giovedì 8 agosto 2013

L’avv. Liborio Cataliotti Capo gruppo PDL a Reggio Emilia

“RITORNIAMO ALLO SPIRITO LIBERALE, MA CON UNA SELEZIONE DIVERSA”. SONO STATO ANTICPIATORE CON AZZURRI ’94 PER LA CAUSA CON INGROIA. CHE ADESSO ARRIVA IN TRIBUNALE
di ANDREA ZAMBRANO . «La storia mi ha dato ragione: sono stato un precursore». Liborio Cataliotti non poteva che essere tra i più favorevoli sostenitori del ritorno di Forza Italia. L’ex coordinatore reggiano azzurro è il promotore della causa contro l’ex magistrato Antonio Ingroia che in due occasioni ha detto e scritto che Forza Italia sarebbe nata da un patto tra la mafia e Dell’Utri. «Causa 53124/2013 presso il tribunale di Roma. Con prima udienza a gennaio 2014», spiega lui a Prima Pagina in partenza per Ravenna dove ieri sera si è svolto proprio il raduno con tanto di telefonata di Brunetta dell’associazione Azzurri ‘94. Insomma, il ritorno di Forza Italia passa da lei. Altrochè. In occasione di quell’accusa gravissima di Ingroia ricevetti una valanga di lettere, e-mail e fax che mi testimoniavano la rabbia di tanti ex militanti di Forza Italia verso quelle parole. A queste seguirono poi raccolte firme che si fermarono a quota 8.500 in poco tempo. Così nacque l’associazione regionale Azzurri ‘94 che ho messo in piedi assieme a Rodolfo Ridolfi. E per questo vi considerate del precursori. Perchè Forza Italia sì e Pdl no? FI nasceva con ideali liberali e contro l’ingerenza dell’apparato burocratico dello



Stato che doveva essere smantellato perchè è la conseguenza diretta dell’entità delle tasse che la cittadinanza è costretta a pagare. Abbiamo anticipato tanti temi.  Ad esempio? L’eliminazione delle Province. Ne parlavamo 20 anni fa. Ma anche la riforma della giustizia. Nel ‘96 appena diventato coordinatore provinciale di Reggio invitai un ancora sconosciuto Franco Frattini ad una manifestazione pubblica dove ci presentò la sua ipotesi di riforma. Allora perchè a conti fatti la cosa non funzionò?
Purtroppo per vincere le elezioni siamo sempre stati costretti ad alleanze innaturali con An. Innaturali?
An aveva una fortissima componente di Destra sociale, che invece propugnava l’idea opposta di uno Stato pesante. Così ha reso impossibile effettuare quelle riforme che l’Italia doveva fare. A maggior ragione dopo la fusione. E adesso che cosa la fa sperare? Ora che ci siamo liberati di quella componente che è andata a destra sarà più facile. Dunque alleati, ma ognuno a casa sua? Lo si vedrà dalla legge elettorale. Di sicuro FI deve andare per la sua strada. Chi si riconosce in questi valori si alleerà in questo programma. Se Forza Italia ad un certo punto venne abbandonata però qualche errore è stato fatto...Sì. La selezione del personale politico non è stata all’altezza. Il cambiamento della legge elettorale pur fatta dal centro destra ha interrotto la necessità di quella selezione dal basso e dal territorio della classe dirigente perchè il porcellum ha prodotto un parlamento di nominati. Questa è stata la colpa più terribile che ha avuto Forza Italia. Che cosa ricorda con più nostalgia di quella stagione? L’entusiasmo. Ho grande nostalgia delle manifestazioni di piazza. Erano all’insegna della serenità e della proposta, ora purtroppo, come è il caso di quella di domani (oggi a Roma in Piazza santi Apostoli ndr.) sono manifestazioni per protestare. Domanda del giorno: Marina Berlusconi.
Io sarei entusiasta: da quando fa dichiarazioni non ne ha sbagliata una e poi per contrastare un Pd che ha ancora una forza economica d’apparato sul territorio, la famiglia Berlusconi deve essere in prima fila. Ma soprattutto mi convince il fatto che sia un animale politico. Per alcuni però c’è un rischio coreano.
Non direi: Marina viene proposta per candidarsi, i voti dei cittadini li deve prendere, la sua non è un’investitura. Il rischio coreano lo abbiamo passato con il governo Monti.  E a Reggio una rinascita di Forza Italia che cosa potrebbe produrre? Chi governa la città oggi non ha la maggioranza assoluta ed è destinato al ballottaggio. Quando ero coordinatore avevo portato il partito al 20%, un dato che oggi col Pdl ce lo sogniamo. ANDREA ZAMBRANO

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