACCOLTE POLEMICHE” CANDIDATURA STRONCATA. E LIQUIDATA IN POCHE RIGHE DALLA STESSA SINISTRA, SU “REPUBBLICA”


Stroncatura d'autore per la candidatura di Ravenna a Capitale europea della cultura per il 2019. Arriva dalle pagine del Venerdì di Repubblica, e dall'autorevole firma di Leonardo Coen. Il giornalista passa in rassegna le candidate mettendone in evidenza i punti di forza e gli elementi di debolezza. E la città bizantina viene liquidata così: «Ravenna ha speso sinora novecentomila euro, ma ha raccolto polemiche per le iniziative "troppo provinciali" e per il fatto che non rientra nelle diciotto città italiane più visitate dai turisti». In realtà la stroncatura non entra nel merito delle "tracce" tematiche scelte per sviluppare il dossier, ma si limita alle critiche mosse a livello locale. La mancanza di consulenti blasonati o di testimonial vip, però, fa il resto. Mentre si avvicina l'ora dei primi verdetti: la prima "scrematura" inizia il 20 settembre, data di presentazione dei dossier di candidatura. I progetti saranno esaminati e scelti da una commissione mista (sette membri nominati dall'Europa, sei dal governo italiano). A novembre arriverà la sentenza, che ridurrà la rosa a un massimo di cinque città. Tra il 2014 e il 2015, infine, l'incoronazione. Ravenna poi, non potrebbe contare sugli appoggi politici di Pisa («uno pensa subito al premier Enrico Letta, pisano doc... che tuttavia è stato eletto nella Marche, e qui entra in ballo Urbino», scrive Coen) o delle le pugliesi Lecce e Taranto (Nichi Vendola). Fra le favorite la penna di Repubblica vede L'Aquila(«punta sulla ricostruzione ») e Taranto («sulla rinascita, per uscire dall'incubo Ilva»), entrambe con «grosse motivazioni emotive e collettive ». Siena «punta sulla bellezza e l'innovazione. Sulle strette sinergie con Firenze e la Toscana». Le grandi città, Torino e Venezia, «hanno dalla loro infrastrutture ed immensa esperienza». Molto quotata appare Pisa, «che ha scelto quale tema guida quello della navigazione (il passato da grande repubblica marinara), valore ben radicato nel senso contemporaneo di una cit tà che ha inventato l'informatica e accolto il primo festival internet italiano». Matera, città con cui peraltro Ravenna si è "gemellata", è vista da Coen - e non solo da lui - come «una delle favorite: ha chiamato come consulente Charles Landry, l'ispiratore del movimento globale per la rinascita degli spazi urbani, basato sul concetto di infrastruttura creativa della città. I Sassi sono patrimonio Unesco dell'umanità. Coordinatore del progetto è Paolo Verri, già direttore del Salone del Libro di Torino». Nell'excursus di Leonardo Coen merita una menzione anche «la piccola Urbino, la città di Raffaello». Piace l'idea di «contribuire a un nuovo Rinascimento europeo», ma anche di ergersi a simbolo delle piccole città, «con un modello di sviluppo a matrice culturale e a cemento zero”.

SINISTRA CODA DI PAGLIA


Il problema è l'ambiguità e l'ipocrisia di una sinistra che ancora una volonta non si dimostra all'altezza di proporsi come guida del Paese.  Sull’Imu il Pd nicchia, ma il centrodestra tiene duro
Abbiamo un problema, e non è l'ingiusta condanna inflitta a Silvio Berlusconi. Il problema è l'ambiguità e l'ipocrisia di una sinistra che ancora una volta non si dimostra all'altezza di proporsi come guida del Paese. Se pensiamo che in queste ore da quelle parti stanno pensando, in caso di caduta di Enrico Letta, di continuare a governare con qualche scarto del Pdl o transfuga di Grillo, viene solo da ridere. Se immaginiamo che sempre da quelle parti c'è chi teorizza che l'alleanza col Pdl dovrebbe continuare come se nulla fosse anche dopo un voto del Pd a favore dell'espulsione di Silvio Berlusconi dalla politica, vengono i brividi. Perché i casi sono due: o si sono bevuti il cervello o pensano di avere a che fare con un branco di idioti. In verità la cosa non sorprende. Sono diciotto anni che gli eredi del Pci mancano gli appuntamenti con la storia, anche quando il destino glieli offre su un piatto d'argento. E l'occasione che hanno per le mani questa volta è addirittura d'oro, roba da fare bingo. Basterebbe riconoscere l'anomalia giudiziaria che ha portato alla condanna di Silvio Berlusconi e porsi come garanti dell'autonomia della politica e della democrazia. Basterebbe dire: noi non votiamo per la decadenza da senatore del leader di un grande partito, per di più nostro alleato di governo. Avrebbero la possibilità e gli argomenti per farlo, acquistando così per la prima volta credito e rispetto, dando senso concreto alla parola «responsabilità» molto di moda in queste ore.
Dubito che Epifani e soci arriveranno a dimostrare tanto coraggio e lungimiranza. Perché sono uomini deboli, perché sono ancora schiavi della cultura comunista usa a fare fuori gli avversari per via giudiziaria, perché sono succubi di quel mostro giudiziario da loro stessi allevato e per anni coccolato non senza un buon ritorno in termini di immunità. Così prevale ancora una volta l'odio personale, l'illusione, come fu nel '94 con Mani Pulite, che si possano raggiungere utilizzando strumenti giudiziari obiettivi politici altrimenti negati per via elettorale. Lo stesso errore che si ripete, e ogni volta per la sinistra va peggio di prima. E sarà così anche questa. Il Pdl sopravviverà (e forse si rafforzerà) all'arresto di Berlusconi. Il Pd, salvo un ravvedimento in extremis, no. 



