mercoledì 31 agosto 2011

FAENZA: DROGA, DUE ARRESTI IN DUE GIORNI


Nello scorso week end i Carabinieri della Compagnia di Faenza sono stati impegnati in un servizio di controllo straordinario del territorio. Venerdì 26 agosto i Carabinieri della stazione di Faenza hanno tratto in arresto in esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Firenze N. A., 32enne sottoposto agli arresti domiciliari per reati inerenti gli stupefacenti. L'uomo stato tradotto in carcere a Ravenna. Sabato notte invece, a Solarolo, i Carabinieri del Nucleo operativo e della locale stazione hanno arrestato in flagranza per coltivazione illecita di sostanze stupefacenti un 49enne faentino, F.F. le sue iniziali, domiciliato a Solarolo. I militari, nel corso di perquisizione domiciliare, hanno rinvenuto e posto sotto sequestro complessivamente 31 piante di cannabis indica di altezza media di 2,5 metri, coltivate su terreno pertinente il domicilio dell'uomo, dove sono stati rinvenuti anche 1032 grammi di fogliame secco di marijuana; 4,9 grammi di hashish in unico pezzo; 46 semi di canapa indica custoditi in una scatola. Trascorsa la notte in caserma a Faenza, la mattina del 27 agosto, il pubblico ministero ha disposto la liberazione del 49enne, non dovendo richiedere misure cautelari personali

I MIGLIORI: RIMINI INCHIESTA SULLE FOGNE DELLA VERGOGNA

TRA I REATI IPOTIZZATI L’EPIDEMIA COLPOSA


 
Blitz della guardia di finanza negli uffici del Comune e di Hera: sul sistema fognature e gli scarichi in mare delle acque nere stanno lavorando tre pubblici ministeri. Il sindaco Gnassi: "Massima collaborazio-ne, ma andiamo avanti coi nostri piani" E adesso il caos delle fogne di Rimini, una delle vergogne del si-stema riviera, finisce sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica. I magistrati rimi-nesi, infatti, da qualche giorno hanno aperto un’inchiesta su un problema che da almeno quarant’anni col-pisce Rimini e dintorni: quello degli sversamenti degli scarichi fognari in mare ogni volta che, causa un temporale, le tubature vanno in tilt. Delle indagini (entrate nel vivo, dunque, a stagione turistica ormai terminata) si stanno occupando i pm Gemma Gualdi, che le coordina, Davide Ercolani e Stefano Celli. Al momento i tre non avrebbero iscritto nessuno nel registro degli indagati, i reati ipotizzati nel fasci-colo restano a carico di persone ancora da identificare. Tra questi ci sono alcune fattispecie come epidemia colposa, delitti colposi contro la salute pubblica, lesioni personali colpose, getto di cose pericolose. Ieri mattina la sezione navale della guardia di Finanza, su delega dell’autorità giudiziaria, si è resa protagonista di un blitz negli uffici del Comune e di Hera Rimini per sequestrare diversi docu-menti. Oltre che nella sede locale della multiutility, gli ufficiali hanno visita agli uffici della direzione Infrastrutture, Mobilità e Ambiente del Comune di Rimini. L’amministrazione di Palazzo Garampi ha consegnato a finanzieri e agenti di Polizia giudiziaria il materiale richiesto inerente agli scarichi fognari della città (si tratta in particolare di estratti di deliberazioni e convenzioni tra enti) “affinché l’indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Rimini possa proseguire con il pieno apporto e con la fattiva collaborazione di questa amministrazione comunale”, osserva in una nota il Comune riminese. L’iniziativa dei magistrati sarebbe scaturita sulla base delle notizie di stampa che, anche recentemente, hanno riportato degli ormai consueti approdi nelle acque del mare degli scarichi fognari in occasione di guasti alle condotte. L’obiettivo dei pm è quello di fare piena luce su tutti i procedimenti autorizza

PAZZI PER LA BOTTA SECCA: LE ASPIRAZIONI FRUSTATE DEL PARTITO DEI CAPITALISTI VOGLIOSI DI PATRIMONIALE

BERLUSCONI DELUDE LE INVOCAZIONI DI AMATO, CAPALDO E ABETE.



Strano ma vero. Il partito dei capitalisti “patrimonialisti”, sconfitto dal capitalista Silvio Berlusconi, ora fa appello alla Svizzera. Anche se in una maniera che probabilmente non solleverà l’interesse di frau Eveline Widmer-Schlumpf, il neo ministro delle Finanze di Berna che nell’ultimo mese ha concluso un accordo fiscale sia con la Germania che con il Regno Unito. Facciamolo anche noi, ha detto ieri la capogruppo del Pd in Senato, Anna Finocchiaro. Anzi, portiamoci avanti: prima tassiamo i capitali scudati, poi facciamo una bella convenzione fiscale con la Confederazione elvetica che preveda l’obbligo per gli italiani di dichiarare i conti in Svizzera. Peccato che le convenzioni con Berlino e Londra prevedano l’esatto opposto. In sostanza il fisco tedesco, così come quello inglese, si accontenta di ricevere un pagamento forfettario dalla Svizzera per i conti correnti dei suoi cittadini che hanno scelto Ubs piuttosto che il Credit Suisse. Il fisco così incassa, seppur con lo sconto, soldi che non avrebbe visto. In cambio, viene riconosciuto il segreto bancario della Confederazione ormai area proibita per gli 007 delle Finanze tedesche o inglesi. Proprio quel che Giulio Tremonti non vuole. E, probabilmente, nemmeno la senatrice Finocchiaro. Ma la febbre da patrimoniale può giocare brutti scherzi. Da mesi, lo spettro della tassazione dei grandi patrimoni sembra la panacea di ogni male della Repubblica oberata dai debiti. Una botta secca da 30 mila euro cadauno per i 30 mila italiani più fortunati, esordì l’ex premier Giuliano Amato. Ma non chiamatela patrimoniale, semmai “una tassa sulla ricchezza”, anzi, sull’ostentazione della ricchezza che fa tanto plebeo. “Non mi interessa tassare la proprietà dello yacht, ma chi lo usa dimostrando la propria opulenza”, spiegò nel corso di “Ballarò” il dottor Sottile. Ancor più sofisticato fu l’ex banchiere Pellegrino Capaldo, che consigliò un’imposta sugli incrementi di valore (non osteggiata dai grandi immobiliaristi, si mormora). Più spiccio Luigi Abete, presidente di Assonime e di Bnl: basta l’uno per mille sulla ricchezza italiana “per raccogliere nove miliardi all’anno”.

martedì 30 agosto 2011

COMUNE DI FAENZA SPESE URGENTI E NECESSARIE


UNA DETERMINA DI SPESA, VALUTATE

MANOVRA, INTERVENTO SULLE PENSIONI. SALTA LA SUPER-TASSA. VIA LE PROVINCE

COSI BERLUSCONI MANTIENE LO SPIRITO LIBERALE DEL PDL. PURTROPPO ENNESIMO LAMENTO DEL SINDACO DI ROMA ALEMANNO. BASTA SOLDI A ROMA. SI TOCCANO LE COOPERATIVE


 
1) Interventi di natura costituzionale: - dimezzamento del numero dei parlamentari; - soppressione delle province quali enti statali e conferimento alle regioni delle relative competenze ordinamentali.

