domenica 30 giugno 2013

SUBITO FORZA ITALIA

La Convention Regionale di AZZURRI ’94 a Rimini il 12 luglio prossimo sarà il preludio a Forza Italia.
Rimini ospiterà infatti la 3^ Convention Regionale di AZZURRI ’94 Il Movimento creato da Rodolfo Ridolfi il 9 novembre 2012 per chiedere il ritorno in campo di Silvio Berlusconi ed il ritorno ai valori ed ai programmi di Forza Italia. Il titolo “Subito Forza Italia” narra da solo come il Berlusconismo sia un'esperienza di successo capace di mettere insieme la migliore tradizione democratica del nostro Paese, i liberali, i socialisti, i democristiani di tutte le razze fino alla destra democratica di An, ora però l'esperienza con An si e' conclusa e a questo punto e' meglio tornare alle origini. ''Ci avevano definito, vent’anni fa partito di plastica, si sono dovuti ricredere, hanno detto che siamo mafiosi ed impresentabili, anche sulla stampa e addirittura nel PDL ci avevano definito nostalgici e reduci si sono dovuti e si dovranno ricredere perché come è scritto nel nostro manifesto fondativi, sottoscritto da 600 dirigenti ed eletti azzurri della Regione: “Silvio Berlusconi è il catalizzatore di tutte le istanze di rinnovamento e di liberazione della nostra società, che avevano sempre trovato fieri oppositori nei conservatorismi confliggenti ma convergenti della tradizione cattolica e comunista. Quando poi le due chiese si sono unite non ci sarebbe stato nulla da fare; l’unica opposizione a ciò sono stati i valori, le idee ed i programmi sostenuti da Forza Italia, come movimento politico che metteva in campo Berlusconi. Per noi che informiamo la nostra azione politica allo spirito originario di Forza Italia, le indicazioni di Silvio Berlusconi sono più che sufficienti per mobilitarci. E’ per questo che raccogliendo l’esigenza di tanti amici che non si arrendono alla consunzione della cattiva politica ed all’antipolitica dilagante abbiamo promosso intorno ad un Manifesto-appello il “Comitato Azzurri del ’94 con Berlusconi” per rilanciare in azioni concrete i principi liberali e di economia sociale di mercato su cui è stata fondata Forza Italia. Chiedevamo di ritornare al nome e simbolo di Forza Italia per marcare le ragioni dell’alternativa programmatica, politica, di valori, alla sinistra e ad un certo establishment amministrativo del tutto conservatore, perché le contraddizioni intrinseche allo schieramento di centro-sinistra sono profondissime e già visibili ad occhio nudo e quindi esse possono anche esplodere in tempi imprevedibili. Una accuratissima e calzante analisi sulla riforma dell’architettura istituzionale offre l’irripetibile occasione dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica..” concludevamo. Come ben possiamo affermare non eravamo dei nostalgici ma dei “Facili profeti”

sabato 29 giugno 2013

UNA BUONA NOTIZIA: TORNA FORZA ITALIA E IO SARO’ ANCORA IL NUMERO UNO


"Il Popolo della Libertà resterà come coalizione dei partiti del centrodestra. Forza Italia ne farà parte e io temo che sarò ancora chiamato ad essere il numero uno". Parole di Silvio Berlusconi che conferma quindi il ritorno allo 'spirito del 94', a quella Forza Italia che tante soddisfazioni ha dato, a livello elettorale e non solo, e che non è mai definitivamente uscita dal cuore del leader del Pdl e del centrodestra. Ritorna Forza Italia - Le voci di una rinascita di Forza Italia erano state confermate, qualche giorno fa, dal segretario del Pdl Angelino Alfano e dal falco del partito Daniela Santanché. Il Pdl, ad ogni modo, ci sarà ancora, sarà la cornice all'interno della quale far confluire il popolo del centrodestra. Ma l'anima, il cuore pulsante del nuovo progetto, è Forza Italia. Ciò non vuol dire, come pure si maligna, che il Pdl sia destinato a fare da bad company. Al contrario: Berlusconi sa che con la sola Forza Italia non riuscirebbe a raggiungere i fasti di un tempo, quando in alleanza con An e la Lega ha più volte sfiorato il 50%. Ma il Pdl resta e serve - Ecco allora la funzione del Pdl: attrarre quell'elettorato moderato, non tifoso, che non sempre ha votato Berlusconi, ma che allo stesso tempo non ha nessuna voglia di lanciarsi in un abbraccio mortale con la sinistra. E' inutile nasconderlo: nonostante la rimonta impressionate di cui è stato capace alle scorse politiche, il Pdl ha lasciato per strada una larga fetta di elettorato, che ha preferito votare Beppe Grillo o, peggio, darsi alla macchia, andando a riempire il serbatoio dell'astensionismo. Recuperare questi elettori è compito del Pdl. A Forza Italia dare voce all'elettorato movimentista, quello voterebbe Berlusconi sempre e comunque. Una grande soddisfazione una battaglia che abbiamo sempre sostenuto. Galassini, Ridolfi, Bazzoni





venerdì 28 giugno 2013

CORTE DEI CONTI: I POLITICI COSTANO 1,9 MILIARDI ALL’ANNO, BISOGNA TAGLIARE DI PIU’:


Chi pensa che la lotta ai costi della casta sia solo demagogia oggi ha una risposta secca dalla Corte dei Conti: i politici di casa nostra ci costano 1,9 miliardi di euro all'anno. Una cifra enorme. Per rendere l'idea, quasi 2 miliardi è la somma che ci serve per rinviare l'aumento dell'Iva almeno fino a dicembre. E ancora: 2 miliardi è metà del gettito dell'Imu (4 miliardi). Ora provate ad immaginare anche quanto costa coprire il decreto lavoro varato ieri dal Consiglio dei Ministri. Sempre la stessa cifra: 2 miliardi. La relazioni sui costi della politica redatta dalla Corte non lascia spazio a dubbi. La Casta costa ancora tanto. 143mila politici - In Italia nel 2012 i politici di "professione" erano ben 143 mila e, tra stipendi, indennità, rimborsi spese ed altro, sono costati alle pubbliche casse 1,9 miliardi di euro. Il dato emerge dalla Relazione di parificazione del Bilancio dello Stato appena approvata proprio dalla Corte dei Conti. I magistrati contabili hanno visto qualche timido segnale di cambiamento, ma fanno sapere che non basta. Le note positive sono quelle sui soldi pubblici destinati ai partiti. I finanziamenti ai partiti politici sono stati dimezzati, Camera e Senato hanno tagliato le diarie e gli emolumenti, hanno riformato i vitalizi introducendo il sistema contributivo, hanno tagliato le spese degli immobili.Bisogna cambiare -  La relazione non riporta, ovviamente, il disegno di legge del governo sulla riforma dei finanziamenti ancora in discussione in Parlamento, ma lancia un avvertimento chiaro e forte: "La situazione attuale richiede, invero, una riforma attenta e globale, rispettosa non solo della riduzione della spesa pubblica, senz’altro necessaria e indispensabile, ma anche garante della democrazia". Insomma basterebbe dare una bella sforbiciata agli stipendi della casta per trovare almeno un miliardo fresco da destinare al lavoro o sul fronte fiscale. Basta poco per farlo. Un decreto. Ma ci vuole tanta, tantissima volontà. E si sa il palazzo spesso su questi temi è sordo.(I.S)

