giovedì 31 marzo 2016

GOVERNO RENZI: “ SERVE MANOVRA DA 40-50 MILIARDI, OTTOBRE NERO PER RENZI”


“Sulla base delle ultime previsioni pubblicate da Ocse, Fondo Monetario Internazionale , Commissione europea, Banca d’Italia, Corte dei Conti, Istat e Standard & Poor’s sull’andamento del Pil e dell’inflazione in Italia, nel 2016 avremo una crescita nominale (data da crescita reale piu’ inflazione) nel nostro paese pari, se va bene, all’1,3% (1%-1,1% di crescita reale piu’ 0,2% di inflazione). Esattamente la meta’ del 2,6% (1,6% di crescita reale piu’ 1% di inflazione) previsto dal governo nei suoi ultimi documenti di finanza pubblica (Nota di aggiornamento al Def)”. Lo dice Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera.  Ma, continua, “noi temiamo possa andare ancora peggio, perche’ le stime ad oggi disponibili non scontano ancora gli effetti dell’aggravata deflazione, degli ultimi attacchi terroristici e dell’incertezza delle aspettative di consumatori e imprese che ne deriva. I numeri, quindi, possono soltanto peggiorare. A questo punto, come fanno a tenere i conti Renzi e Padoan? Irresponsabili. Da quando sono al governo hanno sbagliato tutta la politica economica e imbrogliato i cittadini e l’Europa con il gioco delle tre carte”.”Da qui a ottobre sara’ un crescendo tragico per Renzi. Fino a quando, in un mese solo, si concentreranno, da un lato, il referendum sulla riforma costituzionale e, dall’altro, la recessione economica – che fara’ manifestare in tutto il suo fulgore il flop del Jobs act, con relativo aumento della disoccupazione e crollo dei consumi – e la manovra da fare necessariamente nella Legge di stabilita’ per correggere i conti: 21,8 miliardi per riportare il deficit dal 2,4% del 2016 all’1,1% del 2017 pattuito con l’Europa; 17 miliardi per evitare le clausole di salvaguardia gia’ previste per il 2017; e altri 5-8 miliardi per colmare i buchi delle mancate privatizzazioni e della mancata Spending review. Totale: 40-50 miliardi. Caro Renzi- conclude Brunetta- e’ noto: i governi cadono in autunno”.

CONVENZIONE AZZURRI ‘94 VENERDI 15 APRILE 2015 A RIMINI


mercoledì 30 marzo 2016

DIECI CLASS ACTION CONTRO RENZI

Dai mutui all'immigrazione irregolare: l'offensiva del forzista Brunetta

Contro l’odiato canone in bolletta della Rai («imposta espropriativa») e l’inasprimento delle norme sui mutui immobiliari passando per la denuncia delle «maglie troppo larghe sull’immigrazione irregolare». Sono solo alcune delle dieci class action – azioni legali collettive - contro il governo Renzi con le quali si sta organizzando una forma inedita di opposizione che intende togliere l’esclusiva al rivendicazionismo del MoVimento 5 Stelle: il «situazionismo moderato». È questa infatti «l’armatura nuova» con cui Renato Brunetta intende lavorare ai fianchi il governo Renzi sul modello Erin Brockovich, l’avvocato statunitense reso celebre dall’interpretazione del premio Oscar Julia Roberts che sfidò e vinse la battaglia dei cittadini contro una multinazionale che aveva inquinato le falde acquifere.
In Italia l’obiettivo del capogruppo alla Camera di Forza Italia non è un colosso del capitalismo ma fornire uno strumento agile di democrazia diretta («un’intuizione del professor Luca Antonini, avvocato di valore, ordinario costituzionalista all’università di Padova», ci tiene a precisare) per «spezzare l’incantesimo maligno di tre presidenti del Consiglio non eletti e di un Parlamento illegittimo, ma che non suscita scandalo». L’iniziativa di Brunetta, già annunciata nelle scorse settimane, è on-line sulla piattaforma Change.org dove è possibile firmare una a una le dieci petizioni che riguardano, rispettivamente, il canone Rai in bolletta elettrica; la tassa sull’ascensore; la mancata tutela delle concessioni balneari italiane; il mancato rinnovo incentivi per energia pulita; l’inasprimento delle norme sui mutui immobiliari; i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche; l’abolizione delle limitazioni della responsabilità degli amministratori delle banche; le maglie troppo larghe con l'immigrazione irregolare; le maxi bollette e le multe con l’autovelox.
Tutte tematiche - questo è il nodo sociale della proposta - che riguardano settori dove la burocrazia, le «caste» e l’autoreferenzialità di poteri che rispondono solo a loro stessi drenano energie e risorse alla società: tra le più politiche delle azioni proposte – dopo il caso di Banca Etruria - vi è quella che vuole eliminare ad esempio «i limiti alla possibilità degli azionisti e obbligazionisti danneggiati di rivalersi sui patrimoni delle banche». Un insieme di punzecchiature, queste proposte dalla piattaforma, che secondo l’ex ministro può «atterrare il pachiderma», ossia l’esecutivo dell’ex rottamatore, «come capita in natura per l’assalto concentrico di sciami d’api».
Quella inaugurata da Brunetta insomma – da sempre laborioso anche in termini di novità – vorrebbe affermarsi come «una strategia nuova per la politica» che individua, come obiettivo finale, ciò che lo stesso premier Renzi ha posto come estremo spartiacque: il referendum di ottobre sulle riforme istituzionali. Questo lavoro ai fianchi è pensato proprio sulla falsariga di ciò che la piazza del Family Day, che ha già posto la sfida al referendum come atto di affermazione popolare contro Renzi, sta mettendo in circolo contro la «democrazia negata». Ma c’è più. Per Brunetta dall’elaborazione di queste class action può anche emergere un risultato endogeno: una vera e propria classe dirigente per il centrodestra, sempre «se Forza Italia intende indossare questa armatura». Come? «Intorno a ciascuna di queste battaglie emergerebbe un leader vero – ha scritto - non nominato, capace di coagulare e di dare voce a settori precisi e con interessi chiari e determinati». Dieci «situazionisti» che potrebbero essere rivelarsi utili al Cav alla perenne ricerca di volti nuovi per il suo pallino di sempre: un partito senza politici. Antonio Rapisarda

E IO PAGO: L’AIR FORCE RENZI NON PUO’ VOLARE. MA COSTA 40MILA EURO AL GIORNO.

