martedì 30 ottobre 2012

IL CUCCHIAIO NELLA BOTTE


FINO AD ORA E’ STATO FATTO POCO O NULLA PER RIDUERREW L’AMMONTARE DEL DEBITO PUBBLICO.
Perché il debito pubblico continua a crescere? A questa domanda si può solo rispondere con un'altra domanda: cosa è stato fatto, nei mesi scorsi, per ridurre l'ammontare del nostro debito? La risposta è molto semplice: nulla. Il governo Monti ha proseguito su una strada che è perfettamente congruente con la risposta a crisi precedenti da parte di altri governi italiani. Si è concentrato sulla riduzione del deficit (lo scostamento fra uscite ed entrate dello Stato a livello annuale). Ha messo nel mirino il raggiungimento dell'equilibrio fra i quattrini che lo Stato spende e quelli che ci preleva, nel 2013. 
Ma gli interventi posti in essere non sono andati nella direzione di un taglio al debito. L'idea di fondo è quella di svuotare l'enorme botte del debito pubblico, col cucchiaino dell'avanzo primario. Finanze pubbliche in ordine dovrebbero alleviare lo spread, giacché corrispondono a una maggiore «affidabilità» del Paese.
Il problema è che il debito pubblico è arrivato al 126% del Pil, sfiora i duemila miliardi. Il pareggio di bilancio è una forma di tutela della sanità del dibattito democratico: se a più spese oggi corrispondono più tasse oggi, i cittadini sono costretti, per così dire, a fare i conti con gli effetti delle scelte della classe politica.  Il pareggio di bilancio impedisce il formarsi di nuovo debito, ma non fa nulla per quello pre-esistente. Che può essere tagliato in un modo solo: con le privatizzazioni. Dismettendo le proprietà dello Stato, sarebbe possibile dare un «taglio netto» al debito: ridurlo del 5 o 10%, con ovvi benefici anche rispetto agli interessi che, sul debito, ci troviamo a pagare. 

ATTENTI A VOI CHE OGGI GIOIETE. SARETE STROZZATI NELLA CULLA. SERENAMENTE


PROVIAMO A FARE IL PUNTO DELLA SETTIMANA:
- Berlusconi ha fatto il passo indietro e non si candida più a Palazzo Chigi;
- Il tribunale di Milano ha fatto un altro passo avanti e lo condanna per Mediaset; 
- Il terremoto all’Aquila poteva essere previsto e le toghe condannano gli scienziati;
- Il sisma del Pollino era previsto ma diventa imprevisto e nessun giudice però ha parlato:
- L’Ilva di Taranto è pronta a partire, ma i giudici continuano a frenare; 
- Si incoraggiano la paternità e la maternità sine die, ma con le sentenze poi si levano i figli ai genitori troppo anziani.
Sono solo alcuni campi dello scibile di cui ultimamente si è occupata la nostra brillante magistratura. La situazione è sotto gli occhi di tutti: la classe politica sta cedendo il passo all’innovazione, resiste, ma la voce del barbiere è rivelatoria: «Dotto’, se ne stanno a annà. Tutti».  Lo stesso non può dirsi di una casta che ci sta sopra le teste e non ha intenzione di schiodarsi: la magistratura. Ha svolto ruolo di supplenza in alcuni momenti, non necessario, poi ha scambiato la supplenza per un posto fisso. Così la magistratura è diventata il centro di gravità permanente di un Paese che di gravità ne ha poca. I magistrati, inquirenti, giudicanti, civili, penali, tutti, sono diventati nell’ordine: potere legislativo, esecutivo, costituzionale, incostituzionale, manageriale, sindacale, spettacolare, deprimente, utile, inutile, salutare, nocivo. Non esiste Paese nel quale la magistratura abbia questa dimensione abnorme. O meglio, Stati dove i magistrati sono onnipotenti esistono: sono le dittature.  La giustizia amministrata dalla magistratura coincide perfettamente con i pensieri del satrapo di turno. Non c’è alcuna differenza tra la democrazia italiana e la dittatura di Bananas perché il tiranno cade, il politico viene mandato a casa, ma la magistratura in entrambi i regimi resta.  I Torquemada sono utili a qualsiasi sistema politico. Il problema è che nel Belpaese è stato fatto un ulteriore salto di qualità: i procuratori da soprassalto sono legibus solutus, al di sopra della legge al di sotto di qualsiasi possibilità di applicazione delle regole democratiche al loro gioco. Il Csm, il cosiddetto organo di autogoverno delle toghe, non governa niente, ma fa da terza camera del Parlamento.  Mentre tutti gli altri dipendenti pubblici hanno subìto decurtazioni di ogni sorta dello stipendio e i pensionati il cambio in corsa delle regole per il meritato riposo, magistrati che giudicano sui magistrati hanno stabilito che gli stipendi delle toghe non si toccano.  Siccome devono essere «sereni nel giudicare» la Consulta altrettanto serenamente ha deciso che il loro portafogli deve essere intoccabile.  Se la terza Repubblica nasce sotto l’insegna di questa casta, verrà strozzata nella culla. Serenamente. Mario Sechi - Il Tempo


sabato 27 ottobre 2012

BERLUSCONI UN GRANDE: AVANTI TUTTA, A CASA MONTI, ELEZIONI SUBITO



La conferenza stampa di Silvio Berlusconi ha tolto la tristezza a tutti i berlusconiani che hanno sempre avuto fiducia in lui dal 1994 ad oggi. Il Presidente ha avuto una grinta che ci ha fatto piacere, il Berlusconi che avuto il coraggio di dire la verità su tutti i problemi dell’Italia.
 Avanti tutta presidente siamo con te………

MAGISTRATURA POLITICIZZATA: CHIEDIAMO LA “CLASS ACTION” PER I DANNI PROVOCATI



Quanti punti percentuali costa ogni anno la magistratura italiana al PIL dell’Italia? E quanti diritti umani garantiti dalla Convenzione Europea, vengono violati quotidianamente dalla magistratura italiana? Quante aziende straniere non vengono in Italia temendo la paura di finire indagato da un giudice italiano.   Come possiamo difenderci avviare: una “class action”, ovvero una “nation action” una denuncia firmata dalla nazione intera (salvo  Repubblica-Santoro-Travaglio spa) contro una categoria le toghe per denunciare i danni fenomenali da loro perpetrati sia nel campo del Pil massacrato che in quello dei diritti umani calpestati, processi  che durano degli anni, distruggendo la reputazione della gente, senza trovare un colpevole o un innocente per tutto quello che succede a tutti i livelli (Berlusconi,Terremoto, Ilva, ecc. ecc.). Vi sembra giustizia questa?  Pensiamoci amici troviamo qualcuno che vuole prepararla? Avrà tantissime firme……….