GOVERNO LETTA DECRETO DEL FARE: CON UN GOVERNO COSI’ LE IMPRESE SE NE ANDRANNO PER SEMPRE


«Una notizia che parrebbe fantascientifica se non fosse reale, addirittura sancita dal Decreto del fare che è entrato definitivamente in vigore. Un danno incalcolabile per il settore open air, di cui il Veneto è l’assoluto protagonista europeo con 20 milioni di presenze sui 61 milioni che fanno della nostra regione la principale realtà turistica italiana. Con un governo così, le imprese se ne andranno per sempre». È il duro e amaro commento del presidente della Regione Veneto,Luca Zaia, alla notizia della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del Decreto del fare che contiene norme che rendono indispensabile l’autorizzazione urbanistico-edilizia per la collocazione all’interno dei campeggi di unità mobili. «Come Regione faremo immediato ricorso – annuncia Zaia – impugnando di fronte alla Corte Costituzionaleuna legge devastante per l’economia del Veneto, in cui il settore del turismo all’aria aperta rappresenta il 27 per cento delle presenze e dà lavoro a 13 mila addetti. Rendiamoci conto della follia: il titolare di un campeggio dovrà dimostrare, caso per caso, che questi mezzi mobili di pernottamento sono autorizzati, attraverso gravose pratiche, peraltro impossibili da svolgere in tempi medi, a essere utilizzati o abitati. Come se non bastassero già le centinaia di adempimenti da rispettare per chiunque voglia avviare un’attività imprenditoriale, anche minima…». Per il presidente del Veneto «siamo l’unica Regione e l’unico Stato d’Europa con una legislazione del genere. Mi chiedo se in Parlamento e nei ministeri, quando legiferano, pensano a quel che fanno e alla disastrose conseguenze che le loro magnifiche idee producono, attraverso norme prive di alcun senso, su una economia reale che sta cercando faticosamente di fronteggiare la principale crisi economica dal dopoguerra. E tutti sappiamo, basta leggere i giornali, quali danni la crisi internazionale abbia prodotto sul settore turistico». Se il Decreto del governo voleva dare una spinta agli investimenti, ecco per Zaia il risultato concreto: «i campeggi stanno sospendendo gli ammodernamenti programmati e stanno disdettando le unità mobili di pernottamento già commissionate. Altro che Decreto del fare, qui si disfa quel poco che la crisi aveva lasciato intatto».


lunedì 26 agosto 2013

PRONTI A PARTIRE……..PER FORZA ITALIA PRENOTATI



INGROIA IN TRIBUNALE

APPRODA IN TRIBUNALE LA CAUSA PROMOSSA DAI LETTORI DEL GIORNALE CONTRO L’EX MAGISTRATO INGROIA SULLA NASCITA DI FORZA ITALIA. CAUSA PATROCINATA DALL’AVV. LIBORIO CATALIOTTI. HANNO ADERITO IN TANTI ANCHE RIDOLFI, GALASSINI, BAZZONI…