L’Air Force Renzi non si è mai alzato in volo. Ha un’infinità di problemi lunga quanto la lista di una spesa. I lavori sono in stallo, ma come può documentare il Fatto Quotidiano lo Stato italiano continua a sborsare 40mila euro al giorno per un aereo che difficilmente potrà essere usato nei prossimi mesi. Di sicuro Matteo Renzi non potrà servirsene per volare in America nei prossimi giorni.
L’Air Force Renzi rischia di essere un aereo sfigato. È nato male e continua ad andare male. I problemi sono davvero tanto. Il primo è la registrazione del velivolo che inizialmente sembrava a tutti una pura formalità. Così non è. Sta infatti diventando un ostacolo insormontabile. A causa dei tempi lunghi,  scaduto “il certificato al’esportazione e quindi anche la registrazione si è impantanata: le autorità italiane e gli arabi non si trovano d’accordo su come registrare l’Aìirbus”Eithad, la compagnia araba che controlla Alitalia, non vuole infatti che l’A340/500 venga catalogato come aereo militare. Una regiostrazione di questo tipo farebbe perdere valore al velivolo.
I problemi non si fermano alla registrazione. A Fiumicino i tecnici avevano cancellato la marca sulla fiancata A6-EHA, quella degli Emirati Arabi Uniti (Eau), per sostituirla con la scritta I-TALY. La compagnia araba li ha obbligati a ripristinare la vecchia targa. Stesso discorso per le scritte interne. I tecnici avevano sostituito le scritte in arabo e inglese con le scritte in italiano e inglese. Anche in questo caso sono stati obbligati a tornare sui loro passi. Ci sono poi lavoro da fare in futuro. “L’A340 renziano presenta la configurazione classica: first, business e economy  ma è chiaro che questo allestimento dovrà essere cambiato sulla falsariga degli interni degli altri jet della flotta di Stato, attezzati con sale riunioni, docce, aree riservate alle scorte”. Tutto questo costerà dei gran soldoni

TERRORISMO, E’ RAVENNA LA CITTA’ PIU’ ATTENZIONATA IN ROMAGNA: NON SI ESCLUDONO RINFORZI ESTIVI

In vista della stagione estiva, ha affermato il questore di Forlì-Cesena Sanna, si programma l'attività di controllo da mesi, in sinergia con i sindaci interessati
E' Ravenna la città in Romagna che più preoccupa le forze di Polizia in ottica terrorismo. Anche se non c'è al momento alcun allarme particolare. Come ha spiegato infatti il questore di Forlì-Cesena, Salvatore Sanna, a margine di un convegno sulla criminalità a Cesena, "le misure sono scattate da alcuni mesi, subito dopo gli attentati di Parigi, in base alle nuove direttive su indicazione del ministero dell''Interno" avendo come obiettivo il controllo del territorio e una maggiore attenzione. In particolare per quelle città classificate con un livello di rischio più elevato.
In Romagna appunto Ravenna, che dalla moschea, al porto, passando per i monumenti Unesco ha tutta una serie di luoghi ''sensibili''. In vista della stagione estiva, ha proseguito Sanna, si programma l'attività di controllo da mesi, in sinergia con i sindaci interessati. "Non credo mancheranno dei rinforzi per avere il giusto occhio sul mare e sull''interno senza depauperare nessuna zona". Che non ci siano particolari allerte terrorismo lo ha confermato anche il procuratore capo di Forli'-Cesena, Sergio Sottani, ma c'è "doverosa attenzione anche a fatti di poco conto". Di certo a Ravenna, aggiunge, al di là della moschea, c'è una presenza "significativa" di extracomunitari islamici, molti dei quali comunque "perfettamente integrati", per cui c'è "un''attenzione particolare". Ma, ha ribadito, per ora nessun motivo di allarme. (fonte Dire)

martedì 29 marzo 2016

AAA…. VENDESI: L’ITALIA DIVENTA PROVINCIA D’ARABIA


I capitali degli sceicchi stanno acquisendo i centri del potere finanziario e industriale Banche, fashion, immobili, turismo, energia e quartieri storici delle grandi città

Si sono affacciati con curiosità poi siccome l’appetito vien mangiando hanno cominciato ad accaparrarsi dei gioielli più appetitosi e strategici del made in Italy. Quella dei ricchissimi arabi è diventata una sorta di bulimia: moda, immobili, hotel, banche e grande imprese strategiche dall’energia alla difesa fino a quel simbolo italiano che è l’Alitalia. Un’attenzione che viene da lontano. Guadagnò grandi titoli sui giornali nel 1976 la mossa della Lafico, la holding finanziaria di Muhammar Gheddafi, entrata in Fiat con i petrodollari rilevando quasi il 10%. «I libici? Si comportano come banchieri svizzeri» aveva detto Giovanni Agnelli. La quota è poi stata progressivamente ridotta fino in pratica ad azzerarsi.
Negli ultimi dieci anni è stata una corsa ad accaparrarsi i pezzi migliori dell’Italia. Tanti avamposti economici che preludono ad una colonizzazione culturale anche se, da abili strateghi, gli arabi procedono con circospezione. Una volta messe le mani sul bottino lasciano ai piani alti la dirigenza italiana ma le decisioni vengono prese ad Abu Dhabi o a Dubai. Non è difficile pensare che i legami finanziari possano avere un risvolto politico. Così inseguendo la rete dei finanziamenti dell’Isis da mesi le attenzioni sono concentrate su Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Non che siano questi paesi a foraggiare direttamente l’organizzazione, ma gruppi al loro interno che comunque impongono di mantenere una certa attenzione sull’area. E da tempo l’Italia ha stretti affari con il mondo arabo. Insomma il mondo islamico non è poi così lontano da noi e non è solo quello dei poveri immigrati a caccia di lavoro ma dei grandi capitali. Approfittando della crisi economica e quindi della maggiore disponibilità del governo ad aprire le frontiere ai capitali esteri, gli emiri si sono gettati a capofitto nel business che può offrire il nostro Paese e a prezzi stracciati. Il loro è uno shopping sistematico e tentacolare che nell’arco di una decina d’anni ha superato i cinque miliardi di euro. Ma la potenza di fuoco finanziaria degli sceicchi è tale che si fa fatica anche a descriverla. Solo i fondi sovrani dei Paesi del Golfo, gli organismi statali che hanno

AAA….VENDESI: LE PICCOLE AZIENDE IN MANO AGLI IMMIGRATI

In cinque anni aperte centomila nuove imprese Il settore preferito è quello dell’artigianato

È cresciuto anche negli anni della crisi il numero di immigrati che hanno aperto un'impresa in Italia: nei dodici mesi dello scorso anno, le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dell'Ue sono aumentate di quasi 23mila unità, portando il totale di queste realtà a superare quota 350mila, il 10,9% di tutte le imprese individuali operanti nel nostro Paese. Cinque anni fa, a fine 2010, erano 100.000 in meno. Il dato assume ancora maggior significato considerando che il saldo complessivo delle imprese individuali lo scorso anno è stato pari a -0,1%. Lo rileva Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio italiane. La presenza di piccoli imprenditori extra-Ue si rivela particolarmente significativa nelle attività artigiane: oggi sono oltre 120mila, un terzo di tutte le micro-aziende di immigrati, con forti specializzazioni in settori economici quali i servizi alle imprese (dove il 23% è extra-Ue), il commercio (16,4%) e le costruzioni (15,2%). La mappa della loro presenza sul territorio vede ai primi posti Toscana, Lombardia, Liguria e Lazio (tutte con una rappresentanza di micro-imprese di immigrati superiore al 15% del totale delle imprese individuali regionali), con Prato che, dall'alto del 40,9% di imprese individuali con passaporto extra-Ue, si conferma la capitale virtuale dell'imprenditoria immigrata in Italia. «Per gli stranieri giunti in Italia aprire un'impresa è certamente un modo per integrarsi nel nostro sistema economico e sociale», commenta il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. «Gli imponenti flussi migratori con i quali ci confrontiamo richiedono

