martedì 16 marzo 2010

“Gian Carlo Minardi racconta 35 anni di gare” - Sabato la presentazione del libro sulla storia del Minardi Team

Sabato 20 marzo alle 17 nella Sala Bigari della Residenza municipale in Piazza del Popolo, 31 a Faenza si tiene una conferenza stampa aperta al pubblico per presentare il libro “Gian Carlo Minardi racconta 35 anni di gare: dalla Formula Italia alla Formula 1” (Edizioni C&C).
All’incontro saranno presenti oltre a Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonima Scuderia, l’autore del libro, Stefano Pasini, e alcuni dei piloti e dei tecnici che insieme all’ex patron della Formula 1 hanno scritto la meravigliosa storia dell’unico team romagnolo arrivato nella vetrina internazionale più prestigiosa dell’automobilismo. Interverranno Pierluigi Martini, il pilota lughese che ha lasciato l’impronta più significativa nel team faentino, disputando 107 Gran Premi di F1 con la scuderia Minardi; il senese Alessandro Nannini, ingaggiato da Minardi nel 1982 per disputare il campionato di Formula 2, prima di approdare nel 1986 in F1; Gabriele Tredozi che iniziò la carriera di giovane ingegnere nella Minardi alla fine degli anni Ottanta e ricoprì il ruolo di Direttore tecnico del team dal 2001 al 2005. Modera l’incontro il giornalista sportivo Stefano Casadio.
Al termine della presentazione seguirà un buffet.


Ufficio Stampa Minardi
(Tel. 392 6891153)
Di seguito trovate una scheda sul volume a cura dell'Ufficio Stampa Minardi

“Gian Carlo Minardi racconta 35 anni di gare: dalla Formula Italia alla Formula 1”.
Così si intitola il volume scritto da Stefano Pasini (Edizioni C&C) dedicato alla storia del Team Minardi dai primi anni Settanta fino al 2005, un’avventura in cui il protagonista assoluto è appunto il faentino Gian Carlo Minardi.
Nel volume, 190 pagine con oltre 200 immagini, Minardi ripercorre la sua lunga carriera nel mondo delle automobili dalla Formula Italia, alla Formula 2 fino alla Formula 1. Le gare, le classifiche, i risultati, i protagonisti, le schede dei piloti e delle auto, corredati da aneddoti e curiosità fanno di questo libro un’opera interessante non solo per chi da sempre segue il mondo dell’automobilismo, ma anche da chi vuole semplicemente conoscere la storia di un uomo che ha fatto di una passione, un’impresa eccezionale portando con la Scuderia Minardi il nome di Faenza in tutto il mondo.
Il libro racconta 35 anni vissuti all’insegna di un sogno, dalla nascita della passione per le auto, una questione di famiglia, all’inizio della vera e propria carriera sportiva, fino alla nascita del Minardi Team e al debutto in Formula 1. Seguono una serie di capitoli in cui il percorso dell’unica Scuderia romagnola arrivata nella vetrina internazionale più prestigiosa dell’automobilismo, viene raccontato passo passo, tra difficoltà e successi. Il volume è ricco di documenti – c’è anche la corrispondenza con il Commendatore Ferrari - e passa in rassegna tutti i protagonisti dell’avventura Minardi, dai piloti ai tecnici della Scuderia.
A rendere il libro particolarmente accattivante, in molte pagine sono graficamente isolati curiosità e aneddoti: Gian Carlo Minardi racconta in prima persona quei piccoli avvenimenti che hanno, uno ad uno, fatto grande la storia della Scuderia, dal primo incontro con Ferrari a Maranello, a quello con l’Avvocato Agnelli a Montecarlo, al racconto di quando il Minardi Team fu la prima squadra al mondo a dotarsi di un servizio di ristorazione, rigorosamente di cucina tipica romagnola, naturalmente sempre pieno di ospiti. Aneddoti che lasciano il sorriso sulla bocca, ma anche una punta di malinconia perché il mondo della Formula 1 raccontato attraverso le parole di Gian Carlo Minardi è probabilmente scomparso con il suo addio alle corse.
Un mondo lontano dagli ingaggi milionari di sponsor e piloti, costruito giorno dopo giorno con il lavoro duro di un’intera squadra guidata da Gian Carlo Minardi che – si legge nell’introduzione del volume – “certamente è mille miglia lontano dal prototipo del gelido manager materialistico; il suo entusiasmo, la sua limpidezza morale, la sua perseveranza in nome di un’idea sportiva lo avvicinano molto ai concetti propugnati dal barone De Coubertin e sono francamente ormai quasi unici nell’ambiente”.

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