Causa 2134, iscritta presso il Tribunale di Roma con udienza prevista ai primi di gennaio. L'avvocato reggiano Liborio Cataliotti ha dovuto faticare non poco per iscrivere a ruolo la causa: «Dal Guatemala a Palermo passando per la Val d'Aosta racconta l'avvocato al Giornale Ingroia in questo anno è stato dappertutto. Non è stato facile perché la giurisprudenza ha delle disposizioni precise per le cause contro i magistrati». Ma adesso, dopo la fallimentare esperienza politica e il flop elettorale, Ingroia non è più magistrato. «Così abbiamo potuto iscrivere la causa a Roma che è il luogo dove l'accusa di Ingroia ha avuto la maggior enfasi e dunque il maggior danno». Qual è l'oggetto del contendere? Il 29 novembre 2012 in un articolo sul Fatto quotidiano l'allora pm presentava, in un articolo, un capitolo del suo libro «Io so» una tesi choc, ma ampiamente smentita dalle indagini: «Forza Italia è nata da interessi di Cosa nostra con dell'Utri». Un'accusa infamante, che fece sobbalzare in pochi giorni migliaia di simpatizzanti azzurri, di ex dirigenti, di parlamentari eletti nelle fila del movimento politico che rivoluzionò la politica nel '94 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Ma c'è di più: Ingroia aveva anche sostenuto che tutta la produzione legislativa successiva di Forza Italia nasceva con questo scopo. «Preconcetti assurdi e infamanti nei confronti degli oltre 8.500 simpatizzanti che hanno spontaneamente protestato e aderito ala causa civile diventando de facto i primi supporter della nuova Forza Italia di imminente rinascita», insiste Cataliotti che spiega come Ingroia abbia ammesso egli stesso come quella tesi non fosse sostenuta da nulla. «Sconfessata da indagini e inchieste: la magistratura non ha mai trovato nulla di nulla a favore di questa accusa, Ingroia ne era consapevole in quell'articolo, ma era fermo nel ribadire che si trattava comunque di una verità storica anche se sconfessata dalle indagini». Ingroia dovrà così comparire davanti al giudice e produrre le prove di quelle affermazioni mentre il giudice fisserà i termini per le richieste istruttorie delle parti. Nel procedimento resterà sub judice soltanto il primo aspetto, cioè l'accusa della nascita favorita da un patto con Cosa nostra perché il procedimento a carico di dell'Utri dalla Cassazione alla Corte d'Appello è ancora in atto. La seconda accusa, quella della produzione legislativa influenzata dai pizzini di picciotti e boss invece andrà avanti più spedita. In caso di condanna Cataliotti ha detto di aver lasciato una richiesta indeterminata di risarcimento: «Che comunque andrà devoluta in beneficenza».

E INTANTO IL PAESE BRUCIA.


Questo Governo – così come, del resto, quello che lo ha preceduto – è conseguenza di un’operazione politica voluta e diretta dal Presidente della Repubblica. E’ un Governo «anomalo»: dopo quello di Monti, infatti, è il secondo dei due governi presidenziali di una Repubblica che solo formalmente è parlamentare. Letta e la sua compagine ministeriale sono il risultato di una maggioranza delle larghe intese imposta da Napolitano allo scopo di riformare la costituzione in senso presidenziale introducendo un nuovo sistema elettorale ad hoc. E tutto questo senza alcuna legittimazione popolare. Si tratta di una svolta autoritaria, di un autentico tradimento rispetto ai padri costituenti che potrà esser bloccato solo dalla fine di questa legislatura. E già questa sarebbe una buona ragione affinché essa finisca rapidamente. Diciamolo però con franchezza. In realtà “le larghe intese” non sono mai nate e ci stiamo avvicinando semplicemente alla conclusione di qualcosa che è rimasto solo a livello embrionale: un aborto terapeutico leggi tutto l’articolo  http://www.byoblu.com/post/2013/08/24/intanto-il-paese-brucia.aspx#more-15671
E intanto il Paese brucia.