venerdì 25 marzo 2016



ACQUA NON E’ PIU’ UN BENE PUBBLICO. IL BLITZ DEL PD DI RENZI


L’acqua non è più un bene pubblico. Un’altra novità del governo Renzi, che è diventata ufficiale con l’approvazione, da parte della commissione Ambiente della Camera e con il parere favorevole di relatore e governo, dell’emendamento del Pd, che apre alla gestione dell’acqua da parte dei privati.
Tale emendamento, relativo alla proposta di legge che ha recepito l’esito del referendum sull’acqua pubblica di cinque anni fa, ha proposto – e ottenuto – la soppressione dell’articolo 6 del testo, secondo cui il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale è privo di rilevanza economica. Di conseguenza, la proposta di legge stabiliva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico e vietava l’acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato.
E invece ora i privati, grazie all’approvazione dell’emendamento del Pd e con il consenso del governo, potranno gestire i servizi idrici. A dispetto di quei 26 milioni di ‘Sì’ del referendum del 12 e del 13 giugno del 2011, quando il 54% degli elettori bocciò qualsiasi forma di privatizzazione dell’acqua.
“Il Pd ha affossato la legge popolare sull’acqua pubblica e calpesta la volontà di 27 milioni di italiani. La maggioranza ha votato a favore dell’emendamento del deputato piddino Borghi che cancella l’articolo che prevede che l’acqua sia pubblica, che la gestione dell’acqua sia pubblica e che le infrastrutture dei servizi idrici siano pubbliche”.

E' DECEDUTO IL GEOM. GIUSEPPE BENTINI UNO DEGLI ARTEFICI DELLA FAENZA DEL BOOM ECONOMICO.


E' scomparso all'età di 93 anni il geom. Giuseppe Bentini, uno degli imprenditori più noti che ha avuto Faenza nel dopo guerra. Nato nel 1923, nel gennaio del 1951 fondò la Bentini Costruzioni, che divenne la più importante impresa di edilizia di tutto il territorio e tra le prime in Italia. Agli albori costruì tanti immobili nella Faenza devastata dal passaggio del fronte bellico, tra cui molti legati alla curia, guidata allora dal Vescovo mons. Battaglia, come ad esempio tutto il complesso del seminario di viale Stradone, la Chiesa dei Cappuccini e tanti altri. L'impresa sfruttò al meglio gli anni del boom economico ingrandendosi enormemente. La Bentini iniziò la sua espansione anche all'estero dove costruì immensi stabilimenti ed impianti in diversi paesi del mediterraneo, soprattutto in Algeria. Dagli anni '90 però il geom. Bentini si ritirò a vita privata nel suo buon ritiro di San Martino in Gattara, lasciando totalmente l'impresa alla gestione dei due figli (che poi si divisero). La Memoria Stororica di Brisighella partecipa al  dolore della moglie Rosa, dei figli e dei parenti tutti per la scomparsa del Geom. Cav. GIUSEPPE BENTINI Socio Fondatore e benefattore dei nostri sodalizi culturali, premio “Brisighella Dionisio Naldi” 2013. Lo ricordiamo con nostalgia e gratitudine per avere costruito nel 1962 il nuovo Stabilimento Termale e per avere favorito per anni lo sviluppo turistico di Brisighella.



L’AMICO VITTORIO SGARBI SI RICORDA DI BRISIGHELLA. UNA SERATA PER ORGANIZZARE UNA NUOVA MOSTRA A CASA BOSCHI.



Pietro Di Natale con il Maestro Vittorio Sgarbi  lavora per la mostra di Salo', CASA BOSCHI E ALDA RAGGI,;



FOGNANO: ARRIVATE LE PRIME DONNE STRANIERE… NESSUNA INFORMAZIONE AI CITTADINI DA PARTE DEL SINDACO MISSIROLI…..


A Fognano le prime dieci donne e un bambino piccolo sono ospite da una settimana circa , tutte di colore, nessuna parla italiano ma francese  sono state sistemate nell'immobile in zona Valletta, di proprietà di una onlus di Faenza.  Oltre ai pasti e alle utenze, viene fornito loro, unorso di apprendimento della lingua italiana e accompagnate al supermercato per acquisti di generi alimentari, fatturati.
In base alla “partecipazione e trasparenza”, sarebbe opportuno che il Comune di Brisighella, anche solo con un comunicato, informasse la cittadinanza dei programmi attuali e futuri, del tipo di immigrato, clandestini, paese in guerra o altro e in funzione della cessione di un locale in “comodato gratuito” alla Charitas nell’ locale dell’ex asilo nido e comunità Montana trasferita a Faenza.
La trasparenza, era una “parole d’ordine” della sinistra, purtroppo manca……



giovedì 24 marzo 2016

BERLUSCONI: “SIAMO IN GUERRA, E’ ORA DI ESSERE UNITI E ESTIRPARE IL CANCRO DELL’ISIS”


La proposta del Cav. al Foglio: “Via gli egoismi nazionali. Serve una coalizione contro la fabbrica della morte”. Per vincere bisogna combattere. di Silvio Berlusconi  - Ancora una volta, dopo New York, dopo Londra, dopo Madrid, dopo Parigi, dopo la Turchia, dopo tante stragi in Africa e in Medio Oriente che non fanno quasi più notizia, davanti alle drammatiche immagini che ci giungono da Bruxelles proviamo la stessa sensazione di dolore impotente, di rabbia, di scoramento. Ci eravamo illusi di aver inferto qualche colpo al terrorismo islamico attraverso la cattura del responsabile dei fatti di Parigi, ed ecco che l’Isis ci dimostra di essere più crudelmente vitale di prima. Purtroppo davanti a ciascuna di queste tragedie sembra di assistere a un film già visto: una grande emozione collettiva, un lutto doveroso delle istituzioni di ogni paese, qualche gesto nobile ma soltanto simbolico – come la sfilata dei leader mondiali a Parigi dopo gli attentati del 13 novembre – e poi il nulla, ovvero il palleggio di responsabilità fra governi e l’eterno inutile dibattito fra la retorica dell’integrazione facile e quella della paura.
Tutto quello che l’Europa ha saputo mettere in campo per sconfiggere il terrorismo islamico è qualche raid aereo in Libia, più che altro dimostrativo, che non porta alcun risultato se non quello di colpire la popolazione civile, rinfocolando l’odio anti-occidentale e fornendo quindi nuova materia prima ai reclutatori della Jihad. Così non vinceremo mai questa guerra. Per vincere una guerra bisogna prima di tutto avere il coraggio di combatterla, poi sapere con chiarezza chi sono gli amici e chi i nemici, infine essere uniti, mettendo da parte le distinzioni anche legittime e gli interessi particolari.  Questa crisi per l’occidente potrebbe essere più grave anche della guerra fredda, che se non altro rispondeva a delle regole e a delle logiche prevedibili e in qualche modo controllabili. Potrebbe essere la crisi più grave dopo la seconda guerra mondiale, quando per vincere i paesi dell’Occidente non esitarono ad allearsi con la Russia di Stalin, nonostante l’abisso che li separava. E solo in quel momento vinsero. Non esistono soluzioni alternative, quando si è chiamati in guerra bisogna combattere e vincere. I muri, i fili spinati, i posti di blocco messi in atto sino ad ora, sono misure inutili e risibili. Ma forse, la carenza di leadership europea, che ci penalizza da tempo, produrrà ancora l’assenza di ogni decisione.
il buonismo non si vincono le guerre e noi siamo in guerra. Luca Bartolini

TUTTE LE BALLE DI RENZI….