CON MARINA E FORZA ITALIA SOGNO UN RITORNO AL FUTURO


Marina Berlusconi ieri ha smentito di avere intenzione di "salire" in politica, ma Giancarlo Galan ci spera: il deputato Pdl che aveva dichiarato defunto il partito preannuncia un "ritorno al futuro: ora si ritorna a Forza Italia". Non solo questione di nome: "Cambierà tutto, non sentirete più parlare di congressi, di tessere...la nuova Forza Italia tornerà a parlare di riforme liberali, di organizzazione snella, rapida, imprenditoriale del partito". E Galan condanna la dirigenza attuale: "Quando un partito perde 8 milioni di voti in pochi anni, dalle regionali del 2010 non a caso, vuol dire che un problema c'è". E d'altronde il Pdl "era un partito che non suscitava più emozioni, che non elaborava progetti, chi lo guida eviti l'agonia e lascia il passo a qualcosa di nuovo dal sapore antico ma vincente".I tempi saranno rapidi, "penso che si faccia tutto entro luglio". Guardando avanti proprio a Marina Berlusconi: secondo Renato Brunetta dovrebbe dimostrare quello che vale, ma per Galan "lei non deve dare alcuna dimostrazione. Berlusconi ne diede nel '94. Già sogno un confronto tv fra Renzi e Marina, il meglio che i due partiti possano offrire ai loro elettori". Quanto alla fase di transizione, per Galan sì a Daniela Santanché: "per me andrebbe benissimo, un ruolo di primo piano se l'è già ritagliato, si tratta di formalizzarlo". Roma, 27 giu. (TMNews) -


I SENIORES DELL’EMILIA ROMAGNA ESPRIMONO VICINANZA E AFFETTO AL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI

Gabriella Bianchi  Responsabile Regionale Emilia-Romagna, Gianguido Bazzoni Capo Gruppo PDL Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Galassini consigliere provinciale responsabile Seniores Ravenna, Paolo Savelli vice coordinatore pdl Ra, Rodolfo Ridolfi responsabile regionale Azzurri 94

Gent.mo Sig. Presidente Silvio Berlusconi
Senza dilungarci ad elencare gli argomenti che documentano in modo oggetivo il continuo attacco nei suoi confronti da parte di certa magistratura delle “teorie”, con la presente a nome dei Seniores PDL della Regione Emilia-Romagna, vogliamo confermarle fortemente la nostra incondizionata stima personale e politica.
 Voglia gradire da parte di tutti noi i nostri migliori saluti.
Gabriella Bianchi  Consulta Seniores PDL Regione Emilia-Romagna



E IO PAGO: DIRIGENTI PROVINCIA. BEN 118 MILA EURO PER LA RETRIBUZIONE DI RISULATO.


Soprattutto in questi momenti così difficili, si parla spesso del tema dei  dirigenti degli enti pubblici, alla luce delle disposizioni contenute nella spending review.  Nello specifico, in un articolato testo riguardante gli enti pubblici,  si fa esplicito invito a non aumentare i fondi per la contrattazione decentrata integrativa limitando,  di conseguenza,  ogni possibilità di accrescere i salari accessori dei dirigenti e delle posizioni organizzative. Nel triennio 2011 – 2013, quindi, il trattamento economico dei dirigenti della Provincia non potrebbe aumentare rispetto al 2010, e quest’assunto non concerne solo lo stipendio,  ma anche le forme di salario accessorio. Addirittura si prefigurano gli estremi d’illegittimità  nel caso di modifica dell’attribuzione delle posizioni dirigenziali con aumento del salario accessorio qualora  non sussista l’evidente variazione dei compiti assegnati. Stando a queste inequivocabili interpretazioni, peraltro supportate da pareri di sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti,  le indennità di posizione non possono, dunque, essere modificate in aumento e tale divieto  si riferisce al citato  triennio 2011 - 2013.   La giunta provinciale con proprio atto deliberativo, come si evince dalla tabella sotto riportata, ha modificato artatamente le percentuali  delle due voci,  vale a dire quella dell’indennità di posizione e quella di risultato,  rendendo sensibilmente sbilanciato il risultato  in favore

giovedì 27 giugno 2013

OSPEDALE DI FAENZA: NON CI RESTA CHE PIANGERE


A coloro che ci hanno accusato di essere degli irresponsabili perché scrivevamo BASTA TAGLI OSPEDALE gli dovremmo chiedere se oggi è da irresponsabili dire NON CI RESTA CHE PIANGERE visti i nuovi tagli ai posti letto dell’Ospedale di Faenza e soprattutto il nuovo assetto della chirurgia che vede pesanti “asportazioni” dal Ospedale manfredo. Sicuramente gli stolti che ci hanno dato degli irresponsabili oggi ci vorranno convincere che il tutto discende dal decreto Balduzzi, ci possono credere se ciò li aggrada, in fondo questo è il prodotto confezionato dalla propaganda proprio per gli sprovveduti che si “bevono” di tutto.  Ciò che restava dell’Ospedale di Faenza è stato immolato, considerata ormai la notoria debolezza politica del PD faentino, sull’altare di altri interessi perseguiti dall’amministrazione manfreda, che tra qualche mese, quando avremmo digerito l’ennesima “amputazione” sanitaria cittadina, ci verranno spacciati come una grande conquista ed opportunità per la città, in verità saranno gli ennesimi tappa buchi per i ben noti disastri amministrativi che partiranno in pompa magna per poi ridimensionarsi nel tempo come successo con i corsi di infermieristica. Mi auguro che il Sindaco abbia almeno il buon senso di lavorare per sganciarsi da Ravenna all’interno della AUSL unica della Romagna e lavorare per legarsi a Forlì, anche se potrei scommettere che non lo farà.
Non credo che i cittadini abbiano voglia di fare sconti sulla sanità e non credo ci saranno compensazioni adeguate e gradite rispetto alla demolizione dell’Ospedale di Faenza.  Infine chiedo al Sindaco, al Direttore generale della AUSL e al Presidente della Provincia perché in nessuna altra AUSL regionale si stanno compiendo tagli e riorganizzazioni così pesanti? Forse per loro il decreto Balduzzi non vale? Oppure gli interessi dei loro direttori generali sono meno ambiziosi di quelli di Carradori, che manovra dai palazzi regionali della sanità, e Des Dorides?  Se l’amministrazione Casadio ha lasciato montagne di debiti l’amministrazione Malpezzi si sta impegnando fortemente per lasciare un deserto cittadino.  Raffaella Ridolfi pdl Faenza


ESPRIMO DELUSIONE SIA SUL LAVORO SIA SULL’IVA, LONTANISSIMI DA CHOC POSITIVO

Personalmente, e sia pure con rispetto per l’Esecutivo, devo purtroppo esprimere delusione sia sul lavoro sia sull’Iva rispetto agli annunci odierni del Governo. Sul lavoro, siamo lontanissimi (per la platea coinvolta e per le modalità scelte) da quella detassazione totale per i nuovi assunti che avrebbe potuto determinare i numeri necessari ad una vera scossa positiva sul terreno occupazionale.  Sull’Iva, siamo dinanzi a una soluzione obiettivamente di non alto profilo. Con i rinvii, non solo la prospettiva di crescita resta lontana, ma rimane vivo quell’"effetto incertezza" che fa male ai consumi, e che alimenterà - temo - un dibattito politico spossante nei prossimi mesi. E poi, stando alle voci tuttora non smentite, c’è il capitolo più dolente, quello delle coperture, che rischia di costare, in particolare agli autonomi, un’anticipazione di quanto dovuto in scadenze successive. Con il doppio effetto di creare ulteriori problemi di liquidità a commercianti, artigiani, professionisti (e ovviamente anche a tutti gli altri cittadini-consumatori), e di determinare un effetto complessivo di disillusione. In Parlamento sarà necessario un grande lavoro per migliorare questa base.  Daniele Capezzone coordinatore dei dipartimenti del Pdl e presidente della commissione Finanze della Camera

L’INCUBO NON E’ FINITO: SIETE PRONTI PER ROMANO PRODI SENATORE A VITA?