2) Il decreto dovrà essere approvato nei tempi previsti e a saldi invariati con le seguenti principali modifiche:

- sostituzione dell’articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall’anno 2013 nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri;

- riduzione dell’impatto della manovra per comuni, province, regioni e regioni a statuto speciale. Attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all’evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate;

- sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative; - contributo di solidarietà a carico dei membri del parlamento;

- mantenimento dell’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant’anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione;

Manovra deve essere, e manovra oggi sarà, ma non quella lacrime e sangue immaginata e scritta dal mi-nistro Tremonti. La tassa cosiddetta di solidarietà sui redditi medio alti sarà cancellata del tutto, so-stituita da un piccolo balzello sull'Iva, esclusa quella sui generi di prima necessità. E poi via libera alla legge che abolirà tutte le Province e dimezzerà il numero di deputati e senatori.. Quindi niente patri

TIKET ALL’EMILIANA


LA CURIA DI BOLOGNA BOCCIA LA REGIONE: “SPOSI DISCRIMINATI”


- TICKET, il giorno è arrivato: da oggi scatteranno in Emilia Romagna i rincari su ricette farmaceutiche, visite ed esami specialistici, Tac, Risonanza magnetica, chirurgia della cataratta e della sindrome del tunnel carpale. Intanto, sulla scelta della Regione di considerare solo il nucleo familiare fiscale come parametro per determinare il costo dei ticket continua la polemica. Ieri la Curia di Bologna, tramite ‘Bologna Sette’ (l’inserto domenicale del quotidiano Avvenire) ha preso posizione contro questa scelta: «Ne risultano favoriti single e conviventi — ha scritto il giurista Paolo Cavana —. Il sistema è iniquo e discriminante per le coppie coniugate».

lunedì 29 agosto 2011

E IO PAGO: I VITALIZI AI CONSIGLIERI REGIONALI

BERLUSCONI FACCI SOGNARE: TAGLIA I VITALIZI
VENTI ANNI D’IMPEGNO POLITICO COME IL DOTT. RIVOLA, NON TUTTI SIAMO UGUALI







Ho letto l’intervista all’ex assessore regionale dell’Emilia-Romagna Pier Antonio Rivola, che dopo venti anni di consigliere e assessore per la pubblica amministrazione riceve una rendita mensile di €. 3.666 netti (lordi €. 4.950) a carico della Regione, ne prendo atto con grande sdegno per Lui e tutti gli altri a livello regionale e nazionale, il tutto appreso in questi mesi di sdegno popolare per la “casta”.

In un momento di crisi come quello attuale, sarebbe opportuno che il Parlamento eliminasse immediatamente a tutti i “vitalizi” dalla Regione, al Parlamento e chissà in quanti altri enti esiste tale situazione, per me un vero scandalo.

Anch’io forse faccio parte della casta? O forse come dice la sinistra sono “Figlio di un Dio minore”?

Rivola ha ottenuto il vitalizio, come afferma, per avere fatto il consigliere regionale per 10 anni all’opposizione e assessore per 10 anni (di cui 5 anni con nomina del Presidente non essendo stato eletto), complessivamente 20 anni, continuando nel frattempo a svolgere il suo lavoro.

Galassini ha fatto per 10 anni il capo gruppo di opposizione della Provincia di Ravenna e, negli anni ’80, per dieci anni il sindaco di Brisighella, con responsabilità giuridiche diverse a quelle di Rivola (2000) essendo cambiate nel frattempo le norme delle responsabilità degli amministratori pubblici (art. V costituzione), continuando a svolgere il lavoro iniziale, complessivamente 20 anni nella vita pubblica e non prende giustamente il “vitalizio”.

Le scelte politiche si fanno per passione e volontà, con impegno a tutti i livelli, la scelta di fare l’amministratore pubblico (eletto dai cittadini) non è obbligatorio e nessuno l’obbliga pertanto è giusto non erogare “Vitalizi” a nessun livello. Il vitalizio, compresa la reversibilità, è un anacronismo, un schiaffo a chi ha lavorato per tanti anni e non prende cifre simili, questo va CANCELLATO al più presto. Il presidente Berlusconi afferma che è difficile che il “Tacchino” decida di farsi fare la festa per Natale, io sono per natura ottimista, e spero che riesca a fare il “miracolo”, altrimenti sono pronto insieme a tanti altri a raccogliere le firme per l’iniziative necessarie.

Al termine degli incarichi elettivi sono sempre tornato al mio lavoro, ora sono in pensione, questo non vale per la “sinistra” in Romagna e a Roma, di norma gli ex sindaci, gli ex assessori regionali, gli ex deputati, gli ex Presidenti del Consiglio, infatti sono premiati con altri incarichi in enti pubblici, con lauti stipendi, non me ne voglia l’amico Rivola, ora è presidente del MIC (museo ceramiche e stipendio mensile) come tantissimi altri della sinistra in Provincia di Ravenna, con tre indennità mensili (indennità di carica, vitalizio, pensione). Presidente Berlusconi intervenga ci faccia sognare!. Ravenna 27 agosto 2011 Vincenzo Galassini

LEGGI ARTICOLO LA VOCE INTERVISTA A RIVOLA

FESTA DEL PD IN CENTRO A FAENZA

I COMMENTI DEI CITTADINI RICAVATI DA FAENZA NOTIZIE



Primo: mi sembra assurdo far partire la festa del pd nella stessa data di chiusura dei Martedì d'Estate... Secondo: il Palazzo delle Esposizioni è a norma?! a me sembra di no (stando anche alle dichiarazioni dell'Assessore al bilancio su una intervista al Resto del Carlino...) Già, mi ero scordato di una cosa... quello che dice e fà il pd non è contestabile... e può fare quello che vuole dove vuole...

27/08/2011 - inviato da: marco

SPERIAMO EMETTANO GLI SCONTRINI FISCALI I PADRONI DELLA CITTA' CHE IDENTIFICANO IL CENTRO DELLA CITTA' COME UNA GRANDE CASA DEL POPOLO

27/08/2011 - inviato da: rori

Chiamarla "Faenza in festa", anzichè "PD in festa", e spostarla in centro come fosse effettivamente la festa di tutti i faentini, è una grave forzatura e un'offesa per tutti i non PD. Pur non essendo appassionata di politica, lo trovo un gesto arrogante e prepotente.

27/08/2011 - inviato da: Chiara

A parte che la qualità della festa è davvero in declino, per non parlare della durata che si è ridotta a un terzo... Detto ciò io penso che fare feste di qualsiasi partito praticamente in municipio sia sbagliato. Si crea un precedente, e dopo si dovrà concedere democraticamente lo spazio a qualsiasi partito. Anche a Castel Bolognese da due anni la festa del PD viene fatta nel chiostro municipale... e a mio avviso sarebbe meglio se fosse fatta altrove.

27/08/2011 - inviato da: Andrea72

Non abbiamo ancora mandato in soffitta feste e sagre e il PD ti organizza un' altra bella settimana che sottrarrà clienti ai gestori di bar e ristoranti..... Il nostro centro che oggi potrebbe essere un accogliente salotto trasformato in un'arena nonostante le tante controindicazioni.... Cosa costerà ripulire ogni giorno il centro e chi pagherà? La risposta non può essere la città viene pulita regolarmente ogni giorno, sappiamo tutti che in occasione di spettacoli, eventi vanno richiesti interventi straordinari! Se sarà il comune a pagare vorrei ricordare che il comune deve provvedere ai bisogni dell'intera collettività faentina e non solo a soddisfare le richieste di alcuni anche se questi rappresentano la maggioranza!!! non vorrei sentirmi dire "ma la maggioranza vince" Concordo con Chiara la città è di TUTI, non solo di affiliati simpatizzanti elettori PD, chi scrive non è la concorrenza ma solo qualcuno che vorrebbe dare rispetto per ricevere altrettanto rispetto!!!

28/08/2011 - inviato da: alessandra

sabato 27 agosto 2011

COMUNE DI FAENZA I CONTRIBUTI EROGATI NEL 2010


CLICCA E VEDRAI COME SPENDE I NOSTRI SOLDI IL COMUNE 


E IO PAGO: QUANTO COSTANO QUESTE INIZIATIVE?