CONSIGLIO COMUNALE RAVENNA; BALDINI (fi) ELETTO ALL’UNANIMITA’ VICE PRESIDENTE

Francesco Baldini

Alberto Donini (Lega Nord) ha ritirato la candidatura permettendo la convergenza dei voti

Nella seduta di ieri il consiglio comunale ha eletto all’unanimità vicepresidente il consigliere Francesco Baldini (Forza Italia) (carica resasi vacante dopo le dimissioni di Paolo Guerra ndr). Prima che venisse proposta la candidatura di Baldini il consigliere Alberto Donini (Lega Nord) ha ritirato la sua candidatura, precedentemente avanzata, sottolineando che essa era “frutto di un accordo tra le forze di opposizione fatto all’inizio della legislatura, accordo che la Lega ha coerentemente cercato di portare avanti, ma risultando ciò impossibile” Donini ha dichiarato di “non voler andare oltre, non essendo interessato alla carica di per sé. Se si avvererà l’auspicio che ci sia un candidato che consenta all’opposizione di trovare l’unità, non avrò problemi a votarlo”. Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna) ha ringraziato Donini “per essersi fatto carico della soluzione di un problema più politico che amministrativo, più simbolico che effettivo” e ha proposto la candidatura di Francesco Baldini, “sulla quale mi pare di avere inteso che ci sia un’ampia condivisione”. Per il gruppo Lista per Ravenna è intervenuto anche Nicola Grandi, ringraziando Donini ed esprimendo la sua stima nei confronti di Baldini. Alberto Ancarani (Forza Italia) ha ringraziato Donini dicendo che “anche se manca poco al termine della consiliatura è comunque doveroso, per rispetto delle istituzioni, completare il quadro delle figure che assolvono alle diverse funzioni all’interno del consiglio comunale. Per quanto ne so c’è ampia convergenza sulla candidatura del consigliere Baldini, che condivido, ritenendo peraltro che essendo alla seconda consiliatura abbia la giusta esperienza”.

UN NUOVO PROGETTO GUIDATO DA GIAN MATTEO BALDI*: IL GRUPPO CAMPARI NON E ‘IN CESSIONE MA CAMBIA ROTTA SUL VINO


Altro che cessione: il Gruppo Campari cambia rotta sul vino, e, dopo le voci di vendita, rilancia sulle sue tenute top, Sella & Mosca, in Sardegna, e Terruzzi & Puthod, a San Gimignano, con un nuovo progetto guidato da Gian Matteo Baldi

Altro che cessione: il Gruppo Campari cambia rotta sul vino, e dopo aver annunciato più volte la cessione dei suoi marchi non “core business” (nel giugno 2015 era arrivata la vendita del 100% della cantina piemontese Enrico Serafino alla Krause Holdings Inc. per 6,1 milioni di euro), ora rilancia sulle sue tenute più celebri di proprietà, con un nuovo progetto.
Archiviata l’esperienza della divisione “Campari Wines”, sarà Gian Matteo Baldi la nuova guida di Sella & Mosca, una delle aziende più prestigiose di Sardegna, con un corpo unico di 550 ettari vitati (tra i più grandi d’Europa) ed una capacità di oltre 7,5 milioni di bottiglie ogni anno, e di Teruzzi & Puthod, marchio storico di San Gimignano e della Vernaccia, tenuta di 190 ettari complessivi, di cui oltre 90 vitati, per una produzione di 1,2 milioni di bottiglie. Auguri Gian Matteo
*GIAN MATTEO BALDI HA VISSUTO A BRISIGHELLA CON IL PADRE GIAN VITTORIO.

COINCIDENZE……… A OSIMO E’ SEPOLTO IL CARDINALE BRISIGHELLESE GALAMINI E MOSTRA DI SGARBI. LA MEMORIA STORICA DI BRISIGHELLA PUBBLICHERA’ UN LIBRO SULLA VITA DEL GALAMINI A CURA DI ALESSANDRO BAZZOCCHI.

Cardinale Agostino Galamini

UN’OCCASIONE PER UNA GIORNATA DI VISITA (MOSTRA QUADRI DEL GUERCINO, TIZIANO) E LA TOMBA DEL CARDINALE MORTO IL 6 SETTEMBRE NELLA BELLA CHIESA DI OSIMO.
Sergio Rivabene. GALAMINI (Galamina), Agostino (al secolo Simone). - Simone nacque a Brisighella, , nel 1552 (ma alcune fonti riportano Fognano, 1551), figlio di Mangolino e della nobildonna Antonia Recuperati, parente di Agostino Recuperati (morto nel 1540), che era stato generale dell'Ordine dei predicatori. Il Galamini entrò nell'Ordine domenicano e assunse il nome di Agostino, in onore del Recuperati; compì il noviziato a Faenza, poi passò a Bologna, dove fu lettore; infine fu inviato nella provincia di Napoli. Dopo essere stato nominato lettore maggiore di molti conventi della provincia lombarda, fu inquisitore a Brescia (1592) e in seguito a Piacenza, Genova e poi Milano. A questa esperienza seguì, nel 1604, l'affidamento della commissaria del S. Uffizio da parte di Clemente VIII. Fu quindi nominato maestro del Sacro Palazzo. Infine, nel 1607, fu eletto maestro generale dell'Ordine dei predicatori nel capitolo generale tenutosi a Roma nel 1608. Iniziò subito un'opera di riorganizzazione delle diverse province domenicane, partendo dal Regno di Napoli, passando poi alla provincia d'Abruzzo, quindi alle Puglie, infine giungendo alle Calabrie e alla Sicilia.
Era solito arrivare in incognito, per meglio verificare la situazione dei vari conventi. I suoi interventi furono sempre energici, tanto che lo stesso pontefice dovette intervenire varie volte per invitarlo a maggiore prudenza: sostituiva immediatamente i priori ritenuti inadatti, e nominava nuovi provinciali.
Nel giugno 1610 iniziò a riorganizzare le province di Bologna, Milano e Piemonte; quindi, su invito della reggente di Francia, Maria de' Medici, passò a visitare le province francesi dell'Ordine.
A Parigi in particolare si comportò con grande energia: proibì ai novizi di dire messa (avendo trovato anche giovanetti di diciassette anni che esercitavano l'ufficio al posto dei confratelli anziani); ripristinò quindi la pratica della mensa comune in refettorio e quella dell'abito religioso e, per dare l'esempio, si mise personalmente a restaurare gli edifici e le chiese dei conventi della regione.
Durante il soggiorno parigino fu creato cardinale da Paolo V il 17 ag. 1611, col titolo di S. Maria in Aracoeli. Nel 1613 fu nominato vescovo della diocesi di Recanati e Loreto, che resse per sette anni. Nel 1620 fu nominato vescovo di Osimo, nella Marca di Ancona, dove rimase per i successivi diciannove anni, praticamente senza allontanarsi mai, se non per i conclavi che portarono all'elezione di Gregorio XV e Urbano VIII. Morì il 6 sett. 1639 e fu sepolto nella cappella del Rosario nella chiesa di S. Marco dei predicatori a Osimo, sotto una semplice lapide che egli stesso aveva dettato.

mercoledì 23 marzo 2016

LE CASE POPOLARI: CAMBIARE PER MIGLIORARE IL COMUNE DI S.AGATA HA CONTINUATO A GESTIRE DA SOLO LE CASE POPOLARI…..