Ora che i senatori a vita stanno morendo uno dopo l’altro e i posti teoricamente liberi sono quattro (ma chissà poi perché sia obbligatorio riempirli), Repubblica presenta la lista dei papabili a Giorgio Napolitano. Gli dà pure una scadenza di massima, “dopo l’estate”. La novità maggiore, oltre ai soliti Abbado e Muti, sta nella possibilità che nonostante quanto si era detto mesi fa, anche qualche politico potrebbe giocare la sua partita con chance di successo. Ma ecco che qui casca l’asino: Repubblica sostiene, tronfia e sicura, che Berlusconi è assolutamente escluso. Niente da fare per il puzzone di Arcore, i niet dal Quirinale sarebbero arrivati in tono perentorio che neanche Stalin a Mosca. E anche l’ultimo mesto pellegrinaggio di Angelino Alfano da Napolitano sarebbe finito in un buco nell’acqua. Da quell’orecchio non ci sente, l’anziano presidente. “Troppo divisivo” sarebbe infatti il leader del PdL. Eppure, scrivono sempre i soloni di Ezio Mauro, chi ha veramente possibilità di essere nominato senatore a vita è Romano Prodi. Sì, lo statista del centrosinistra. Lui sì che non è divisivo, che è stato amato da tutti, che non si è mai gettato in mezzo alla mischia cavalcando la parte contrapposta a Berlusconi. Prodi, un padre della Patria, insomma. Non sappiamo se la lista di Repubblica sarà fatta propria in toto dal capo del Quirinale, ma intanto gli eredi di Scalfari gliel’hanno buttata lì. Della serie, tieni conto del promemoria.  (C) DAW-BLOG/DAW-NEWS RIPRODUZIONE RISERVATA


mercoledì 26 giugno 2013

BOCASSINI, UNA DELLE FAMIGLIE DI MAGISTRATI PIU’ CORROTTE DELLA STORIA D’ITALIA


Il paragone fra certi p.m. di Magistratura Democratica e gli estremisti della Brigate Rosse è sicuramente improprio ma il fanatismo e la propensione agli affari degli uni e degli altri è sicuramente simile. Ilda Boccassini appartiene a una delle famiglie di magistrati più corrotte della storia d’Italia. Suo zio Magistrato Nicola Boccassini fu arrestato e condannato per associazione a delinquere, concussione corruzione, favoreggiamento e abuso di ufficio perchè spillò con altri sodali e con ricatti vari 186 milioni di vecchie lire a un imprenditore. Anche suo padre Magistrato e suo cugino acquisito Attilio Roscia furono inquisiti. Suo marito Alberto Nobili fu denunciato alla procura di Brescia da Pierluigi Vigna, Magistrato integerrimo e universalmente stimato per presunte collusioni con gli affiliati di Cosa Nostra che gestivano l’Autoparco Milanese di via Salamone a Milano. Non se ne fece niente perchè la denuncia finì nelle mani del giudice Fabio Salomone, fratello di Filippo Salomone, imprenditore siciliano condannato a sei anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso. L’Autoparco milanese di via Salomone era un crocevia di armi e di droga ha funzionato per 9 anni di seguito (dal 1984 al 1993), fu smantellato dai magistrati fiorentini e non da quelli milanesi e muoveva 700 milioni di vecchie lire al giorno. A Milano tutti sapevano che cosa si faceva lì dentro. Visto ciò che è emerso a carico del marito per l’Autoparco e visto ciò che sta emergendo a carico del giudice Francesco Di Maggio (anche lui della Procura di Milano) relativamente alla strage di Capaci anche il suo trasferimento a Caltanisetta nel 1992 appare sospetto.

JOSEFA IDEM: IL FALLIMENTO DI 15 ANNI DI AMMINISTRAZIONE DEL PCI-PDS-DS-PD


Le dimissioni di Josefa Idem dal governo presieduto da Enrico Letta non possono essere derubricate ad un fatto che riguarda solo la Idem. Ella avrà le sue responsabilità (anche a nostro avviso peraltro meno gravi di quelle di chi si è occupato di burocrazia per suo conto), ma esse colpiscono inevitabilmente un sistema e soprattutto un “metodo” di esercitare il potere in questo territorio da parte del partitone che almeno fino ad oggi tutto ha potuto e tutto ha comandato. Si tratta di quel metodo per il quale l’allora Sindaco Mercatali, quello che può permettersi di attaccare il suo partito per non averlo “difeso” (sic!) da un articolo che rendeva noto di come avesse acquistato ad un prezzo ampiamente più basso della media un appartamento a Marinara, può oggi rivendicare che Josefa Idem venne nominata assessore per “spot” e non per la buona amministrazione della città, senza che nessuno dell’intelligentia ravennate faccia una piega, e soprattutto senza che quella piega fosse mai stata fatta al momento della nomina. Oppure di quel metodo per il quale il numero di presenze sempre basso sia in giunta che in consiglio andava bene perché tanto lei doveva “andare nelle scuole per invitare i bambini a fare sport”.
Oppure di quel metodo per il quale quando il PD decise – placando non pochi malumori interni – che essa dovesse essere eletta senatrice, può permettersi di farle vincere le primarie per i parlamentari locali senza che lei dovesse scomodarsi dalla vacanza in cui si trovava per farsi un briciolo di campagna elettorale. O ancora di quel metodo per il quale quando dichiarò – lei che il Sindaco Matteucci era arrivato ad augurarsi potesse essere la portabandiera alle ultime Olimpiadi – che con il marito erano pronti a lasciare il paese perché gli italiani avevano deciso di esercitare la loro sovranità in modo diverso da quello a lei congeniale, nessuno, benchè gli imbarazzati fossero più d’uno, aveva sentito il bisogno di prenderne apertamente le distanze. Oppure di quel metodo per il quale è alla fine bastato che si inasprisse la battaglia fra bersaniani ed ex bersaniani perché una notizia che evidentemente era già nota in determinati ambiti ma che fino a questo momento era riuscita a rimanere coperta, finisse nelle mani della stampa e assumesse livelli mediatici esplosivi. Oppure, e questo è il vero fardello culturale più difficile da estirpare, quel metodo per il quale in tanti anni di amministrazione a Ravenna, non era stato necessario imparare a gestire politicamente la propria comunicazione, perché il cordone protettivo – questa è la sintesi finale - in questo territorio era talmente forte che non era mai stato necessario porsi il problema.  Alberto Ancarani