Caro Vincenzo,
è una condanna politica, incredibile e intollerabile. E' senza dubbio una sentenza politica come sono politici i tanti processi inventati a mio riguardo. Ero certo di essere assolto da una accusa totalmente fuori dalla realtà. La sentenza di oggi è la conferma di un vero e proprio accanimento giudiziario e dell'uso della giustizia a fini di lotta politica. Ci sono molte prove della mia innocenza, due delle quali assolutamente inoppugnabili:
1) L'accusa mi vorrebbe socio di due imprenditori americani, uno dei quali io non ho mai conosciuto. Se io fossi stato socio di questi imprenditori sarebbe bastata una telefonata all'ufficio acquisti di Mediaset per far acquistare i diritti televisivi che questi due imprenditori volevano vendere, senza pagare tangenti.
2) Se fossi stato socio sarei subito venuto a conoscenza di una tangente così elevata versata ai responsabili del servizio acquisti, e non avrei potuto che provvedere al loro immediato licenziamento, visto che per quell'ufficio passavano 750 milioni di acquisti all'anno. Nessun imprenditore si sarebbe potuto comportare diversamente, permettendo di continuare a rubare ai danni della sua azienda e di se stesso.
2) Non c'è nessuna connessione assolutamente con la rinuncia alla corsa alla premiership nel 2013. Io e i miei avvocati ritenevamo impossibile una condanna qualsiasi in questo processo e infatti le motivazioni della condanna sono assolutamente fuori dalla realtà. Non si può andare avanti così: dobbiamo fare qualcosa. Quando non si può contare sull'imparzialità dei giudici, questo paese diventa incivile, barbaro, invivibile e cessa anche di essere una democrazia. E' triste, ma la situazione del nostro paese oggi è così.

PARMA: NON C’ERA IL MAXI BUCO:



“La nostra Amministrazione è caduta per la paura di un dissesto che in realtà non c’era e non c’è. Il problema era che non si potevano pagare i fornitori a causa del patto di stabilità, ma si poteva sfondare come ha fatto ad esempio Torino e come non ha fatto Parma, al pari di noi - conclude Bocchio -. Abbiamo ingiustamente pagato il patto di stabilità, i tagli e la crisi economica. Parma alla fine è riuscita a fare emergere la verità. Io sono certo che anche noi faremo altrettanto, per cui aspetto con serenità l’inizio del processo contabile davanti alla Corte dei Conti il prossimo 12 dicembre. In tutto quello che è successo c’è poi anche una precisa colpa dei vertici regionali e nazionali del PdL e della Lega Nord, che hanno permesso che una lotta politica venisse consumata sulla pelle della nostra città, senza fare nulla. Al di là della violenza politica e della sofferenza umana che abbiamo patito e che patiamo tutt’ora, mi chiedo: quanto male ha fatto tutto questo accanimento politico alla città, alla sua immagine e alla sua economia.

BAZZONI: GRANDE SODDISFAZIONE PER LA DELIBERA DEL CIPE



Ritengo che la decisione di stanziare i 60 milioni di euro per l’approfondimento dei fondali del porto, tanto attesa da tutta Ravenna, sia il fatto più importante che si è realizzato nella nostra città negli ultimi 10 anni. Con i fondali in grado di ricevere navi di tonnellaggio superiore il porto uscirà dalla fase di stallo degli ultimi anni ed avrà sicuramente uno sviluppo che corrisponderà alle nostre aspettative e sarà da traino per la ripresa economica di tutta la provincia.
Esprimo grande soddisfazione per la realizzazione effettiva di questa scelta, già decisa dal precedente Governo Berlusconi e da questo oggi onorata.  

INTERROGAZIONE FAVORIRE IL PARCHEGGIO PER I TURISTI



il comparto del turismo è in forte difficoltà di conseguenza anche l’indotto; Faenza non brilla certo per disponibilità di parcheggi in centro storico non avendo investito in costruzione di nuovi parcheggi; in centro storico sono pochissime le strutture di ricezione; la zona a traffico limitato inizia a partire dalla ore 8,00 del mattino; si sono già verificati diversi casi di multe imposte ad ospiti di Alberghi presenti in centro storico prima dell’inizio dell’orario di chiusura del centro storico. Considerato che questi provvedimenti se privi di qualsiasi opportunità e giustificazione sono un forte disincentivo alla frequenza del centro storico e delle poche strutture ivi rimaste; un Sindaco di una città limitrofa a Faenza rispetto ad un turista che si lamentava per la multa che gli era stata elevata non gli tolse la multa per non mortificare il proprio dipendete ma lo invitò a pranzo per fargli capire che i turisti erano graditissimi in quella città; considerato che il Sindaco non può portare a pranzo tutti i turisti scontenti per una multa ma può far capire che la città di Faenza è accogliente nei confronti dei turisti. Interroga  Il Sindaco e la Giunta Per conoscere: Se vi sono come in molte altre città accordi e permessi per i clienti di strutture di ricezione presenti nel centro storico e nel caso non vi fossero se intende attivarli; quali sono i motivi che hanno portato all’elevazioni di multe alle ore 7,30 del mattino ai clienti di alberghi situati in centro.         Raffaella Ridolfi

IL COMUNE DI FAENZA ASSUME TRE ASSISTENTI SOCIALI



... ma solo attraverso la mobilità tra Enti. Non sarebbe meglio che si istituisse subito un servizio unico all'interno dell'Unione di Comuni?

LEGGI BANDO



venerdì 26 ottobre 2012

FAENZA FIERE: QUALE SITUAZIONE?


Raffella Ridolfi  premesso che: Non risulta che sia stata ancora trovata una soluzione per garantire il regolare svolgimento delle fiere che normalmente si tengono a Faenza visti i deficit strutturali della fiera oggi esistente; il termini di metà dicembre è assai vicino e le ipotesi messe in campo appaiono ancora molto fumose;  nel frattempo in città c’è viva preoccupazione per la perdita delle fiere soprattutto in coloro che grazie alle fiere avevano un indotto non trascurabile in un momento di crisi economica come questo.  Interroga  Il Sindaco e la Giunta  Per conoscere: se corrisponde a verità che si starebbe tentando di trovare un accordo con alcuni soggetti per la cessione di terreni in cambio di lavori per la messa a norma del Palazzo delle Esposizioni oppure per adattare a mettere a norma un capannone industriale e del caso quali sarebbero i termini della trattativa quali terreni sarebbero interessati, quali soggetti e per quali lavori, se i terreni di Terre Naldi fanno parte della partita.


