lunedì 20 ottobre 2014

BERLUSCONI-RENZI E IL SILENZIO DEI COMUNISTI


In politica a volte è necessario mediare, quando la posta in gioco è il bene dei cittadini, ovvero la salvaguardia dell'interesse più importante per la collettività. Chi fa politica non perché a caccia di uno stipendio, ma per servizio, è disposto a sostenere le riforme proposte dagli avversari laddove, appunto, portino un vantaggio per i cittadini. Quando al Governo c'era Berlusconi, fra le difficoltà principali nel portare a casa i risultati c'erano i quotidiani attacchi - spesso diffamatori - dei comunisti contro Silvio Berlusconi. Lo additavano come il male supremo del Paese e facevano di tutto per porre ostacoli alla realizzazione delle politiche proposte. In ogni dibattito e a qualsiasi livello, per tanti anni i comunisti non facevano proposte politiche, limitandosi solo ad inveire aggressivamente contro Silvio Berlusconi e Forza Italia.
Oggi assistiamo a uno scenario per certi aspetti surreale. Su diversi temi Renzi porta avanti proposte analoghe a quelle che per anni Berlusconi ha tentato di realizzare (lavoro, impresa, scuola, sindacati...).
E i comunisti del PD cosa fanno? Silenzio totale. A parte la farsa della possibile spaccatura interna, poi rientrata immediatamente (oggettivamente Civati, fuori dal PD che consenso avrebbe?), i comunisti sostengono senza batter ciglio i cambiamenti proposti per anni da Berlusconi.
Sebbene sul Jobs Act Forza Italia abbia preferito non dare l'appoggio (la riforma, strada facendo è stata notevolmente modificata), non ha mai avuto problemi a sostenere le proposte del Governo Renzi quando erano e quando sono finalizzate a realizzare l'interesse dei cittadini e lo sviluppo del Paese.
Questo è progresso politico. Un progresso ostacolato per troppi anni dai comunisti che oggi, cospargendosi il capo di cenere, accettano silenziosamente tutto. Fabio Filippi, Consigliere Regionale Forza Italia

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