mercoledì 6 agosto 2014

CRESCITA ZERO. L’AUTUNNO NERO DELL’ITALIA


Era il 26 luglio 2012 e in un discorso alla city di Londra, il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, pronunciò 6 parole che avrebbero cambiato le sorti della moneta unica: “Faremo di tutto per salvare l’euro”. Una frase estemporanea, per riempire di significato la quale i tecnici della Bce lavorarono tutta l’estate, perché la conferenza stampa di presentazione delle misure che avrebbero dato concretezza a quel “faremo di tutto” fu subito fissata per il 6 settembre 2012. Furono mesi di grande attesa e suspense.  La stessa attesa e suspense che c’è in Italia per i dati Istat che saranno resi noti domani sul Pil nel secondo trimestre 2014.  Se sarà pari a zero o negativo, come ci si aspetta, sarà molto probabile che anche l’intero anno chiuda a zero.  E se la crescita del Pil italiano nel 2014 sarà pari a zero o negativa, questo produrrà un effetto trascinamento depressivo sul 2015. Ne deriva che non solo non si realizzerà lo 0,8% di crescita previsto dal governo per l’anno in corso, ma anche il +1,3% previsto dal governo per il 2015 è in pericolo. Considerando l’effetto negativo del 2014, infatti, il Pil del prossimo anno sarà sensibilmente al di sotto delle attese dell’esecutivo.  Tutto ciò produrrà effetti negativi anche sull’occupazione.




Se, come abbiamo visto, per l’effetto trascinamento negativo del 2014 la crescita continuerà a essere piatta anche nel 2015, i dati sulla disoccupazione continueranno ad essere negativi per tutto il prossimo anno, perché il miglioramento dei livelli occupazionali si manifesta solo dopo un miglioramento costante e duraturo (almeno 4 trimestri) dei tassi di crescita. Poiché in Italia non è prevista una qualche crescita significativa neanche per il 2015, se mai il miglioramento occupazionale ci sarà, questo non comincerà
che a fine 2016.
Gli effetti della mancata crescita si vedranno anche nel rapporto deficit/Pil, che sarà impossibile confermare al 2,6% nel 2014.
Per non parlare del pareggio strutturale di bilancio, che nei documenti di finanza pubblica il governo ha rinviato al 2016, mentre l’Europa chiede di realizzarlo nel 2015.
Siamo tecnicamente già in procedura di infrazione.
E qualsiasi riferimento, da parte del governo, alla flessibilità prevista dai Trattati e dai Regolamenti europei è strumentale e fuori luogo.
Volto a nascondere la verità agli italiani. Ma in questo contesto, continuare a fare gli struzzi è solo da irresponsabili.



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