ANTIPOLITICA……CHISSA’ PERCHE’ VA COSI DI MODA










PILLOLE di Vincenzo Galassini


BERLUSCONI: PROVO UN GRANDE DISPIACERE
La scelta di non ricandidarsi da parte di Silvio Berlusconi è un gesto nobile, ma mi rattrista profondamente, il Paese sta vivendo un momento di grande difficoltà ed ha bisogno delle sue indiscutibili capacità. Auspico e ritengo che il ritiro di Silvio Berlusconi non sarà necessariamente un addio alla politica. «Ha detto infatti che si impegnerà contro un'eventuale vittoria della sinistra. È un dispiacere per tutti gli italiani, anche per quelli che l'hanno odiato e hanno fatto campagne di odio contro di lui. Lascia la politica il più innovatore, il più fantasioso, il più bravo di quei politici che sono apparsi sulla scena italiana dal dopoguerra ad oggi.  C'è comunque una cosa importante: non dice “chiudo e me ne vado dall'Italia, in vacanza, ma si impegna contro un'eventuale vittoria della sinistra e si renderà disponibile per far crescere e portare in Parlamento una classe dirigente di alto livello e giovane, come ha sempre sognato da molto prima del 1994»  Sul futuro auspico che la forma di partito non sia quella del PDL attuale, credo in un partito  come Forza Italia, che ha  rappresentato una storia di buona amministrazione e rappresentato un'area, quella liberale che s'è stinta: quando abbiamo portato avanti e trasmesso i valori liberali abbiamo vinto. Un pensiero fuori dal coro unanime, torniamo al programma e al partito del 1994 aggiornato al 2013. Vincenzo Galassini

giovedì 25 ottobre 2012

LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO E I FORLIVESI HANNO BUGGERATO TUTTI GLI ALTRI


Tanto tuonò che piovve: la parte forlivese à( Balzani, Lucchi, Bugli) dei soci di Start Romagna ha battuto il Ravennati e Riminesi riuscendo ad imporre in assemblea dei soci la propria linea che probabilmente riesce ad essere ancora peggio del progetto iniziale, Infatti, è stato approvato l’aumento di capitale per l’ingresso di TPER Valmarecchia, con tanto di accollamento dei costi dell’esosissimo dirigente di quel ramo di azienda prima detenuto dalla Regione Emilia Romagna per un tratto di trasporto urbano già gravemente in perdita. Il tutto, già di per sé grave, senza tuttavia prevedere l’unico lato dell’operazione iniziale che potesse essere minimamente positivo ovvero l’aumento di capitale necessario alla previsione dell’ingresso di un socio privato.  Forlì insomma ha vinto la sua partita a danno di Ravenna riuscendo a rendere gli ex proprietari di ATM (cioè noi!) cornuti e mazziati. Da un lato infatti entrando in Start Romagna l’azienda dei trasporti di Forlì, la più dissestata di tutte, è riuscita a diluire il proprio deficit che di fatto è stato pagato dalle altre aziende fuse, economicamente più floride; poi, una volta riusciti in questo intento i forlivesi si sono sganciati dall’operazione nel momento in cui poteva essere più utile anche per gli altri soci. A rendere ulteriormente grave la scelta iniziale di aderire a Start Romagna da parte dei ravennati vi è anche un sospetto che alla luce di quest’ultima assemblea è ancora più lampante. L’enorme deficit dell’aeroporto di Forlì finirà con l’essere di fatto pagato surrettiziamente anche da noi, visto che i finanziamenti che la parte forlivese poteva mettere in Start Romagna rischiano di finire nell’idolatrato, benché pieno di incognite, progetto di rilancio dell’aeroporto di Forlì. Insomma, ravennati buggerati dai forlivesi, peggio che nelle barzellette.
Paolo Savelli Cervia        Alberto Ancarani Ravenna                   Raffaella Ridolfi Faenza



RIDOLFI: PIANO SOSTA ANCHE L’ULTIMA DELIBERA DIMOSTRA CHE E’ NATO PER FAR CASSA. FACCIAMO AL PIU’ PRESTO IL COMITATO PROMOTORE DEL REFERENDUM


La delibera di Giunta n. 329 presente sull’albo pretorio online dimostra per chi ancora non l’avesse capito che il piano sosta è nato per far cassa, e che cassa! Infatti si legge che a fronte di 949.850 euro di investimento il Comune pagherà solo 5.000 euro per indire la gara, perché il costi per installare le nuove macchinette, la segnaletica, orizzontale, la segnaletica verticale e 48 biciclette nuove verranno introitati da chi si aggiudicherà la gara di gestione del servizio rivalendosi su una percentuale massimo del 30% sugli incassi derivanti dalla sosta a pagamento. Quindi se la matematica non è un’opinione dal piano sosta ci sarà un gettito minimo di 2 milioni e 800.000 euro. Considerando che tra i lavori affidati vi sono anche lavori per i quali il Comune di Faenza dovrebbe già avere in casa la mano d’opera e le competenze per realizzarli, quantomeno per la segnaletica orizzontale per un costo pari a 40.000 euro, qui si rischia di trovarci come il Comune di Parma dove si rischia di dover fare per forza un inceneritore perché i lavori sono già stati affidati nonostante la popolazione con le elezioni abbia detto un chiaro no all’inceneritore stesso. Non vorrei che anche qualcuno a Faenza in presenza di un referendum contrario al Piano sosta dicesse che deve essere fatto lo stesso altrimenti il Comune che ha affidato il servizio ci rimette troppo. Considerando che la Giunta comunale entro il 15 novembre come richiesto dai capigruppo si è impegnata a presentare una bozza di regolamento di referendum è tempo di costituire il comitato per il no al Piano sosta e redigere un quesito sul quale raccogliere le firme.  Naturalmente è una battaglia che deve vedere in prima linea la gente, la società civile, i partiti ed i gruppi consiliari devono e possono avere secondo me al massimo un ruolo di sostegno e di aiuto, non vogliamo che le etichette scoraggino chiunque dall’aderire ed esprimersi liberamente. Raffaella Ridolfi PDL

POVERA ITALIA: NON HANNO SOLDI, LA REGIONE E L’EUROPA, MA SPENDONO 600.000 EURO (1 MILIARDO E.200 MILIONI) PER OPERE NON NECESSARIE!!!


TUTTO CON IL PARERE DEI COMUNI E DELLA PROVINCIA DI RAVENNA

Spese pazzesche e inutili, tramite i progetti EU e Regione Emilia Romagna, senza controllo di spesa e scelta politica degli enti. Il Caso Parco Vena del Gesso (proprietà privata), Regionale, da sciogliere con decreto Berlusconi ma rimasto come le comunità montane, hanno richiesto e ottenuto un intervento di 600.000 milioni per progetto “clima park” monitoraggio clima,  ampliamento Casa parco Carne,  la chiusura degli ingressi e la pulizia delle Grotte (in 100 anni non è mai accaduto nessun incidente), la pulizia delle grotte, l’acquisto di terreni,  la prioritaria per la tutela dei pipistrellii, l’ampliamento del Rifugio Carnè per ristoro, gestito in modo clientelare……quanto basta per arrabbiarsi quando la situazione delle strade, le manutenzioni degli edifici è pessima. La sinistra si bea per salvare i “pipistrelli”.