sabato 24 agosto 2013

PONTELUNCO GRAVISSIMI ERRRORI DI PROGETTAZIONE: RIDOLFI E GALASSINI

Corriere di Ravenna Faenza-Lugo e Imola
Direttore responsabile: Pietro Caricato
Pagina 11 Venerdi 23 Agosto 2013
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«MEGLIO CHIAMARE L’ESERCITO» MA IL COMUNE DIFENDE LA SCELTA
di FRANCESCO DONATI
BRISIGHELLA il. protrarsi dei lavori per il  rifacimento del Ponte Lungo alle porte di Brisighella, che di fatto interrompe la viabilità sulla strada provinciale 302, costringe lido gli automobilisti a soluzioni alternative disagiate, apre a una nuova, vibrante polemica in relazione alla gestione dell'intera operazione. 11 cantiere, operativo dai 10 giugno, doveva chiudere il 1.5 settembre, ma sopravvenute complicazioni di carattere tecnico ne hanno finora prorogato il ripristino fino a metà ottobre, quando peraltro dovrebbe essere attivata una sola corsia (centrale), mentre per il completamento si parla dì dicembre. H condizionale è d'obbligo perché la. Provincia deve ancora stilare un nuovo crono programma dell'intervento e «lo farà solo la prossima settimana. », spiega l'assessore brisighellese Franco Spada, che si è occupato della viabilità alternativa. Ma se finora i disagi sono stati assorbiti dalla popolazione con tacita rassegnazione, per via di tempi tutto sommato limitati, il prolungamento provoca reazioni a catena sia politiche che civili. Isolamento della valle del La.mone, danni alle attività economiche e commerciali, consumi maggiorati di carburante, viabilità secondaria sovraccarica e in progressivo deterioramento, pregiudiziali su iniziative e manifestazioni che potrebbero risentirne e non solo a Brisighella (sagre di novembre), ma nell'alta valle a Marradi (sagra e stagione delle castagne): sono le principali motivazioni che generano protesta. A sollevare aspre critiche è Rodolfo Ridolfi, coordinatore regionale dei Pdl e Azzurri per Forza Italia: «Sono sati fatti. gravi, errori. di valutazione e progettazione, tutti
questi disagi si potevano evitare. Vi sarebbero state le condizioni per chiedere l'intervento dell'Esercito, un'opzione che presumo non sia stata pienamente valutata o percorsa. In situazioni a-. naloghe sono stati montati in pochissimo tempo dei ponti Bailey, che poi. possono essere tolti, ma garantiscono la viabilità ed evitano parecchi disagi. L'Esercito è preposto a interventi del. genere, sono convinto che non vi sarebbero stati problemi, e tra l'altro con costi irriso-. ri perché trattasi di una pubblica necessità inevitabile. Almeno si. poteva provare». Rincara Vincenzo Galassini, consigliere provinciale FORZA  ITALIA: «il sindaco ha chiesto scusa, ma. i costi del ponte saranno superiori ai 2 milioni e mezzo annunciati, ai quali occorre aggiungere quelli per la viabilità alternativa, compresa la manutenzione successiva sulle strade deviate che stanno diventando dei colabrodi». I due esponenti politici parlano anche di «calo degli affari nel commercio, in tutta la valle, con punte addirittura del 70 per cento, e chiusura di ristoranti. Sì dovevano prevedere nel. cantiere turni continuativi. di 21: ore, anche per sopperire all'incognita  maltempo che potrebbe prorogare ulteriormente la riattivazione». Secondo Spada «si. sta facendo strumentalizzazione politica: siamo sicuri che le attività chiudono per via del ponte e non per la crisi generale? In merito all'Esercito, ci avevamo pensato, ma è stato valutato che non è possibile gettare un ponte Bailey parallelo, perché ci sono le case. Credo che quanto attuato sia la migliore soluzione possibile. Attualmente i lavori proseguono, speriamo di incontrare una stagione favorevole. Per la vendemmia, e la campagna. dei kiwi abbiamo previsto alcune deroghe alla viabilità alternativa per i  trasportatori, che comunicheremo  a breve. Se errori di. progettazione ci sono stati, risalgono al 2005 (Sindaco Sangiorgi) quando fu programmato il tutto». Riproduzione autorizzata licenza Ars Promopress 2012