PDL, BISIGNANI: MARINA BERLUSCONI NUOVO LEADER


Una vecchia storia, quella dell'eredità politica di Silvio Berlusconi: chi può prenderne lo scettro? Rebus quasi irrisolvibile, come si era capito nei mesi in cui il Cav aveva mollato dopo la caduta del suo ultimo governo, quando il Pdl nei sondaggi stava colando a picco. Così, quando si prova a risolvere il rebus quasi irrisolvibile, ciclicamente si ripresenta una possibilità: Marina, la figlia "prediletta", apprezzatissima da papà, dalle gerarchie pidielline, e anche dall'elettorato di centrodestra. All'indomani della sentenza del processo Ruby, la stangata con cui il tribunale di Milano cerca di condannare l'ex premier all'ergastolo politico, ecco ripresentarsi il nome di Marina. Lo fa "l'uomo che sussurrava ai potenti", Luigi Bisignani, mister P4, mediaticamente più attivo che mai. Parla a Un Giorno da Pecora, su Radio Due, e spara: "Ieri sera ad Arcore c'è stata una cena e credo che lì Berlusconi si sia convinto che la figlia Marina sia la sua erede". "E' stata testata" - "Io non ero presente alla cena - ha specificato Bisignani -, ma c'erano i familiari, Piersilvio, Marina e Barbara. Poi Francesca Pascale e l'avvocato Ghedini. Il piglio e la forza che Marina Berlusconi ha messo in quella cena ha convinto tutti che il vero erede è lei. D'altra parte - prosegue -, in tutte le grandi democrazie, per esempio negli Stati Uniti, ci sono delle dinastie: quella dei Bush, quella dei Kennedy". Interpellato da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, i conduttori della trasmissione, Bisignani rivela che Marina "è stata fatta testare, è stato fatto anche un sondaggio coi parlamentari del Pdl che è andato molto bene. E poi - aggiunge - c'è un altro fatto: loro cercavano un imprenditore. E Marina è un grande imprenditorie". Mister P4 spende poi qualche consiglio, si rivolge a Silvio Berlusconi: "Sbaracca tutto, fidati dell'unica persona di cui ti fidi, che è Marina. A quel punto devi rifare una Forza Italia con Marina", un "nome da spendere anche in funzione anti-Renzi".

martedì 25 giugno 2013

IL GOVERNO HA POCHI GIORNI DI VITA SE AUMENTA L’IVA


Sono i giorni disponibili ad abolire lo stupido e controproducente aumento dell’IVA deciso a suo tempo dagli incompetenti tecnici del Governo Monti. Se non verrà annullata questa delirante decisione, il Governo Letta sarà in mezzo ad una strada!  Quando si fa un Governo con degli alleati con un programma condiviso e sottoscritto da tutti, gli impegni vanno mantenuti, altrimenti   SI  VA  A  CASA.     Chiaro ? Tutti sanno che un aumento dell’IVA e quindi dei prezzi, determina un calo nei consumi e nella fiducia dei cittadini nelle loro possibilità economiche e della loro sempre più ridotta propensione a spendere quel poco che hanno e quindi porta ad una diminuzione del gettito per l’Erario.  Perciò tutti i discorsi su coperture da trovare sono aria fritta da poveri incompetenti, schiavetti della Merkel cui avevano presentato e vorrebbero rispettarlo ad ogni costo un illusorio Bilancio in cui un punto in più di IVA avrebbe automaticamente comportato proporzionali maggiori incassi per lo Stato.   Fa testo invece, per esempio, il fatto che l’ultimo  aumento dal 20 al 21% ha fatto incassare allo stato 3,5 miliardi di Euro di MENO del preventivato in una quindicina di mesi.
Il prossimo eventuale disgraziato aumento sarebbe molto più devastante.
Quando questo Governo, che avrebbe  potuto fare molte cose buone, se non fosse stato inviso alla Sinistra della Sinistra (Bersani, Camusso & Co, compreso il già megalomane, ma ancora incosciente Renzi) sarà andato a casa, avremo forse, qualche settimana di un improponibile ed impossibile governicchio PD-GRILLO,  e poi dritto alle Elezioni.  E lì, sparite nel ridicolo le mezze cartucce (tipo Bersani, Monti, Casini e altri quaquaracquà di destra e di sinistra) , il duello sarà fra la certificata sterile protesta (Grillo) e il Popolo della Libertà (che nel frattempo sarà finalmente ritornato ad essere Forza Italia), sulla cui  Vittoria  anche i più spericolati bookmakers inglesi non accetteranno alcuna puntata.




SENTENZA VERGOGNOSA! BERLUSCONI SIAMO CON TE, TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA’! BERLUSCONI RESISTI.


“Questa sentenza porta dunque un’altra pietra al monumento della magistratura come contro potere giudicante di chi sia titolato o meno a governare il nostro Paese. Berlusconi é, nonostante tutto, più forte di prima. Cresce il numero delle persone che gli sono vicine anche per questa dolorosa persecuzione cha va avanti da venti anni. Il presidente Berlusconi deve sapere che tanti lo stimano sia come persona che come leader. La giustizia del ’te la faremo pagare’, a sentenza senza uno straccio di prova, nonostante la prova generale per una società del ’grande fratello’, e del molto denaro pubblico speso inutilmente in intercettazioni, ha trovato finalmente la sua rappresentazione finale. Certa magistratura, a Milano, nel silenzio generale, non amministra la giustizia, bensì l’etica, nonostante le smentite di decine di testimoni e l’assenza di una prova: come accade in ogni teocrazia che si rispetti”
Qual é il significato della presenza del Procuratore Capo Bruti Liberati nell’aula del tribunale di Milano?
E’ infatti inusuale e molto singolare quanto sta accadendo: lo dobbiamo interpretare come un ’segnale’ al collegio giudicante? Se così fosse, sarebbe preoccupante; finora il procuratore Bruti Liberati non ha partecipato alle udienze dibattimentali e solo oggi sceglie di essere in aula. Non crediamo alle coincidenze”.

Il Cav.: "Violenza mai vista, resisterò" Le erinni del tribunale condannano Silvio Berlusconi a sette anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una sentenza ad personam che svilisce la giustizia





IDEM SCANDALO ICI: LA MINISTRA SI E’ DIMESSA, TORNA A REMARE!


Appena 10 giorni prima di diventare assessore: così beneficiò dei soldi. Il Pdl locale chiede chiarezza sul ruolo dell’amministrazione
Stefano Filippi – Giornale - nostro inviato a Ravenna  «Una montatura mediatica », dice il ministro Josefa Idem, «non sapevo niente, ero sempre in canoa». Eppure sono molti gli aspetti non chiariti dello scandalo in cui è coinvol­ta (mancato pagamento di Ici, abusi edilizi, palestra senza au­torizzazioni) che l’olimpionica «non poteva non sapere», come avrebbe detto Antonio Di Pietro. Non poteva ignorare di aver fissato la residenza anagrafica in un luogo diverso dal domicilio, a un indirizzo cui ven­gono recapitate tutte le notifiche e le comunicazioni ufficiali, a partire da quelle del Comu­ne di Ravenna di cui la signora è stata assessore per vari anni. Non arrivava la posta in Carraia Bezzi 104, frazione Santerno di Ravenna? Migliaia di coniugi italiani, come rileva il consigliere ravennate Maurizio Bucci (Pdl) in una lettera aperta al ministro piena di interrogativi, per anni hanno usato il trucco di dichia­rare due residenze diverse per beneficiare della doppia esenzione Ici per la prima casa. Ora la legge ha posto fine a questa forma di elusione. Anche Sefi Idem si è adeguata con un ravvedimento operoso alla vigilia del voto che l’avrebbe insediata al Senato. Impossibile pensarci prima?  C’è anche da chiedersi se il ministro-canoista sia così fuori del mondo da non sapere che le opere edilizie negli immobili di proprietà vanno comunicate agli uffici competenti. Le difformità sono state verificate da un accertamento dell’Ufficio edilizia del comune di Ravenna l’11 giugno scorso, una settimana dopo che un quotidiano locale (La Voce) aveva fatto scoppiare il caso. Se quella è casa sua, come poteva il ministro ignorare il flusso di sportivi che si recavano ad allenarsi in palestra? Non sapeva che la trasformazione di un’abitazione in un’attività commerciale dev’essere segnalata al Co­mune, e che la struttura va dotata dei requisiti urbanistici, igienico sanitari e di sicurezza imposti da una pletora di leggi? Davvero non conosce proprio nulla, il ministro Sefi Idem, della burocrazia vessatoria che opprime milioni di italiani?  Ed eccoci, appunto, alla pale­stra abusiva, la Jajo Gym, gestita dall’Associazione sportiva dilettantistica Canoa Kajak Standiana che conta 7 tessere: tre intestate al marito Guglielmo Guerrini (suo ex allenatore) che ne è anche il presidente, una al cognato Gianni e un’altra a lei stessa, il ministro. Un’as­sociazione senza scopi di lucro tutta in famiglia, che gestiva attività aperte al pubblico: anche questo