Affronto un tema che pare burocratico e noioso, ma non lo è, per cui invito tutti i miei lettori ad essere pazienti e ad arrivare fino in fondo. Le case popolari (ERP) nella Provincia di Ravenna sono 4.730=, di cui 839= (18%) sono di proprietà del Comune di Faenza, che diventano 1.168= (25%) se ragioniamo come Unione dei Comuni della Romagna Faentina, come ormai è necessario fare. I canoni ERP da riscuotere (dato previsionale 2016) sono pari in totale ad € 6.243.0000= di cui € 1.050.000= per gli alloggi del Comune di Faenza (17%), che diventano € 1.462.000= per l’intera Unione (23,4%). Attualmente le case ERP assegnate a cittadini italiani rappresentano mediamente l’85/87% del totale, anche per il Comune di Faenza o per l’Unione. Le norme in materia sono emanate dallo Stato (poche) e dalla Regione (molte), che è la vera titolare della politica ERP, integrate da alcuni regolamenti comunali.
La gestione delle case popolari è effettuata in parte dal Comune di Faenza (strategie, criteri di accesso, richiesta di fondi pubblici per manutenzioni, programma di manutenzione straordinaria, ecc.) e dall’ACER (Azienda Casa Emilia Romagna) della Provincia di Ravenna, sulla base di una concessione pluriennale (2014/2002), effettuata senza una gara.
L’ACER è uno strano ente pubblico economico che opera con criteri privatistici e svolge prevalentemente attività d’ufficio (redazione dei contratti, bollettazione, controllo requisiti assegnatari, ecc.) e assegna ad una ditta esterna tutti i lavori di manutenzione. E’ gestita da un Consiglio di Amministrazione, ovviamente di nomina partitica del solo PD e alleati lautamente retribuiti, ed ha 38 dipendenti, di cui 30 amministrativi e solo 8 tecnici veri e propri. E' un ente che negli ultimi anni ha cercato di migliorare la sua performance, dopo periodi opachi, con società partecipate che hanno lasciato buchi di bilancio risanati a spese dei Comuni. L’ACER incassa i canoni degli alloggi ERP, paga le sue spese burocratiche (spese generali circa € 441.000=, personale circa € 1.800.000=, imposte dirette per circa € 90.000=) e quello che avanza lo destina in primo luogo alla manutenzione ordinaria (affidata a ditte esterne) e in secondo luogo ai lavori di manutenzione straordinaria indicati dal Comune proprietario degli alloggi. L’ACER non apporta alcun tipo di risorsa finanziaria

L’ORDINE INGEGNERI RAVENNA, NON SI FIDA DEL COMUNE DI FAENZA


CON IL BUONISMO NON SI VINCONO LE GUERRE E NOI SIAMO IN GUERRA.


Con il buonismo non si vincono le guerre e noi siamo in guerra. L'ennesima strage.34 morti. 200 feriti.
E noi in Italia a dargli solo diritti e assistenzialismo senza imporgli dei doveri. Per due giorni vi saranno lacrime di coccodrillo, parole di circostanza, cerimonie, l'intervento della Boldrini, fiaccolate e inutili manifestazioni "pacifinte"con la bandiera della pace. Poi tutto riprenderà come prima con il solito buonismo fino alla prossima inevitabile strage. Quello che serve invece è una risposta dura a partire dal necessario blocco dall'indiscriminata accoglienza di questi milioni di clandestini che sono il brodo dentro cui fermenta l'intolleranza e l'estremismo. Solo con la difesa della nostra Identità almeno in casa nostra possiamo salvarci. I tanti vestaglioni che fanno la fila alle CARITAS delle nostre chiese non crediate sia tutti dispiaciuti per questi attentati. Se questi vengono individuati questi vanno #RIMPATRIATI!! Con il buonismo non si vincono le guerre e noi siamo in guerra. Luca Bartolini

SUCCEDE A RAVENNA…


TUTTE LE BALLE DI RENZI: ALTRO CHE 25 MILIARDI DI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA


Matteo Renzi sostiene di avere utilizzato al massimo possibile le forbici della Spending review, e di non avere più spazi a disposizione, perché nel solo 2016 avrebbe già tagliato la spesa pubblica di ben 25 miliardi. Come sempre il premier legge a modo suo cifre che spesso la realtà gli ributta in faccia, e lo fa sia per ragioni propagandistiche (Renzi è perennemente in campagna elettorale) che per la necessità di utilizzare la presunta buona pratica di fronte a quei cagnacci della commissione europea che non vogliono concedergli la flessibilità di finanza pubblica che ha chiesto.  Di solito pochi fanno il controcanto alle sparate del premier italiano. La sorpresa è arrivata ieri da Il Foglio. Perché a fare un puntuto contraddittorio a Renzi è stata una economista che è anche un’amica di famiglia, come Veronica De Romanis.  Una economista di primissimo piano che è anche la consorte di Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che spesso viene annoverato in cima alla lista dei potenti renziani.  La De Romanis ha smentito il premier, ricordando come il taglio di spesa non sia affatto di 25 miliardi di euro, ma addirittura inferiore ai 400 milioni. Per farlo ha utilizzato un documento dello stesso governo Renzi sulla legge di stabilità 2016, scritto dalla Ragioneria generale dello Stato. Ecco quanto scrive la De Romanis: «I risparmi per 25 miliardi di euro realizzati nel 2016 – grazie a iniziative intraprese tra il 2014 e il 2015 e alla legge di Stabilità 2016 – hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell’occupazione». «I dettagli di queste misure non sono illustrati nella Nota, tuttavia una cosa è chiara: i tagli effettivi non possono essere 25 miliardi di euro dal momento che sono stati utilizzati per coprire incrementi di “altra” spesa pubblica». «Per sapere a quanto ammontano i tagli netti” per il 2016, anche in questo caso, bisogna andare sul sito del Mef. Nella