Caro Vincenzo,
per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività  Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre), saranno gli italiani che credono nell’individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi.  Lo faranno con un’investitura dal basso nella quale ciascuno potrà riconoscere non solo i suoi sogni, come in passato, e le sue emozioni, ma anche e soprattutto le proprie scelte razionali, la rappresentanza di idee e interessi politici e sociali decisivi per riformare e cambiare un paese in crisi, ma straordinario per intelligenza e sensibilità alla storia, che ce la può fare, che può tornare a vincere la sua battaglia europea e occidentale contro le ambizioni smodate degli altri e contro i propri vizi. Siamo stati chiamati spregiativamente populisti e antipolitici della prima ora.  Siamo stati in effetti sostenitori di un’idea di alternanza alla guida dello Stato sostenuta dal voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso. Abbiamo costruito un’Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione. Questa riforma ’populista’ è la più importante nella storia dei centocinquant’anni dell’unità del Paese, ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica.
Sono personalmente fiero e cosciente dei limiti della mia opera e dell’opera collettiva che abbiamo intrapreso, per avere realizzato la riforma delle riforme rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini. Questo non poteva che avere un prezzo, la deriva verso ideologismi e sentimenti di avversione personale, verso denigrazioni e delegittimazioni faziose che non hanno fatto il bene dell’Italia. Ma da questa sindrome infine rivelatasi paralizzante siamo infine usciti con la scelta responsabile, fatta giusto un anno fa con molta sofferenza ma con altrettanta consapevolezza, di affidare la guida provvisoria del paese, in attesa delle elezioni politiche, al senatore e tecnico Mario Monti, espressione di un Paese che non ha mai voluto partecipare alla caccia alle streghe. 
Il presidente del Consiglio e i suoi collaboratori hanno fatto quel che hanno potuto, cioè molto, nella situazione istituzionale, parlamentare e politica interna, e nelle condizioni europee e mondiali in cui la nostra economia e la nostra società hanno dovuto affrontare la grande crisi finanziaria da debito. Sono stati commessi errori, alcuni riparabili a partire dalle correzioni alla legge di stabilità e ad alcune misure fiscali sbagliate, ma la direzione riformatrice e liberale e’ stata sostanzialmente chiara. E con il procedere dei fatti l’Italia si e’ messa all’opera per arginare con senso di responsabilità e coraggio le velleità neocoloniali che alcuni circoli europei coltivano a proposito di una ristrutturazione dei poteri nazionali nell’Unione Europea. Il nostro futuro è in una Unione più solida e interdipendente, in un libero mercato e in un libero commercio illuminato da regole comuni che vanno al di là dei confini nazionali, in una riaffermazione di sovranità che è tutt’uno con la sua ordinata condivisione secondo regole di parità e di equità fra nazioni e popoli. Tutto questo non può essere disperso. La continuità con lo sforzo riformatore cominciato diciotto anni fa è in pericolo serio. Una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l’esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo, chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento. Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva.


PDL: ZOCCOLO DURO PER LA RISALITA.



Chi governerà l'Italia dopo le politiche del 2013? Lasciate perdere i sondaggi: con oltre il 50 per cento di indecisi, potenziali astenuti e disillusi a vario titolo, ogni previsione risulta falsata. A cominciare da quelle che danno il Pd davanti al Pdl. O meglio: una sinistra che in versione rosso intenso, con i democratici alleati di vendoliani e paleo-socialisti, che supererebbe il centrodestra da una parte, i centristi dall'altra.  Ecco il primo elemento che rende fasulli i sondaggi. Non abbiamo un centrosinistra contro un centrodestra, ma la sinistra contro tutti. Rinnegata l'alleanza strategica con l'Udc, il Pd di Bersani si accorda con gli ex di Rifondazione. Unico caso nel mondo di sedicenti progressisti che non puntano a conquistare il ceto medio centrista. E quindi: a questo punto che farà Pier Ferdinando Casini, dopo anni di indipendenza da Prodi prima, da Berlusconi dopo, ma di sostegno convinto al governo Monti? Consegnerà le chiavi di casa ad una sinistra più estrema di quella fallita con l'Unione prodiana?
Secondo dato. Oltre la metà degli elettori sono da conquistare. Togliendo la quota fisiologica di astenuti, si tratta di circa il 30 per cento del corpo elettorale. Per opinione unanime dei sondaggisti, la sinistra ha praticamente già raschiato il fondo del barile, aiutata anche dalla visibilità mediatica delle primarie e dello scontro Bersani-Renzi. Ma, come ha detto il sindaco di Firenze, "con Bersani questa sinistra non va oltre il 25 per cento". Il resto, dobbiamo convincerlo a tornare con noi e scegliere la nostra proposta. E si tratta di ciò che faremo.  Il nostro zoccolo duro attuale, che ha resistito a cali di polarità, al malcontento verso il governo Monti, alla crisi economica ed agli scandali locali, può dunque raddoppiare.


mercoledì 24 ottobre 2012

DEBITO PUBBLICO NEL CORSO DEL 2012 CON MONTI E’ AUMENTATO DI 282 MILIONI DI EURO AL GIORNO. NEL 2011, QUANDO C’ERA BERLUSCONI, ERA CRESCIUTO DI 152 MILIONI OGNI 24 ORE


Manca meno di un mese al primo compleanno dei Prof. Il 18 novembre 2011, infatti, Mario Monti e i suoi ministri incassavano la fiducia (record di ogni tempo nella storia della repubblica con 556 sì) della Camera. Da quel giorno, il debito pubblico italiano ha preso a galoppare all’impazzata: roba che, a confronto, il Cavaliere e i suoi erano dei ronzini stanchi. Il dato, l’ultimo di una lunga serie e che smentisce il “miracolo” di cui Monti e i suoi si vantano a chiacchiere, arriva da un’indagine del Centro studi Unimpresa (Associazione di categoria delle micro, piccole e medie imprese), che ha preso in esame l’andamento del debito pubblico nostrano nel corso degli ultimi due anni: 2011 e 2012. Dice Unimpresa che egli ultimi 24 mesi il debito pubblico italiano è cresciuto di quasi 126 miliardi di euro, passando da 1.849 miliardi a 1.975 miliardi (assai vicino alla soglia “psicologica” dei 2.000 miliardi). Dei 126 miliardi accumulati tra il mese di settembre 2010 e lo scorso agosto, oltre il 66%, pari a 83,9 miliardi, si riferisce agli ultimi 12 mesi; fino a settembre 2011, invece, il «buco» nei conti statali del Paese era aumentato di 41,8 miliardi. Nei primi otto mesi del 2012, il buco è aumentato di quasi 70 miliardi, con una media di 8,6 miliardi al mese, cioè 282 milioni di euro al giorno. Tale media giornaliera scende a 152 milioni di euro se si guarda a tutto il 2011, governato fino ai primi di novembre da Berlusconi.  “Con questi dati – spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi – non vogliamo entrare in polemica con la politica e in particolare col Governo guidato dal professor Mario Monti. Tuttavia, come molti osservatori in questa fase cerchiamo di contribuire al dibattito con gli addetti ai lavori in una fase delicatissima per il futuro del Paese”. Libero