ANCORA SU PONTELUNGO


PERDERE TEMPO: LA STRATEGIA CHE PIACE AL PD E A NAPOLITANO E CONVIENE A BERLUSCONI


Tra le tante strade che si prendono in considerazione per salvare Silvio Berlusconi c'è anche quella - tutt'altro che trascurabile - della perdita di tempo. Prendere tempo, perdere tempo potrebbe essere un'exit strategy che piace anche al Pd. Anche tra i democratici, secondo quanto scrive Il Fatto, c'è chi si comincia a convincere che guadagnare un po' di tempo non è una cattiva idea. Non si tratta di rinviare, come pure era trapelato, la legge Severino davanti alla Corte Costituzionale perché ne verifichi la legittimità costituzionale, quanto piuttosto di "tirare per le lunghe" la discussione sulla decadenza davanti alla  Giunta per elezioni del Senato. Dopo tutto, lo stesso senatore piddino Giorgio Tonini, in un'intervista a La Stampa giovedì 22 agosto, ha detto che la Giunta "ha il dovere di garantire un approfondimento serio, una discussione che non lasci il dubbio di una decisione affrettata".E sempre da sinistra Luciano Violante, dalle colonne di Repubblica, ha detto che "Berlusconi deve avere tutte le possibilità di difendere le proprie ragioni". Il tempo di arrivare a fine ottobre. "Tra la bocciatura della relazione di Andrea Augello il 9 settembre, la nomina di un nuovo relatore, audizioni e discussioni in punta di diritto si può arrivare tranquillamente alla fine di ottobre", scrive il Fatto. A questo punto non sarà più possibile andare al voto nel 2013 (chiudere la finestra elettorale d'autunno è ovviamente pure l'obiettivo di Napolitano che vorrebbe arrivare almeno all'approvazione di una nuova legge elettorale prima di sciogliere le Camere)  ma la prospettiva delle elezioni è rinviata almeno fino alla primavera del 2014. In questo modo "le probabilità di una crisi al buio sarebbero minori anche in caso di cacciata del Cavaliere  da Palazzo Madama. A questo punto Napolitano potrebbe anche sbilanciarsi su una commutazione dell'intera pena, compresa quella accessoria". La strategia della perdita di tempo, di rinunciare al voto subito, evitando l'irritazione di Napolitano potrebbe quindi tornare utile anche a Berlusconi... Da Libero

25 LUGLIO 1943 SETTANT’ANNI DA QUANDO CI SIAMO LIBERATI DAL FASCISMO: QUELLO CON I TRIBUNALI SPECIALI FACEVA FUORI GLI AVVERSARI POLITICI! DAL COMUNISMO, CHE TUTTI SANNO E’ STATO, E’, E SARA SEMPRE SENZA DUBBIO MOLTO PEGGIORE, NON CI LIBEREREMO MAI?


venerdì 23 agosto 2013

FORZA SILVIO, FORZA ITALIA!


ANALOGIE STEPRA (Ra) SAPRO (Fo) MA NESSUNO A RAVENNA E’ RESPONSABILE (PER ORA?). ENNESSIMO APPELLO!


Come può ridursi la provincia di Ravenna che per quattordici anni getta i soldi. di tutti- in un pozzo senza fondo? Il capitale iniziale di STEPRA versato di 2.260.000 (99,95%) di proprietà interamente pubblica (Camera di Commercio, Provincia di Ravenna, quindici Comuni) ha portato a una “voragine” di quasi 30.000.000 di euro, da pagare!  A mio parere si annida un “mostro finanziario”, così lo definirebbero gli investigatori nel caso fossero incaricati di controllare ma che si guardano bene gli amministratori di portare i “libri contabili” in Tribunale come richiesto da Forza Italia in consiglio provinciale a Ravenna. La stessa cosa è capitata nella vicina Forli con Sapro, (stesso tipo di società, stessi investimenti) il debito è il triplo e l’indagine giudiziaria per ora sfiora soltanto la politica (tre assessori nei guai) ma sono altre le responsabilità. Il sistema Sapro a Forlì (forse un metodo della sinistra) viene ancora oggi difeso  a spada tratta dagli amministratori dell’epoca e oggi, Forlì come  a Ravenna. Faceva forse comodo, persino alle banche, che speravano di riscuotere a tasso maggiorato e oggi si trovano a vantare un credito sproporzionato e forse ora non ha per finanziare le aziende. Certo, i terreni sono in vendita: ma i loro prezzi erano gonfiati prima della crisi, figuratevi oggi. Quello che entreranno in cassa non serve a lenire una beffa terribile. Soldi bruciati (Camera Commercio, enti locali, Regione, Europa) purtroppo i nostri, probabilmente per sempre, da una Provincia, dalla Camera di Commercio dai comuni che li hanno sprecati quando ancora l’economia girava. E’ questa la responsabilità di ex DS ed ex DC che ancora oggi riempiono le caselle del potere provinciali con lacci e laccioli così evidenti. Come farebbe comodo adesso, in tempi così gravi,  non c’è un soldo, quel tesoro di trenta milioni (40 miliardi delle vecchie lire) persi per un pazzo monopolio. Ne basterebbero cinque di quei milioni per accomodare le scuole (le più necessarie) o qualcuna delle tante strada dissestate. Intanto le imprese chiudono, emigrano, non riescono a ottenere credito, e tanti giovani si devono scordare di accendere un mutuo.
La sinistra ravennate, è sempre stata chiusa nel suo essere di superiorità non mai accolto, dico una volta, le nostre proposte di nessun genere anzi hanno sembra preferito una politica di massima spesa, intervenendo in tutti settori anche di non sua competenza (come la lottizzazione di terreni industriali e altro), ma rilevatasi di corto respiro e in crisi maggiore rispetto ad altre zone, non hanno accolto la politica infrastrutturale (vedi E55) e la politica urbanistica da noi proposta.
 Rivolgo nuovamente ancora un appello, oltre all’ interpellanze e ordine del giorno presentato ma intorno  vedo  un grande silenzio, mettiamoci attorno ad un tavolo, lasciamo a parte i grandi progetti (infiniti piani di studio voluti dagli enti locali, associazioni, categorie, imprenditori, che ci sono costati anche questi un pozzo di euro) per una visione “celestiale” che non esisterà più per i prossimi trent’anni e rivediamo, insieme, visto che si tenta di governare a livello nazionale, con quel poco che possono ancora indicare  le Province. Stiamo con  i piedi per terra” proviamo ad indicare le poche opere necessarie per il rilancio della Provincia di Ravenna, abbandonando i tanti  “mega progetti“ del passato per volere il bene “comune” e prospettive per tutti e quando ci saranno le risorse ripartire immediatamente, bloccando le nuovo lottizzazioni, le mega strutture, ancora proposte dagli enti locali.
Auspico che ha forza di insistere l’appello possa essere accolto!
Ravenna ha già pagato abbastanza, ora tocca ai veri responsabili e, su questa battaglia continuerò ad ogni livello possibile, statene certi!. Forza Italia Consiglio Provinciale Ravenna Vincenzo Galassini




