martedì 5 novembre 2013

NOI SEMPRE GARANTISTI, ANCHE CON LA CANCELLIERI. MA BASTA DOPPIOPESISMI


Chi si ostina a  negare le vistose analogie tra il caso Cancellieri-Ligresti e il caso Ruby è semplicemente un ipocrita. Il nostro garantismo, come dimostrano i fatti, è a prova di bomba, e il Pdl si è infatti subito distinto dai fucilieri giacobini di professione che chiedono le immediate dimissioni della Guardasigilli. Ma allo stesso tempo rivendichiamo il diritto di affermare che, come è stato legittimo ed esente da rilievi di natura penale l'intervento del ministro Cancellieri, così lo fu quello dell'allora premier Berlusconi nella telefonata alla Questura di Milano. Con un dettaglio per nulla marginale: che l'intervento umanitario nei confronti di Ruby non aveva implicazioni oggettivamente delicate come quelle ravvisabili per la Cancellieri, amica di famiglia dei Ligresti i quali, per inciso, sono stati datori di lavoro di suo figlio, poi liquidato con una buonuscita milionaria. Riepilogando: che differenza c'è tra un autorevole membro del governo che telefona ad alcuni funzionari di Stato (ispettori del ministero) per perorare la scarcerazione di una donna (Giulia Ligresti) che si trova in stato di detenzione a Torino, e un presidente del consiglio che chiama altri funzionari di Stato (dirigenti della Questura di Milano) per chiedere l'affidamento a norma di legge di una ragazza che si trova in stato di fermo? A nostro parere nessuna.
Eppure, nel caso Cancellieri-Ligresti, la Procura di Torino si è affrettata a far sapere che tutto è avvenuto nel rispetto delle leggi e nella sfera legittima dell'intervento umanitario. La Procura di Milano, invece, ha inquisito Berlusconi per concussione infliggendogli sette anni di carcere e indagando per falsa testimonianza i dirigenti della Questura che hanno garantito sul fatto che anche nel caso Ruby la legge non era stata violata. Altro che due pesi e due misure: nel modo in cui sono state trattate due fattispecie così uguali c'è un abisso giuridico che inquieta e dovrebbe scuotere le coscienze di tutti.
Per cui noi auspichiamo che la Cancellieri esca indenne dalle forche caudine del Parlamento, ma che un minuto dopo abbia il coraggio di ammettere l'enormità e l'abnormità del caso Berlusconi-Ruby.

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