PROVINCIA. RIORDINO DELLE PARTECIPATE TARDIVO E CON GROSSE PERDITE


La Provincia è costretta da una serie di disposizioni legislative ad adottare entro fine mese,  un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, esponendo le modalità, i tempi di attuazione e il dettaglio dei risparmi da conseguire.   E, ovviamente, le fruttuose partecipate come  Sapir e  Romagna Acque con consistenti dividendi  annuali - (l’ultimo bilancio fa registrare entrate per la  Provincia di circa 800.000,00 euro), -  sono state artatamente  conferite nella società Ravenna Holding spa, pertanto l’atto di razionalizzazione dell’ente provinciale si limita a indicare  pollice verso, non certamente privo di perdite, o nei confronti di una serie di  società deficitarie in procedura fallimentare o in liquidazione. È il caso, ad esempio della società  Aeradria dell’aeroporto di Rimini  in  procedura fallimentare  in corso con una quota di  partecipazione al capitale da parte della Provincia di 25.855,00 pari allo 0,83%. Al riguardo  è stata fissata l’udienza per il 20 aprile  prossimo a seguito di un’inchiesta della Procura per reati contestati agli amministratori: vale a dire, associazione per delinquere finalizzata a falsare i bilanci, bancarotta e connessi reati fallimentari, truffa e abuso d’ufficio. Per non parlare, poi, di Stepra, società in liquidazione con una cospicua quota versata a suo tempo dell’amministrazione provinciale di ben 1.333.881,79 e quota di partecipazione del 48.51% e restante quota analoga alla locale  Camera  di commercio. Per la Provincia la partecipazione in questa società ha rappresentato una vera e propria emorragia continua e incontrollata di denaro. Un   vero  “Pozzo di san Patrizio  cui sono state buttate abbondanti somme di denaro in un contesto generale di mala gestio.

ACCADE 100 ANNI FA, LA PRIMA GUERRA MONDIALE: MORTI BRISIGHELLESI ALL’OSPEDALE DI FOGNANO.



venerdì 18 marzo 2016

Comuni montani, il Pd: “Sciogliere l’unione nell’Anci”. I sindaci toscani in rivolta: “Decidiamo noi, non loro”

Il deputato Parrini, segretario regionale dei democratici: "L'accorpamento doveva essere già fatto". Il presidente toscano dell'Uncem: "Associazione da mantenere in vita per tutelare la specificità dei territori montani". Il primo cittadino ribelle Perdrini, ex parlamentare dell'Ulivo: "Impostazione fascista, roba da Ventennio"
Comuni montani in rivolta contro il Pd. Succede in Toscana, ma potrebbe essere un episodio che fa da apripista a uno scontro che può allargarsi al resto d’Italia. L’ipotesi su cui ragiona ilPartito democratico infatti è l’inserimento della Uncem, l’Unione nazionale Comuni, comunità e enti montani, dentro all’Anci, l’associazione dei Comuni. Obiettivo: razionalizzare costi e rendere meno frammentata la rappresentanza istituzionale. Il primo a dirlo è stato il deputato renziano e segretario regionale toscano democratico Dario Parrini: “Non è possibile che ci siano ancora Legautonomie e Uncem come centri autonomi di costo e di decisione – ha detto a Repubblica – L’accorpamento con Anci non può restare un impegno continuamente preso e mai realizzato: doveva essere già fatto”. Parole in linea con la direzione indicata da tempo dagli stessi vertici nazionali di Anci e Uncem: nelle varie Regioni la rappresentanza istituzionale dei Comuni montani passerebbe totalmente ad Anci mentre l’Uncem diventerebbe una sorta di centro studi a sostegno e tutela delle aree montane.
Ma l’Unione dei Comuni montani solo inToscana rappresenta180 realtà montaneestese sul 60 per centodel territorio regionale per un totale di 550mila abitanti. E tra questi ci sono quelli che invitano a frenare, per usare un eufemismo, e quelli che sono andati su tutte le furie, come il sindaco “ribelle” di Zeri, in Lunigiana, Egidio Pedrini, già noto per la sua battaglia per mantenere l’acquedotto che la Regione vorrebbe far confluire nell’autorità d’ambito territoriale togliendolo al Comune. Ex parlamentare dell’Ulivo e ex democristiano di sinistra se la prende con i renziani: “Che cavolo c’entra Parrini con l’Uncem?”. Il segretario regionale democratico secondo Pedrini dimostra una “arroganza politica inaudita, impostazione fascista, roba da Ventennio“. Il Pd si è dimenticato, aggiunge, “di ciò in cui credeva davvero il Pci: la difesa della democrazia e della povera gente“.
Più misurato ma ugualmente deciso Oreste Giurlani, sindaco diPescia (Pistoia) e presidente dell’Uncem della Toscana oltre che vicepresidente nazionale. Giurlani ricorda a Parrini che nell’ultimo congresso dell’ente (2015) è stato ribadita la volontà di mantenere in vita l’associazione “per la capacità della stessa dirappresentare e tutelare la specificità dei territori montani”. Ma precisa che “alla fine saranno comunque i sindaci Uncem a assumere la decisione finale”. Anche perché l’eventualescioglimento dell’associazione senza il consenso dell’assemblea – è la tesi di Uncem Toscana supportata anche da una consulenza legale – sarebbe da ritenersi illegittimo.
Parrini per dire il vero ha poi corretto il tiro: “Decidono i Comuni soci cosa fare di un’associazione, ci mancherebbe altro – ha precisato all’agenzia Impress – Li invito però a porsi il problema di cosa l’opinione pubblica pensa di questo spezzatino di rappresentanza istituzionale: sono certo che ne pensa molto male”. Secondo Parrini servirebbe perciò “meno corporativismo e più realismo”. Il gruppo consiliare Pd dovrebbe intanto portare la questione all’attenzione del prossimo consiglio regionale: per approfondire la questione c’è stato un primo incontro, secondo quanto appreso dal fatto.it, al quale hanno partecipato i vertici regionali dell’Uncem, dell’Anci, esponenti del Pd e Ledo Gori, capo di gabinetto del presidente della Regione Enrico Rossi.

Ma ora la battaglia rischia di diventare a tutto campo perchél’Uncem finisce in una polemica che riguarda anche l’esito del referendum sull’acqua, settore sul quale il governo è pronto a intervenire. E anche qui c’entra il Pd, perché un deputato, Enrico Borghi, è anche presidente nazionale dell’Uncem (guida il Comune di Vogogna, in Piemonte) sarebbe pronto a intervenire emendando la legge sul servizio idrico in discussione alla Camera. In particolare Borghi ha firmato le proposte di modifica per cancellare l’articolo 6 che prevede l’affidamento delle risorse idriche solo a enti di diritto pubblico, ricevendo peraltro il parere favorevole del governo per bocca del sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo (Pd, un’altra toscana, di Campiglia Marittima). Per questo il sindaco lunigiano Pedrini chiede anche le sue dimissioni: “E’ incompatibile con l’Uncem”.

giovedì 17 marzo 2016

CASO ELISA ZACCARELLI


Berlusconi affonda la Meloni: "Leghisti ed ex fascisti? Solo liti"


"I leghisti a Roma sono tutti ex fascisti e hanno liti tra di loro che sbocciano tutti i giorni"

"Non arretro sulla candidatura di Guido Bertolaso a Roma". Silvio Berlusconi, intervistato aLa telefonata di Maurizio Belpietro a Mattino Cinque ha le idee chiare.