BAZZONI: “ABNORME E GROTTESCA SONO LE UNICHE PAROLE CHE POSSONO DEFINIRE UNA SENTENZA GIA’ DECISA DA 2 ANNI CONTRO BERLUSCONI”




E’ un enorme sconforto che ci prende nel vedere com’è ridotta la Giustizia e la convivenza civile nel nostro Paese, a seguito della sentenza annunciata contro Berlusconi sul caso Ruby. Una sentenza che ribalta tutte le risultanze processuali, in cui era palese a tutti come: non vi fosse il reato, non vi fosse la parte lesa, non vi fosse il movente, non vi fossero i riscontri, non vi fossero testimonianze accusatorie di reati, non vi fossero documenti se non pezzi di intercettazioni in cui si parlava di tutto ma non di reati o condotte punibili penalmente. Inventare una sentenza su una condotta morale (che ognuno può giudicare anche severamente) è roba da inquisizione e solamente l’inquisizione (ed tribunale speciale del fascismo) erano arrivati a considerare di mettere sotto accusa testimoni che non accusavano l’imputato. Perché questo è l’altro grave “vulnus” che si fa alla giustizia italiana: la sentenza del Tribunale di Milano pretende di far indagare 32 testimoni (fra cui deputati e poliziotti) solamente perché non hanno detto quello che l’accusa voleva che dicessero.  E’ una roba da Corte dei Diritti dell’Uomo! Due millenni di cultura giuridica stracciati in 5 minuti a Milano, patria di Cesare Beccaria, che oggi si rivolterà nella tomba con migliaia di insigni giuristi. Per non parlare di milioni di elettori, cui viene sputato in faccia. Neppure nella lotta feroce fra fazioni della Firenze del ‘300 si arrivava a tanto come manipolazione della giustizia a fini politici: Dante venne esiliato semplicemente perché della fazione avversa perdente e non si cercò di attribuirgli reati infamanti. Il drammatico “salto di qualità” che ha compiuto ieri il Tribunale di Milano ha distorto per sempre la civiltà italiana e sarà molto difficile recuperare Giustizia e buon senso. Ma il Presidente Berlusconi siamo sicuri che resisterà, oggi ancor di più bandiera dei cittadini contro il sopruso e l’arroganza bieca, per la libertà. Noi saremo con lui, non sperino di isolarlo, queste vicende aumentano la nostra fiducia nell’uomo e nel politico.      Gianguido Bazzoni

domenica 23 giugno 2013

LO STATO ITALIANO NON ESISTE PIU’



fonte ilVelino/ “Lo Stato italiano non esiste più. In tutto il mondo democratico e civilizzato, lo Stato è un corpo composto da organi autonomi e distinti ma regolati dal perseguimento di un interesse comune sotto l’influenza e la coscienza storica di una classe dirigente nazionale”. Lo dichiara il senatore e coordinatore del Pdl Sandro Bondi. “In Italia non abbiamo più da tempo una classe dirigente animata dal dovere di realizzare una missione nazionale. Non abbiamo più una classe politica degna di questo nome. Nel disfacimento generale, l’unico potere vertebrato è quello della magistratura, che si impone sempre più come potere privo di controlli e di limiti, la cui ideologia è ‘fiat iustitia et pereat mundus’ anziché ‘fiat iustitia ne pereat mundus’

AUSL UNICA DI ROMAGNA: PERCHE’ I SINDACI TACCIONO?


Il Presidente del Gruppo assembleare del PDL Gianguido Bazzoni interviene sulla questione AUSL unica della Romagna e sulla riorganizzazione della AUSL di Ravenna: "Mi chiedo - scrive Bazzoni - come possano ancora tacere i Sindaci delle nostre città che in base alle legge sono i responsabili della sanità del territorio ancor prima della Regione e dei Direttori generali della AUSL ed accettare che un progetto così importante come la AUSL unica venga portato avanti in una totale confusione istituzionale, di ruoli e documenti e che li vede marionette in incontri politici con la Regione Emilia-Romagna". "Non può essere solo politica la gestione di un processo che tra sei mesi potrebbe vedere la nascita di una Azienda unica della Romagna, tra le più grandi se non la più grande d'Italia, mentre i confini istituzionali amministrativi sono ancora quelli delle tre province di Ravenna, Forlì - Cesena e Rimini. Senza un vincolo istituzionale che faccia da cassa di compensazione delle istanze di ben 75 Comuni si rischia che le decisioni della Direzione generale della AUSL unica passino sopra la testa dei rappresentanti dei territori, ovvero i Sindaci, raccordandosi direttamente con la Regione Emilia-Romagna vanificando in sostanza il "modello emiliano romagnolo" incentrato sul dialogo politico amministrativo tra AUSL Sindaci Presidenti di Provincia per garantire la vicinanza delle ricette amministrative delle AUSL alle esigenze effettive del territorio.

LETTA PENSI ALLA SORTE DI BERLUSCONI


Il Pdl si muove per il suo capo dopo il no della Consulta al legittimo impedimento e avverte il premier per bocca di Sandro Bondi: «C'è qualcosa nelle parole di Enrico Letta che non mi convince. Entro certi limiti capisco la sua necessaria prudenza e la sua felpata capacità di dissimulare, ma ci sono questioni storiche, politiche e umane, su cui non si può democristianamente glissare». Bondi ricorda all'inquilino di Palazzo Chigi che una delle questioni da gestire con diverso profilo è «la sorte, ad esempio, di un leader politico come il Presidente Silvio Berlusconi, vittima da decenni di una barbara attenzione giudiziaria, grazie al quale l'attuale governo si è costituito così come quello precedente di Monti». Altro argomento caldo per il coordinatore Pdl, sempre riferendosi a Berlusconi, è «la questione della sua presunta ineleggibilità, così come altre questioni dirimenti non solo per il futuro del governo ma per il futuro dell'Italia». Questi problemi, avverte Bondi, «richiederebbero giudizi politici intellettualmente onesti e coraggiosi anche da parte del presidente del Consiglio».

I RAVENNATI CHIEDONO LE DIMISSIONI DELLA IDEM

Il ministro Josefa Idem:"sono onesta e non mi dimetto"..........quindi da oggi chi non paga le tasse è onesto
Venerdì 28 giugno 2013 alle ore 20,30 presso il Grand Hotel Bologna Via ponte nuovo 42 Pieve di Cento (Bo) 2 km da CENTO presentazione del libro "Azzurro Libero di Cento" di Marco Mattarelli con prefazione di RODOLFO RIDOLFI 

giovedì 20 giugno 2013

L’ACCANIMENTO CONTRO BERLUSCONI E IL BUONSENSO. CHE FARE?