QUALCOSA SI MUOVE ALCUNI RISPARMI IN PROVINCIA. SCOPPIERA’ LA GUERRA?


Qualcosa finalmente si muove per risparmiare i nostri euro. Oggi il consiglio provinciale di Ravenna, in forza all’art. 23 del  decreto SALVA ITALIA ha cominciato a ridurre le spese inutili portate avanti da 40 anni dalla sinistra  revocando dal 2013 l’adesione al “coordinamento nazionale enti locali  per la Pace”, “ Fondazione romagnola per le vittime dei Reati” e infine “Associazione Italiana dei9 comuni , delle Province, delle Regioni e altre comunità Roma” la somma complessiva annuale ammonta a 5.000 euro che per 40 anni fanno una bella somma, Un primo inizio usciremo in tante altre. Il pericolo rischiamo senza partecipare a questi inutili ad una Guerra? Poveri pacifisti.

PER CHI VUOLE FARE LO SCRUTATORE ENTRO NOVEMBRE



CI SI PUO’ ISCRIVERE PRESSO OGNI COMUNE (PERO’ LE NOMINE LE FANNO I PARTITI
Leggi un manifesto tipo oppure recarsi presso l’ufficio elettorale del proprio Comune.
partiti)

martedì 23 ottobre 2012

BIANCOFIORE SPACCA TUTTO: PARTITO MORTO, BASTA POLITICA “ALLA GASPARRI”



Michaela Biancofiore, deputata del Popolo della Libertà. Alfano? ‘Il partito gli si e' sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda’.  Non ha peli sulla lingua Michaela Biancofiore, deputata del Popolo della Libertà, e le cose che pensa le dice in maniera chiara. Un po’ come Daniela Santanchè, la “rottamatrice” del PdL. E come l’ex sottosegretario del governo Berlusconi, Biancofiore è convinta che il partito fondato da Berlusconi ormai sia morto, “fi-ni-to”, e che si debba ricominciare tutto dall’inizio. E per farlo non basta certo un cambio di nome, spiega intervistata dal Corriere della Sera: servono facce nuove e bisogna smetterla con un modo di fare politica “alla Gasparri”. Lei è orgogliosa di essere fra le “amazzoni azzurre” e spiega che non si tratta di una “stupida iniziativa di quattro donnette nostalgiche di Forza Italia che non si rassegnano al disastro in cui e precipitato il partito, come vorrebbero far credere in giro certi maschietti della nostra nomenclatura”. Gli uomini che la raccontano in questo modo, sono proprio quelli “che hanno deplorato le parole di Daniela Santanche, la quale ha suggerito a tutti e tutte di dimettersi, considerando conclusa l'esperienza del Pdl. Si tratta di una decina di deputati che non accettano la realtà e lavorano per difendere le proprie posizioni di potere”. Solo dieci? Sì, perché tutti gli altri, 250, in realtà “pensano che Daniela abbia ragione”. Dunque? La verità è che gli ex An hanno rovinato il partito: il loro modo di fare è completamente diverso a quello degli ex forzisti. Biancofiore lo spiega così: il partito “ha pagato e paga l'arrivo degli ex An che hanno portato un modo di fare politica a noi forzisti sconosciuto. Per noi la politica e sempre stata fondata sul merito e non sulla clientela”. Gli ex An, da Gasparri a La Russa fino ad arrivare a Meloni e Gasparri – sì, Biancofiore nell’intervista li cita tutti per nome – “per qualche settimana hanno pensato seriamente di rimettere insieme i cocci di Alleanza nazionale, magari riabbracciando pure il vecchio camerata Storace. Poi però hanno fatto fare qualche sondaggino…”. Risultato? “Una nuova An starebbe, si' e no, intorno al 5%”. Marcia indietro, dunque, con questi numeri difficile fare bene. Angelino Alfano? “Il partito gli si e' sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda”. Ma una cosa deve essere chiara a tutti: piaccia o no, senza il Cavaliere “non si va da nessuna parte”.

RITIRO BERLUSCONI UN DISPIACIERE PER 50% ITALIANI: IL CAVALIERE E’ ANCORA IL PIU’ FRESCO DI TUTTI



Roma, 22 ott. "Se Berlusconi si facesse da parte sarebbe un dispiacere per il 50% della popolazione italiana". Lo afferma a Tgcom24 Michaela Biancofiore, deputata del Pdl. "Alla fine - prosegue - la scelta spetta a lui. Le vere primarie le ha fatte Berlusconi nel 2008 prendendo i voti degli italiani. Quella di Monti è un'esperienza da cambiare. Berlusconi ha fatto degli errori, uno su tutti quello di non sapersi scegliere le persone più vicine. Berlusconi non è vecchio è ancora il più fresco di tutti e il Pdl non rispecchia più il suo leader. Lui è un Erasmo da Rotterdam, lui è l'elogio della follia, lui piace alla gente"

UN GOVERNO DI TECNICI CHE COMMETTE MOLTI ERRORI “TECNICI”, PROPRIO COME FOSSE UN GOVERNO DI INCAPACI CHE SONO ARRIVATI LI DOPO UNA VITA DA RACCOMANDATI-


Strano che questi tecnici commettano tanti errori tecnici… ironizzava Tremonti qualche giorno fa alla televisione. La legge Fornero, che a dire della tecnica si proponeva di aumentare la «flessibilità in entrata» nel mondo del lavoro e creare tanti «posti fissi», in realtà sta producendo rigidità in uscita, ossia licenziamenti di gente con i contratti a tempo determinato. Gli esodati senza salario né pensione sono un effetto collaterale di un altro errore tecnico dei tecnici. E il decreto anti-corruzione? Annunciato con la consueta grancassa mediatica: «Via i condannati dal parlamento» (aspetta e spera i tre gradi di giudizio), invece rende, di fatto, impossibile perseguire la corruzione, un esempio tra i tanti: mette infatti sullo stesso piano penale il pubblico funzionario che esige denaro, e il privato che è costretto a darglielo, in modo da esser sicuri che il ricattato privato non denuncerà mai il corrotto, perché finirebbe in galera con lui. Tutta questa grande riforma è definita «un passo indietro» dal Consiglio Superiore della Magistratura.