PONTELUNGO CON IL PROLUNGAMENTO LAVORI A FINE ANNO: ULTERIORI SPESE PER LA STRADA COMUNALE DEL MOLINO DEL ROSSO

Uno degli “effetti collaterali” che più peserà sul Comune di Brisighella per i lavori in corso al Ponte Lungo di Brisighella è la situazione di via Mulino del Rosso. Questa stradina di campagna è stata scelta da tanti automezzi come scorciatoia (più rapido che passare da Sarna) per arrivare a Brisighella.
Il problema è che la strada non era assolutamente adatta per reggere una simile quantità di traffico ed è stata letteralmente “devastata” causa l’aumento causato dal blocco deciso dalla Provincia. In particolare le curve sono massacrate, ma l’intero tracciato è sbrecciato, deformato e rovinato. Altre spese per il Comune di Brisighella.



giovedì 22 agosto 2013

CON.AMI FELICI, CONTENTI, SORRIDENTI, SINDACI E AMMINISTRATORI: MENTRE . I SOLDI DELLE NOSTRE ACQUE CONTINUANO A FINIRE NELL’AUTODRAMO DI IMOLA!


L'Assemblea dei sindaci dei 23 Comuni che costituiscono il CON.AMI (Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale) nella seduta odierna ha provveduto, alla nomina di Stefano Manara quale presidente del CON.AMI ed alla surroga del posto lasciato libero dallo stesso Manara, con la nomina a consigliere di Stefano Cassani (39 anni). Stefano Manara (45 anni), già componente del cda di CON.AMI dal 2009, sostituisce alla presidenza Daniele Montroni, che ha lasciato la carica di presidente del Con.Ami una volta eletto al Parlamento nelle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio scorso nelle file PD.
La proposta di nomina è stata fatta da Daniele Manca, (PD) presidente dell'Assemblea dei sindaci e sindaco del Comune di Imola, ente che detiene oltre il 66% del CON.AMI base agli indirizzi definiti nella delibera approvata dal Consiglio comunale di Imola il 26 giugno scorso (n.78) avente per oggetto: "Approvazione degli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentati del Comune presso Enti, Aziende ed Istituzioni". L'attuale Consiglio di amministrazione del CON.AMI risulta pertanto così composto: Stefano Manara, presidente; Mauro Casadio Farolfi, vice presidente; consiglieri: Daniele Bassi, Stefano Cassani, Giuseppe Cenni, Erik Lanzoni, Augusto Machirelli, Giorgio Sagrini, Paolo Sartiani. Questo cda rimarrà in carica fino alla naturale scadenza nella primavera del 2014 la nomina attuale era avvenuta nel 2009. L'Assemblea ha inoltre designato il presidente CON.AMI Stefano Manara componente il Consiglio di amministrazione di Hera spa, a seguito delle dimissioni del consigliere Daniele Montroni. Ricordiamo che il CON.AMI è il terzo azionista di Hera Spa, con il 7,37% del pacchetto azionario. I 23 Comuni che compongono il CON.AMI - fra cui i maggiori sono Imola, dove ha sede e Faenza - sono posti nelle Province di Bologna, Ravenna , Casola Velsenio, Brisighella, Riolo Terme "Le nomine effettuate tengono conto dei requisiti di competenza ed esperienza in campo industriale e manageriale” afferma il sindaco di Imola.  