La parola all’avvocato Franco Coppi, che dovrà autorevolmente convincere entro qualche mese la Corte di Cassazione delle ragioni della difesa di Berlusconi nel processo Mediaset. Il primo istinto è rispondere con il buonsenso a una decisione che va contro il buonsenso, e che smentisce la giurisprudenza costituzionale con un’ingiustizia costituzionale: la Consulta ha stabilito, e oggi sentirete gli applausi di quanti l’hanno insultata quando ha difeso il capo dello stato dalle grinfie della procura di Palermo buonanima, che presiedere un Consiglio dei ministri non è legittimo impedimento, ai sensi della legge, alla presenza in Aula di un capo dell’esecutivo impegnato contemporaneamente come guida del governo

IL PROBLEMA DI LETTA SONO LE DONNE (DEL PD)


Altro che Silvio Berlusconi: le vere spine nel fianco dell'esecutivo guidato da Enrico Letta sono Cecile Kyenge, Maria chiara Carrozza e Josefa Idem, le donne che il Pd ha voluto come propri rappresentanti al governo. Se la Kyenge e la Carrozza con le loro uscite, quasi quotidiane, destabilizzano l'esecutivo delle larghe intese, la Idem - ecco l'ultimo pelosissimo caso - è stata beccata con le mani nella marmellata: avrebbe evaso l'Ici, ossia la vecchia imposta sulla casa, per tre anni consecutivi (salvo poi sanare la situazione). La Lega Nord è passata subito al contrattacco, presentando una mozione di sfiducia individuale nei confronti della Idem (in mattinata è stata presentata un'interrogazione al premier, Enrico Letta).  Idem dimettiti - Il deputato del Carroccio Gianluca Buonanno ha presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo, a nome dell'intero gruppo parlamentare, le dimissioni del ministro Idem. Il parlamentare, introducendo la mozione di sfiducia individuale, prima scrive, tagliente: "Singolare appare come il 5 giugno, dopo soli 3 giorni dalla pubblicazione da parte della Voce di Romagna della vicenda, la signora Idem e il marito abbiano operato un ravvedimento operoso e il versamento della parte mancante dell’Imu anche per il 2013". Dalla ricostruzione della vicenda, Buonanno trae poi le conclusioni: "Idem è di origine tedesca ma ha assorbito i vizi italici. Il governo continua a chiedere sacrifici ai cittadini ma evidentemente c'è un ministro che i sacrifici non li vuole fare. Se fosse stata ministro in Germania si sarebbe già dimessa, siccome siamo in

ORIGINE TEDESCA, VIZI ITALIANI


AVETE UN’ATTIVITA’ COMMERCIALE E NON VOLETE PAGARE L’IMU?. SEGUITE L’ESEMPIO DEL MINISTRO IDEM: ECCO COME FARE

scritto da daw. -Avete una attività commerciale e l’IMU vi sta dando la mazzata definitiva? Ammettetelo: vi piacerebbe tanto trovare un modo per non pagarla? Magari raggirando la legge? Ecco, direttamente dal governo Letta arriva l’esempio del Ministro Josefa Idem, titolare del Dicastero delle Pari Opportunità, Sport e Gioventù (e bla bla bla). Come si fa? Semplice: spostate la vostra residenza nella vostra attività commerciale. E per il Comune, là dove ad esempio avete una palestra, risulterà magicamente una abitazione. La vostra prima casa. Che magicamente non vi farà pagare un’euro di IMU… facile, no?

mercoledì 19 giugno 2013

IDEM, FURBATA DELLA MINISTRA PD PER PAGARE MENO IMU


L’OLIMPIONICA, EX ASSESSORE COMUNALE SPORT, HA FATTO PASSARE I LOCALI SOPRA LA PALESTRA DEL MARITO COME PRIMA CASA. PIZZICATA, HA SANATO. SOSPETTO DI ABUSO. SE L’AVESSO FATTO UN PDL COSA SAREBBE SUCCESO!

Questa, in teoria, sarebbe una banalissima storia di elusione fiscale. Una storia di modelli unici vischiosi, di piccole astuzie da commercialisti italiani della bassa; se la protagonista non fosse tedesca, nonchè modello unico di trasparenza, e ministro della Repubblica specializzata in kayak, che ora naviga in cattive acque. Accade che Josefa Idem, titolare nella Grosse koalition lettiana del dicastero dello sport e delle Pari Opportunità, viva sì a Santerno ameno paesello del ravennate; ma non nella stessa casa di marito e figli - in via Argine Destro Lamone- , semmai in una palestra, rannicchiata tra cyclette e bilancieri - in via Carraia Bezzi-. La palestra, al piano terra d’una palazzina, si chiama Jajo Gym, è legata ad un’associazione di canoe; ed è il luogo dove il marito di Josefa, il preparatore Guglielmo Guerrini, prepara, appunto, gli atleti; e dove i Guerrini/Idem vivevano prima del 2008. Naturalmente, avendo i coniugi denunciato due prime case, godono della sospensione dell’Imu decisa dal governo Letta; come prima avevano goduto della sospensione Ici decisa dal governo Berlusconi. Larghe intese, appunto. Ben diverso sarebbe stato, ovviamente, il conto della rata di giugno 2013 se all’anagrafe l’olimpionica avesse avuto residenza nella vicina abitazione familiare.

FIRENZE, SCANDALO ESCORT: SESSO NELLA SALA CONFERENZE


Emergono nuovi particolari sul bunga bunga fiorentino che sta facendo tremare la Firenze bene, nonostante il basso profilo riservato alla notizia da gran parte della stampa. A parlare con i pm, ora, è Adriana, l'escort rumena dal cui telefono pende mezza Firenze, la più ambita nel giro di prostituzione messo su dai fratelli Taddei dell'hotel Meditarraneo, ma che coinvolge politici, stimabili professionisti e donne della città alla ricerca di guadagni facili per arrotondare. Quel rapporto focoso - La bella Adriana, tra le altre cose, racconta del focoso rapporto con un funzionario del Comune fiorentino, con cui avrebbe consumato persino nella sala conferenze di un assessorato. L'inchiesta, però, sfiora anche l'assessore del Comune Massimiliano Mattei, che si è dimesso nei giorni scorsi per motivi di salute. La ragazza è stata infatti assunta come dipendente dalla cooperativa "Il Borro" quando l'ormai ex-assessore ne era presidente. Si occupava di cure domiciliari, pare, e nessuno sapeva - dicono oggi dalla coop - che avesse una seconda vita, che facesse l'escort.  E quell'appartamento... - Adriana è stata aiutata dalla cooperativa anche in altro modo: nel 2011, la escort avrebbe vissuto in un appartamento che rientrava nella disponibilità della coop. Nello stesso anno, per un periodo, lo stesso appartamento era stato preso in affitto proprio dal dimissionario Mattei. Ma c'è di più. Stando a quanto risulta ai pm, è proprio in quell'appartamento che Adriana si prostituiva. Ora sono in molti a Firenze a seguire con una certa apprensione la vicenda, temendo le ripercussioni delle sue rivelazioni. Renzi, dal canto suo, ha già fatto sapere di essere parte lesa. Le rivelazioni della ragazza, però, si annuciano scottanti. E la vicenda, se queste sono le premesse, potrebbe avere conseguenze sulla politica locale.