INTERROGAZIONE PDL FAENZA


LA POLITICA PEGGIORE


I PRIVILEGI FISCALI DELLE COOPERATIVE

Rodolfo Ridolfi* Nella recente conferenza stampa a Ravenna ho avuto modo di ricordare come le coop rosse  rappresentino il più grande conflitto di interessi dell’Italia  del dopoguerra. Giovanni Monti una delle personificazioni più evidenti dell’intreccio imbarazzante fra politica di sinistra ed economia  rossa che ha proprio a Ravenna e nella sua area uno dei suoi disinvolti paradisi,  ha creduto di rispondere. Insisto affinchè i politici da Bersani a  Tremonti spieghino come è possibile mentre si chiedono sacrifici a tutti ci siano ancora gli intoccabili delle cooperative rosse. Da sempre insisto che il patrimonio del movimento cooperativo deve essere assoggettato allo stesso trattamento delle altre aziende. Bersani non ne parla ma neppure il MEF ha posto l’accento sui privilegi fiscali delle coop. Fortunatamente Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, con una intervista ad Affaritaliani.it rilancia la proposta di togliere i privilegi fiscali alle aziende cooperative, che con la mutualità hanno poco a che fare Pensiamo alla grande distribuzione Coop . Queste aziende non hanno nulla di cooperativa e sono sostanzialmente delle società di capitali". Speriamo si discuta seriamente di modificare il regime di tassazione delle cooperative per eliminare alcuni privilegi di cui godono secondo quanto indicato da anni anche dall'Unione Europea e cioè che bisogna distinguere tra aziende cooperative, la cui caratteristica principale è quella di pensare ad organizzarsi per dare benefici ai soci, e aziende che invece cooperative non sono. Quando una Spa è patrimonio del movimento cooperativo non mi pare che abbia ragione di avere una particolare differenza di trattamento rispetto ad altre aziende". Cazzola molto opportunamente cita anche Unipol e Manutencoop che magari ha trecento soci e poi migliaia di dipendenti assunti da una società di somministrazione. Oppure grandi cooperative metalmeccaniche, dove il nucleo dei soci è molto limitato e poi ci sono i dipendenti. Sono forme abbastanza diffuse di cooperative che in verità entrano nell'ipotesi dell'impresa tout court".
* del Coordinamento Provinciale e Regionale del PDL

EVASIONE FISCALE UNA PROPOSTA: TASSE ALLE LUCCIOLE


PROPOSTA DEL SINDACO DI ALTOPASCIO LUCCA SOLO QUI UN MILIONE ALL’ANNO.



Ma quali contributi di solidarietà, ma quali aumenti delle addizionali, ma quali tagli agli enti locali. Per rimettere a posto i conti dello Stato ci vogliono pure provvedimenti meno cervellotici. Per esempio: anche le lucciole paghino le tasse, come tutti. Maurizio Marchetti, sindaco Pdl di Altopascio (Lucca), «mentre infuria la polemica sui provvedimenti legati alla crisi» butta là la sua ricetta: «Sarebbe il caso che uno Stato laico e serio accantonasse l’ipocrisia: o la prostituzione diventa reato, o si legalizza e si fa gestire ai Comuni». Marchetti governa un territorio con 15 mila abitanti, che con le passeggiatrici ha a che fare da tempo immemorabile. «Fra chi esercita nei locali e chi a casa - spiega - qua ci saranno più di un centinaio di ’situazioni’. Poi ci sono quelle sulla via Bientinese, che non è nel mio comune ma, insomma, è qua a fianco. Storicamente la nostra posizione geografica aiuta il fenomeno: vicino sia alle grandi città sia alla campagna. E poi c’è l’uscita dell’autostrada. C’è di tutto: donne, uomini, trans. Non danno noia. I cittadini non si lamentano tanto». Marchetti ha già fatto i calcoli: «Stando bassi - dice - se le tasse delle sole prostitute che lavorano ad Altopascio andassero al Comune, avremmo a disposizione un milione all’anno. Con i tagli che ci hanno imposto nel sociale, li destinerei ai contributi per le famiglie che hanno bisogno». Sarà per quel cognome evocativo, ma per Marchetti la legalizzazione della prostituzione è un vecchio pallino. Che la manovra del governo ha reso di nuovo attuale: «La prostituzione o si regolarizza o si criminalizza - si accalora - Basta con questo standby. In Italia ci lavorano fra le 70 e le 100 mila persone. Un giro d’affari di miliardi tutto al nero, che giova solo ai delinquenti. Ecco, con la manovra, se un negoziante non fa lo scontrino rischia la chiusura del negozio». Il suo sogno sarebbe creare quartieri a luci rosse, con controlli sanitari e fiscali. «Nel 1998 proposi di presentare un piano regolatore che prevedesse zone del comune in cui praticare il sesso a pagamento sicuro - ricorda - Però mi serviva una sponda normativa nazionale. Contattai qualche parlamentare. Ci fu chi si offrì per darmi una mano, ma poi tutto si arenò». Perchè? «È una questione di morale - risponde Marchetti - Non c’entrano nè la destra nè la sinistra. I pro e i contro sono trasversali. Non è che ho da criticare questo o quel Governo. In Italia c’è il Vaticano che, giustamente, ha le sue posizioni. Anche se il Papa è tedesco e in Germania la prostituzione è un lavoro legale». Marchetti non è nuovo a proposte che fanno discutere. Nel 2007 vietò il consumo di alcolici nelle aree pubbliche, come parchi, strade e piazze. Poco prima aveva firmato un’ordinanza contro il bivacco e l’accattonaggio e poco dopo chiese che nelle graduatorie degli asili ai bambini italiani fosse assegnato un punteggio superiore rispetto a quello degli extracomunitari. L’anno successivo richiese un reddito di 5 mila euro come requisito per ottenere la residenza e impose ai writers, oltre alla multa, l’obbligo di ripulire. L’ultima uscita è del 2009, quanto Marchetti propose ai consiglieri comunali di sottoporsi al test antidroga. «Lo fecero tutti», ricorda fiero. Andò bene? «Diamine! Risultarono tutti ammodo».

venerdì 26 agosto 2011

UNA PROPOSTA PER I PARCHEGGI NEL CENTRO STORICO DEL COMUNE DI FAENZA






GUARDA UN PO’ L’ULTIMA NOVITA’ LA DISTRUZIONE URBANISTICA DI BRISIGHELLA E’ COLPA DI GALASSINI



Ho letto sul Corriere di Romagna le dichiarazioni del cav. Cesare Sangiorgi in merito alla mia denuncia per la completa distruzione del Parco Diletti con l’abbattimento di un ultimo pino. Evitare la distruzione del parco era stata chiesta da tutti gli ex Sindaci. Prendo atto dell’accusa rivoltami, la rovina urbanistica di Brisighella è la mia!  Avrei fatto costruire l’anfiteatro in Via Spada denominato, dalla sinistra,  “Galaseo” dall’ amministrazione da me diretta negli anni ‘80. Nel tempo, preso atto che tutti dichiaravano che era un “orrore”, ho proposto in consiglio comunale nel 2005, di demolirlo, la maggioranza, con i soli due voti contrari (FI) la respinse. Nel frattempo il sindaco Cav. Sangiorgi l’ha ampliato in cubatura con una rifinitura in legno naturale. I danni di Brisighella, oltre che urbanistici, da me denunciati da sempre non sto ad elencarli, purtroppo sono “FINANZIARI” procurati dall’ex sindaco Sangiorgi:: -1 Il legno dell’anfiteatro è già deteriorato e costerà nel tempo, annualmente, tantissimo per la manutenzione del legno naturale.  -2 GHIARONA, una lottizzazione illegittima, quanti miliardi dovrà esborsare il Comune, per risolvere la grana? -3 La pavimentazione in sasso del centro storico che si sgretola e rifatta parzialmente diverse volte, la mancanza dei sifoni che crea una puzza enorme quanto costerà per rifarla, -4 Palazzo delle ex Poste non conforme con le norme sismiche per i provvedimenti non presi cosa comporterà; -5 I danni del terremoto pagati e non riscossi; -6 Il danno all’immagine di Brisighella per causa dell’ing. Ragazzini, da Lei sostenuto, e accusato a suo tempo, come fa ancora oggi di dire “cavolate”?
Mi fermo, per ora, l’assicuro che ho sempre continuato a girare per Brisighella, a testa alta, chi mi incontra sostiene che in comune di Brisighella comanda ancora Lei e, purtroppo, non il giovane sindaco Davide Missiroli. Le sue dichiarazioni sono l’amara conferma, se il pino è da abbattere e sostituire non spettava a Lei!.
Stia calmo e tranquillo, per la democrazia e la libertà, continuerò ad esprimere le mie idee e farò di tutto, come da sempre sostengo,  per fare “pagare ai responsabili” gli enormi costi “finanziari”  posti a carico della comunità di Brisighella che non hanno colpe. Vincenzo Galassini