"Bertolaso vincerà con una sua lista civica, ne sono certo". Il Cavaliera poi parla della Lega e del peso elettorale che il Carroccio ha a Roma: "I leghisti a Roma sono tutti ex fascisti e hanno liti tra di loro che sbocciano tutti i giorni". A questo punto, il leader di Forza Italia parla della probabile candidatura di Giorgia Meloni: "Non ha nessuna possibilità
di diventare sindaco di Roma".

Il Cavaliere incontrerà la Meloni per discutere della sua candidatura e afferma: "Non ho speranza di convincerla", perchè "le donne, qualsiasi cosa gli dici, fanno quello che vogliono loro". Liquida poi come "meschina strumentalizzazione! la polemica sulla gravidanza di Giogia Meloni come controindicazione alla corsa al Campidoglio e , da Mattino Cinque, Silvio Berlusconi ribadisce che "la signora Melni sa benissimo che non ha nessuna possibilità di diventare sindaco mentre quella sul suo futuro ruolo di madre è una stupidaggine del teatrino della politica. Che disastro questa politica".

domenica 13 marzo 2016

PUTIN: “ITALIA ESCI DALL’EURO E TORNA ALLA LIRA. COSI VINCERAI LA CRISI E TORNERAI GRANDE


Durante una conferenza stampa tenuta al Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin, non ha risparmiato critiche all’Europa: “Non ho ancora ben capito che ruolo svolga oggi l’Europa. Sembra un’organizzazione che manca di una struttura coesa e compatta, non c’è insomma una spina dorsale. Vedo che l’Inghilterra terrà un referendum per uscirne. Beh, mi sembra il minimo: quale Stato vorrebbe mai appartenere a un’organizzazione così fragile?”
Poi continua “Furba è stata l’Inghilterra a mantenere la sterlina, la sovranità monetaria e bancaria è importante. Ma questo non è accaduto negli altri Paesi membri che, convinti che una moneta nazionale sarebbe stata troppo debole, si son lasciati abbindolare da un presunto progetto di forte moneta unica. Ma guardatevi ora? Stavate meglio prima o adesso? Rispondete da soli a questa domanda, interrogate le vostre coscienze e capirete” poi rivolgendosi all’Italia, al centro della scottante situazione immigrazione vista la sua posizione geografica sullo scacchiere geopolitico, ha detto: “Italia, allora cosa aspetti a uscire dall’euro e tornare alla lira? Non stavi forse meglio prima. Governanti agite bene, agite ora”. Parole forti quelle del leader russo che hanno fatto, in breve tempo il giro del mondo e del Bel Paese, riaprendo il dibattito sulla sovranità monetaria.
Secondo il giornalista Andrea Screzi: “L’Europa, così com’è, è un fallimento e andrebbe rivista la sua posizione per quanto riguarda la politica e l’economia. Putin lancia un messaggio forte pur dalle mille contraddizioni”.

“L’UNIONE FA LA FORZA” I GIOVANI DI BRISIGHELLA E SOLAROLO INSIEME PER EVENTI DEDICATI AI COETANI


Webradio

Il 15 marzo a Solarolo e il 18 marzo a Brisighella verranno organizzati due eventi collegati al progetto ‘L’Unione Fa la Forza’, il percorso partecipativo pensato dall’Unione della Romagna Faentina rivolto ai giovani residenti nei sei Comuni del suo territorio.
In arrivo a Solarolo e Brisighella due nuovi eventi organizzati dai giovani partecipanti a ‘L’Unione Fa la Forza’, il progetto che si propone di coinvolgere ragazze e ragazzi fra i 16 e i 35 anni residenti nel territorio della Romagna Faentina nell’ideazione/organizzazione di momenti partecipativi per favorire la partecipazione e l’inclusione sociale, culturale e lavorativa dei loro coetanei.
Martedì 15 marzo, alle ore 20.30, presso l’Oratorio dell’Annunziata di Solarolo , Venerdì 18 marzo invece, alle ore 19.30, presso la Sala multimediale della biblioteca, in via Pascoli a Brisighella, si terrà il World Café ‘Sveglia! E’ tempo di sognare…’, un momento di confronto per consentire ai giovani di proporre le loro idee/sogni da mettere in cantiere per il territorio in cui vivono.
L’aspetto innovativo di entrambe le iniziative è che saranno condotte attraverso moderne tecniche di partecipazione: a Solarolo l’incontro sarà infatti gestito con un ‘Open Space Technology’, che permette di creare gruppi di lavoro ispirati e produttivi proposti dai partecipanti, creando una situazione piacevole con un buffet permanente e consentendo di produrre un documento riassuntivo di tutte le proposte/progetti elaborati dai gruppi sul tema proposto. A Brisighella invece si svolgerà un ‘World Café’, una metodologia studiata per invitare i partecipanti a una discussione libera e appassionata, lasciando che le discussioni siano autogestite dai partecipanti all’interno di un quadro comune e sotto la guida di alcune domande di riferimento. In entrambi gli eventi le ragazze e i ragazzi saranno supportati da operatori della cooperativa sociale faentina RicercAzione. L’obiettivo delle due iniziative è la raccolta di proposte per lo sviluppo delle politiche giovanili nel territorio dell’Unione. Per ulteriori informazioni sul progetto: unionefaforza.wordpress.com.

giovedì 10 marzo 2016

NUOVA TASSA PER I FAENTINI


POVERA ITALIA………… NELLE FOTO





Complimenti ai rovesciatori seriali di merda sulle persone, Ramiro rimane dove si trova, noi siamo contenti, Voi continuate a cuocere nel vostro brodo primordiale, fatto di invidia e bava.
Un abbraccio a Ramiro. Filippo Donati


ALLE ELEZIONI COSA SUCCEDE: DOCET BERLUSCONI.


Paolo Savelli Sul PD la domanda che tanti si fanno (ma non lo dicono apertamente) è: ma se fanno pastette alle loro primarie, alle elezioni in cui votiamo tutti che combinano?
#domandissimainsidiosissima. Una battaglia continua del presidente Berlusconi per avere scrutatori e rappresentanti di lista, pensate abbiamo perso du elezinoi politiche le prime per 30mila voti e 130mila alle ultime……….

NOTEVOLE SUCCESSO DELL’INIZIATIVA SENIORES A BOLOGNA


come potete vedere dalla foto che vi alleghiamo abbiamo fatto un pienone….
Alcuni ci chiedono il modulo per avviare l’Istanza di esecuzione della sentenza della Corte Costituzionale n°70/2015, bene, lo alleghiamo e vi invitamo a provvedere in tempi brevi anche se, teoricamente, il termine ultimo sarebbe il 31/12/2016.

mercoledì 9 marzo 2016

GALASSINI (FI): “IL CONSORZIO CTF FAENZA HA RISPETTATO GLI OBBLIGHI DI CONCESSIONE?”