A PROPOSITO DI NOTTE D’ORO………

A proposito di notte d'oro.... Il mio pensiero è semplicissimo: le potenzialità e le disponibilità economiche andrebbero suddivise in eventi che diano vitalità a Ravenna TUTTO l'anno e non per una notte, si otterrebbe più equilibrio sia dal punto di vista economico che logistico, senza eccessi e con risultati se possibile maggiori, lo so bene che facciamo i conti con una città che comunque non è morta ed ha molte occasioni (soprattutto culturali) da offrire e con un area geografica in cui la vicinanza del mare crea parecchia dispersione, e d'estate una vera e propria "concorrenza", ma sono fermamente convinto che lo stesso investimento da parte di tutti, amministrazione e commercianti, diluito in un periodo di tempo più lungo (ad esempio una manifestazione che duri un mese o addirittura spalmato su tutto l'anno) eviterebbe gli eccessi che danno fastidio (in qualche caso giustamente) e eliminerebbe quel tragico deserto che è la mia città dopo le 8 di sera.... Posizione personale ma convinzione profonda.....

domenica 21 ottobre 2012

E IO PAGO: STIPENDI MANEGER HERA SUPERIORE A QUELLO DI OBAMA?


SUGLI STIPENDI DEI MANAGER HERA SERVIREBBE UNA RACCOLTA DI FIRME:

Sull’esosità degli stipendi degli amministratori di Hera siamo costretti a sorbirci dichiarazioni che rasentano l’indecenza, vedi l’ultima del Sindaco di Ravenna Matteucci, che ha osato sostenere come Il Presidente Hera sia sottopagato! Tesi non tanto differente da quella sostenuta dal Sindaco Malpezzi in Consiglio Comunale di Faenza si vede che è la linea dettata dal partito alla quale anche uno che è sceso in campo dicendo di avere le mani libere come Malpezzi si è adeguato. C’è chi sostiene che Il Presidente di Hera guadagna più o meno il doppi del Presidente degli Stati Uniti d’America.
Credo si debba pensare seriamente ad una raccolta firme popolare su scala almeno romagnola per chiedere che quegli stipendi, che gridano vendetta, siano ridotti visto che sono i Comuni i soci di maggioranza di Hera S.p.a.  Raffaella Ridolfi Capo Gruppo PDL Comune di Faenza

I FORLIVESI ATTACCANO IL PRESIDENTE ERRANI PER IL FALLIMENTO DELL’AEREOPORTO.


ANCHE A RAVENNA DOVREBBE NASCERE UN COMITATO DEL GENERE PER I BUCHI MILIARDARI DEL CONSORZIO E …….…
Amministratori comunali a processo da parte dell'Associazione ex consiglieri comunali del Comune di Forlì, il cui presidente è Romano Baccarini, ex senatore Dc, vice è l'ex sindaco Nadia Masini e segretario Flavio Giunchi, ex consigliere PdL. Un incontro dedicato al tema delle infrastrutture, con duri attacchi - come riportato dalla stampa alcuni giorni fa - all'amministrazione in carica.  Con una nota, intanto, i "vecchi leoni" della politica di dicono dispiaciuti "per l'assenza alla manifestazione di rappresentanti politici della maggioranza che non essendo stati presenti non hanno colto il senso dell'iniziativa. Così come l'Amministrazione comunale, anch'essa assente, avrebbe potuto, partecipando, esprimere le proprie posizioni ed esplicitare i propri progetti e ribattere nel merito le critiche che inevitabilmente emergono quando la discussione è vera e le posizioni possono essere diverse".
L'Associazione, sostiene di avere "come unico obiettivo lo sviluppo delle nostre comunità, ha voluto richiamare l'attenzione e l'interesse degli addetti ai lavori e non sull'importanza di compiere una riflessione, seria, sulla politica infrastrutturale ed essere di stimolo a chi governa a non sottovalutare questi argomenti". "La grave crisi che attanaglia il nostro Paese - ha detto Romano Baccarini che presiedeva l'incontro - non può esimerci da una progettualità su questa grande problematica e la mancanza di risorse non può giustificare atteggiamenti dilatori o peggio che non affrontano i nodi dello sviluppo e della crescita". "Già dalla riflessione e dall'esame del PRIT sono emerse tutta una serie di criticità, di insufficienze e di ritardi che riguardano in particolare l'area forlivese - ha sostenuto Danilo Casadei che ha preso la parola dopo Baccarini - ritardi e insufficienze che ritroviamo anche sul versante delle infrastrutture". Il confronto della serata si è incentrato prevalentemente su alcune grandi questioni: L'Aeroporto "Luigi Ridolfi" Lo Scalo Merci di Villa Selva La Via Emilia Bis con la Cervese e la nuova E55. Diversi gli interventi che si sono succeduti: l'Assessore provinciale Maurizio Castagnoli, il Vice Presidente della provincia Guglielmo Russo, i capi gruppo consiliari Alessandro Rondoni e Andrea Pasini, i consiglieri della Lega Nord Paola Casara e Gianluca Zanoni e l'ex Sindaco di Forlì Franco Rusticali. L'associazione degli ex consiglieri attacca la Regione e il presidente Vasco Errani, nella sua nota, attribuendo la dichiarazione all'assessore provinciale Maurizio Castagnoli: "Un dato comune a tutti è stata la stigmatizzazione del ruolo avuto dalla Regione soprattutto per l'incapacità di svolgere la funzione di coordinamento e indirizzo sul sistema aeroportuale, sulla vicenda dello scalo merci e più in generale sull'intero sistema della mobilità regionale. Con l'emiliano Bersani la Regione aveva fatto sostanziosi passi in avanti. Con il romagnolo Errani il progetto aeroporti è fallito miseramente e il PRIT è nato vecchio".

VENTI ANNI DALLA SCOMPARSA DI GIOVANNI DALLE FABBRICHE: BRISIGHELLESE NEL 1986 AVEVA RICEVUTO IL PREMIO “IL BRISIGHELLESE LONTANO, TRE INCONTRI PER RICORDARLO A FAENZA.