CAMBIAMENTO E’ POSSIBILE


MENO SICUREZZA



LA GRAVE SITUAZIONE DELLE STAZIONI FERROVIARIE


martedì 18 giugno 2013

POVERO BERSANI, ANCORA OGGI RIPETE: “ IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO E’ POSSIBILE”


Pier Luigi Bersani è tornato. Non c’è niente da fare, quando pensi di averli mandati in pensione, questi trovano sempre il modo di tornare alla ribalta. La cosa peggiore è che l’ex segretario del Pd non ha capito niente. Basta leggere la paginata del Corriere della Sera di oggi dedicata alla sua intervista. Perché ha perso le elezioni di febbraio? Semplice, “abbiamo perso 1.7 milioni di voti a favore di Grillo. Un milione erano gli arrabbiati, gli altri pensavano che avremmo vinto lo stesso. In pratica, il Pd è andato male perché tanto gli elettori erano convinti della vittoria schiacciante. Mah.    Ma ciò che dice dopo è ancora più preoccupante: “Il governo del cambiamento è possibile”. In pratica, rilancia quello che è stato il suo mantra per due mesi. Fare l’occhiolino alla galassia grillina, magari alle orde di espulsi per insubordinazione. Mandare a casa Letta (che era il suo vicesegretario, si noti bene), rompere con quel diavolo di Berlusconi, riabbracciare Vendola e fare il tripartito Pd-Sel e quel che resta del Movimento 5stelle. Per Bersani, quindi, è come se nel frattempo non fosse successo niente. Evidentemente, lo shock per la scoppola epocale sta ancora mostrando tutti i su

domenica 16 giugno 2013

PONTELUNGO: MINATO DAI TEDESCHI NEL 1943, COSTRUITO NEL 1948.



Ponte lungo in costruzione. Foto tratta dal libro “Brisighella Com’ era…Com’ è” n. 27 del 2001 edizione Tipografia Valgimigli

RICORDO DA CHI HA PARTECIPATO ALLA COSTRUZIONE.
Si parla molto in questi giorni, di “Pontelungo” dove sono in corso i lavori di ristrutturazione per adeguarlo alle nuove norme sismiche e un rinforzamento  costruito nel lontano 1948 ben sessantacinque anni fa, come fa discutere il percorso alternativo, voluto dal sindaco Missiroli della lunghezza di un chilometro e trecento, del costo di oltre 48.000 euro, visto che l’utilizzo è per solo tre mesi e poi non servirà a nulla perché solo al servizio di un terreno di un privato. Brisighella, nel tempo di guerra era rimasta isolata, perché il ponte sulla strada provinciale chiamato “Pontelungo”  quello della strada comunale il ponte della “Busina”, e di Fognano, distrutti dalle mine dei tedeschi, l’aveva isolata e nessun automezzo arrivava compresi anche quelli tedeschi. Con la liberazione di Brisighella il 5 dicembre del 1944, dopo tre  giorni  l’otto dicembre, il paese fu invaso dagli automezzi perché le truppe alleate, che avevano liberato Brisighella, costruirono i ponti “bailey”, in ferro e legno a “Pontelungo”, e poi a Fognano e alla “Busina”, un vero successo. La vita riprese immediatamente ritrovando anche la socializzazione con le truppe alleate. Un ponte dello stesso tipo si può ancora “ammirare” nella strada comunale che attraversa la ferrovia “Faentina” per andare a “Villa Corte”.  
La vita riprese con allegria per la ritrovata libertà, il collegamento con Faenza avveniva con la “Tamburina” l’originale autobus o corriera che attraversava il ponte di ferro posto in fondo alla vecchia strada si scendeva quasi in fondo al Rio Chiè per poi risalire, una vera avventura.

Tonino Malpezzi “Naka”
Parliamo dei lavori come ricorda, un ragazzo di allora, aveva quindici anni, che partecipò  alla costruzione del ponte in cemento armato, i muratori di Lugo lo chiamavano “Sogno”, forse per l’età nella realtà Tonino Malpezzi detto ora “Naka”, “interista”.
Una memoria, una riflessione che ricorda il metodo di lavoro in quei tempi lontani che i giovani non conoscono e non  immaginano nemmeno.

Cattani Aldo “Nato
 Il giovane nel frattempo faceva anche l’aiuto barbiere o come si diceva a quei tempi il “garzone” da “barbiere” dal mitico Dante. “Sogno o Naka” trova lavoro da “bocia” (ragazzo) con l’impresa “Giovannini” di Lugo che aveva vinto l’appalto per la costruzione del nuovo ponte in “cemento armato” con colonne a pilastro e arco una novità per Brisighella,  che portava lavoro a tanti giovani in un momento di difficoltà economica ed ai tanti operai turnisti. Di quei lavoratori sono rimasti solo “Nato” Cattani Aldo novantadue anni e, “NaKa” Malpezzi Antonio anni ottantuno. Naka  ha poi lavorato come muratore specializzato  con un’impresa edile per le Ferrovie dello Stato a Bologna (anche nel cantiere per la ricostruzione della stazione ferroviaria dopo l’attentato del 2 Agosto del 1980), ora fa volontariato per il comune di Brisighella ripulendo le panche dei viali. Gli altri manovali brisighellesi tutti scomparsi diventarono bravi muratori, specializzati e anche capi cantieri lavorando nelle imprese locali e faentine, erano: Strocchi Pietro, Alpi Rinaldo, Santandrea  Biagio (padre del sacerdote missionario), Cornacchia Angelo detto Maciarì (il babbo del ceramista Adelmo), Laghi detto Zaclì (fratello di Angelo ex assessore e autista della corriera Tamburina), Malpezzi Andromaco, Campagnoni Augusto, Santandrea Raul, Tagliaferri (poi negozio giocattoli) Arcangeli ex marinaio, i muratori di Lugo erano solo cinque. Fra i turnisti Spada, Moretti, Sassi babbo di Ivo Sassi e tanti altri
Il cantiere, finanziato dalla Provincia di Ravenna assistenti geom. Utili e Monti, per realizzare il ponte fu impostato dal lato di Faenza, l’impresa costruì un fabbricato per sede del cantiere, ancora esistente dove abitò per tanto tempo la famiglia Verità,  (con quattro figli un maschio e tre belle ragazze Nives, Rosa, Ernestina) ora ha sede la nota ditta di Cicognani Guglielmo, l’edificio serviva come ufficio e deposito del cemento.
Il cemento per fare il calcestruzzo dei pilastri in quel tempo, non arrivava come ora in betoniera e pompe già pronto, ma in sacchetti da cinquanta chili che doveva essere scaricato a spalla dagli operai, mescolato poi alla sabbia e alla ghiaia anche questa arrivava con camion senza ribaltabile e scaricato a badilate. Il “bocia” era addetto a scaricare il cemento, lavare la ghiaia per pulirla e renderla migliore per realizzare il calcestruzzo, tirare i “carrioloni” piene di calcestruzzo,  per inserirlo nelle colonne realizzati con cassoni di legno e tenuti fermi da travi in “legno”. Le mani dei lavoratori erano senza protezione come “guanti”, non esistevano, e crepavano per il contatto con il cemento. Fra gli altri lavori da eseguire portare da bere ai colleghi che andava a prendere al vicino casello ferroviario. All’inizio il calcestruzzo andava verso il basso, la fatica era minore, ma poi andava portata in alto tirando le carriole. La struttura per sostenere i pilastri che ora sono fatta con una struttura in tubolari di ferro a  quel tempo in travi di legno legato agli altri con grande fatica e tempo per costruirlo che smontato cadeva in fondo al rio e  i giovani dovevano riportare in altro e pulire.
Il lavoro durò circa due anni! La notte il cantiere era controllato da un sorvegliante che veniva tutti i giorni in bicicletta da Lugo chiamato “Mozì” perché invalido senza una parte del braccio. La prima estate per uno sciopero a livello nazionale il cantiere rimase fermo circa un mese mezzo, e “Sogno” ne fu felice, al contrario degli altri operai, il pomeriggio si recava all’Ufficio di collocamento che si trovava nell’Ufficio di fronte al Comune, ora c’è il Bar “La Loggia”, per sapere se lo sciopero era sospeso. Il capo cantiere “Minghetti” di Lugo, a mezzogiorno, rispetto agli altri operai andava a mangiare dalla “Morena”, ora Albergo Ristorante “La Rocca”. Il pomeriggio mandava “Sogno” a prendere del vino supplementare per ristorarsi, un’abitudine tradizionale per gli operai di quel tempo, al ritorno si fermava al Circolo Borsi, chiamato, “e caghet” dal tempo del fascismo, per vedere gli amici e purtroppo si attardava un po’ troppo.  Minghetti, dopo un po’, notando che per mangiare metteva solo un’ora (viaggio e pranzo) “Sogno” metteva lo stesso tempo, gli cambio l’orario. Il vino lo mandava a prendere solo alle 16,45 prima del termine dei lavori e quindi doveva essere puntuale. Di fronte al cantiere emergeva la mole del ponte della ferrovia Faentina fatto nella forma tradizionale in grandi pilastri e volte in cemento dalla ditta Bianchini di Firenze. Sogno lavorava in coppia con Maciarì che teneva fermo lo scalpello e lui  più giovane batteva con il martello. La fine del lavoro, doveva essere per le ore diciassette, gli operai smettevano invece con il passaggio del treno alle ore 17,15, fungeva da orologio, che nessun aveva a quel tempo!