Alla selezione pubblica per Con.Ami, sono arrivate 14 disponibilità: Bassi Giampiero, Becca Mauro, Castronuovo Antonio, Donati Mauro, Gaiani Massimo, Manara Stefano, Marchesi Maurizio, Miranda Brigida, Picaro Raffaele, Ricci Francesco, Rinaldi Ceroni Pier Giacomo, Cardelli Nanni Francesca, Cassani Stefano, Ponzi Stefano. Altro che passo importante, altro che professionalità, a Imola continuano come sempre le nomine politiche, afferma il consigliere Carapia  PDL di Imola contro le scelte del sindaco Manca , e come tutti noi conosciamo bene. “Non c’è nessuna volontà politica di cambiamento, sta andando in scena il solito teatrino di cui conoscevamo già il canovaccio con le stesse facce e gli stessi modi”. .Un sistema consolidato che avviene a Imola come in Provincia di Ravenna. Ricordiamo una delle tante nostre lotte, sperperare l’acqua delle nostre sorgenti, i relativi  “nostri soldi” sono finita nella “benzina dell’ autodramo di Imola” con i nostri sindaci ravennati, di  sinistra, sempre zitti!



BERLUSCONI: IO RESISTO! NON MOLLO. “RAVENNA E’ TUTTA CON TE”.


"Io resisto! non mollo. State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all’ultimo l’interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio".
Galassini - “Dinanzi ai numerosi e qualificatissimi pareri di giuristi, non di rado culturalmente assai lontani dal centrodestra, e che tuttavia esprimono dubbi e perplessità sulla legge Severino e sulla sua applicabilità al caso Berlusconi; e ancora, dinanzi a quanto emerge sulla stampa sull’animus, sui sentimenti e sull’approccio di chi ha giudicato il Presidente Berlusconi;dinanzi al vulnus che rischia di concretizzarsi non solo verso una persona, ma verso milioni di elettori che hanno diritto ad una piena rappresentanza politico-istituzionale; dinanzi a tutto questo, il premier Enrico Letta e il Pd non possono fare come Ponzio Pilato. Le conseguenze di una eventuale scelta pilatesca sono chiare a tutti.”


PRELIEVO DELL’8% SUI CONTI DI DEPOSITO DEGLI EUROPEI PER SALVARE LE BANCHE.


Berlino – Sabato scorso, durante la riunione tra i ministri delle Finanze UE sui metodi per aiutare le banche in difficoltà, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble ha proposto di effettuare un prelievo dell’8% sui depositi bancari per garantire la sopravvivenza delle banche in difficoltà, sostenendo che questa soluzione è la migliore poiché le perdite sarebbero molto più ingenti se le banche fallissero. Tuttavia i ministri delle Finanze di Francia, Gran Bretagna e Svezia temono che ciò possa provocare una corsa massiccia agli sportelli e preferiscono quindi che i paesi conservino maggiore libertà per decidere il da farsi al caso per caso, quando saranno confrontati con il problema.Il ministro delle Finanze tedesco ha ritenuto che le norme non possono variare in funzione delle situazioni, poiché ciò potrebbe creare un vantaggio competitivo a favore di determinate banche. Il contributo forzoso dei depositanti è stato un argomento tabu fino ai primi di quest’anno, quando è stato applicato il piano di salvataggio di Cipro. La soluzione adottata nell’isola mediterranea attraverso il contributo obbligatorio dei risparmiatori con depositi superiori a 100000 euro ha creato un precedente che fungerà da modello per il salvataggio delle banche in futuro. L’idea di Schauble non è nuova. Già nel 2011 il Boston Consulting Group aveva ritenuto che l’imposizione di una tassa del 30% su tutti gli attivi sarebbe stato l’unico modo per uscire dalla crisi dell’euro. Secondo alcuni economisti non ci sono altre soluzione che non quella di andare a prendere i soldi dove sono: sui conti dei risparmiatori. Tra il 2008 e il 2011, i contribuenti europei hanno dedicato oltre 4500 miliardi di euro cioé un terzo del PIL dell’UE al salvataggio dei paesi e delle banche.