L’ARTICOLO SUL CORRIERE DI ROMAGNA

NEL PD SPUNTA UN DOCUMENTO CHE CENSURA LO SCIOPERO CGIL


UN GRUPPO DI PARLAMENTARI PREPARA UN DURO TESTO CONTRO LA SCELTA DELLA CAMUSSO. LA CAUTELA DI BERSANI

No: non ci dobbiamo essere”. Questa volta c’è qualcosa di più della tradizionale protesta del tradizionale gruppetto di cattolici di tendenza cislina, che di fronte al tradizionale sciopero convocato periodicamente dal sindacato confederale più importante d’Italia non perde mai l’occasione per criticare con convinzione “gli irresponsabili” dirigenti della Cgil, “ostaggi” di quei vecchi e assai poco riformisti volponi dei sindacalisti della Fiom.

giovedì 25 agosto 2011

SENZA PROVINCE RECUPERIAMO 2 MILIARDI


STUDIO DELL’ ISTITUTO BRUNO LEONI. I COSTI DELLA CLASSE POLITICA DA SOLI AMMONTANO COMPLESSIVAMENTE A 140 MILIONI. E’ META’ DEL GETTITO DEL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'. TAGLIARNE 30 CI FA RISPARMIARE 300 MILIONI



Due miliardi di euro a fronte di 300 milioni. È la stima fatta da uno studio dell’Istituto Bruno Leoni tra l’ipotesi di abolire tutte le Province oppure, come ha proposto il governo nell'ultima manovra, solo una parte, 30 in tutto, quelle con meno di 300 mila abitanti o con una superficie inferiore ai 3000 chilometri quadrati. Una differenza che fa capire bene quale sia la portata di un taglio drastico di queste strutture, un risparmio che equivarrebbe alla metà del gettito previsto dal tanto contestato contributo di solidarietà. Le Province già da parecchi anni hanno subito dei ridimensionamenti nei trasferimenti statali. Ma queste minori entrate – spiega Andrea Giuricin professore a contratto all'Università Bicocca di Milano e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni – non si sono tradotte in risparmi sul personale (spese correnti) ma sulle opere da realizzare (spese in conto capitale). Nel primo caso, infatti, la sforbiciata ai costi è stata solo dello 0,1 per cento mentre nel secondo è stata del 28,4. «Di per sé – sostiene lo studio – questo indica una pesante inefficienza nel processo di riduzione della spesa, a meno che non si voglia sostenere che le Province stavano realizzando opere inutili. Se così fosse, comunque, l'argomento per la loro abolizione sarebbe ancora più forte. Se invece gli investimenti eliminati erano utili, allora risulta difficile, specie alla luce di questo intervento, sostenere che essi non potessero esser realizzati da altri soggetti. In ogni caso, appare sempre più chiaro che più passa il tempo e più le Province esistono unicamente allo scopo di mantenere le proprie stesse strutture». Facendo un po' di conti in tasca agli enti provinciali si scopre che – secondo gli ultimi dati disponibili, quelli del 2009 – il costo per la sola classe politica è di circa 140 milioni di euro. Eliminandone solo una trentina il risparmio totale potrebbe arrivare a 30 milioni di euro, una cifra abbastanza modesta. «I costi per amministrazione e controllo – spiega ancora l'Istituto Bruno Leoni nella sua ricerca – potrebbero essere eliminati totalmente se le funzioni provinciali fossero trasferite, secondo i casi, alle Regioni o ai Comuni. A tale costo è stato sottratto quello del personale, perché i dipendenti non possono essere licenziati, anche se molto probabilmente si tratta almeno in parte di un eccesso di organico difficilmente ricollocabile, viste le economie di scala che si produrrebbero accorpando le diverse funzioni. Comunque, almeno nel medio termine, si può immaginare una graduale riduzione del personale attraverso il blocco del turn-over». Ma a quanto ammontano i risparmi con le economie di scala? A circa un miliardo di euro, perché accorpare tutte le funzioni prevede una diminuzione delle spese in generale che potrebbe raggiungere il 10 per cento del totale. «La scelta – è la conclusione della ricerca – è tra compiere una riforma radicale, del valore di 2 miliardi e più, oppure operare un mero "fine tuning" del valore di 300 milioni. La differenza, circa 1,7 miliardi di euro, a parità di altri elementi dovrà essere coperta da aumenti fiscali. Paolo Zappitelli

CAMBIA IL VENTO: MA ALLA FESTA DELL’UNITA’ LO SCONTRINO RESTA UN TABU’. TOGLIERE LE AGEVOLAZIONI E ANCHE GLI SGRAVI FISCALI ALLE COOPERATIVE


I PRIVILEGI DEL PD PER FESTE. I PRIVATI DEBBONO PAGARE. E’ ORA DI CAMBIARE

Maledetti evasori! Il Partito democratico lancia l’ennesima crociata contro l’evasione fiscale, alza i toni, se la prende con la destra, chiede di far pagar dazio a chi non lo ha mai fatto, scolpisce parole d’ordine come tracciabilità e trasparenza, arriva con Romano Prodi a ipotizzare una completa transizione verso l’elettronico - leggi Bancomat e carte di credito - per arrivare al controllo perfetto, all’assoluto monitoraggio di tutte le spese del contribuente. È un momento storico, dicono, e non si può più scherzare, bisogna abbandonare il fioretto e prendere la sciabola, illuminare le zona d’ombra, abbattere i privilegi. Fin qui le parole, le reprimende, i j’accuse firmati a Roma da Pier Luigi Bersani. Basta, però, cambiare scenario e spostarsi nella rossa Emilia, a un’ora e mezza di auto da Rimini e dal Meeting, e si accendono i riflettori su una realtà apertamente dissonante rispetto alla grande campagna d’estate del partito di Via del Nazareno. Domani, infatti, a Bologna si apre la Festa dell’Unità al Parco Nord alla presenza del sindaco Virginio Merola. Ma soprattutto parte l’ennesima manifestazione di partito gioiosamente esentasse. Sì, perché come ricordato ieri dal Corriere di Bologna, nella kermesse felsinea anche quest’anno ci sarà un grande assente: lo scontrino fiscale. E così piadine e lambrusco, spillette e poster del Che, sandali di cuoio fatti a mano e incensi saranno venduti con un incasso accompagnato al massimo da un sorriso o una pacca sulle spalle. Un trattamento ben diverso rispetto a quello del Meeting dove ogni incasso è rigidamente «scontrinato» e registrato, come fa notare Giorgio Vittadini. In un altro momento la circostanza sarebbe passata sotto silenzio. Quest’anno, però, nella Festa celebrata ai tempi della crisi, la polemica sull’assenza del registratore di cassa si fa strada e viene rilanciata su Internet, dove le perplessità per il privilegio fiscale - normato per legge e quindi perfettamente in regola, è bene precisarlo - crescono. La domanda sorge spontanea: se Romano Prodi sostiene che la democrazia si sostiene con la ricevuta fiscale, questo regime parallelo come deve essere considerato? È giusto richiamare tutti all’ordine, rivendicare la propria diversità e poi lasciare che negli esercizi delle Feste dell’Unità gestiti direttamente dai volontari non si emetta scontrino o ricevuta, e quindi non si paghino le tasse? Gli incassi, d’altra parte, sono tutt’altro che trascurabili: 4 milioni di euro per la festa di Bologna città nel 2010, circa 12 milioni di euro per l’insieme delle feste provinciali.  Molto più ridotti, invece, a detta degli organizzatori gli utili che quest’anno dovrebbero toccare quota 200mila euro. In ogni caso il Pd è ora sotto pressione e le richieste di un beau geste che faccia uscire le feste dalla ridotta del privilegio si moltiplicano. Una inversione di rotta anomala per le «feste di popolo». Ma che magari regalerebbe al Pd il voto di qualcuno dei tanti ristoratori da sempre in trincea contro la concorrenza sleale della piadina esentasse.

