mercoledì 23 luglio 2014

MATTEO RENZI: ALTRO CHE ROTTAMATORE UN VERO PROMOTORE DELLE COOP ROSSE COME D’ALEMA, PRODI E BERSANI





Rodolfo Ridolfi*
Leggo su “Il Giornale” Da Renzi regalo milionario alla coop indagata: maxi appalto in Angola. La Sace affida la costruzione di un'autostrada in Africa alla Cmc di Ravenna, la coop per cui lavorava il compagno "G”. Scrive molto opportunamente Fosca Bincher su “Libero” Una coop, dunque. In perfetta scia con la tradizione comunista, Renzi "regala" alla cooperativa guidata da Massimo Matteucci un appalto da 250 milioni di euro per la costruzione dei 44,8 chilometri del raccordo autostradale che collegherà Luanda alla città di Soyo. "L'operazione - spiega la Sace, la società assicurativa di Stato che ha garantito con un finanziamento da 164 milioni di euro - conferma il lungo impegno di Cmc in Angola, forte di una esperienza decennale maturata nei grandi progetti infrastrutturali in Africa subsahariana, in particolare in Mozambico.
Non mi stupisco affatto: Le “coop rosse” a Ravenna, sono nate e si sono sviluppate in forza dei legami con il Pci.-Pds-Ds-Pd, sostenere che questi rapporti non esistano più è una ipocrisia gigantesca Le cooperative “rosse” sono l’arma più militante nel settore economico imprenditoriale e commerciale facendo del Pci, e poi del Pds, dei Ds e del Pd, il primo partito della Regione dal 1947 ad oggi. Infatti dal 1945/47 ad oggi, è stata ed è fortissima l’osmosi fra le cooperative rosse e le cellule del Pci pds-ds-pd ; è sufficiente avere un modestissimo titolo di studio, e naturalmente la tessera del partito, per entrare come lavoratore e/o impiegato in una cooperativa di consumo, di lavoro, di trasporti, di servizi sociali oppure negli enti locali in Hera etc.etc. A Ravenna la nascita della Cmc (cooperativa muratori e cementisti), è emblematica perché fu un misto di “camera del lavoro” e “ufficio di collocamento” soprattutto per dare occupazione ai manovali, agli sterratori ed a tutti coloro che erano comunisti senza lavoro. Nel giro di poco tempo, la Cmc cominciò a socializzare gli oneri, sottopagando o non pagando ad esempio gli straordinari e dandone la colpa alle imprese appaltatrici; cooperativizzò spesso il capitale dei piccoli impresari, cui non restava altra scelta se non quella di cedere l’impresa alla cooperativa, che si attribuiva così, agli occhi dei lavoratori, anche il merito di salvatrice dei posti di


lavoro. Nel corso della storia più recente il Ministero del lavoro che aveva la vigilanza sulla cooperative pur in presenza del mancato rispetto
delle più elementari norme sociali, che danneggiavano i lavoratori e gli imprenditori privati non ha mai potuto o voluto fare nulla, bloccato dalla strumentale invocazione della “socialità”. Ricordo, a chi lo avesse dimenticato, che anche Zaccagnini fu ministro del lavoro e che nell’immediato dopoguerra il Pci di Ravenna aveva come segretario provinciale l’on. Giuseppe D’Alema, padre di Massimo, che è stato per diverse legislature vicepresidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati. L’on. Giuseppe D’Alema fu uno dei promotori della Cmc della quale poi un altro deputato comunista, l’on.Gianni Giadresco, diventerà una specie di “ministro degli esteri” per gli appalti di opere pubbliche che la Cmc riuscì ad ottenere dagli anni ‘70 specialmente in Angola e in Mozambico dove c’erano come “liberatori” i militari sovietici e cubani. Questi richiami storici ci servono per capire come il PCI-PDS-DS-PD abbia avuto un ruolo nel mantenere quei trattamenti fiscali privilegiati con cui le imprese cooperative (ormai in gran parte più capitalistiche assistite e favorite che mutualistiche) fanno concorrenza alle imprese private agricole, di costruzione, della distribuzione e dei servizi non solo in Italia. E quando, dopo le imprese di costruzioni, di trasporto e di distribuzione commerciale, le “coop rosse” romagnole hanno messo le loro azioni nel campo assicurativo con l’Unipol passando alla finanza, Fassino e D’Alema hanno favorito e difeso ovviamente questo nuovo disegno. Ci sono vicende molto ovvie e semplici che dimostrano come a Ravenna ed in Romagna l’identità case del popolo, Hera, coop rosse ed istituzioni sia un tutt’uno con “Il partito”. Pensiamo a Giuliano ministro del Lavoro del Governo Renzi: Poletti Presidente Nazionale Lega Coop da Mordano, scrive un suo amico: “Giuliano Poletti lo conosco da una vita. Lui faceva lo speaker del gioco del tappo e io quello del gioco dell'uccellino alla festa de l'Unità del mercato ortofrutticolo. Stiamo parlando degli anni 1975/1976. Poi qualche anno dopo, quando ero segretario della FGCI di Imola, sostituì alla guida del partito Romano Bacchilega e restò ancora segretario quando tornai ad Imola nell'88.
Per questo motivo, storia e documenti alla mano, possiamo affermare che il democristiano Matteo Renzi è un sostenitore dello straordinario conflitto d’interesse rappresentato dalle coop rosse.
*Coordinatore di Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi

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