Un'interpellanza del consigliere provinciale di Forza Italia presentata in Provincia in merito al Centro Servizi Merci di Faenza

Sulla vicenda del Consorzio faentino CTF, finito in liquidazione, il capogruppo in consiglio provinciale di Forza Italia, ha scritto un'interpellanza per chiarire alcuni punti. Questo, di seguito, il testo dell'interpellanza. Premesso che; La Società CSM - Centro Servizi Merci srl, ora in liquidazione, ha per "socio unico" il Comune di Faenza dal 2012 da allora è strumento organizzativo del Comune medesimo. Nel 2007 CSM ha emesso un bando per "Assegnazione aree in concessione per la progettazione esecutiva, realizzazione e gestione del nuovo scalo merci di Faenza". A quanto risulta dalla certificazione del Capo Settore Sviluppo Economico del Comune di Faenza in data 6 marzo 2006 e risultato assegnatario il Consorzio Trasporti Faenza soc. coop. p.a. - CTF. Con atto notaio Bonfanti autenticato nelle firme del 25 luglio 2007 rep. 52938 racc. 8641 è stata di conseguenza stipulata la "Concessione del diritto di superficie per la realizzazione di scalo merci".  A termini di concessione la concessionaria CTF era obbligata, tra le altre cose, "a completare lo stralcio funzionale e funzionante dello scalo entro 12 mesi" dal 25 luglio 2007 "salvo proroga per giusta causa da concordarsi tra le parti almeno 3 mesi prima del termine di scadenza": non risulta al sottoscritto che siano mai stati portati a conoscenza del Consiglio comunale e pertanto essere stati deliberati questi atti di proroga.
In tutti questi anni e per motivi non esattamente chiariti il Consorzio CTF non ha adempiuto agli obblighi di concessione, senza che ne il Comune ne il suo strumento organizzativo CSM adottassero alcun provvedimento al riguardo ma semplicemente lasciando decorrere il tempo con totale inerzia omissiva. Dal novembre 2015 il Consorzio CTF è in stato di liquidazione coatta amministrativa e pertanto certamente non più in grado di adempiere agli obblighi di concessione. Per principio generale di diritto in materia di concessioni - e ancor prima per principio di logicità - lo stato di insolvenza comporta la revoca/decadenza dalla concessione La Provincia di Ravenna è interessate come Tipologia PPP (Società di Trasformazione Urbana). Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto Consigliere INTERPELLA Il presidente della Provincia di Ravenna in accordo con il Sindaco del comune di Faenza chiariscano e documentino le ragioni dell'inerzia omissiva dell'Amministrazione comunale e degli Organi di Centro Servizio Merci, in quanto strumento organizzativo del Comune, nel far rispettare, dal Consorzio CTF gli obblighi di concessione; nel pronunciare la revoca/decadenza della concessione.



UN SUCCESSO LA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “PIANO B” DI GIANNA BOTTI E RAFFAELLA RIDOLFI ALL’OFFICINA CREATIVA L’INFINITO DI BRISIGHELLA.


Raffaella Ridolfi e Gianna Botti continuano con successo le presentazioni del romanzo “Piano B”. Dopo Ravenna, Marradi, dove risiedono, Rimini, Faenza, Firenze e Novara è stata Brisighella la tappa della presentazione del romanzo delle due autrici marradesi attese nelle prossime settimane ad Arezzo, Montecatini, Cesena e ancora a Ravenna per altrettante presentazioni del loro libro molto seguito dal pubblico e dai media. L'attualità delle drammatiche vicende libiche, le dichiarazioni di Papa Francesco e la conferma che gli USA spiavano il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, rilanciano le belle e quasi preveggenti pagine del romanzo edito dal Girasole con in copertina “La mela di Jessica” opera del pittore Stefano Mercatali. A Brisighella, nella stupenda cornice della sala dell'Infinito venerdì scorso nel corso del convivio con le autrici organizzato da L'Infinito-Officina Creativa, il direttore artistico Pape Gurioli ed il giornalista Francesco Donati hanno confermato come Piano B, Giallo Mediterraneo sia un riuscito romanzo contemporaneo connotato dall’intreccio dei ritmi social, tutto giocato sul filo invisibile delle trame digitali di email e sms, scritto col linguaggio diretto che a queste modalità relazionali appartiene. In Piano B – dove B, sta per Berlusconi – hanno aggiunto, Raffaella Ridolfi e Gianna Botti, abbiamo scritto, la storia del 33 e dell’agente segreto Alfonso, protagonisti che non si conoscono tra loro ma che elaborano, sulle vicende dell’attualità, un libro-rivelazione immateriale destinato ad essere poi rubato dalla terza immancabile spia che non ci pensa un attimo a stamparlo su carta, provocando clamore mediatico e anche il ‘crimine’ che interrompe sia il racconto che il complotto. Lusinghieri, significativi e ricchi di curiosità gli interventi dei presenti intervenuti che hanno festeggiato le autrici che non hanno mancato di apporre le dediche e gli autografi di rito sulle copie del libro.



DISCARICA TRE MONTI: L’AMPLIAMENTO SPACCA LA MAGGIORANZA NELL’ASSEMBLEA DELLA ROMAGNA FAENTINA.


L'AMPLIAMENTO  della discarica di rifiuti Tre Monti nel territorio di Riolo Tenne scuote la maggioranza di centrosinistra al governo nell'Unione dei comuni della Romagna Faentina. Sul durissimo ordine del giorno incentrato sull'argomento presentato in Consiglio da Edward Jan Necky de L'Altra Faenza, il vice sindaco e assessore all'Ambiente di Solarolo Stefano Briccolani, il capogruppo e  dirigente manfredo da Insieme per Cambiare Paolo Cavina e la consigliera di Uniti per Riolo Tarme Nicoletta Cembali si sono  astenuti, assieme al consigliere di Rinnovare Faenza Tiziano Cericola, dimostrano di condividere almeno in parte le tesi sostenute nel documento. Tra le quali, a sostegno di un deciso «no» alla maggiorazione dei rifiuti già conferiti nel sito, spiccano le considerazioni sulla possibile pericolosità dell'impianto e gli allarmi in tal senso lanciati dalle organizzazioni ambientaliste, senza tralasciare le allusioni all eventuale conflitto di interessi riguardante la società Hera. Il testo de L'Altra Faenza era critico sull'impianto imolese che coinvolge anche Riolo Terme l'Odg è stato respinto per 11 voti contrari, espressi dal Gruppo del Partito democratico-Indipendenti, a fronte di 3 alzate di mano favorevoli del proponente Necki, di Andrea Palli del Movimento 5 Stelle e di Guido Catani della lista civica di centrodestra Alternativa per Riolo, ma l'esito del dibattito ha comunque messo in luce le diffuse perplessità che il progetto di Hera e ConAmi suscita nei rappresentanti delle Amministrazioni coinvolte. A DIMOSTRARLO è del resto anche la motivazione della bocciatura fornita dalla capogruppo e segretaria del Pd del comprensorio faentino Federica Degli Esposti, basata semplicemente sul fatto che «non si è voluto condividere il tema della salute pubblica e fermarsi un attimo per concordare un diverso testo». Se si fosse trattato di una generica assicurazione di attenzione verso gli sviluppi dell’operazione, accompagnata da un vibrante invito alle agenzie di monitoraggio ad effermare severi controlli, probabilmente il consenso sarebbe stato unanime. Nicola Tanesini