PIANO TRAFFICO PER IL CENTRO STORICO


mercoledì 24 agosto 2011

E IO PAGO: NON HANNO SOLDI LI HANNO SPERPERATI IL CASO DEL “GARAGE DELLE IDEE”. UNA SPESA ANNUA DI 30.000 EURO A FONDO PERDUTO


TRENI DA INCUBO


BAZZONI UN TESORETTO CHE VALE MOLTI MILIONI DI EURO: I PREMI DI RISULTATO AI DIRIGENTI DI COMUNI, PROVINCIA E DELLA REGIONE: PIUTTOSTO COSTITUIAMO UN FONDO DI SOLIDARIETA’, PER L’ECONOMIA, I GIOVANI E L’OCCUPAZIONE




Qualunque sia il risultato finale della discussione sulla seconda manovra di bilancio del Governo, che deve rattoppare i conti per evitare il tracollo della nostra Repubblica, una cosa è certa: la finanza locale subirà un ulteriore impoverimento e, sia i Comuni che la Regione, dovranno fare i conti per i prossimi anni con ristrettezze di bilancio e difficoltà a sostenere i servizi ed i compiti istituzionali. La crisi che attraversa pesantemente tutto l’Occidente, bruciando migliaia di miliardi nelle borse o nei deficit di bilancio dei governi, assumerà caratteristiche strutturali ed imporrà un ripensamento generale di tutte le politiche, dall’economia al welfare, dal lavoro ai consumi ed alle retribuzioni, pena il crollo dei nostri sistemi di vita. Gli enti locali, che hanno ingigantito negli ultimi 40 anni le loro funzioni ed i loro compiti, si stanno trovando nell’occhio del ciclone, stretti come sono fra i tagli che arrivano dall’alto e le esigenze in crescita che arrivano dal basso. E’ in un clima come questo che si chiedono sacrifici a molte categorie di cittadini e si impone un ripensamento su retribuzioni che hanno raggiunto livelli molto alti. La Regione, le Provincie ed i Comuni potrebbero mettere mano alle cosiddette retribuzioni di risultato che interessano i dirigenti e che vengono erogate ogni anno in aggiunta allo stipendio, rappresentando anche il 10% in più di retribuzioni già molto ragguardevoli.  Per il Comune di Ravenna è una voce che assomma a quasi 300 mila euro, ed in tutta la regione può significare decine di milioni. Una sospensione per un anno del premio di risultato o produttività non comporterebbe un danno irreparabile per dirigenti che già superano i 10/12 mila euro di stipendio mensile e sarebbe una vera boccata di ossigeno per la finanza locale; anche perché negli anni successivi potrebbero essere rivisti i parametri e le modalità per continuare ad avere un significativo risparmio.

E IO PAGO: IL CORAGGIO DELLE SCELTE IN UN MOMENTO DIFFICILE, RITROVARE LO SPIRITO DEL ‘94



Per trenta anni hanno detto che avrebbero messo in ordine i conti e invece il debito è sempre aumentato. La spesa pubblica è arrivata ad essere il 52 per cento del reddito nazionale, la fiscalità è alle stelle. Per rimediare si deve sradicare il consociativismo cattocomunista. Si deve  adeguare l'età pensionabile agli standard europei. Alcune persone percepiscono la pensione in età lavorativa e poi lavorano in nero, fregando l'Erario due volte. Non si deve aumentare la pressione fiscale. Il sistema sanitario nazionale va smantellato: costa troppo, è inefficiente e non fa che creare corruzione. Deve essere riformato. Si devono ridurre gli enti locali, non si può accettare la commedia della Regione Emilia-Romagna, per legge del Governo Berlusconi ha tolto le Comunità Montana  nella realtà  le ha trasformate in Unione dei Comuni, senza cambiare nulla, l’iniziale “carrozzone” è rimasto come pure le stesse spese. Non finanziare le richieste delle Regioni ad iniziare da Formigoni e la Polverini, ma obbligarle a fare le scelte vere. tagli e riduzione degli enti locali, vietare l’aumento dell’IRPEF, altrimenti è la fine. I fondi ci sono c’è ancora tanto “grasso che cola”  in tutti gli enti locali dalla Regione, alle Province,  ai comuni. In periodo di crisi bisogna “tagliare” come fa un “buon padre di famiglia. Come pure vanno abolite  tutte le Province». Ma non basta. Bisogna ridurre il numero dei Comuni di almeno un terzo e ripensare il sistema delle Regioni. La Lombardia con i suoi 9 milioni di abitanti non è un ente locale». La Lega credo abbia oggi abbia un problema. Non che sia un problema. Non è più monolitica come in passato. Al suo interno ci sono posizioni diverse sulla manovra. La leadership di Bossi si è incrinata, non è più in grado di garantire l'omogeneità dell'intero partito. Molti leghisti la pensano come noi sulla manovra e gli interventi da prendere. Anche il Capo dello Stato, secondo me,  dovrebbe astenersi dall'esprimersi su temi che riguardano la politica vera e propria, spero faccia il presidente della Repubblica e lasci al governo le responsabilità che spettano al governo. Il Presidente deve prendere in mano la situazione  deve tornare allo spirito del ‘94 quando nacque Forza Italia non possiamo andare  nella direzione diametralmente opposta a quello che ha e abbiamo detto negli ultimi 18 anni».   Vincenzo Galassini

martedì 23 agosto 2011

DA DESTRA A SINISTRA, LA VERGOGNA NON CONOSCE CONFINI






Mentre i cittadini si preparano a subire le conseguenze di una manovra lacrime e sangue, c’è in Sicilia un piccolo esercito bipartisan di 6 parlamentari che ha fatto ricorso alla Corte dei Conti perché non vogliono perdere la pensione da consigliere regionale che è stata loro tolta perché non cumulabile con lo stipendio di parlamentare. Lo scrive Emanuele Lauria su ‘Repubblica’. Un bel coraggio in un momento di crisi economica come questo. Soprattutto perché la pensione da consigliere di cui stiamo parlando si aggira tra i tre e i sei mila euro lordi al mese. Che sommati allo stipendio da parlamentare va a totalizzare, in alcuni casi, la cifra mensile di 20mila euro. La fronda dei sei parlamentari è bipartisan: alla magistratura contabile si sono infatti rivolti l’ex ministro Calogero Mannino (gruppo misto della Camera), i senatori Sebastiano Burgaretta, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd) e Salvo Fleres (Forza del Sud), il deputato pidiellino Alessandro Pagano. Ma perché fanno ricorso? La manovra, oltre a imporre all’Assemblea regionale siciliana un taglio di 40 scranni (ora in totale sono 90), ha eliminato un privilegio tutto siciliano: la possibilità di cumulare la pensione da consigliere regionale con lo stipendio da deputato o da senatore. Una facoltà che era concessa sino a gennaio a chi aveva svolto il ruolo di consigliere in Sicilia, maturando il diritto al vitalizio prima di essere eletto alla Camera o a Palazzo Madama. Ora questo privilegio è sparito per effetto della manovra. Apriti cielo. Una fronda di sei parlamentari è scesa sul piede di guerra e ha fatto ricorso.

E IO PAGO: COMUNI – VAMPIRI: IN 15 ANNI LE TASSE LOCALI CRESCIUTE DEL 138%


SECONDO L’UFFICIO STUDI DI MESTRE TRA IL 1995 E IL 2010 LA TASSAZIONE LOCALE E’ AUMENTATA DEL 137,9 PER CENTO. MA IL PIL SOLO DEL 19,1 PER CENTO.L’AMMINISTRAZIONE CENTRALE SOLO DEL 6,8 PER CENTO



Tra il 1995 e il 2010 la tassazione a livello locale è aumentata del 137,9%. È quanto riferisce uno studio della Cgia di Mestre secondo cui "in termini assoluti, le entrate fiscali delle amministrazioni locali (Comuni, Province, Regioni) sono passate da 40,58 miliardi a 96,55 miliardi di euro". L`amministrazione centrale, invece, ha incrementato le entrate solo del 6,8%. Se nel 1995 il gettito era di 326,69 miliardi, nel 2010 ha raggiunto i 348,92 miliardi di euro, mentre il Pil, sempre in questi ultimi 15 anni, è cresciuto nel nostro Paese del 19,1%. I dati sono a prezzi costanti 2010, ovvero al netto dell`inflazione. "L`aumento della tassazione locale - ha commenta to Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni `90. L`introduzione dell`Ici, dell`Irap e delle addizionali comunali e regionali Irpef - ha sottolineato - hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale, che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle autonomie locali. Negli ultimi 20 anni Regioni e Comuni - sono diventate responsabili della gestione di settori importanti come la sanità, il sociale e il trasporto pubblico locale senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi". "La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà amministrative locali che si sono "difese" aumentando le tasse locali. I fortissimi tagli imposti dalle manovre correttive di luglio e di Ferragosto - ha aggiunto - rischiano di peggiorare la situazione e di demolire lo strumento che in qualche modo poteva invertire la tendenza, ovvero il federalismo fiscale. Pertanto, nei prossimi anni alle Autonomie locali non resteranno che due strade da percorrere: o tagliare i servizi erogati od aumentare le entrate locali. In entrambi i casi a rimetterci saranno comunque i cittadini e le imprese".

