mercoledì 9 maggio 2012

QUESTO E' UN GOVERNO PERICOLOSO!


di Piero Ostellino Altro che «democrazia sospesa»; qui siamo in pieno autoritarismo, mascherato da efficientismo, che sta distruggendo quel poco di democrazia liberale che c'era. Con lo Stato che esige subito le tasse – anche quan­do ha torto: paga e poi si vedrà se hai ragione (solve et repete) – e onora i suoi debiti con anni di ritardo, e di fronte ai sempre più numerosi suicidi, il rifiuto del professor Monti della ragionevole (civile) proposta Alfano di poter scalare dalle tasse (dovute) i crediti (prete­si) rivela un totale disprezzo dei diritti dei cittadini. Ci voleva­no dei non eletti per dimostrare che un governo che non deb­ba rispondere agli elettori è automaticamente dispotico. Altro che «democrazia sospesa»; qui siamo in pieno autoritarismo, mascherato da efficientismo, che sta distruggendo quel poco di democrazia liberale che c'era. Confesso che, conoscendolo come persona intellettualmente onesta, ed essendogli amico, mi ero illuso che il cattolico-liberale Monti, se non proprio propenso a far prevalere l'umanesimo cristiano sulla disumana Ragion di Stato (che, peraltro, è teoria di un cattolico: Bote­ro) – fosse almeno incline a ricordarsi di essere liberale. Inve­ce, per dirla con lord Acton, «se il potere corrompe, il potere assoluto (incontrollato) corrompe assolutissimamente». Ho l'impressione che questi professori si prendano un po' troppo sul serio nel ruolo di «salvatori della Patria» e tendano a com­portarsi con i cittadini come, probabilmente, si comportavano con i propri studenti. La politica, in una democrazia liberale, non è «prendere o la­sciare», ma rispetto (costituzio­nale) dei diritti e delle libertà in­dividuali, nonché delle minoran­ze. Ma qui chi controlla? Non lo fanno i partiti in Parlamento, or­mai supini – per incultura, debo­lezza e provincialismo – «a quel­li che sanno». Non i media ­che dovrebbero legittimare l'Ordinamento esistente, ma anche fornire al cittadino gli strumenti per capire e giudicare – e sono una sorta di neo-Minculpop: «il Duce ha sempre ragione»; anche se Monti non sempre ce l'ha.  Con un'opinio




ne pubblica frastornata cui è stato fatto credere di essere in guerra – contro lo spread – le si nasconde che questo governo non è «la soluzione», ma sta diventando «un problema», e inclina verso un «fascismo di popolo». Sono ri­masto il solo a dirlo e mi spiace ripeterlo: è, nelle parole di Piero Gobetti sul fascismo, «d'autobiografia di una nazione». Altro caso. L'esenzione fiscale della prima casa non sarebbe una forma di «evasione fiscale» come sostiene il governo; ec­co un altro (suo) tratto antidemocratico, per non dire illibera­le. La prima casa – spesso frutto del risparmio di una vita sul quale si sono già pagate le tasse – è un «bene primario» per i meno abbienti; che non hanno l'alternativa fra la casa e andare a dormire sotto i ponti. Dovrebbe essere la soglia minima oltre la quale il Fisco non dovrebbe andare in uno Stato che voglia essere davvero sociale. Invece, la sua esenzione è sprezzantemente equiparata a un reato; mentre, in nome della giustizia sociale, si stanno massacrando di tasse (soprattutto) i ceti meno abbienti.


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