mercoledì 6 febbraio 2013

SMENTITA LE BUFALE SULLE TASSE: SU CON LE SINISTRE, GIU’ CON BERLUSCONI.



A dispetto di quello che sostengono Pd e centristi, la Cgia di Mestre dimostra che la pressione fiscale è sempre scesa quando al governo c'era il centrodestra. I picchi toccati da Prodi con l'euro imposta e da Monti: 44,7% nel 2012 Non ci sarebbe nulla di speciale, se non fossimo in Italia, per giunta sotto elezioni.  In paesi più abituati al bipolarismo, dire che la destra tende ad abbassare le tasse", "la sinistra ad aumentarle è banale ed entrambe le scelte sono considerate legittime. Di più, sono un preciso compito che le diverse parti politiche si danno nell'alternanza. Ricette di politica economica alternative da usare in momenti diversi." Ma siamo in Italia, appunto. E tra gli argomenti da campagna elettorale della sinistra e del centro c'è anche quello che i governi di centrodestra abbiano aumentato la pressione fiscale più di quelli del centrosinistra. Tattica comprensibile, visto che mira a colpire l'avversario al cuore. Ma le cose non stanno esattamente così. Premessa doverosa: la pressione fiscale italiana è inesorabilmente aumentata. Dal 1980 ad oggi lo Stato si è preso quasi 15 punti percentuali di Pil in più. Se prima lavoravamo per pagare le tasse da gennaio a marzo, oggi arriviamo fino a giugno.  Le differenze stanno in piccoli scostamenti che marcano il passaggio da un governo all'altro. La Cgia di Mestre, partendo dai dati del Def, aggiornati con gli effetti delle nuove norme che non sono compresi nelle statistiche ufficiali, ha calcolato che nel 2012, quindi con Mario Monti premier, si sia raggiunta una pressione fiscale record del 44,7%. Quest'anno salirà al 45,1. Nel quadriennio precedente, quello del governo




Berlusconi, la percentuale si era tenuta stabile intorno al 42,6, con un unico picco nel 2009, al 43%. Pesò, in quell'anno nero per l'economia, il calo del Pil, al quale non corrispose una diminuzione di uguale misura delle tasse. Con l'ultimo governo Berlusconi la pressione è rimasta invariata rispetto al livello del secondo, tormentato esecutivo di Romano Prodi. Il professore aveva ereditato un Paese con tasse tra il 40 e il 41 per cento. Lui aggiunse più di due punti. Il precedente esecutivo (dal 2001 al 2005) era di centrodestra. Il più lungo di Berlusconi e della storia repubblicana. Mille e 414 giorni durante i quali tasse, imposte e contributi passarono dal 41,3 al 40,1% del Pil. A fare vincere il centrodestra nel 2001 era stato innanzitutto lo spettacolo offerto dalla sinistra (il governo Prodi osteggiato e poi il disarcionamento del Professore sono ferite ancora aperte nel centrosinistra), ma anche la pressione fiscale. Nel '97, in piena era Prodi, raggiunse la vetta incredibile (per gli standard di allora) del 43,4%. Tutta colpa dell'eurotassa, che ci servì a centrare i requisiti per entrare nella moneta unica. Allora, si pensò che fosse un livello inaccettabile e che non si sarebbe mai ripetuto. Un sacrificio una tantum. Oggi sarebbe da metterci la firma. Anche perché per i prossimi anni, la Cgia di Mestre, non prevede rivoluzioni. Nel 2014 la pressione, dovrebbe calare, ma solo al 44,8%. Nel 2015 al 44,6%. Calcoli fatti «a legislazione vigente». In altre parole il prossimo governo potrà decidere se fare aumentare quella percentuale o farla diminuire.



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