domenica 21 agosto 2011

E IO PAGO: REGIONE AI PENSIONATI RAVENNATI 433MILA EURO L’ANNO

SONO DODICI CHE HANNO DIRITTO AL VITALIZIO PER AVER COPERTO L’INCARICO DI ASSESSORE O CONSIGLIERE

Resto del Carlino - ALL’ INIZIO di quest’anno, il consiglio regionale ha abolito all’unanimità i vitalizi per gli ex consiglieri. La misura, fortemente voluta dal presidente dell’assemblea (il ‘rottamatore’ Pd Matteo Richetti), entrerà in vigore dalla prossima legislatura, dato che, naturalmente non può essere retroattiva. Vediamo allora quanto percepiscono ogni mese gli ex consiglieri e assessori provenienti dalla provincia di Ravenna.  Il vitalizio più alto è quello del faentino Pier Antonio Rivola, oggi presidente del Museo internazionale delle ceramiche, ma in passato prima consigliere per la Dc, poi assessore regionale: per lui, 3.656 euro netti. Appena cinque euro in meno (la cifra lorda è uguale, cambia solo la tassazione) per Natalino Guerra, consigliere fin dall’istituzione della Regione, e per tre anni presidente dell’assemblea: per lui la pensione netta da consigliere ammonta a 3.651 euro. SEGUE a ruota Guido Tampieri: consigliere dal 1992 e assessore dal 1993 al 2005 (prima di diventare sottosegretario nel secondo governo Prodi), oggi percepisce 3.157 euro al mese. Continuando a scorrere l’elenco, ecco l’ex assessore al turismo Guido Pasi (Rifondazione Comunista), con 2.277 euro netti. Stessa cifra lorda (2.888 euro) ma aliquota fiscale più alta per Rodolfo Ridolfi, due legislature al suo attivo da consigliere per Forza Italia: il suo vitalizio netto scende a 1.896 euro. A seguire, troviamo Cesare Baccarini con 2.228 euro, Elsa Signorino (oggi presidente della Fondazione RavennAntica) con 2.204, stessa cifra percepita da Decimo Triossi, ex consigliere e poi assessore alla sanità negli anni Settanta, tutti e tre del Pci—Pds. Restano sotto i duemila euro netti le pensioni del faentino Pietro Albonetti (1.838), dell’altra faentina Anna Maria Dapporto (1.322) e di Cesare Germano Leoni (1.489). Cifra analoga per il verde lughese Paolo Galletti (1.495). In tutto, per i vitalizi dei ‘ravennati’, la Regione spende poco più di 36 mila euro al mese, circa 433 mila l’anno. La base di calcolo del vitalizio è pari al 65 per cento dell’indennità parlamentare, e la percentuale effettivamente percepita dipende dagli anni di anzianità contributiva. Si inizia a percepire lo stipendio a partire dai 60 anni di età.
IN UN CLIMA di particolare sensibilità per i cosiddetti costi della politica, viene naturale chiedere ai diretti interessati se queste cifre siano da considerare troppo alte. Guido Tampieri invita a considerare la questione in termini razionali: «Per quanto mi riguarda — dice — sono stato in Regione per 15 anni. Durante tutto questo tempo, naturalmente, non ho svolto un’altra attività lavorativa: la mia carriera di dirigente comunale, ovvero il mio lavoro prima di essere eletto, si è bloccata lì, e con essa anche la pensione. Dal Comune, infatti, percepisco una cifra minima, e anche con i tremila euro della Regione non è che mi arricchisca». Peraltro, fa notare Tampieri, «c’è anche chi non ha mai avuto un altro lavoro: è chiaro che, anche dopo l’abolizione dei vitalizi, si dovrà trovare un’altra via per garantire il trattamento previdenziale. Comunque il problema dei costi della politica non sta nell’ammontare di stipendi e vitalizi, ma nel numero eccessivo degli eletti». Anche uno storico esponente dell’opposizione come Rodolfo Ridolfi crede che i veri sprechi stiano altrove: «Le giunte e i consigli sono troppo ampi, e bisognerebbe dare un taglio ai doppi incarichi. Per non parlare dei ben noti incroci tra politica ed economia ‘rossa’: lì stanno i veri sprechi». Preferisce non commentare, invece, Elsa Signorino. di Francesco Monti Resto del Carlino

sabato 20 agosto 2011

FAENZA, STRADE RIDOTTE A LATRINE A CIELO APERTO.


DIVERSE ZONE DEL CENTRO SONO PARTICOLARMENTE SPORCHE E NON SOLO PER COLPA DEI PICCIONI
Ravenna RESTO DEL  CARLINO, - QUANDO la maleducazione prevale e le strade restano sporche, con buona pace dei residenti. Nel periodo estivo, quando le temperature si alzano, i miasmi diventano insopportabili. Chi abita nei vicoli del centro storico lo sa bene: a volte la puzza di urina è così pungente da costringere a turarsi il naso. Non è una novità che i vicoli siano preda di maleducati a due gambe che conducono gli amici a quattro zampe lungo vicoli lontani dalle proprie abitazioni. Ma i padroni dei cani non sono gli unici a credere che i vicoli del centro siano vespasiani a cielo aperto; anche genitori di bambini, giovani e a volte anche adulti utilizzano le stradine come toilette, malgrado la presenza di diversi bagni pubblici in centro. A PROPOSITO di questi ultimi, anche qui l’inciviltà della gente alle volte pare non avere limiti. Giorni fa alcuni addetti alle pulizie si sono trovati di fronte una situazione di estrema inciviltà. Pretendere maggiori controlli appare fuori luogo: tutto dovrebbe essere demandato al senso civico, che però sembra mancare a non pochi cittadini.  LE STRADINE più bersagliate sono come al solito quelle attorno alla piazza e ai corsi principali. Lamentele sono arrivate alla Polizia municipale da residenti in via Emiliani. Basta poi passeggiare da via XX Settembre verso i corsi Garibaldi e Mazzini per rendere conto della sgradevole situazione. La pulizia in questi casi spetta a Hera che, in accordo con l’amministrazione, pianifica una serie di interventi ordinari e alcuni straordinari. I primi sono eseguiti con il passaggio settimanale della spazzatrice, che però, essendo molto larga, passa dove può, trovando spesso come ostacoli le auto parcheggiate lungo i muri, proprio le aree predilette da cani e persone. Le manutenzioni straordinarie, con l’uso di idropulitrici ad alta pressione, sono pianificate una sola volta l’anno, anche per i costi che esulano dalla convenzione della pulizia strade. Così non resta che sperare nell’opera purificatrice della pioggia. Oppure estendere al centro quanto già applicato in alcune vie del Borgo, dove, un giorno prestabilito a settimana, è vietata la sosta nelle prime ore della mattina. Questo permette alle spazzatrici di pulire bene lungo muri e marciapiedi. Ultima soluzione, per i residenti, copiare dall’esercito di commessi delle attività commerciali che ogni mattina hanno il compito di lavare e ripulire gli angoli perennemente presi di mira dai cani di proprietari maleducati.