1986 Premiazione “Brisighellese Lontano” al cav. Giovanni Dalle Fabbriche.  Giovanni Dalle Fabbriche, il sindaco Vincenzo Galassini e Dino Liverani  “Fedeltà a Brisighella”   (foto collezione Egisto Pelliconi)

Il 29 agosto di venti anni fa ci ha lasciato Giovanni Dalle Fabbriche, nato a Brisighella. Per chi ha vissuto la nascita, lo sviluppo e la crescita della cooperazione sia faentina, come anche quella italiana, negli anni 1960 - 1980 Giovanni Dalle Fabbriche è stato un punto di riferimento fondamentale. Oggi a distanza di venti anni dalla sua scomparsa la Fondazione Dalle Fabbriche desidera ricordare la figura e l'opera di Giovanni attraverso alcuni incontri con coloro che hanno collaborato con lui in quegli anni e hanno contributo a costruire, in Romagna come a livello nazionale, il movimento della cooperazione, per ricordare alcuni passaggi fondamentali di quegli anni, ma anche per provare a riflettere sul domani del movimento cooperativo. Il primo incontro - lunedì 22 ottobre - sarà dedicato al mondo dell'agricoltura: Giovanni Dalle Fabbriche per molto tempo è stato segretario della Federazione Coltivatori Diretti di Faenza, oltre aver ricoperto l'incarico di Presidente della cooperativa P.A.F. (Produttori Agricoli Faentini) e del Consorzio CAVIRO. Sono stati invitati a portare il loro ricordo e la loro testimonianza Giuliano Vecchi, segretario nazionale di Confcooperative dal 1975 al 1983, Bartolo Montanari, Presidente di Confcooperative Ravenna negli anni '70) e Maria Teresa Sartoni, collaboratrice di Dalle Fabbriche nella Coldiretti a Faenza. La serata sarà guidata da Secondo Ricci, che gli succedette alla Presidenza della P.A.F. (oggi Agrintesa). L'incontro si terrà nella Sala Convegni del Credito Cooperativo, in Via Laghi 81 a Faenza, alle ore 20.45 che è stata dedicata proprio alla memoria di Giovanni Dalle Fabbriche. Il secondo momento - lunedì 19 novembre - sarà dedicato alla cooperazione di credito: nell'ambito del movimento delle Casse Rurali ed Artigiane (ora diventate banche di Credito Cooperativo) Dalle Fabbriche ebbe ruoli di primo piano sia a livello locale, che regionale e nazionale. Un terzo appuntamento - venerdì 30 novembre - intervallato da testimonianze, canzoni tradizionali della nostra terra (egli era un vero cultore del bel canto) intermezzi dialettali si terrà nel Teatro dei Filodrammatici di Faenza, in Viale Stradone 7, alle ore 20.45. Saranno presenti Giuliano Bettoli, Giovanni Nadiani, Renato Laghi, i Canterini Romagnoli, ed altri ancora.
LEGGI LA BIOGRAFIA DI GIOVANNI DALLE FABBRICHE

venerdì 19 ottobre 2012

MENTRE SI TASSANO LE PENSIONI DI INVALIDITA’, SI SPENDONO 5 MILIONI PER IL PARCHEGGIO DEI DEPUTATI…


Linea dura del governo: nessuna retromarcia sulle detrazioni, pugno duro sui tagli e sulle tasse, saranno sforbiciati anche gli assegni di invalidità e degli eroi di guerra. Nel frattempo la Camera che fa? Mette a bilancio 5 milioni di euro (esattamente 5.656.00) per il parcheggio degli onorevoli. Proprio così: per dare nuovi posti auto ai circa 300 deputati che raggiungono Montecitorio in auto o in moto non si bada a spese. Lorsignori devono avere tutte le comodità quando vanno in aula per votare leggi lacrime e sangue, e chiedere sacrifici ai cittadini.

NOBEL PER LA PACE ALL’UE. CHE STRAPAGA I SUOI BUROCRATI E AFFAMA I CITTADINI…


By Mario Giordano Dare il premio Nobel per la pace all’Unione europea è un po’ come dare il premio Oscar per la miglior interpretazione a un carciofo bollito. Di tante assurdità cui la giuria di Oslo ci aveva abituato nel tempo, questa è la più incredibile: sono mesi che diciamo che l’Europa non esiste e che i guai che ci sommergono sono provocati proprio da un continente burocratico e cavilloso, che strapaga i suoi dirigenti per occuparsi delle curvature delle banane, mentre lascia i cittadini a morire di fame.  E mai come in questi mesi l’inefficienza disastrosa di Bruxelles ha minacciato la pace nel continente, portando la gente in strada da Atene a Madrid, esasperando gli animi, provocando incidenti e scontri. Chi glielo dice, adesso, ai disoccupati della Grecia che l’Ue ha vinto il Nobel per la pace? Chi glielo dice ai giovani italiani che non trovano più un lavoro nemmeno a pagarlo? Chi glielo dice agli imprenditori spagnoli che falliscono a catena? La mancanza di una politica comune, cioè la mancanza di una vera Unione Europea, è la causa di tutti questi guai.  Come si fa a dare un premio a tutto ciò? Dicono: è un segnale d’incoraggiamento. Ma ciò poteva valere per Obama, premiato ancor prima di essere eletto, senza che avesse combinato nulla né nel bene né nel male. Non per l’Unione europea, che di bene ha combinato poco. E di male, invece, un sacco. Diciamocela tutta: questa è una struttura elefantiaca che non è mai stata in grado di garantire nulla per i suoi cittadini, ma solo per i suoi burocrati. I 44mila dipendenti di Bruxelles sono stati ribattezzati, da una celebre inchiesta di una tv inglese, i “gatti grassi”: mentre le famiglie europee tagliavano i loro bilanci, loro scendevano in piazza per difendere i loro stipendi d’oro (un usciere guadagna  tra i 4 e i 6 mila euro netti al mese, un archivista arriva a 9mila euro, un dirigente supera come niente i 16mila). Solo per gli ex dipendenti nel 2013 spenderemo 1.473 milioni di euro cioè il 34 per cento in più rispetto al 2008. Nel 2010 nel pieno della crisi economica ebbero il coraggio di stanziare un aumento (1500 euro in più al mese) per i portaborse dei deputati. E nello stesso anno furono spesi 2,6 milioni per un nuovo centro  visitatori e 2 milioni per una nuova palestra degli eurodeputati, con tanto di fitness e sala per fisioterapia (motto: coccolatevi un po’, come se non lo facessero abbastanza). Ora questo continente di gatti grassi, di spese folli, di sale fitness e palazzi d’oro, di norme inutili sulla dimensione dei piselli (ortaggi) e sulla gibbosità delle melanzane, questo coacervo di direttive sciocche che pochi giorni fa discuteva sulla necessità di introdurre l’obbligo di catene da neve anche a Lampedusa e Pantelleria, ebbene, questo continente vince il nobel della pace. E a noi, chissà perché, viene una gran voglia di dichiarargli guerra.

giovedì 18 ottobre 2012

SCANDALO GHIARONA NUOVA UDIENZA: CHIESTE ALTRE DUE CONDANNE. INTERESSA ANCHE UN FAENTINO. A NOVEMBRE LA SENTENZA.