martedì 20 agosto 2013

"Il testo Severino fa acqua. Dubbi sulla costituzionalità"

Il membro del Csm Zanon sulla questione della decadenza del Cav: "La Giunta sollevi  il problema. La questione non è Berlusconi ma i rapporti tra poteri in uno Stato di diritto"

Roma - «C'è più di un aspetto della legge Severino che può suscitare dubbi sulla sua costituzionalità. E sarebbe una buona cosa se la Giunta per le elezioni, che è titolata a farlo, sollevasse la questione di legittimità costituzionale, dando modo alla Consulta di pronunciarsi in materia».
Il professor Nicolò Zanon, membro del Consiglio superiore della Magistratura, e professore ordinario di diritto costituzionale all'Università Statale di Milano, proprio in questa veste, nel 2008, fu convocato dalla Commissione affari costituzionali della Camera che stava esaminando la possibilità di estendere l'incandidabilità dei condannati dai consigli comunali e regionali al Parlamento. «All'epoca feci presente i problemi che una simile estensione sollevava, su un piano puramente teorico perché il caso Berlusconi era molto di là da venire. Purtroppo, quando si è approvata nel 2012 la legge Severino, c'era un tale clima di indignazione per gli scandali della politica, dal caso Fiorito in giù, che nessuno osò ricordare che il mandato parlamentare è sottoposto a regole e tutele ben precise».
Quali regole e tutele sono a rischio?
«Quando venne fatta la “Costituzione più bella del mondo”, i padri costituenti si posero molto seriamente il problema di come evitare che poteri esterni, magistratura inclusa, incidessero sulla composizione delle Camere. Per questo vennero creati una serie di sbarramenti, che negli ultimi decenni sono stati indeboliti. Aprendo le porte al rischio concreto che sia la magistratura a decidere chi va eletto e chi no».
Di quali sbarramenti parla?
«Con l'eliminazione, nel 1993, dell'istituto dell'autorizzazione a procedere e - con impatto minore - con questa legge del 2012, si chiede in pratica alle Camere di prendere atto automaticamente delle conseguenze di atti giudiziari. La legge Severino è ovviamente prudente, e scrive che il Parlamento “delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione”, quindi lascia un margine di discrezionalità. D'altra parte non potevano scrivere altrimenti, visto che - purtroppo per chi non ama queste garanzie - l'articolo 66 sta scritto lì, proprio nella Costituzione più bella del mondo».
L'articolo 66 è quello che stabilisce che «ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità».
«Esatto. E non si può sostenere che quel giudizio sia semplicemente un atto dovuto: il Parlamento, in quanto organo politico, non è chiamato ad emettere atti dovuti. La Giunta prima e l'aula poi si esprimono in piena discrezionalità politica. Se l'articolo 66 non piace lo si cambi. Ma finché c'è serve ad evitare che sulla composizione delle Camere incidano altri poteri. Il fatto che la legge Severino sia così rigida nel prevedere un automatismo pone il problema della sua costituzionalità».
Molti esponenti politici e giuristi hanno sollevato anche la questione della retroattività, ossia della legittimità di applicare una legge rispetto a reati commessi prima del suo varo.
«Molti invocano una pronuncia del Consiglio di Stato nel 2013 sul caso di un aspirante consigliere regionale, che aveva subito una condanna anni prima. Secondo questa pronuncia l'incandidabilità non è un effetto penale della condanna, e dunque non si potrebbe applicare a questa sanzione il principio di non retroattività».
Il dubbio è risolto?
«Attenti, però: qui parliamo di Parlamento e non di Consiglio regionale. Avrei un dubbio molto serio: quando ho a che fare con effetti automatici ex lege su cui nessuno può intervenire c'è un effetto in senso lato afflittivo. Non è un effetto penale anche questo? Mi piacerebbe che la Corte costituzionale lo chiarisse».
Insomma, la sua speranza è che la Giunta per le elezioni del Senato ponga formalmente la questione alla Consulta?
«Io mi auguro che la Giunta, prima di distruggere un nuovo pezzo dell'autonomia delle Camere, che a questo punto rischia di venire data in mano ad altri poteri, rifletta se non sia il caso di chiarire i delicati profili costituzionali che sono stati sollevati. Ricordandosi che il problema in ballo non è Silvio Berlusconi e il suo destino politico, ma la questione fondamentale dei rapporti tra i poteri in uno Stato di diritto».