I QUINDICI COMUNI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA SI ADOPERINO PER APPROVARE CELERMENTE LE CONVENZIONI CON IL TRIBUNALE PER LO SVOLGIMENTO DI LAVORI DI PUBBLICA UTILITA’


Foschini: “mi stupisco che un Sindaco che ha fatto delle ordinanze per la sicurezza la sua bandiera non abbia ancora provveduto a porre in essere la convenzione con il Tribunale di Ravenna finalizzata alla disciplina delle prestazioni di lavoro socialmente utile come previsto dall’art. 54 del D.lvo del 28 agosto 200 n. 274 che prevede che il Giudice di Pace può applicare su richiesta dell’imputato, la pena del lavoro di pubblica utilità, consistente nella prestazione di attività non  retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e volontariato. Un argomento prioritario per chi siede al tavolo della sicurezza e mi riferisco all’assessore Monti. Continua il Consigliere regionale Gianguido Bazzoni: “Il Ministero della Giustizia ha delegato i Presidenti dei Tribunali alla stipula delle convenzioni in questione. Questa possibilità è prevista anche per i soggetti condannati per le contravvenzioni di cui agli art. 186 comma 9 – bis e 187 comma 8 bis del Codice della Strada, che riguardano la guida in stato di ebbrezza e in stato di alterazione psico-fisica, così come modificati dalla Legge 120/2010 in via prioritaria nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale.  Un provvedimento di buon senso che auspichiamo che tutti i Comuni della Provincia pongano in essere quanto prima. Una misura introdotta dal Governo Berlusconi approvata dal Senato il 30 luglio 2010. La  possibilità di accedere per una sola volta ai lavori di pubblica utilità in sostituzione di pene detentive e pecuniarie da parte di chi ha guidato sotto l’effetto di alcol o stupefacenti ma senza mai provocare incidenti è il primo caso in cui finalmente viene dato corso al richiamo costituzionale che all’art. 27 dispone che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

venerdì 19 agosto 2011

E IO PAGO: I VITALIZI DEI DEPUTATI E SENATORI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA

E… LA MAGGIORE PARTE CONTINUANO AD AVERE ALTRI INCARICHI PUBBLICI…. SEMPRE A NOSTRE SPESE



SONO UNDICI gli ex parlamentari ravennati che percepiscono un vitalizio mensile per l’attività prestata alla Camera o al Senato. I loro nomi sono stati riportati dall’Espresso, che pubblica l’elenco di 1464 ex deputati e 843 ex senatori beneficiari della pensione conseguente al loro incarico di legislatori. Tra gli undici ravennati figurano anche tre politici che hanno avuto incarichi di governo come sottosegretari (Giordano Angelini dell’allora Pci con delega ai trasporti, Antonio Patuelli esponente di primo piano del Pli sottosegretario alla difesa, Gianni Ravaglia del partito repubblicano che ha seguito l’industria e le attività produttive). Tre le donne: Fulvia Bandoli ed Elsa Signorino del Pci e la lughese Anna Donati che è stata una delle fondatrici del movimento ecologista in Romagna, eletta in Parlamento la prima volta con il simbolo dei Verdi. L’INDENNITA’ più alta (le cifre sono nette e si riferiscono al vitalizio che viene corrisposto mensilmente) è quella riconosciuta a una terna che comprende l’ex sindaco di Ravenna, Giordano Angelini, che ha appena lasciato l’incarico di presidente della società portuale Sapir, la leader dell’ala ecologista dei Democratici di sinistra, Fulvia Bandoli, e l’ex sottosegretario repubblicano Gianni Ravaglia: grazie ai loro vent’anni di servizio in Parlamento, percepiscono un assegno di 5.305 euro. AL SECONDO posto per ammontare dell’indennità, Gustavo Selva, originario di Borgo Rivola, nel faentino. L’ex giornalista della Rai, eletto per la prima volta al Senato con Alleanza nazionale nella XV legislatura e poi confluito in Forza Italia quindi nel Pdl, riceve un assegno mensile di 5.132 euro. Segue Anna Donati, recentemente entrata a far parte della squadra del sindaco di Napoli De Magistris come assessore alla mobilità, che percepisce un vitalizio di 4622 euro. In sesta posizione c’è l’alfonsinese Massimo Serafini, tra i fondatori del quotidiano il Manifesto, oggi attivista di Legambiente, che ha iniziato la sua carriera politica nel Pdup, a cui spetta una indennità di 4503 euro. EX DEMOCRISTIANO, eletto al Senato per due legislature, il lughese Franco Ricci, già presidente del Consorzio provinciale per la formazione professionale, per i suoi dieci anni trascorsi a Palazzo Madama riceve una pensione di 3551 euro. A seguire altri tre ex aequo con una indennità di 3190 euro, per dieci anni tra i banchi del Parlamento: sono il verde Paolo Galletti, assieme ad Anna Donati tra i promotori del movimento ecologista nella nostra provincia; l’ex sottosegretario Antonio Patuelli, oggi presidente del Gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna e vicepresidente vicario dell’Abi; l’ex presidente dell’Unione delle cooperative e del Consorzio dei servizi sociali Aldo Preda, cattolico, subentrato al compianto Pierpaolo Casadei Monti, eletto nelle liste dell’Ulivo. CHIUDE la pattuglia degli ex parlamentari ravennati una donna. Elsa Signorino, che oggi occupa l’incarico di presidente della Fondazione RavennAntica, riceve un assegno mensile di 3183 euro. di Marcello Petronelli Resto del Carlino Ravenna

IL PDL DI RAVENNA ESPRIME SOLIDARIETA’ AL MINISTRO BRUNETTA DOPO IL VOLGARE ATTACCO DI BOSSI

IL NODO DELL’ ETA’ PENSIONABILE E’ DA AFFRONTARE CON BUONA PACE DI BOSSI.


L’inciviltà delle dichiarazioni di Bossi dovute anche al suo stato di disagio psicofisico, si commentano da sole «Di norma - - dichiarazioni di questo tipo richiederebbero delle scuse. Il ministro Brunetta non risponderà alla provocazione di chi tenta di mantenere i voti carpiti a suon di slogan. La crisi che viviamo costringe tutti ad atteggiamenti di grande responsabilità e di esempio al Paese, come ha fatto il presidente Berlusconi con poche e misurate parole unite alla concretezza di una manovra per salvare l'Italia e il futuro degli italiani».


IL RICORDO DEL PICCONATORE A UN ANNO DALLA SCOMPARSA

PER QUESTA MANOVRA AVREBBE TIRATO LE ORECCHIE A BERLUSCONI POI AVREBBE VOTATO SI. DI FRANCESCO DAMATO


 
Nel primo anniversario della sua morte mi chiedo come Francesco Cossiga avrebbe reagito, di quali e quanto ruvidi giudizi sarebbe stato capace, di quali e quanto sarcastici consigli o moniti avrebbe sommerso l'amico Silvio Berlusconi in questo che ha tutto il sapore amaro di uno sfortunato epilogo della sua lunga avventura politica. Che non mi sembra francamente destinata, dopo il varo delle due manovre finanziarie di questa dannata estate, a superare l'ormai declinante legislatura, per quanto il Cavaliere non abbia escluso la "necessità" di ricandidarsi anche per la prossima. Mi chiedo ancora come avrebbe votato l'ex presidente della Repubblica nella conversione del decreto legge di imminente esame al Senato. Probabilmente a favore, magari turandosi il naso, anche senza le profonde modifiche auspicate da tante parti, di opposizione e di maggioranza, e per spirito semplicemente patriottico. Aggettivo, quest'ultimo, che in vita non gli aveva mai dato fastidio, senza bisogno di attenderne la rivalutazione con il ripristino da parte del suo secondo successore al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi, delle parate militari sacrificate fra una genuflessione e l'altra da Oscar Luigi Scalfaro per malinteso senso di austerità. Peggio di questa pur perversa manovra fiscale, che scambia per "ricco" il ceto medio e lo spenna come un tacchino senza riuscire peraltro a migliorare di un centesimo di euro le condizioni dei poveri, quelli veri, non quelli finti che viaggiano in Porsche, come scrive Mario Sechi, e dichiarano redditi da esonero fiscale; peggio, dicevo, di questa pur perversa manovra fiscale sarebbe una sua bocciatura, o solo un suo ritardo nelle secche parlamentari. Si aprirerebbero in tal caso altre praterie agli speculatori nei sempre più voraci mercati finanziari. Per non parlare delle complicazioni che deriverebbero nei rapporti con la Banca Centrale e, più in generale, con l'Unione Europea. Alle cui

mercoledì 17 agosto 2011

INSIEME DA DIECI ANNI. I TRE COMUNI COLLINARI SONO GLI APRIPISTA PER L’UNIONE

MA IL SINDACO PD DI RIOLO, PRESIDENTE DELL’UNIONE, NON SA QUANTO HA RISPARMIATO, MA CHE BRAVA!


