venerdì 22 agosto 2014

LEGGE MARZIALE ANTI SPRECHI: UN SOGNO


ESPERTI di economia e la  gente comune che si esprime  sui social network da  qualche settimana stanno  sottolineando un'idea corretta:  senza un grosso shock, senza  quella frustata che si aspettava già negli anni Novanta, qui non ripone  niente. In autunno qualche altro migliaio  di aziende chiuderà i battenti e qualche altra decina di migliaia di lavoratori perderà il posto (e lo stipendio). Si scivolerà tutti insieme verso un Natale molto mesto e  all'insegna della non-spesa. Quindi si affronterà il 2015 più o meno scoraggiati come adesso. Unica  possibilità per evitare questo destino: la frustata sull'economia, che consiste in 30-40 miliardi di  euro da gettare sul piatto per far ripartire il Paese (meglio se come riduzione della pressione fiscale).  Secondo me, occorre anche un insieme di misure esemplari, capaci di far vedere che la musica (il verso come dice Renzi) non è più quella di prima. DI AZIONI esemplari possibili (che comportano anche grossi risparmi) ce ne sono decine. La più clamorosa sarebbe il commissariamento immediato della regione Sicilia. Mi rendo conto che, forse mancano gli strumenti istituzionali. Ma la gente è talmente esasperata che credo approverebbe anche una sorta di occupazione militare dell'isola: si mandano  là mille bersaglieri e si chiude tutto, a casa Crocetta e i suoi inutili  consiglieri (e i 30mila inutili boscaioli). Al posto degli amministratori un bravo colonnello della guardia di Finanza, con pieni poteri. Elezioni sospese per cinque anni.  La stessa cosa si potrebbe fare nei due  comuni più disastrati d’Italia e votati al collasso finanziario e sociale: Roma e Napoli. Si chiude tutto e si nomina qualcuno che  sappia far di conto (se ne abbiamo  ancora, un bravo colonnello della Guardia di finanza andrebbe benissimo anche qui). Ma non si può, direte. Ci sono allora altre strade. A Napoli, Roma, in Sicilia (ma anche in Calabria) si manda una squadra di revisione esasperata che credo approverebbe anche una sorta di occupazione militare dell'isola: si mandano là mille bersaglieri e si chiude tutto, a casa Crocetta e i suoi inutili consiglieri (e i 30mila inutili boscaioli). Al posto degli amministratori un bravo colonnello della guardia di Finanza, con pieni poteri. Elezioni sospese per cinque anni. La stessa cosa si potrebbe fare nei due  comuni più disastrati d’ Italia  e votati al collasso finanziario e sociale: Roma e Napoli. Si chiude tutto e si nomina qualcuno che  sappia far di conto (se ne abbiamo ancora, un bravo colonnello della Guardia di finanza andrebbe benissimo anche qui). Ma non si può, direte. Ci sono allora altre strade. A Napoli, Roma, in Sicilia (ma anche in Calabria) si manda una squadra di revisori dei conti: tempo quindici giorni, poi mandano un bel rapporto alla procura della Repubblica e a quel punto sarà lavoro per i carabinieri. NEL  FRATTEMPO si possono fare altre piccole cose. Leggo che il comune di Roma possiede ben 44  farmacie in perdita (solo gli dei degli inferi sanno

come si possano perdere soldi con una farmacia). Ma non importa: da lunedì prossimo vanno tutte all’ asta. Poi ci sono le famose 10 mila società 'locali' di Regioni e Comuni, una giungla di sperperi e di favori politici. Si mette insieme una squadra di 200 pubblici ministeri (scelti ovviamente fra quelli davvero tosti) e voglio vedere se in un  mese più di metà di queste aziende non vengono chiuse e qualche migliaio di profittatori denunciati. Ma si può andare avanti, anche al Nord. La regione Lombardia si è fatta una nuova sede: un grana- ciclo con tanto di eliporto, come se Milano fosse Los Angeles e non una città abitata ormai da un ceto medio frustrato e in crisi. Via, si vende tutto. E la Regione affitta un po' di uffici in periferia dove ce ne sono tanti vuoti e costano meno. Naturalmente, chiusura immediata, a partire da lunedì, delle sedi regionali nelle varie capitali del mondo e stop ai viaggi dei vari amministratori in America del Nord, Australia, Asia, America Latina (magari con mogli, fidanzate e amanti al seguito). Che stiano a casa a lavorare. DI OPERAZIONI come queste  nell'ambito del 'cambiare verso’, finalmente, se ne potrebbero suggerire decine (la Val d'Aosta paga l'università a chi va a farla in Francia e fino a qualche anno fa regalava la benzina a chiunque avesse una patente). Ma mi rendo conto che tutto ciò non basta. Allora bisogna spingersi a toccare il welfare statale. Non trovo scandaloso, ad esempio, che da un certo livello di reddito in su la sanità diventi a pagamento. Infine, quei dieci miliardi di contributi a pioggia che lo Stato passa alle aziende ogni anno e individuati con precisione dal professore Giavazzi già da tre anni, abolite da lunedì. Insomma, con un po' di straordinari sabato e domenica, già dalla settimana prossima potremmo vivere in un Paese diverso. E tutti avremmo qualche fiducia in più. Turani Giuseppe Resto del Carlino

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