sabato 5 novembre 2011

E ORA LA RESPONSABILITA’ E’ DI TUTTI


“Per l’Italia vale il discorso della Grecia: se ci sono cambiamenti di governo non cambiano i problemi del Paese”. Pronunciate da Ben Rodhes, consigliere di Barack Obama, queste parole dovrebbero far riflettere su un paio di cose, fondamentali. Da parte dell’opposizione (e da qualche “scontento” della maggioranza) è stato detto e ridetto che il problema italiano sarebbe la “credibilità” sulla scena internazionale di Silvio Berlusconi. La Casa Bianca ribalta il concetto: non è questione di cambiare governo, ma di risolvere i problemi. Stessa opinione da parte di Angela Merkel e Nicola Sarkozy: il piano presentato da Berlusconi va bene, “ora ciò che conta è la sua attuazione”. Su queste basi si sta muovendo anche il Fondo monetario, che ha pronta una linea di credito eccezionale per l’intera zona euro, a cominciare ovviamente dai due paesi più esposti – Spagna e Italia – ma che non fanno ricorso al fondo salva-stati (anzi, ne sono contributori). Il cosiddetto giallo di stamattina non esiste: l’Italia non ha chiesto al Fmi di farle da “tutor” perché questo accade quando viene erogato un prestito diretto. Ma è ovvio che il Fondo esercita un’attenzione speciale, della quale Berlusconi ha ringraziato la direttrice Christine Lagarde. Tutto ciò porta ad un’unica conclusione: il governo sta procedendo nella sua agenda europea, in strettissima collaborazione con i partner internazionali. Questa agenda mette assieme rigore e sviluppo adottando ricette liberali quali privatizzazioni, liberalizzazioni, ridimensionamento di garanzie per chi è già garantito a favore dei giovani e delle donne.  Ora la parola passa al Parlamento che deve votarla. Su questi provvedimenti, e su altri che verranno, come su quelli già approvati, si basa il sostegno dei partner, l’aiuto della Bce, la collaborazione


con l’Fmi. È decisamente il momento in cui gli interessi di politica interna vengano subordinati a quelli del Paese e dell’Europa. Il governo ha numeri ridotti, lo sappiamo, ma sufficienti per approvare le misure e continuare l’opera. La sinistra non è certamente una sponda per un’agenda europea che Di Pietro ha definito “macelleria sociale”, imitando la Cgil.
Tocca dunque anche alle forze moderate, dentro e fuori la maggioranza, farsi carico di una responsabilità storica, possono dimostrarsi all’altezza, perché hanno nel dna la comune appartenenza all’Europa, all’Occidente ai valori dell’economia sociale di mercato. Non si può venire meno a questo dovere. Chi lo facesse, giocherà con il fuoco, e di fronte all’Italia si potrà spalancare un rischio di tipo greco benché Roma non sia Atene. È un dato di fatto che discende dalla posizione del nostro Paese nelle economie mondiali: non lo dice Berlusconi, lo dicono Obama, la Merkel e Sarkozy. Lo dice la Banca d’Italia. Il Parlamento sia all’altezza di questo ruolo. Dopo ci sarà modo e tempo di affrontare tutto il resto, con realismo e lungimiranza.

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