Ponte lungo in costruzione particolare . Foto tratta dal libro “Brisighella Com’ era…Com’ è” n. 27 del 2001 edizione Tipografia Valgimigli

Durante la costruzione del ponte così alto con complesse strutture di legno non avvenne nessun incidente agli operai, pensate come sono cambiati, i tempi ora sono necessari controllori della sicurezza, perizie di periti, ASL, caschi, allacci di sicurezza, passaggi pedonali protetti e tantissimo altro, allora con la buona volontà degli operai e dell'impresa si realizzò, come tante altre per tanto tempo, un’opera imponente senza tanti costi superiori per la “sicurezza” come avviene oggi e, gli incidenti sul lavoro sono aumentati!

PDL BONDI: MOVIMENTO CONTRIBUISCA A SUCCESSO PROPOSTE BERLUSCONI


"Questa volta mi aspetto che tutto il nostro movimento sappia ascoltare e contribuire al successo delle proposte formulate dal presidente Silvio Berlusconi". Lo scrive il coordinatore del Pdl Sandro Bondi in una nota. "Esse contengono - ha aggiunto - come sempre una carica innovativa che può forse essere indigesta per i politici ma indubbiamente rilancia una sfida per il cambiamento che oggi è l'ultima chiamata per salvare l'Italia dalla catastrofe".
PDL GELMINI: INNOVAZIONE MA ANCHE ESPERIENZA
''Il nuovo corso dovrà essere un mix tra innovazione e esperienza. L'innovazione da sola non basta, e non buttiamo via l'esperienza''. Lo dice al Messaggero l'ex ministro Mariastella Gelmini (Pdl) a proposito del rilancio del partito di cui si discute in questi giorni dopo il “campanello d'allarme che hanno suonato gli elettori”.  ''Nessuna lite - assicura. - Siamo in una fase di discussione e ci confrontiamo in maniera serena. Non c'e' lo scontro, di cui si legge, tra fautori del partito pesante e sostenitori del partito leggero. Il finanziamento pubblico non c'e' più e dobbiamo tutti insieme trovare un modello di partito compatibile con questa nuova realta'. La discussione non e' conclusa e Berlusconi e' disponibile al confronto con tutti i dirigenti''. Anche sul nome il confronto ''e' aperto''. La ''proposta avanzata'' e' Forza Italia. Tuttavia, sottolinea l'ex ministro, ''non si torna mai indietro. Serve l'apertura alla società civile ma anche la forza della competenza e dei saperi di chi fa politica e vuole fare buona politica. E comunque, l'obiettivo e' quello di un partito nuovo non solo dal punto di vista della raccolta dei fondi ma anche sotto il profilo delle proposte, dei programmi, del linguaggio, dei valori''. Berlusconi ''nomi non ne ha fatti. Comunque ci saranno imprenditori che ci daranno una mano. E stiamo sondando alcune persone''.



venerdì 14 giugno 2013

BANCA DI ROMAGNA


APPROVATO IL BILANCIO DELLA PROVINCIA NON ACCOLTO L’EMENDAMENTO: GALASSINI NON PARTECIPA AL VOTO PER PROTESTA


LA SINISTRA NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI RIDURSI LO STIPENDIO DI UN EURO SU UN COSTO DI QUASI 1.000.000DI EURO, PARLA BENE MA RAZZOLA MALE
Bilancio approvato a maggioranza: PD, Sel, Federazione della Sinistra IDV, contro: PDL, Lega Nord, UDC, non ha partecipato al voto: Galassini PDL. Le forze politiche di minoranza dell’Amministrazione provinciale di Ravenna sono perfettamente  consapevoli che, come recita l’introduzione della giunta al bilancio di previsione 2013 “…La costruzione del bilancio avviene in un contesto quanto mai critico per la grave situazione finanziaria e politica in essere che da anni sta danneggiando senza soluzione di continuità il tessuto economico e sociale del Paese…”. Siamo altresì convinti  che alcune scelte di contenimento della spesa derivate dalla spendig review  dovessero o essere compiute  in un’ottica di buona gestione e di equità soprattutto a favore delle famiglie e delle imprese, le quali rappresentano il bersaglio più penalizzato dalla gestione di questo ente, che non ha con centrato le forze nella riduzione e nella razionalizzazione della spesa, ma, viceversa, ha spremuto questi soggetti con imposte e tributi ai massimi livelli. Premesso, quindi, il nostro giudizio negativo su questo magro bilancio, rileviamo la clamorosa scelta dell’ente di non finanziare le cooperative di garanzia, importanti soggetti con compiti tesi ad ampliare l’accesso al credito e a contenere il tasso di interesse limitando le garanzie dirette, riservato alle imprese commerciali, agricole, artigiane ecc. Specie in questi anni caratterizzati da una profonda crisi e da un non sempre facile accesso al credito da parte degli imprenditori, l’istituto della Cooperativa di garanzia poteva svolgere una funzione di sostegno e di concreto aiuto per affrontare questi periodi drammatici per l’economia.
Proprio per questo le forze di opposizione hanno votato un emendamento dal bilancio che prevedeva un taglio di 255.000 euro dalle risorse per il funzionamento della Giunta e del Consiglio Provinciale per dedicarle al finanziamento delle cooperative di garanzia.
Il voto contrario della maggioranza a questo emendamento fa capire quanto lontana essa sia dalla realtà e il giudizio dell’opposizione non può che essere negativo.
Il capogruppo PDL
Il capogruppo Lega Nord
Il capogruppo UDC