mercoledì 24 febbraio 2016

“LA TRADIZIONE SOLIDALE DI FAENZA MOSTRA CREPE”


Nerio Tura, ex direttore Carìtas . «LA POLITICA E’ LA GRANDE ASSENTE
 Abbiamo perso oltre duemila posti di lavoro, la povertà aumenta, il numero degli anziani cresce. Chi fa una sintesi delle problematiche del territorio e delinea le politiche? Dove sono i pariti, la classe dirigente, gli imprenditori?». Se Io chiede Nerio Tura, 73 anni, fra i protagonisti della politica faentina, nelle file della De, fino ai primi anni Novanta, quando ha lasciato la politica attiva dopo essere stato sindaco per un breve periodo. Ritiro dalla politica, ma non dall'impegno sociale, con la Caritas, gli ultimi cinque anni come direttore, incarico da cui si è dimesso nei giorni scorsi «Anni, quelli in Caritas,che mi hanno arricchito molto dal punto di vista umano - afferma - e da dove ho osservato il diffondersi di una cultura che, più che alla condivisione pone all'esclusione. Una cultura che tende a scartare chi non fa pane del sistema produttivo: l'anziano come la madre di ire figli, persone che debbono arrangiarsi. In otto  parrocchie sono in corso progetti realizzati alla presa in carico, da  pane della comunità, di queste


per- SODS che spesso necessitano più di coniano che di aiuto materiale". Tura non nasconde sconforto: «Gli over 65 sono in crescita, spesso anziani soli o lasciati soli, che fra pochi anni costituiranno il 34 per cento della popolazione, mille persone di una parrocchia di 3mila abitanti. A fronte di questa realtà vedo che la tradizione di solidarietà che ha contraddistinto Faenza presenta diverse crepe». «I PARTITI sono presi dalla rincorsa al consenso immediato - continua- le loro scelte sono cone nel tempo. Negli ultimi anni il dibattito politico è stato tutto impostato su venti rom e 50 profughi, un dibattito che ha condizionato pesantemente l'azione politica. E intanto la città perdeva duemila posti di lavoro, diverse aziende, anche importanti hanno chiuso, la rete commerciale si impoverisce ogni giorno di più, la crisi c è, ma qui il piano è mollo inclinato». Servono nuove strade, per Tura: «Credo sia tempo - aggiunge - che Faenza inizi a riflettere sul futuro, a chiedersi quali politiche possono invertire questa situazione. Le risorse sono poche, è vero ma mi aspetterei un sussulto d'orgoglio da parte di tutta la società faentina, una voglia di interrogarsi, unirsi, mettere insieme idee, energie che ci penino a guardare avanti. Ma per partire davvero, è necessario che la politica smdi la realtà cittadina, per individuare le scelte necessarie. Smettiamola di inseguire lo slogan del giorno». Faenza è sempre bloccata su temi come lo scalo merci mai realizzato e di cui non si intravede il futuro per tempo: «Dello scalo merci si iniziò a parlare negli anni Ottanta, la mancata realizzazione è dovuta alle difficoltà incontrate nel dialogo coi diversi dirigenti delle Ferrovie. La politica si può rimproverare di non aver fatto una squadra territoriale, non solo faentina che sostenesse il progetto. Purtroppo una politica di alleanze territoriali spesso è mancata. L'abbiamo visto anche con l'Asl, il baricentro è Forli-Cesena, Ravenna si difende. Faenza non ha peso. Ora scompare la Provincia, Faenza che farà? Non si fanno più dibattiti, se- lezione». Una carenza notata dal vescovo Mario Toso che ha dato il via una scuola di formazione politica.  Claudia Liverani

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