martedì 21 aprile 2015

SINDACI DEL VENETO (PD E LEGA) PRONTI A DIMISSIONI SE ALFANO MANDA IMMIGRATI


Francesco Vezzaro ha minacciato le dimissioni se un solo profugo avesse messo piede Vigodarzere, Comune del Padovano che amministra. Per evitare che la polemica montasse il ministero dell’Interno ha ceduto al ricatto e ha stoppato tutto. Ora, però, Vezzaro è diventato una sorta di capofila di quei sindaci veneti che non vogliono accogliere i calndestini che in questi giorni sono sbarcati sulle coste italiane. Nei giorni scorsi il governatore Luca Zaia era stato sin troppo chiaro. “Il Veneto – aveva detto – non metterà a disposizione alcun posto per gli immigrati”. Porta chiusa in faccia al ministro dell’Interno Angelino Alfano che negli ultimi giorni sta cercando di piazzare 6.500 disperati con l’angoscia di dover, a breve, rivedere i numeri dell’accoglienza perché gli sbarchi non si arrestano più. Solo nell’ultima settimana sono arrivati altri 11mila extracomunitari a cui il Viminale deve trovare un posto dove parcheggiarli. Per questo ha attivato le prefetture. Matteo Salvini, però, ha invitato sindaci e governatori a opporsi. E così è stato. Solo che a questa chiamata alle armi non hanno risposto solo gli amministratori del Carroccio. Come riporta il Mattino di Padova, anche i sindaci del Partito democratico hanno deciso per la serrata. La protesta di Vezzaro ha subito incassato il sostegno del sindaco di Padova Massimo Bitonci (Lega Nord), di quello di Loreggia Fabio Bui (Pd) e di altri amministratori che hanno minacciato le dimissioni nel caso in cui Alfano dovesse spedirgli altri immigrati. Dopo aver ricevuto rassicurazioni dal Pd sul fatto che il Viminale non gli avrebbe mandato alcun immigrato da accogliere, Verzaro ha ritirato le dimissioni ma ha confermato la manifestazione contro i profughi che aveva lanciato nei giorni scorsi. “Ciò non significa che, salvato il mio Comune, il mio impegno verrà meno – ha spiegato il primo cittadino di Vigodarzere – in estate solitamente gli sbarchi aumentano in maniera esponenziale. Serve con urgenza una politica di condivisione europea e la revisione delle nostre leggi”.

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