 
Esiste dal 2000 in collina l’Unione dei Comuni dell’Appennino Faentino: comprende Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme ed è a questa Unione che il primo gennaio 2012 aderiranno anche Faenza, Castel Bolognese e Solarolo, come deliberato da tutti i consigli comunali del Faentino. «Ad oggi — scrive Giorgio Sagrini, ex sindaco di Casola Valsenio — le funzioni e i servizi delegati dai Comuni all’Unione sono più di venti (per l’esattezza ventuno, ndr). Tra questi, paghe e personale, turismo, attività produttive, tributi, servizio geologico, Polizia municipale, viabilità, protezione civile, comunicazione istituzionale, sportello catastale. I servizi sociali sono gestiti in forma associata con Faenza, Castel Bolognese e Solarolo e così anche l’ufficio di Piano strutturale dei sei Comuni del Faentino». Il presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino faentino è il sindaco di Riolo Terme Emma Ponzi; con lei in Giunta ci sono i sindaci di Casola Nicola Iseppi e quello di Brisighella Davide Missiroli. Per legge non percepiscono alcunchè in relazione all’incarico nell’Unione. «Non riesco a quantificare i risparmi derivati dall’accorpamento dei servizi — dice Emma Ponzi — ma sono sicura che in questi dieci anni siamo stati in grado di garantire i servizi ai cittadini, anche con una certa qualità. Per esempio, grazie all’Unione ora abbiamo un vigile urbano specializzato in materia di edilizia. Quanto alle Attività produttive, c’è un dipendente dell’Unione che va nei Comuni giorno per giorno. Senza l’Unione, questo settore sarebbe stato molto più sguarnito». La sede dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Faentino è negli uffici dell’ex Comunità Montana a Fognano.

PER IL PD E LA SINISTRA NON DOVEVAMO ESSERE I PEGGIORI D’EUROPA

I DATI DEL PIL NEL 2^ SEMESTRE VEDONO SOLO L’ITALIA IN AUMENTO! CROLLO DELLA GERMANIA



Pil Germania quasi fermo: +0,1% nel secondo trimestre – A poche ore dal vertice franco-tedesco, che dovrebbe fornire rassicurazioni sulla situazione debitoria dell’Eurogruppo, a preoccupare i mercati è stata la crescita economica del Vecchio continente, a partire dalla situazione di Berlino. La Germania, secondo i dati relativi al secondo trimestre, cresce poco: 0,1 per cento, il dato peggiore dal 2009, quando la crisi economica stava piegando le economie mondiali. Ma Berlino non è sola. A preoccupare gli analisti sono i dati che arrivano anche da Parigi e Lisbona, paesi a “crescita zero”. Male anche Amsterdam che assieme ai tedeschi cresce solo dello 0,1 per cento, mentre Londra e Madrid si attestano al 0,2. L’Italia, con il suo +0,3 per cento si attesta poco al di sopra della media europea.

MANOVRA, FRA 3.000 E 4.000 RAVENNATI TENUTI AL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ SU 391.275 ABITANTI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA



SARANNO circa 1.500 i ravennati toccati dal ‘contributo di solidarietà’, contenuto nella manovra approvata venerdì dal Consiglio dei ministri. Il prelievo fiscale per i prossimi tre anni è del 5 per cento sulla quota di reddito eccedente i 90 mila euro, e del 10 sulla parte al di sopra dei 150 mila. Dai dati del Ministero dell’economia e delle finanze, relativi all’anno d’imposta 2009, nel comune di Ravenna i redditi imponibili superiori ai 100 mila euro sono 1.215, mentre quelli compresi tra i 70 mila e i 100 mila sono 1.559: si può quindi stimare che a pagare la ‘patrimoniale’ saranno appunto 1.500 ravennati o poco più. A Faenza superano quota 100 mila euro 452 contribuenti, il che vuol dire (aggiungendo una parte dei 617 con reddito compreso tra i 70 e i 100 mila euro) che gli interessati dal contributo di solidarietà potrebbero essere grossomodo 600. A Lugo i redditi sopra i 90 mila euro dovrebbero essere tra i 350 e i 400, a Cervia poco sotto i 300, a Russi un’ottantina. IN TUTTA la provincia, i contribuenti interessati dal prelievo anti-crisi saranno fra i tremila e i quattromila. Difficile, con le cifre a disposizione, stimare il gettito aggiuntivo che potrebbe arrivare dai redditi medio-alti del nostro territorio. A grandi linee il totale dei 2.594 redditi al di sopra dei 100 mila euro ammonta a oltre 414 milioni. La media è di 160 mila euro per ogni contribuente di questa fascia (quindi al di sopra dei 150 mila per cui scatta l’aliquota del 10 per cento). Si può stimare, quindi, che ognuno pagherà in media una tassa aggiuntiva del 5 per cento su 60 mila euro, e del 10 per cento su altri 10 mila, ovvero quattromila euro l’anno: in tutto, 10 milioni e 376 mila euro. A questa somma va aggiunto il contributo di solidarietà del 5 per cento versato dai contribuenti tra i 90 e i 100 mila euro: si può quindi prevedere che i ‘Paperoni’ della provincia, dal 2012, verseranno allo Stato tra i 10 e i 15 milioni in più. UNA CURIOSITÀ: a Casola pochissimi contribuenti (forse nessuno) dovranno subire il prelievo straordinario. Il paese sulle colline faentine è infatti l’unico comune della provincia nel quale nessuno ha dichiarato, per il 2009, redditi superiori ai 100 mila euro. Anche la fascia 70 mila — 100 mila è poco rappresentata: appena 10 casi. La maggior percentuale di ‘medio-ricchi’ è invece a Lugo: qui l’1,28 per cento dei contribuenti totali viaggia sopra quota 100 mila euro l’anno. Seguono Faenza con l’1,25 per cento e Ravenna con l’1,24. di FRANCESCO MONTI Resto del Carlino Ravenna

LETTERA APERTA A “LA REPUBBLICA” DELL’EX SINDACO ACHILLE ALBONETTI DEL COMUNE DI BRISIGHELLA


Lettera a “la Repubblica” Roma, 31 luglio 2011

Caro Scalfari,

nell’editoriale di oggi su “La Repubblica”, e in un altro del 28 luglio, ella ha citato un articolo di circa trent’anni fa dell’allora Segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer, nel quale egli si faceva paladino della cosiddetta questione morale. Purtroppo, il PCI non è stato immune dalla piaga del finanziamento illecito, che ha portato alla fine della Prima Repubblica all’inizio degli anni ’90 e alla scomparsa dei cinque partiti, che hanno fatto l’Italia due volte: nel Risorgimento – il Partito Socialista, il Partito Socialdemocratico, il Partito Liberale e il Partito Repubblicano – e nel secondo dopoguerra il Partito della Democrazia Cristiana. È in parte esatto che i membri del PCI, a differenza di quelli degli altri Partiti, siano stati raramente oggetto di finanziamento e arricchimento illeciti. Ma il PCI, come gli altri Partiti, ha ricevuto per decenni finanziamenti illeciti, con l’aggravante che tali finanziamenti provenivano da uno Stato straniero. Il finanziamento illecito ai Partiti è ancora più grave del finanziamento illecito ai Cittadini. In questo secondo caso, infatti, si altera il mercato, cioè la competizione economica, in quanto tali finanziamenti, di solito, sono elargiti per ottenere privilegi in gare di appalto o in altri settori economici (licenze ecc.). Nel primo caso, cioè con il finanziamento illecito ai Partiti, si ha un effetto ancora più grave. Si altera la democrazia, cioè la competizione politica. Due ideologie hanno ispirato regimi dispotici e illiberali nel Ventesimo secolo: il Nazifascismo e il Comunismo. Questi regimi hanno provocato una Guerra mondiale, decine di milioni di morti, miseria e immani tragedie ed hanno soppresso i due valori portati dalla Rivoluzione americana e dalla Rivoluzione francese: la democrazia (competività politica) e il mercato (competività economica). Questi valori, dove sono stati applicati, hanno dato luogo a regimi liberali e a uno straordinario sviluppo politico, economico e culturale. Il finanziamento illecito ai Cittadini o ai Partiti altera questi due preziosi valori, fondamento della nostra civiltà da oltre duecento anni. Per questo motivo mi ha sorpreso e amareggiato che lei, con due editoriali nel più importante e diffuso quotidiano di opposizione al Governo personalista e populista di Berlusconi, continui a diffondere la favola della superiorità politica e morale del Partito Comunista Italiano e del suo Segretario Berlinguer. Il caso Filippo Penati, forse, dovrebbe far riflettere. Un cordiale saluto. Achille Albonetti*