domenica 8 maggio 2016

LA REGIONE APPROVA IL PIANO RIFIUTI: RAVENNA SPEGNE L’INCENERITORE, LI BRUCERA’ FORLI, RIMANE LA DISCARICA DI IMOLA



La Regione ha il nuovo piano dei rifiuti. Un piano che prevede entro due anni lo spegnimento dell'inceneritore di Ravenna. Con 27 voti a favore, 2 astenuti, un contrario e 15 dichiarate non partecipazione al voto, l’Assemblea legislativa di Bologna ha approvato il Piano regionale di gestione dei rifiuti (Prgr). Con il Piano approvato, vengono confermate le scelte di autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti a livello emiliano-romagnolo, facendo coincidere l’ambito territoriale ottimale con l’intero territorio regionale. Dalla L.r. 16/2015 sono stati ricavati nuovi obiettivi, più elevati dei precedenti, da raggiungere entro il 2020. Viene alzata dal 20 al 25% la riduzione della produzione pro capite di rifiuti urbani, dal 70 al 73% la quota di raccolta differenziata, dal 65 al 70% il riciclaggio di materia. Il Piano scommette sugli effetti incentivanti di un’altra novità introdotta dalla L.r. 16/2015: la “tariffazione puntuale”, il commisurare il pagamento della tariffa all’effettiva quantità di rifiuti conferiti da ciascuna utenza. MENO DISCARICHE E SPENTI 2 INCENERITORI SU 8 - Infine, il Prgr pianifica una significativa riduzione degli impianti di smaltimento. Al 2020, si prevede siano attive solo 3 discariche sul territorio regionale (Carpi, Imola, Ravenna) e che cessi il conferimento di rifiuti urbani a 2 degli attuali 8 impianti di termovalorizzazione: quello di Ravenna dovrebbe chiudere entro il 31 dicembre 2018.  LA SITUAZIONE ATTUALE - In sintesi, una fotografia della situazione attuale. Nel 2014, i rifiuti urbani prodotti in Emilia-Romagna sono stati 2.929.953 tonnellate, pari a 657 chilogrammi per abitante. Nonostante la crisi economica, c’è stata una crescita dell’1,1% rispetto al 2013. Quanto alle principali forme di smaltimento, nel 2014 la raccolta differenziata è cresciuta del 2%, raggiungendo il 58% del totale dei rifiuti urbani (e i primi dati sul 2015 fanno pensare si sia già raggiunto il 60%), l’11% è finito in discarica, il 25,8% incenerito con recupero di energia. Si assiste a consistenti scarti territoriali: il valore più alto è a Parma (69% di raccolta differenziata), il più basso a Bologna (51%). Analizzando il “tasso di riciclaggio”, che raggiunge la media del 51% dei rifiuti da raccolta differenziata, si scopre che il legno sta all’89%, i metalli al 64, il vetro al 75, la plastica al 19, la carta al 56, la frazione umida al 44%. GLI OBIETTIVI - Il Prgr agirà sulla prevenzione, vale a dire la riduzione della produzione di rifiuti, ponendo attenzione all’intero ciclo di vita dei prodotti (produzione, distribuzione, consumo, utilizzo, fine vita), con l’obiettivo, al 2020, di ridurre dal 15 al 20% la quantità complessiva di rifiuti urbani da trattare. In altri termini, un segno meno di 100-135 chilogrammi per


 abitante. Poi, si scommette sulla tariffazione puntuale e sul miglioramento dei sistemi di raccolta. Il Piano potrà contare sul finanziamento di un fondo a sostegno dei Comuni virtuosi, e quindi a vantaggio dei loro cittadini; per assegnare queste risorse, il criterio essenziale sarà la riduzione dei rifiuti non inviati a riciclaggio. Nel dare obiettivi puntuali di crescita della raccolta differenziata, il Prgr individua tre aree omogenee: la Montagna (131 Comuni) dovrà raggiungere il 65%, la Pianura (186 Comuni) il 79%, e l’area che contiene i capoluoghi e la costa (quella più segnata dai flussi per lavoro, studio e turismo) il 70%. Va detto che già oggi ci sono 30 Comuni emiliano-romagnoli che hanno raggiunto l’obiettivo al 2020. Ma ce ne sono più di 50 chiamati a uno sforzo notevole, dovendo crescere di oltre il 30% nei prossimi quattro anni. Il Pd non riserva sorprese. Ancora una volta i consiglieri romagnoli di sinistra hanno prestato il fianco ai piani di Bologna e a quelli dell’Ass.re Gazzolo dando l’ok al piano di gestione e smaltimento dei rifiuti che trasforma Forlì nella pattumiera romagnola e Imola purtroppo manterrà la discarica. Con la chiusura di Ravenna infatti Forlì dovrà respirare i fumi e le tossine derivanti dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani dei vicini di casa abbandonando, forse per sempre, il sogno di una società post incenerimento".

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