SCANDALO, DENUNCIATO DA FORZA ITALIA NEL 1999, PERCHE’  IL COMUNE DI BRISIGHELLA NON HA MAI PRESO ALCUN PROVVEDIMENTO PER SALVAGUARDARE I CITTADINI INTERESSATI E LE FINANZE DEL COMUNE?


Sempre sull’argomento leggi:

INTERROGAZIONE SU ANTICIPAZIONI DI CASSA AUTORIZZATE DALLA GIUNTA PER OLTRE 12.000.000 DI EURO


L'Amministrazione Comunale manfreda stima di poter avere nel 2013 difficoltà di cassa per effettuare i pagamenti e si premunisce con una delibera di Giunta disponendo che possano essere utilizzati 12.377.695,83 di euro provenienti da entrate a specifica destinazione o provenienti da mutui con istituti di credito per la spesa corrente. Con l'interrogazione in allegato si chiede perchè in fase di assestamento di Bilancio approvato in data 26 settembre 2012 non si è fatta presente tale difficoltà, si chiede inoltre se questo atto sia ascrivibile alle competenze del Consiglio comunale e si chiede se non si ritenga opportuno visti i timori espressi nella delibera 316 tagliare o rimandare qualsiasi spesa che non sia vitale per l'ente. Il problema evidentemente non riguarda i fornitori che già attendono lungamente prima di veder pagate le loro prestazioni ma riguardano le spese vive e mensili del Comune di Faenza. Raffaella Ridolfi

TRENO DI DANTE: DUE O TRE IDEE PER LA TRATTA RAVENNA-FAENZA-FIRENZE DI GIANGUIDO BAZZONI


LETTERA APERTA:  Reduce dal viaggio a Firenze promosso dal Comitato per il Treno di Dante di sabato scorso credo sia ora di mettere in campo anche delle idee oltre a farsi promotori di viaggi town to town. A tal proposito chiedo che le amministrazioni comunali e il Comitato stesso si accordino con i soggetti gestori dei collegamenti Ravenna - Faenza e Faenza - Firenze per far inserire nei pannelli segnalatori all’interno dei treni, ad esempio nei Minuetto, e negli annunci oltre alle stazioni di arrivo anche le attrazioni turistico culturali che si trovano nelle città e paesi toccati dal treno di Dante. E’ chiaro che c’è la necessità di compiere una selezione ed un aggiornamento periodico dei luoghi ed eventi da promuovere tanto più per Ravenna e per Firenze ma sarebbe cosa buona che un viaggiatore che vuole scendere a Faenza sappia che può visitare il Museo delle Ceramiche o la Pinacoteca o Palazzo Milzetti, oppure chi scende a Brisighella la Via degli Asini o a Marradi le mostre permanenti dedicate agli Artisti per Dino Campana o al pittore Francesco Galeotti, naturalmente le diciture hanno necessità di essere tradotte almeno in inglese ma si tratta comunque di una promozione a costo zero per tutti. Gianguido Bazzoni

mercoledì 17 ottobre 2012

FEMMINISTE A COMANDO: CON BERLUSCONI PIAZZE PIENE, ADESSO SILENZIO


Quasi tutti ricorderanno le numerose critiche ed indignazioni che, da diversa parte dell’opinione pubblica (ma non solo), si levarono nei confronti dell’ultimo governo Berlusconi quando, al momento dell’insediamento, venne resa nota la nomina di Mara Carfagna come Ministro per le Pari Opportunità. A finire sotto la lente fu il passato non prettamente “politico”, ma bensì riconducibile ad esperienze e comparse televisive, che la Carfagna aveva avuto in passato. Si disse in quella circostanza che la delega alle Pari Opportunità non poteva essere di certo affidata da chi aveva utilizzato la propria bellezza ed avvenenza per fare carriera, anche e soprattutto – questa era (ed è) la tesi dei maggiori detrattori dell’ex Ministro – in politica. Dal 2008 in poi, il nostro Paese ha dunque conosciuto un fiorire di iniziative, manifestazioni, cortei, dibattiti volti a ricordare ad una classe politica e dirigente machista e maschilista che una donna è altro rispetto al proprio corpo, alla propria fisicità: è pensiero, è energia, determinazione, voglia di farcela ed affermarsi in un mondo tendenzialmente ostile o comunque non proprio in sintonia con le esigenze e le necessità delle italiane. A ciò si aggiunse la nascita di diversi movimenti, tra cui quello più recente di “Se non ora quando”, considerati sì legittima espressione di pensiero ma comunque riconducibili ad una degenerazione di quel femminismo che, nonostante tutto,

NASCE IL GIARDINO DELLA CERAMICA DELLO SCULTORE IVO SASSI: UN GRANDE!



UN MUSEO E UN CENTRO CULTRUALE NELLA CASA DI IVO SASSI





martedì 16 ottobre 2012

IL GOVERNO MONTI COME LE REGIONI SPERPERANO I NOSTRI EURO: QUESTA VOLTE ALLE ANTILLE!


Libero (Maurizio Belpietro) - Noi pensavamo che tra le priorità di questo governo fossero i disoccupati, cresciuti in poco tempo fino a superare il 10 per cento della popolazione attiva. Oppure le imprese, soprattutto quelle che non ce la fanno perché non riescono a farsi pagare i crediti che lo Stato deve loro. E invece no… abbiamo scoperto che tra le urgenze messe da Mario Monti e compagni in cima alla lista c'è lo sviluppo dei Caraibi. Sì, avete letto bene e noi non abbiamo sbagliato a scrivere. Nella legge delega, la stessa con cui sono state abolite le detrazioni per i contribuenti ed è stata aumentata l'Iva per tutti gli italiani, il governo ha deciso di regalare un po' di soldi alle isole delle Antille. Non si tratta di grandi cifre - poco meno di 5 milioni di euro - ma si aggiungono ad altri doni per vari Paesi esteri, e alla fine concorrono a far superare alla voce «Finanziamento di esigenze indifferibili» il tetto del miliardo di euro. Già, a noi tocca tirare la cinghia perché il Paese è in bolletta, ma il presidente del Consiglio e i suoi ministri spargono denaro a piene mani. Non ci sono i soldi e per questo dobbiamo rassegnarci a pagare più tasse? Vero, ma il denaro per il Fondo Africano di Sviluppo si trova e infatti ci apprestiamo a sganciare sull'unghia quasi 320 milioni…